<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706</id><updated>2012-02-16T09:28:11.342-08:00</updated><category term='RUSSIA'/><category term='centro studi rsi'/><category term='dal blog-Konigs Tiger'/><category term='controstoria'/><category term='facebook--gruppo DIFFONDIAMO LA VERITA&apos; SULLE STRAGI COMPIUTE DAI PARTIGIANI'/><category term='il duce.net'/><title type='text'>LA 2° GUERRA MONDIALE</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>91</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-7910134499708049412</id><published>2010-03-24T15:54:00.000-07:00</published><updated>2010-03-24T15:55:38.182-07:00</updated><title type='text'>2 marzo 1919</title><content type='html'>La prima riunione del Fascismo era stata indetta con un comunicato su "Il Popolo d'Italia" del 2 marzo 1919, rinnovato e motivato da quello del successivo 9 marzo.&lt;br /&gt;Il 23 marzo, nella sala riunioni Circolo dell'Alleanza Industriale in piazza San Sepolcro a Milano, vide la luce il Fascismo, come annunciò il giorno segue...nte Mussolini con un comunicato pubblicato su "Il Popolo d'Italia" il 24 marzo 1919.&lt;br /&gt;Questi alcuni estratti dal testo del comunicato:"I. L'adunata del 23 marzo rivolge il suo primo saluto e il suo memore e reverente pensiero ai figli d'Italia che sono caduti per la grandezza della Patria e per la libertà del Mondo, ai mutilati e invalidi, a tutti i combattenti, agli ex prigionieri che compirono il loro dovere, e si dichiara pronta a sostenere energicamente le rivendicazioni d'ordine materiale e morale che saran propugnate dalle associazioni dei combattenti.II.&lt;br /&gt;L'adunata del 23 marzo dichiara di opporsi all'imperialismo degli altri popoli a danno dell'Italia e all'eventuale imperialismo italiano a danno di altri popoli; accetta il postulato supremo della Società delle Nazioni e presuppone l'integrazione di ognuna di esse, integrazione che per quanto riguarda l'Italia deve realizzarsi sulle Alpi e sull'Adriatico colla rivendicazione e annessione di Fiume e della Dalmazia.III. L'adunata del 23 marzo impegna i fascisti a sabotare con tutti i mezzi le candidature dei neutralisti di tutti i partiti". (Brani tratti dal "Popolo d'Italia" del 24 marzo 1919).&lt;br /&gt;Dal comunicato emergono, alcuni elementi destinati a caratterizzare il fascismo e le sue antinomie apparenti. Primo fra tutti la volontà mussoliniana di presentare la nascente organizzazione come un movimento d'ordine "normalizzatore", da cui derivano sia l'esplicita accettazione della neonata Società delle Nazioni, che l'originario rifiuto di una politica imperialista, presto sconfessato da una politica estera tesa a modificare il "nuovo ordine mondiale"; non meno significativi e caratterizzanti l'annuncio di una politica irredentista e revisionista che si propone di ovviare alla cosiddetta "Vittoria mutilata" con l'annessione di Fiume e della Dalmazia, territori in cui si registra una consistente presenza di Italiani, il carattere vitalistico e violento che si manifesta nell'articolo terzo del comunicato, e il legame del movimento con frange insoddisfatte dei soldati smobilitati alla fine della Grande Guerra (ai quali viene però rivolta solo una generica promessa di sostegno).&lt;br /&gt;Nonostante Il Popolo d'Italia millantasse una grande adesione di massa, secondo il rapporto della polizia non furono più di TRECENTO coloro che risposero all'appello di Mussolini, intervenendo all'adunata. In seguito migliaia di persone rivendicarono l'onore di aver partecipato a quella riunione fondativa del fascismo.&lt;br /&gt;"Sansepolcrista" divenne aggettivo che, durante il Fascismo, tagliava ogni altro discorso.&lt;br /&gt;Partirono in pochissimi, cambiarono per sempre la Storia d'Italia e del mondo.&lt;br /&gt;(quest'ultima notazione è dedicata ai tanti "scettici" di oggi). Eja.&lt;br /&gt;P. S.) Notato quel ...."TRECENTO" ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guido Virzi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-7910134499708049412?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/7910134499708049412/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=7910134499708049412' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/7910134499708049412'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/7910134499708049412'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2010/03/2-marzo-1919.html' title='2 marzo 1919'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-1878873014430629259</id><published>2010-01-06T04:42:00.000-08:00</published><updated>2010-01-06T05:07:15.266-08:00</updated><title type='text'>Preghiera del legionario e i legionari ai posti di blocco a Brescia</title><content type='html'>Sample Image Sample Image&lt;br /&gt;Dai primi di gennaio del 1944, i legionari del 15° Btg. OP (Ordine Pubblico) sono in servizio presso i seguenti posti di blocco in città, a Brescia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   1.&lt;br /&gt;      1)    «rotabile per Verona: all’altezza del fabbricato lavanderia dell’ospedale;&lt;br /&gt;   2.&lt;br /&gt;      2)    Pusterla: al bivio presso rimessa tranviaria;&lt;br /&gt;   3.&lt;br /&gt;      3)    Borgo Trento: località Grassone presso Palazzo Cottinelli;&lt;br /&gt;   4.&lt;br /&gt;      4)    S. Bartolomeo;&lt;br /&gt;   5.&lt;br /&gt;      5)    Urago Mella: quadrivio Casa Lanti;&lt;br /&gt;   6.&lt;br /&gt;      6)    Mandolossa: nei pressi della caserma GNR;&lt;br /&gt;   7.&lt;br /&gt;      7)    Fornaci: presso la Villa Ferrari Maggiotto;&lt;br /&gt;   8.&lt;br /&gt;      8)    Via per Quinzano;&lt;br /&gt;   9.&lt;br /&gt;      9)    Via per Cremona;&lt;br /&gt;  10.&lt;br /&gt;      10) Via per Mantova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il Comando del XV battaglione OP emana una circolare intorno ai posti di blocco il 23 gennaio 1944 dietro segnalazione del Segretario di Stato Ricci, poiché «le guardie ai posti di controllo non sanno usare come si deve la paletta di segnalazione». Lo stesso giorno l’ufficiale d’ispezione, Rino V., informa il comando del 15 btg. OP che i posti di blocco necessitano di «lampade elettriche per il servizio notturno». L’ufficiale V. invia un ulteriore richiamo al comando il 18 febbraio seguente, data l’importanza del servizio, svolto «non ancora all’altezza». In modo particolare i sottufficiali ai posti di blocco devono accertarsi che i militi «non si trovino ma in istato di ubriachezza, che non si allontanino dal posto di blocco quando sono di turno, che i dipendenti insomma facciano il loro dovere in tutto e per tutto».I posti di blocco devono – dal 18 febbraio 1944 – fermare, oltre a persone sospette, «assolutamente» le derrate alimentari di «carne, frattaglie, lana, sapone, saponette, tabacchi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.centrorsi.it/notizie/Documenti/Preghiera-del-legionario-e-i-legionari-ai-posti-di-blocco-a-Brescia.html&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-1878873014430629259?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/1878873014430629259/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=1878873014430629259' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/1878873014430629259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/1878873014430629259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2010/01/preghiera-del-legionario-e-i-legionari.html' title='Preghiera del legionario e i legionari ai posti di blocco a Brescia'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-8750740992524728511</id><published>2010-01-05T05:19:00.000-08:00</published><updated>2010-01-05T05:20:21.003-08:00</updated><title type='text'>sui campi di concentramento prigionieri in America Riceviamo e pubblichiamo:</title><content type='html'>UN EPISODIO AD HEREFORD,RACCONTATO IN DUE LIBRI:&lt;br /&gt;Ci sono due libri,che sono identici,ma hanno vissuto guerre diverse.Hanno combattuto per due patrie diverse.Ma sia uno che e’ stato catturato prima dell’otto settembre,in africa e con le stellette regie e sia l’altro,che da volontario diciassettenne,partì arruolandosi nella folgore RSI,portando i gladi e venendo catturato nella difesa di roma,avevano una cosa in comune…il ripudio di quella data triste e l’onore di non collaborare con gli angloamericani.Mantenendo quel principio di fede,dettato non sul fanatismo,ma per una questione morale di aver combattuto per la patria.Sono due libri che raccontano momenti di guerra in periodi diversi,ma li accomuna la prigionia ad Hereford, nel Texas degli stati uniti d’America.Il primo era prigioniero,prima dell’otto settembre,il secondo dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Li ho uniti per un semplice episodio:il primo vedeva per la prima volta i prigionieri della repubblica sociale,varcare i cancelli del campo.Il secondo entrava condividendo quei momenti con gente che ha combattuto nel deserto dell’Africa.Tutti e due ricordano i tratti di quel momento,con l’inno della decima flottiglia mas,cantato dai nuovi arrivati.Inizio con il libro di Roberto Mieville dal titolo “Fascist criminal camp”,che oggi e’ in vendita in qualche libreria specializzata ed edito da "Associazione uno dicembre 1943",ma che e’ la riproduzione del libro edito da edizioni Corso di Roma nel 1948.L'autore che nell'immediato dopo guerra sara'uno dei padri fondatori del movimento sociale italiano,narra' le sue vicende dell'ultimo conflitto.Prima come bersagliere combattente in africa,poi prigioniero ad Hereford.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ce un particolare che vorrei condividere con voi,che e’ molto toccante.Ve lo inserisco come e’ riportato sul libro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"I nuovi arrivati scendevano e si mettevano in fila.Poi un primo gruppo prese ad avanzare verso i recinti.&lt;br /&gt;Tre squilli di tromba echeggiarono.Tre squilli:l'allarmi!e i quattro campisti s'irrigidivano sull'attenti.&lt;br /&gt;E nel silenzio divenuto fantastico una voce tremante lancio il saluto.&lt;br /&gt;Il campo hereford vi saluta!w la repubblica!&lt;br /&gt;Per qualche tempo vi fu ancora silenzio.E nel silenzio s'udiva il passo cadenzato del gruppo che si avvicinava.&lt;br /&gt;Poi una voce che rivelava nel cuore lo stesso tremito di tutti,disse:&lt;br /&gt;viva l'italia fratelli!&lt;br /&gt;il cuore batteva tanto forte che pareva rompersi dentro.E dalla colonna che si andava sempre piu' ingrossando,cominciarono a cantare.&lt;br /&gt;E per ascoltare quel canto si fece silenzio&lt;br /&gt;era un canto nuovo e pieno di passione.&lt;br /&gt;Era il canto della x mas.&lt;br /&gt;Con il cuore sospeso,si ascoltavano quelle parole.Gli occhi gia' umidi per quel commovimento intimo,determinato da tanta passione e da tanti ricordi,non seppero trattenere le lacrime.&lt;br /&gt;Quel canto disse:&lt;br /&gt;"nostri fratelli prigionieri o morti&lt;br /&gt;noi vi facciamo questo giuramento&lt;br /&gt;noi vi giuriamo che combatteremo...."&lt;br /&gt;la patria non aveva dimenticato,dunque.&lt;br /&gt;E mentre il cielo si riempiva di stelle,tutti con i nuovi,presero&lt;br /&gt;a cantare:..."quando l'ignobile 8 di settembre"&lt;br /&gt;i riflettori si accesero e infine gli mp.Spalancarono il cancello&lt;br /&gt;e al passo,perfetta,entro' la colonna che cantava.&lt;br /&gt;E dalla testa della colonna uno corse in avanti e grido:&lt;br /&gt;vi portiamo l'abbraccio della patria!&lt;br /&gt;E tutti vi corsero a braccia aperte.E mai quell’abbraccio fu piu forte e tenace.&lt;br /&gt;A lungo durarono quei canti,quella sera indimenticabile del 44.E fino all’alba attorno ai fratelli a chiedere,a chiedere all’infinito.&lt;br /&gt;- e in patria?dimmi in patria….- in patria,lassu’ nella repubblica…..”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così termina quel capitolo,quel momento visto da Mieville.Capitolo che troverete nelle pagine del libro edito di recente a pagina 75-76-77.Ce da dire che la prima edizione,ha un costo maggiore dell’ultimo.Basta vedere su siti specializzati in vendita di libri rari per rendersi di persona.L’altro libro in questione e del paracadutista mario tavella,dal titolo “io prigioniero in texas ed edito da “lo scarabeo”,nell’anno 2005.Come gia’ ho parlato precedentemente sul Tavella,adesso osserveremo cosa lui ha scritto,in merito a quel giorno emozionante per i vecchi e nuovi prigionieri di Hereford:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Lasciato il villaggio,a bordo di camion raggiungiamo dopo una decima di chilometri il campo di prigionia,per la precisione il “Fascist criminals camp”.Sembra un grosso animale accovacciato nella prateria.Baracche in legno,i soliti fili spinati,le solite garitte per sentinelle.Svetta da torre dall’acqua.Il cancello del compound n° 3 e’ spalancato e ci sta aspettando.&lt;br /&gt;Il campo e’ suddiviso in quattro settori.Il nostro e’ il settore di smistamento,del quale saremo destinati,a seconda del grado,ad uno dei tre campi per ufficiali,sottufficiali e soldati.All’ingresso,in fila per cinque,c’è la conta.Segue il “rompete le righe”.Nessuno si muove.Il sergente Anselmi prende il comando del reparto.Si marcia verso il reticolato del campo degli ufficiali.Il passo e’ cadenzato.&lt;br /&gt;Anselmi urla:”una canzone”.Tutti rispondono con un urlo:”una canzone”.Si intona l’inno della x mas:&lt;br /&gt;“Navi d’italia che ci foste tolte non in battaglia ma con il tradimento&lt;br /&gt;Nostri fratelli prigionieri o morti noi vi facciamo questo giuramento&lt;br /&gt;/………/&lt;br /&gt;Noi vi giuriamo che combatteremo fin quando avremo pace con onore.”&lt;br /&gt;Aldila’ del reticolato una siepe umana di ufficiali.La canzone e’ nuova,post 8 settembre,sconosciuta ai vecchi prigionieri.E’ un trionfo:applausi,grida di gioia,commozione.Le parole “nostri prigionieri….” Hanno colto nel segno.Non sono stati dimenticati.Padri e figli si sono ritrovati,si sono riconosciuti.I ragazzi di anzio,della difesa di roma,sono tra le braccia di padri e fratelli maggiori,i mitici soldati di Giarabub e Bir e Gobi,di Tobruk ed el Alamein.Una comunanza di spiriti e ideali.&lt;br /&gt;E’ difficile far capire a chi non ha vissuto momenti simili,che queste parole non sono retorica.I vecchi vogliono sapere notizie fresche dai nuovi arrivati,delle loro citta’,cercano conoscenti e compaesani.Io,alessandrino vissuto ad asti,incontro un maggiore ed un console della milizia che conoscono mio padre.Sono molto sollevati quando apprendono che quelle citta’ non sono state bombardate.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;alla prossima novita'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da www.libridecimarsi.blogspot.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;i testi sono disponibili presso la sede della elegazione romana prego contattarci allo 06/86217334&lt;br /&gt;Pubblicato da Fondazione RSI - Roma a 18.53 0 commenti&lt;br /&gt;Etichette: fascist criminal camp, hereford&lt;br /&gt;sabato 2 gennaio 2010&lt;br /&gt;In onore ai franchi tiratori che resistettero all'invasore anglo-americano&lt;br /&gt;Riceviamo e pubblichiamo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curzio malaparte nell'ultimo momenti di vita dei "franchi tiratori" Fiorentini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;" non trattero' la storia di Malaparte,ma da una sua testimonianza,dedichero' l'eroismo di alcuni giovani franchi tiratori di Mussolini,che catturati dalle formazioni partigiane ed esposti davanti alla folla fiorentina,sbeffeggiarono i loro catturandi,la folla e la morte che avveniva all'istante.Malaparte si trovo' lì,come corrispondente di guerra a seguito delle truppe anglo-americane,lasciando la sua testimonianza in un libro famoso dal titolo "la pelle".Infine si ringrazia F.Enrico accolla che grazie al suo libro "lotta su tre fronti" ne riporta l'eroismo di questi giovani fascisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così Malaparte descriveva quella giornata fiorentina:&lt;br /&gt;"I ragazzi seduti sui gradini di santa Maria novella,la piccola folla di curiosi raccolta intorno all'obelisco,l'ufficiale partigiano a cavalcioni dello sgabello ai piedi della scalinata della chiesa,coi gomiti appoggiati sul tavolino di ferro preso a qualche caffe' della piazza,la squadra di giovani partigiani della divisione comunista armati di mitra ed allineati sul sagrato davanti ai cadaveri distesi alla rinfusa l'uno sull'altro,parevano dipinti di masaccio nell'intonaco dell'aria grigia.Illuminati a picco dalla luce di gesso sporco che cadeva dal cielo nuvoloso,tutti tacevano,immoti,il viso rivolto tutti dalla stessa parte.&lt;br /&gt;un filo di sangue colava giu' dagli scalini di marmo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;i fascisti seduti sulla gradinata della chiesa erano ragazzi di quindici o sedici anni,dai capelli liberi sulla fronte alta,gli occhi neri e vivaci nel lungo volto pallido.Il piu' giovane,vestito di una maglia nera e di un paio di calzoncini corti che gli lasciavano nude le gambe degli stinchi magri,era quasi un bambino.&lt;br /&gt;C'era anche una ragazza tra loro:giovanissima,nera d'occhi e dai capelli,sciolti sulle spalle,di quel biondo scuro che s'incontra spesso in toscana tra le donne del popolo,sedeva con il viso riverso,mirando le nuvole d'estate sui tetti di Firenze lustri di pioggia,quel cielo pesante e generoso di qua e la' screpolato,simile ai cieli di masaccio sugli affreschi del Carmine...&lt;br /&gt;l'ufficiale partigiano...tese il dito verso uno di quei ragazzi e disse:"tocca a te,come ti chiami?"."oggi tocca a me"-disse il ragazzo alzandosi,"ma un giorno o l'altro tocchera' a lei",-"come ti chiami?"-"mi chiamo come mi pare"-rispose il ragazzo-"o gli rispondi a fare a quel muso di bischero?" gli disse il suo compagno seduto accanto a lui.&lt;br /&gt;"Gli rispondo per insegnarli l'educazione a quel coso!"-rispose il ragazzo,asciugandosi con il dorso della mano la fronte matida di sudore.Era pallido e gli tremavano le labbra.Ma rideva con aria spavalda guardando fisso l'ufficiale partigiano.&lt;br /&gt;L'ufficiale abbasso la testa e si mise a giocherellare con una matita.Ad un tratto tutti i ragazzi presero a parlare fra di loro ridendo,parlavano con accento popolano di san Frediano,santa Croce,di Palazzolo.&lt;br /&gt;"E quei bigherelloni che stanno a guardare?o non hanno mai visto ammazzare un cristiano?"-"e come si divertono quei mammalucchi!"-"li vorrei vedere vedere al nostro posto sicche' farebbero quei finocchiacci!"-"scommetto che si butterebbero' in ginocchio"-"li sentiresti strillare come maiali,poverini".&lt;br /&gt;I ragazzi ridevano pallidissimi fissando le mani dell'ufficiale partigiano.&lt;br /&gt;"Guardalo bellino,con quel fazzoletto rosso al collo"."o che gli e'?"-"o chi ha da essere:gli e' Garibaldi"-"quel che mi dispiace"-disse il ragazzo-"gli e' d'essere ammazzato da quei bucaioli!"-"un la far tanto lunga,moccione"-grido' uno dalla folla."se l'ha furia venga al mio posto"- ribatte' il ragazzo ficcandosi le mani in tasca.&lt;br /&gt;L'ufficale partigiano alzo' la testa e disse:&lt;br /&gt;"Fa presto!non mi far perdere tempo.Tocca a te.".-"se gli e' per non farle perdere tempo"-disse il ragazzo con voce di scerno-"mi sbrigo subito" e scavalcati i compagni ando' a mettersi davanti ai partigiani armati di mitra,accanto al mucchio di cadaveri,proprio in mezzo alla pozza di sangue che si allargava sul pavimento di marmo del sagrato.&lt;br /&gt;"Bada di non sporcarti le scarpe!"-gli grido' uno dei suoi compagni;e tutti si misero a ridere...&lt;br /&gt;il ragazzo grido':"viva Mussolini!" e cadde crivellato di colpi"&lt;br /&gt;F.Enrico accolla conclude...&lt;br /&gt;"la storia e' grata a Curzio Malaparte,antifascista,al seguito delle armate anglo-americane,per la testimonianza di tanto sprezzante coraggio da parte di quei "repubblichini".&lt;br /&gt;anche io rimango impressionato per tanto coraggio,fierezza e affronto di questi giovani ragazzi,che Firenze non li volle piu’ in vita perche' erano dei vinti."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da www.libridecimrsi.blogspot.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-8750740992524728511?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/8750740992524728511/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=8750740992524728511' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/8750740992524728511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/8750740992524728511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2010/01/sui-campi-di-concentramento-prigionieri.html' title='sui campi di concentramento prigionieri in America Riceviamo e pubblichiamo:'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-5299139833676086350</id><published>2009-12-30T08:02:00.001-08:00</published><updated>2009-12-30T08:02:56.638-08:00</updated><title type='text'>9 milioni di tedeschi fatti morire di fame dopo la guerra - "Crimes and mercies" di J. Bacque</title><content type='html'>I "Diari di Eisenhower" curati da Robert H. Ferrel  raccontano  grande  parte degli eventi della vita del famoso generale secondo gli appunti, scritti quasi completamente a mano, in forma sporadica, dal 1935 al 1967. I documenti originali si trovano nella "Dwight D. Eisenhower Library" in Abilene, Kansas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tre quarti il diario del 1942 fu pubblicato a cura di Alfred D. Chandler Jr., "The Papers of Dwight D. Eisenhower: The War Years", vol. I. La parte  rimanente fu rimossa dal generale, consapevole di essere stato troppo franco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per un quadro completo del personaggio, è necessaria la lettura del diario di Harry C. Butcher,  addetto navale presso il Quartiere Generale, "My Three Years with Eisenhower", del diario di Ann  Whitman, segretaria privata,  e delle carte di Kevin McCann, aiutante e stenografo. Di secondaria importanza, ma  forse di  qualche utilità, potrebbe essere la lettura  delle  memorie dell'ausiliaria britannica addetta come autista personale (tuttofare) del generale durante la permanenza nel teatro europeo: Kay Summersby Morgan "Past forgetting: My Love Affair with Dwight D. Eisenhower".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel libro di Ferrel l'Italia, (o gli Italiani), è citata quattordici volte, alle pagine 3, 57, 95, 96, 98, 99, 100, 101, 102, 103, 111, 137, 141, 334.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mussolini è citato una volta, a pag. 98, e Badoglio tre volte, alle pagine 98, 99 e 101.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'unico giudizio sugli Italiani, a pag. 95, non è positivo: "The little island of Pantelleria, lying between Sicily and the northeastern coast of Tunisia, was taken on June 11; and its capture proved so easy that it heartened the attacking force for Husky. Pantelleria could have proved a tough nut, for it was topographically unsuited to airborne attack and required bringing in troops under the guns of the defenders. No one knew how strong were its defenses, and the island seemed a small Gibraltar. But the defenders, Italians all, had no stomach for naval bombardment, and after Eisenhower sent in a half-dozen cruisers and ten destroyers to shoot up the fortress, the defenders - some eleven thousand - surrendered at the outset of the land assault."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettura di “My Three Years with Eisenhower “ , diario personale del Capitano di Corvetta Harry C. Butcher, USNR, aiutante navale di Eisenhower dal 1942 al 1945, consente di pervenire all’origine di una dichiarazione sulla resa incondizionata dell’Italia, camuffata da armistizio per una serie di motivi di opportunità politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pag. 405:                                       Algeri, venerdì 3 settembre 1943. Ieri, nel tardo pomeriggio, Ike ha ricevuto un messaggio dai generali Alexander e Beetle, con cui comunicavano che “per ragioni operative” poteva rendersi necessario per uno di loro firmare l’accordo di armi-stizio e di “resa incondizionata” con il generale Castellano, col quale si erano incontrati in Sicilia. Ike aveva già trasmesso via radio ai due che, secondo i termini con cui la Russia aveva approvato l’accordo proposto, solo Ike era direttamente investito del potere di apporre la firma, benché egli preferisse delegarne ad altri la responsabilità. Ike era alla fattoria quando arrivò il messaggio, che alludeva al permesso di una firma per delega.  Whiteley (AFHQ Chief Deputy General Jock Whiteley) lesse ad Ike per telefono dal mio ufficio i punti essenziali del messaggio. Mi resi immediatamente conto dell’importanza che Ike in persona firmasse il documento, non solo per l’importanza storica, ma anche perché gli spettava come Comandante in Capo Alleato. Lo richiamai per offrirgli la mia opinione sull’importanza che avrebbe dovuto essere in tutti i modi il firmatario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andai poi in fretta alla fattoria e trovai che aveva ordinato di mettere in allerta la Fortezza (Boeing B-17 Flying Fortress) per un viaggio di primo mattino in Sicilia. Ovviamente, si irritò per la mia intromissione. Le comunicazioni radio con il 15° Gruppo di Armate erano state pietose durante l’intera giornata, così decisi di volare là, nel caso che Castellano stesse già aspettando l’approvazione finale del suo governo per apporre la sua firma. Ike aveva accettato di passare in rassegna sabato la 1a Divisione di Fanteria Britannica nelle vicinanze di Hammamet. Stavo concertando i particolari per il Tenente Generale Allfrey, Comandante del V Corpo. Ike mi diede istruzioni per seguire la faccenda, rimediare un C-47 (Douglas C-47 Skytrain-Dakota) e accompagnare il Generale Allfrey e il seguito, perché la sua Fortezza, con cui si era offerto di accompagnarli, non era al momento disponibile. Il Maggiore Lee fu incaricato di accompagnare Ike all’incontro per firmare lo storico documento – un incontro che avrei molto rimpianto di perdere - ma Ike disse che era un “crooked deal” (un affare disonesto) e che non sarebbe stato reso pubblico per almeno dieci anni, dopo la fine della guerra.  Tuttavia, pensai che una foto scattata di nascosto con la mia Contax avrebbe avuto un valore incalcolabile. Chiesi a Lee di contrabbandarne una o parecchie con la sua macchina. Ike trovava che i termini dell’accordo erano eccessivamente duri. Egli sospettava che i nostri Governi di casa volessero organizzare una vacanza romana di propaganda per far conoscere al mondo intero le dure restrizioni della resa, i cui termini sarebbero stati formalizzati in una successiva cerimonia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pagina è tratta dalla prima edizione del 1946 di Simon and Schuster, New York. Nelle successive, il giudizio di Eisenhower fu am- morbidito, per pressioni politiche sugli editori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel libro “Crusade in Europe”, Bantam Doubleday Dell Publishing Group, Inc. Garden City, N.Y., 1948, attribuito alla penna di Dwight D. Eisenhower, tranne un paio di “generosi” apprezzamenti sulle guarnigioni italiane delle Isole del Dodecanneso (However, it was quickly found that the Italian garrison had no stomach for fighting against anyone), non vi è molto da leggere sugli Italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eisenhower, di famiglia immigrata dalla Svezia, in origine sefardita residente in Germania, fece carriera, come il Segretario alla Difesa George C. Marshall, grazie alla protezione di Bernard Mannes Baruch, membro, con Henry Jr. Morgenthau  e Felix Frankfurter, del triarcato che diresse la politica e la strategia militare degli Stati Uniti prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nell’infanzia mennonita, poi battista ed infine presbiteriano, Eisenhower nella vita si comportò sempre come un appartenente al popolo eletto, osservante delle scritture della Torah e ligio ai dettami del Talmud. Famosa la sua “dieta” imposta dal 9 maggio 1945 a tutti i Prisoners of War, Desarmed Enemy Forces e Surrendered Enemy Forces, ospiti nei campi di concentramento anglo-franco-statunitensi.  Famose anche le sue disposizioni in applicazione del Piano Morgenthau per la pastoralizzazione della Germania, che portarono alla morte per inedia di oltre cinque milioni di civili tedeschi, in aggiunta ai morti per violenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1997 James Bacque pubblicò "Crimes and Mercies" (Delitti e Pietà - Un olocausto nascosto), il libro che rivelò che più di nove milioni di tedeschi, nella maggioranza civili, morirono a causa dello sterminio per fame e delle politiche di espulsione nei primi cinque anni del secondo dopoguerra. Quelle morti non furono accidentali, ma furono il risultato delle politiche deliberatamente genocide istituite da Henry Morgenthau e da Dwight D. Eisenhower. La tesi della ritorsione per la scoperta dei campi della morte è una scusa che non regge, perché la pianificazione iniziò molto prima, nel 1944. Si deve all'umanità di Herbert Hoover e di altri, se di tedeschi non ne furono uccisi di più negli anni del dopoguerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consapevole che quel genocidio è stato mantenuto nascosto per cinquant'anni, non solo dai governi alleati ma anche dai governi tedeschi succedutisi dal 1949 ad oggi, James Bacque si è chiesto come sia potuto accadere che gli Alleati abbiano fatto morire di fame milioni di cittadini tedeschi. Bacque rende noto che vi furono anche delle brave persone: Herbert Hoover, Lionel Mackenzie King, Norman Robertson, Victor Gollancz e altri.  L'operato delle brave persone condanna inesorabilmente quello dei criminali. I libri di Bacque rientrano in quella categoria di lavori che il potere costituito negli Stati Uniti e in Gran Bretagna non desidera che siano divulgati, con buona ragione! É sconvolgente leggere della deliberata politica degli Alleati per ridurre la popolazione tedesca dopo la guerra affamandola. Eppure è accaduto! É toccato a 5.700.000 tedeschi, per essere precisi, in aggiunta a 1.100.000 prigionieri di guerra fatti morire di fame, a 2.500.000 civili massacrati mentre fuggivano dalle regioni orientali e alle decine di migliaia di militari e di civili uccisi per inedia e maltrattamenti in Francia, mentre venivano fatti lavorare a forza. Fu una morte programmata, un autentico olocausto nascosto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.isses.it/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-5299139833676086350?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/5299139833676086350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=5299139833676086350' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/5299139833676086350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/5299139833676086350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/12/9-milioni-di-tedeschi-fatti-morire-di.html' title='9 milioni di tedeschi fatti morire di fame dopo la guerra - &quot;Crimes and mercies&quot; di J. Bacque'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-8911369695774878250</id><published>2009-06-23T11:01:00.000-07:00</published><updated>2009-06-23T11:05:24.539-07:00</updated><title type='text'>Falso scoop della Repubblica. Una spia avvertì Stalin: “Hitler invaderà l´Urss”. La notizia è del 2005.</title><content type='html'>Leonardo Coen (!) si è  limitato a riprendere superficialmente la notizia da alcuni siti russi, (esempio: http://newsfromrussia.com/russia/history/19-06-2009/107815-secret_agent-0), senza  andare a verificare che questa informazione fosse già notoria da tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peggio di Wikipedia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;M.S.D.F.L.I.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;divide&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leonardo Coen&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22/06/2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: La Repubblica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fonte era considerata dall´intelligence tra le più attendibili e sicure. Desecretate le carte dei servizi segreti di Mosca, un agente russo avvisò il Cremlino delle intenzioni naziste. Ma nonostante tutto il leader georgiano decise di non agire per essere considerato vittima di un´aggressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Servizio di spionaggio estero russo ha tolto i sigilli a un documento rimasto secretato per 68 anni, giusto alla vigilia delle celebrazioni della Grande Guerra Patriottica, come i russi chiamano l´entrata in guerra contro la Germania nazista, il 22 giugno del 1941: in esso si rivela come un informatore avesse avvertito Mosca dell´invasione nazista, precisandone la data e l´ora dell´attacco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il messaggio fu spedito il 19 giugno 1941.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera stessa Stalin sapeva esattamente quando tre milioni di soldati nazisti, 2mila aerei, 3000 carri armati, 750mila cavalli, suddivisi in tre gruppi di armate, avrebbero varcato la frontiera sovietica. Seppe anche che i tedeschi avrebbero seguito lo stesso percorso dei polacchi nel 1612 e di Napoleone nel 1812 per giungere a Mosca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, per decenni, gli storici hanno parlato di “attacco sorpresa” e hanno descritto le angosciose giornate di incredulità di Stalin e del Politburo che seguirono i primi bombardamenti nazisti, nonostante le sempre più ricorrenti comunicazioni da parte di diplomatici ed agenti segreti che Hitler stava preparando l´attacco che seguirono ai primi bombardamenti aerei della dirigenza sovietica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dubbio che Stalin fosse a conoscenza dei piani di Hitler ha diviso la storiografia, in mancanza di prove certe. Si sa, per esempio, che due dei gruppi di informatori sovietici a Berlino – quelli di Harnack e di Schulze-Boysen – inviarono dei rapporti in cui si affermava che i «tedeschi hanno completato tutte le misure militari preparatorie ad un attacco contro l´Unione Sovietica. Il colpo può essere sferrato in qualunque momento».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L´ultimo avviso fu ricevuto a Mosca la sera del 16 giugno 1941. Stalin non gli dette troppo peso: temeva che si trattasse di disinformazioni deliberate. Ma tre giorni dopo arrivò al Cremlino un messaggio assai più circostanziato. Con cifre, dislocazioni delle tre armate tedesche pronte ad invadere l´Unione Sovietica, la loro struttura bellica e il fatto che in campo avessero schierato il fior fiore delle forze corazzate veloci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fonte era tra le più attendibili e sicure. Solo tre mesi prima, aveva comunicato a Mosca che l´Abwehr stavano consolidando in tutta fretta un dipartimento finalizzato contro l´Urss. Il nome in codice di costui era “Breitenbach“, al secolo Willi Lemann, nato a Lipsia nel 1884 e uno dei capi responsabili della rete IV-E del controspionaggio nazista (Abwehr) che operava sul territorio tedesco (la sua divisione si occupava dei diplomatici stranieri).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 19 giugno del 1941 l´infiltrato Breitenbach contattò urgentemente il “residente” sovietico Zhuravljov e gli comunicò che la dirigenza nazista aveva approvato data e ora d´inizio dell´Operazione Barbarossa, quella che sarebbe diventata la più gigantesca invasione della storia militare: «L´attacco verrà sferrato alle 3 del mattino del 22 giugno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo spionaggio sovietico informò nei particolari il Politburo e Stalin. La fonte era considerata assolutamente attendibile: aveva cominciato a collaborare con l´Nkvd sovietico sin dal 1929, per convinzione ideologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un´altra spia russa, il celebre Richard Sorge, che operava in Giappone, aveva cercato di avvertire Mosca dell´imminente attacco sempre in quei giorni, ma i suoi moniti furono trascurati. Inoltre, secondo l´agiografia sovietica intitolata “Il compagno Sorge”, il 15 giugno aveva comunicato a Mosca che la guerra sarebbe iniziata il 22 giugno, però dopo il suo arresto, Sorge negò di avere indicato la data esatta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dire il vero, da qualche tempo non trasmetteva più tutti i suoi dispacci, e ammise, dopo l´arresto, che non ricordava di avere mandato un messaggio con specificata una data. Dunque, l´unico ad averlo fatto con dovizia di particolari fu Lemann, scoperto e fucilato dalla Gestapo nel dicembre del 1942. Aveva 58 anni. Nel 1911 era entrato nella polizia di Berlino ma pochi anni dopo fu trasferito al controspionaggio. Fu lui a inviare a Mosca gli organigrammi della Gestapo, d´altra parte curava il settore dell´industria bellica nazista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una “gola profonda” che procurò all´Urss documenti di fondamentale importanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimasto ombra nell´ombra, sino ad oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;divide&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Hero of the Soviet Intelligence Died in Disgrace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vladimir Konoplitsky&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;source: PRAVDA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Kremlin used to receive the most trustworthy information about the intention of the Nazi Germany to attack the USSR in 1941 from senior German agents. Their work was arranged by a Soviet agent, who started his career as an intelligence officer in the Far East of Russia. These days Russian security bodies in the Far East celebrate the 80th anniversary of their activities. There are a lot of publications, which say that it was agent Richard Zorge, who warned Moscow of the coming incursion of the Nazi troops. Although, very few newspapers wrote that the German agent’s efforts turned out to be wasted. Stalin did not believe that. Zorge worked both for the Soviet and for the German intelligence. Stalin had a reason not to believe that piece of information, taking into consideration the fact that he was suspicious about everything.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;However, Moscow was aware of the coming invasion without the German agent. We have to go many years back in the past to start the story. It was the beginning of the year 1923. Russia’s Far East was recovering from the Japanese intervention. The war with Japan was over, although there was another war getting started. Hundreds of thousands of emigrants settled in neighboring China – presumably, they were Soviet power adversaries.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Young intelligence officer named Vasily Zarubin arrived in Vladivostok soon after the civil war ended. The young man was 28 years old, he came from a working family. He was new in security bodies, although he managed to gain some authority during that time anyway. The situation was rather difficult in the Far East in the beginning of the 1920s. Thousands of emigrants wanted to take revenge for the overthrown monarchy. In Vladivostok, Zarubin became the head of the economic department of the regional security service. He was in charge of the struggle with economic crimes, including the struggle with arms smuggle from Europe and China. It goes without saying that a Soviet intelligence officer was not at all interested in the needs of deliveries for China, taking into consideration the fact that the officer worked on the Soviet territory. Zarubin spent about two years working on that position. The central authorities of the country highly estimated his debut and sent the young officer as a resident to another town in the Far East, Kharbin. That city was considered to be the unofficial capital of the Russian eastern emigration at that time. Very little is known about that period of Zarubin’s biography. There is only one thing to mention in this respect, though: the activities of the anti-Soviet movement in China was carefully controlled by the Soviet special services. The young Soviet intelligence officer took an active part in establishing contacts with those, who wanted to help their fatherland. Zarubin did his best to prevent any attempts to transgress the Soviet border. None of those attempts was successful. This fact is the best to prove the high efficiency of Zarubin’s department.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;After his work in Kharbin, Zarubin left for Europe together with his new wife Lisa, who was an intelligence officer too. At first they set up the intelligence network in Finland, then in France. In 1934 Zarubin went to Germany: Adolf Hitler came to power there, and the entire Soviet intelligence was on high alert. In Germany Zarubin found Willy Leman, a top secret Soviet agent nicknamed as Breitenbach. When a young man, Leman was a marine. He once witnessed a fight between Russian and Japanese marines. That fight impressed him a lot. He was struck with the courage of Russian marines, which made him treat Russia with sympathy. In addition to that, he had a financial interest about it too. The would-be German Gestapo official worked for the Soviet Union, although he was not happy about the cooperation for certain reasons. The new Soviet resident managed to remove all moot questions. Vasily Zarubin knew how to win people over to his own side. Breitenbach was very inspired after he talked to the Soviet agent. This article is not meant to report every little detail of Vasily Zarubin’s activity in the sanctuary of the German empire security – Gestapo. We would like to point out here that this activity eventually resulted in 14 volumes of various reports and messages. In 1937 Zarubin leaves Germany, for there were other serious tasks waiting for him. Breitenbach kept on providing the Soviet Union with secret information, although he lost a bit of his drive after Zarubin’s departure from Germany. However, Breitenbach was still at the service of the Soviet Union. On June 19th, 1941 he informed Moscow via an employee of the Soviet embassy: Hitler was going to attack the USSR on June 22, at 3:00 a.m. This was Breitenbach’s last message. In 1942 Gestapo secretly executed the German agent.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In the beginning of the year 1941 Vasily Zarubin found himself in the Far East of Russia again. His next goal was to make senior Nazi official Walter Stennes cooperate with the Soviet intelligence. It was a very hard goal to pursue. The Soviet intelligence tried to enroll Stennes many times before. The Nazi official did not mind such cooperation, although he was totally against the ideas of communism. The intention of the Soviet intelligence was complicated with the fact that Zarubin had to make Stennes become not just an informer, but a strategic player for the Soviet Union, since Nazi Germany expelled him to China. There was an opportunity for the Chinese government to develop its ties with Japan at that moment. China-based German agents conducted adequate work within the Chinese government. Stalin learned about it, so he ordered the Soviet intelligence not to allow such an alliance to happen. However, Vasily Zarubin was certain that he would win Stennes over to his side. That Nazi official was a very hard nut to crack, but it was an incredibly important goal for the USSR to achieve. If Zarubin made him cooperate, the Soviet leadership would have almost all Berlin’s secrets at its disposal. By the way, it was Stennes, who warned the USSR of the coming war with Germany. Richard Zorge’s information was just a backup of that.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Soviet Union got Stennes. There can hardly be any information found about this agent in any books, even after the collapse of the Soviet empire. Vasily Zarubin was again called for another important mission. When German troops were going to attack Moscow in October of the year 1941, Stalin sent for Zarubin immediately. Stalin ordered Zarubin to go to the United States to take all possible measures to prevent from Hitler’s separatist agreements with Western countries. This was a likely thing to happen against the background of the Red Army’s misfortunes.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zarubin was on a legal status in the USA: he worked three years as an embassy secretary. He made a very significant contribution to the development of relations between the USSR and the United States. To crown it all, he started fishing for nuclear secrets together with his wife Lisa. Vasily Zarubin was awarded was a high governmental award, he became a major-general. His career was over with very unexpectedly. The NKVD administration (the security department of the Soviet Union) received a complaint from a Soviet agent in New York. Someone said that Vasily Zarubin was allegedly connected with American special services. The investigation continued for more than six months and eventually identified the fraud. However, Zarubin was not allowed to leave the territory of the USSR anymore. He became the chief of some security department, and in 1948 the 54-year-old general was dismissed to the reserve, allegedly for his poor health. Vasily Zarubin lived for 26 years more and then died in 1974.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Soviet Union celebrated the 50th anniversary of the Soviet security services in 1967. Vasily Zarubin’s name was mentioned on the list of those to be awarded with Soviet Union Hero title. This was the unanimous opinion of the state security committee. Of course, the list of those people was carefully coordinated with the Central Committee of the Communist Party of the Soviet Union. Some senior official struck Zarubin’s name out of the list: “Can a man become a hero at the age of 70?” This was the explanation of the reason why. They bethought it only when the celebrations were over. Yury Andropov, that-time USSR leader, personally insisted on awarding the Lenin Order to Vasily Zarubin posthumously. A small settlement was called in his honor in Russia’s Far East, from where he started his bright career, – the settlement of Zarubino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;divide&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;New Evidence on Soviet Foreign Intelligence&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;January 15, 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A.I. Kolpakidi, D.P. Prokhorov, Vneshnaya razvedka Rossii. (‘The Foreign Intelligence Service of Russia’) Saint Petersburg, Moscow, 2001. 511pp. ISBN 5-7654-1408-7; ISBN 5-224-02406-4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A.I. Kokurin, N.V. Petrov (eds.), Lubyanka: VChK-OGPU-NKVD-NKGB-MGB-MVD-KGB 1917-1991. Spravochnik. (‘Lubyanka: VChK-OGPU-NKVD-NKGB-MGB-MVD-KGB. Reference Book.’), Moscow, 2003. 766pp. ISBN 5-85646-109-6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The authors of Vneshnaya razvedka Rossii have published extensively, as far as I am aware only in Russian, on the history of the Russian and Soviet intelligence and security services. Their books tend to be popular histories which are not always well-sourced and they suffer sometimes from strange omissions on which more later. The present book by Kolpakidi and Prokhorov, however, contains much useful information on the history of Soviet and Russian intelligence in the years 1918-2000, mainly in the form of biographical entries. Surveys of the different names of the intelligence service of the USSR and Russia after 1991 and of the leaders of the service, all in chronological order, are very welcome sections of the book. The largest section, covering several hundred pages, consists of biographical entries of chiefs, leading personnel and officers of the intelligence service, i.e. the well-known First Chief Directorate (FCD) of the KGB and its predecessors which were a part of the other ‘organs of state security’ of the Soviet state, such as the Cheka, OGPU, NKVD and MGB. A fairly large section of about a hundred pages is also dedicated to ‘agents of foreign intelligence’, where well-known agents like Philby, Maclean and the others of the ‘Cambridge Five’ are treated in articles of up to three pages approximately, but also many lesser known agents are covered though usually not in that many pages. Among the latter category is the Gestapo officer Willy Lehmann, who during his career had the codenames ‘A-201’ and ‘Breitenbach’ (Kolpakidi &amp; Prokhorov, pp. 353-354). According to the authors, Lehmann, who worked at the counterintelligence department of the Berlin police since the beginning of the 1920s, offered his services to Soviet intelligence in September 1929 for financial reasons. After the Nazis came to power in 1933, Lehmann was transferred to the Gestapo on the recommendation of the then prime minister of Prussia Hermann Goering and he joined the SS in May 1934. He played a part in the notorious ‘Night of the Long Knives’ in June of that year, when SA leader Ernst Röhm and several other high German officials were killed on orders of Hitler. When Soviet intelligence personnel had to leave Germany after the beginning of the Soviet-German war in June 1941, according to Kolpakidi and Prokhorov, the NKVD lost contact with Willy Lehmann. Apparently, he was arrested by the Gestapo at some point during the war and subsequently executed. Among the Soviet intelligence officers who were in contact with Lehmann during the 1930s and beginning of the 1940s were such well-known figures as Vasily Zarubin (1894-1972), who was to become the NKVD rezident in the US during the Second World War, and Alexander Korotkov (1909-1961), who, apart from dealing with Lehmann, was in 1940-1941 in Berlin in personal contact with several members of the important Soviet intelligence network the Rote Kapelle (‘Red Orchestra’). In the 1950s, before his premature death at age 51 on a tennis court in Moscow in 1961, Korotkov was stationed in East Germany and apparently played an important part in supervising KGB relations with the Ministry of State Security of the GDR. At the time of his death, according to Kolpakidi and Prokhorov, Korotkov was playing a game of tennis with the then chief of the military intelligence service GRU, Ivan Serov, who had been chairman of the KGB in 1954-1958.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Kolpakidi &amp; Prokhorov volume is most valuable when it offers information on agents and officers of Soviet intelligence whose careers are less known in the West. An example is Yelena Modrzhinskaya (1910-1982), intelligence officer in the then NKGB during the Second World War. It was Modrzhinskaya who as an officer with the analytical department convinced her superiors for a while that the intelligence delivered by Philby and his companions of the Cambridge Five was too good to be true and that, therefore, they ‘logically’ had to be agents of the British services. This intriguing feat of hers, incidentally, is not mentioned by Kolpakidi and Prokhorov in the entry under her name. Readers can learn from the book, however, that Modrzhinskaya left the intelligence service in 1953 and worked in the academic field until her death. She became a ‘candidate of science’ in 1954 after writing a dissertation entitled ‘Cosmopolitism: a Weapon of the Modern Imperialist Bourgeoisie’. In 1964 she wrote her dissertation for ‘doctor of science’ entitled ‘The decline of the colonial system and the ideology of imperialism’. Another interesting entry is on Grigory Boyarinov (1922-1979), a KGB colonel at the time of his death and commander of the Soviet special forces that stormed the palace of the Afghan ruler Hafizullah Amin in Kabul in December 1979. Boyarinov was a veteran of the Second World War, had served previously with the KGB border troops and was a candidate of military sciences. He received posthumously the high award of ‘Hero of the Soviet Union’ in early 1980 for his part in the action in Kabul where he was fatally wounded. Well-known Soviet intelligence officers such as Vasily Zarubin, mentioned earlier, and his wife Elisabeth (1901-1987), who were both active on many fronts during the intelligence wars of the twentieth century, each get several pages in this book, that contain many details about intelligence departments they served in and countries where they operated. Cases like those of Kim Philby and Anthony Blunt are already fairly well covered in recent western publications, often with the help of newly released materials from Russian archives. Their entries contain therefore not much new material. In other well-known cases, such as that of the U.S. naval officer John Walker, whose arrest and that of two family members and a friend in 1986 resulted in probably the most damaging espionage case for the U.S. navy during the Cold War, the authors also don’t offer more details than are already known from western publications.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In a very short foreword Kolpakidi and Prokhorov mention the fact that for their work they made use of open sources but also of ‘material from the archives’. It is clear that they made extensive use of material from earlier Russian publications on KGB history, but they don’t go into detail about which archives they had access to, which is a serious shortcoming of their book. There are also no indications as to which part of their material was derived from Russian archives and which part from other publications in the Russian language. One has to assume they received part of their material from the old KGB archives because in an important introduction of nearly a hundred pages on the ‘History and Structure of the Organs of Foreign Intelligence 1918-2000’ they quote extensively from documents which could only come from such archives, and many biographical details contained in the entries, as far as I am aware, also have not been published previously, certainly not in a western language. Some of this material is indeed quite interesting. According to Kolpakidi and Prokhorov in their introduction, Vasily Zarubin came to the United States as legal NKVD rezident in New York in December 1941 and before he left the USSR he had a personal meeting with Stalin on October 12. Stalin gave him the following five tasks in the field of intelligence:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- To acquire information possibly known to US state authorities on the plans of Germany in the war against the USSR.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- To discover the secret plans and aims of the allies in the war and if possible to find out when they plan to open the second front in Europe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- To watch closely if the US leadership doesn’t conclude a separate peace with Germany and plans to go to war against the USSR.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- To figure out the plans of the allies concerning the postwar world order.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- To acquire information on up-to-date military technology. (Kolpakidi &amp; Prokhorov, p. 47)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zarubin’s residency was well up to these tasks, no doubt in part because it numbered among its personnel very capable intelligence officers such as Leonid Kvasnikov, Alexander Feklisov and Anatoly Yatskov whose careers are all described in their respective entries in this book. They were at the beginning of their careers in the 1940s, would all serve the Soviet Union and its intelligence service with distinction and had each of them collected many awards by the time their careers ended several decades later. During the Second World War, all three played an important part in the extremely successful Soviet penetration of the Manhattan Project. Yatskov ran such well-known Soviet agents as Harry Gold and Klaus Fuchs, Feklisov at some point was the controller of Julius Rosenberg and also of Klaus Fuchs, Kvasnikov was one of the most important Soviet intelligence officers in the field of scientific-technological espionage. All three were given the high award ‘Hero of Russia’ by president Boris Yeltsin in 1996, Yatskov and Kvasnikov posthumously. The well-known KGB illegals of American origin Morris and Lona Cohen, both aka Kroger, received the same award around that time, both also posthumously. All of these intelligence officers, by a decree of president Yeltsin, became ‘Heroes of Russia’ as a reward for their services to the Soviet state in the field of atomic espionage.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In their introduction the authors quote remarks Stalin made in November 1952, shortly before his death, during a session of a commission that discussed the reorganization of the intelligence and counterintelligence department of the then MGB (Ministry of State Security). In a way the remarks of the aging dictator, which resemble his characteristic style, read like an intelligence doctrine for the Soviet state:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In intelligence, one should never work by launching an attack up front. Intelligence should be active in a roundabout way. Otherwise there will be failures and serious failures. A frontal attack is a shortsighted tactic.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A foreigner should never be recruited in such a way that his patriotic feelings will be hurt. There is no need to recruit a foreigner against his own fatherland. If an agent is recruited by hurting his patriotic feelings, he will be an unreliable agent. One has to eliminate conventional patterns [of work] completely from the intelligence service, one has to change tactics and methods all the time. One has to adjust oneself all the time to the world situation and to use the world situation. We should carry out an attack by maneuver and in a sensible way and use [means] which god gives us. The most important thing in the intelligence service is to learn to recognize one’s mistakes. A human being will first recognize his failures and mistakes and later correct himself. Strike there, where there is weakness, where things are looking bad [for the enemy]. One has to improve the intelligence service first of all by eliminating the frontal attack.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Our main enemy is America, but our main emphasis should not be on America proper. Illegal rezidentura’s should be set up first and foremost in neighboring states. The first base where it is necessary to have our people is West Germany. One shouldn’t be naïve in politics, but especially not naïve in intelligence work. One should not give an agent tasks for which he is not ready and which bring him in moral disarray. In intelligence work one should have agents with the broad cultural horizon of professors. Intelligence is a holy, ideal business for us. It is necessary to acquire authority. In intelligence one has to have several hundred people, friends (which is more than agents) who are prepared to carry out any task set by us. (Kolpakidi &amp; Prokhorov, pp. 56-57.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;According to the authors, ‘the complex international situation’ in the beginning of the 1970s – probably a reference to the détente with the United States – necessitated the formal adoption of an ‘intelligence doctrine’ by the First Chief Directorate of the KGB. Chairman Yuri Andropov ordered the formulation of a doctrine on which work started when the FCD was still led by Fedor Mortin. It was completed after Mortin was succeeded at the end of 1974 by Vladimir Kryuchkov, a protégé of Andropov. Kolpakidi and Prokhorov quote almost four pages in full from this new doctrine, again, without giving the exact source. The doctrine contained the following passages, among others:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In circumstances of the division of the world in two hostile camps, the possession by the adversary of weapons of mass destruction and the much strengthened factor of suddenness in nuclear war, the main task of the intelligence service consists of the disclosure of the military and strategic plans of the states which oppose the USSR, of a timely warning of the government for growing crisis situations and of warning for a sudden attack on the Soviet Union or on countries linked to the USSR by alliance treaties.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Following from this task, KGB intelligence directs its efforts at the solution of key problems which have the potential to lead to international conflicts and which can in unwelcome circumstances pose a direct danger, in the short term and in the long term, for the Soviet state and the socialist community as a whole. In the first place [the intelligence service] takes into account factors on which the present correlation of forces in the world arena and possible principal changes in the existing balance of power depend. These especially include:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- The development of a new political situation in the USA in which representatives of extremely aggressive circles prevail who are inclined to carry out a preventive missile attack on the USSR.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- The development of a similar situation in the FRG [Federal Republic of Germany] or Japan, supported by revanchist and great power aspirations.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- The development of extremely adventurist, ultra-leftist views, as a result of which separate states or a group of states could provoke a world war with the aim of changing the existing correlation of forces.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Attempts by imperialist forces in several ways to split the socialist commonwealth, to isolate and separate individual countries from it.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- The development of crisis situations of a military-political nature in separate strategically important regions and countries, which could threaten the existing balance of power or draw the great powers into a direct confrontation which could turn into a world war. (…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- A qualitatively new advance in the field of science and technology which guarantees the adversary a clear superiority in military potential and the means to conduct a war. (Kolpakidi &amp; Prokhorov, pp. 77-78)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The FCD also had several responsibilities ‘in the field of special operations whereby especially sharp means of struggle are used’, according to this doctrine:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- [The intelligence service] stages diversionist actions with the aim of disorganizing the activities of the special services of the enemy and of separate goverenmental, political and military objects as well, in the case of the occurrence of special circumstances or the development of crisis situations.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- It carries out special measures relating to traitors of the Fatherland and to operations to counter the anti-Soviet activity of the most active enemies of the Soviet state.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- It carries out the seizure and secret delivery to the USSR of individuals who are carriers of important state and other secrets of the enemy, [the seizure and secret delivery] of prototypes of arms, technology and secret documentation.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- It creates the conditions for the use, in the interests of the USSR, of separate centres of the anti-imperialist movement and the partisan struggle on the territory of foreign countries.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- By special tasks, it maintains communication with and delivers help by arms, instructors etc. to the leadership of fraternal communist parties, progressive groups and organizations that wage an armed struggle in circumstances of isolation from the outside world. (Kolpakidi &amp; Prokhorov, p. 80)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;It would be interesting to know to what extent these tasks were put into practice, especially the third one about abducting individuals from abroad, but the authors do not go into this. As far as is known, during the Cold War abductions from the West by the KGB were largely limited to Soviet defectors and anticommunist Russian exiles, the case of the former Soviet naval officer Nikolay Artamonov (Shadrin) being a good example. Artamonov had defected to the US in 1959 and died in the course of an abduction attempt by the KGB along the Austrian-Czech border in 1975. It is therefore unclear what the practical meaning was of this aspect of this particular Soviet intelligence doctrine, if the version of Kolpakidi and Prokhorov is correct.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;This book sometimes shows strange and inexplicable omissions. For instance, the entries on Guy Burgess and Anthony Blunt are fairly extensive and both cover more than one page, but don’t mention the fact that both men were homosexuals, which especially in the case of Burgess is an inexcusable omission as this relates to a prominent aspect of his personality. The same omission is present in the entry of the well-known KGB agent in the British Admiralty John Vassall who was recruited in Moscow in 1955 in a KGB operation that made use of his homosexual inclinations. The explanation for such omissions which comes to mind is that they are a remnant of old fashioned Soviet prudishness, which was of course very pervasive at the time of the former USSR, when publications very rarely even mentioned such matters as homosexuality. A serious shortcoming as well, which is unfortunately to be found in many works on intelligence history in Russia these days, is the absence of an index of names, which limits the usefulness of the book in many ways, for obvious reasons.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The book by Kokurin and Petrov comes in a rather different category in several respects. More than half of it is taken up by documents relating to the history of Soviet state security in the whole 1917-1991 period. Many of the documents, which are from several Russian archives among them those of the former KGB, are published here for the first time. They mostly relate to the history of the internal security organizations of the USSR and only occasionally refer to the intelligence branch which after 1954 was called the ‘First Chief Directorate’. Among several important documents is the statute (polozheniye) of the notorious counterintelligence service Smersh (Russian acronym for Smert shpionam, ‘Death to Spies’) which existed in 1943-1946. Smersh, a shadowy but very important organization, was a directorate of the People’s Commissariat of Defense and played a very important part during the latter part of the war in rooting out foreign agents, ‘diversionists’ and ‘anti-Soviet elements’ within the advancing Red Army and in the rear area. (Kokurin &amp; Petrov, pp. 623-626.) The tasks of Smersh, according to its statute, were the following:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. The struggle against spying, sabotage, terrorist and other subversive activity by foreign intelligence services in the units and establishments of the Red Army.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. The struggle against anti-Soviet elements that have penetrated a unit or establishment of the Red Army.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Taking necessary measures in the field of agent work and other fields (through the command) to create circumstances at the front that exclude the possibility of unpunished passage by agents of the enemy through the front line in order to make the front line impenetrable for spying and anti-Soviet elements.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. The struggle against treason and betrayal of the fatherland in units and establishments of the Red Army (going over to the side of the enemy, the harboring of spies and, generally, cooperation with the work of the latter).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. The struggle against deserters and self-mutilation at the front.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. The screening of servicemen and other individuals who have been captured or encircled by the enemy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. The carrying out of special tasks from the People’s Commissar of Defense. (Kokurin &amp; Petrov, p. 624)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The People’s Commissar of Defense at this time, of course, was no other than Joseph Stalin. In the years of its existence, Smersh was led by Victor Abakumov, who was to fall victim to the post-Stalin purges in 1954. Interestingly, the Smersh statute contains a separate article that mentions explicitly the officials at the respective levels of the armed forces who have to give their consent to the arrest of specific individuals. For instance, senior leading personnel could only be arrested with the consent of the respective Military Council and the public prosecutor and leading personnel of the highest category could only be arrested with the consent of the People’s Commissar of Defense.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Another important document contained in this volume is the statute of the KGB from January 1959 that was kept in force until May 1991, when a new ‘USSR Law on the Organs of State Security’ was adopted. (Kokurin &amp; Petrov, pp. 693-698) This document was, of course, top secret (sovershenno sekretno) and it speaks for the secretiveness of the Soviet state that practically nobody who reads it all these years after it was adopted can understand what was so secret about it. It certainly is an interesting document and in many ways very telling, but it is formulated in very general terms that do not give away much concrete information. The first article, characteristically, reads as follows:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Committee of State Security [attached] to the Council of Ministers of the USSR and its local organs are political organs which carry out measures of the Central Committee of the party and of the Government in defense of the Socialist state against the encroachments from foreign and internal enemies, and [measures] for the defense of the state borders of the USSR as well. They are called upon to follow with vigilance the secret intrigues of the enemies of the Soviet land, unmask their designs and to put a stop to the criminal activity of imperialist intelligence services against the Soviet state. (…) The Committee of State Security functions under the direct leadership and control of the Central Committee of the CPSU.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The tasks of the KGB, as is well-known, were numerous and did not compare very well to those of western intelligence and security services, whose activities were, generally speaking, much more limited in scope. Intelligence work abroad was only one task among many for the KGB. The tasks of the Soviet state security service and ‘its local organs’, according to this 1959 statute, were the following:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Intelligence work in capitalist countries.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. The struggle against spying, diversionist, terrorist and other subversive activity by foreign intelligence organs, anti-Soviet centers abroad and their agent networks inside the country.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. The struggle against the hostile activity of anti-Soviet and nationalist elements inside the USSR.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Counterintelligence work in the Soviet Army, the Navy, the Civil Aviation Fleet, the border troops, the troops of the MVD [Ministry of Internal Affairs], with the aim of preventing the penetration in their ranks of agents of foreign intelligence services and other hostile elements.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Counterintelligence work in special objects and in especially important objects of industry and transport.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Guarding the state borders of the USSR.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Guarding of the leaders of Party and Government.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Organizing and maintenance of Government communications.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. Organizing of radio counterintelligence work and the registration of necessary data pertaining to official radio stations that are in use on the territory of the country.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Working out mobilization plans for the deployment of the organs of state security and military formations of the Committee and the fulfillment of other missions [given by] the Central committee of the CPSU and the Government of the USSR.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;According to the statute, leading personnel of the KGB was to be confirmed in its post by the Central Committee of the CPSU and, in some cases, leading personnel at local levels were to be confirmed by local party organs. This serves to illustrate the important hold the CPSU had on personnel policies at the KGB.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The book by Kokurin and Petrov is in fact an indispensable reference tool for whoever is interested in the history of Soviet intelligence and state security. It contains, for instance, a section that covers all the reorganizations of the ‘organs’ of state security and those of internal affairs as well, over the whole 1917-1991 period. Of these reorganizations there have been many, as is still the case in present day Russia. All the different names for the separate branches of Soviet state security, like the intelligence service, are listed, including the periods to which they applied. Chiefs of the separate directorates and departments at the different moments in Soviet history are listed as well. Also given are the different names for the main functional departments throughout Soviet history, which means, for instance, that one page contains all the names for the intelligence service. In 1920-1934 it was called the ‘Foreign Department’ of the Vecheka, later OGPU, for instance, whereas from March 1954 its name was ‘First Chief Directorate’ of the KGB. Very useful also is the section that contains short biographies of all chairmen of state security, ministers of Internal Affairs and their deputies. Until a couple of years ago, for instance, the fate of the well-known ‘Chekist’ Ivan Serov, whom I mentioned earlier, was not known in the West. He had been chairman of the KGB in 1954-1958, subsequently in 1958-1963 chief of the military intelligence service GRU, from which position he was dismissed in the aftermath of the Penkovsky affair. During his career, Serov played an important role in the mass killings and deportations of the Stalin years and he was conspicuously present in Hungary in 1956 at the time of the suppression of the revolution in that country. It had been assumed previously that Serov had committed suicide shortly after his dismissal from the GRU. Now we learn from Kokurin and Petrov that he only died in June 1990, so by the time of his death, with some foresight, Serov could possibly see the end of the Soviet Union coming, a state for which he had been such a ruthless servant.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Reviewed by Dr. Ben de Jong, Lecturer in Russian and East European Politics at the University of Amsterdam, Netherlands.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.wilsoncenter.org/index.cfm?topic_id=1409&amp;fuseaction=topics.item&amp;news_id=105150&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;divide&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;msdfli.wordpress.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-8911369695774878250?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/8911369695774878250/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=8911369695774878250' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/8911369695774878250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/8911369695774878250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/falso-scoop-della-repubblica-una-spia.html' title='Falso scoop della Repubblica. Una spia avvertì Stalin: “Hitler invaderà l´Urss”. La notizia è del 2005.'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-2235446143811360863</id><published>2009-06-18T15:22:00.000-07:00</published><updated>2009-06-18T15:24:04.370-07:00</updated><title type='text'>Le vittime di Tito e compagni adesso hanno un nome. Ecco l’anagrafe dei 20mila morti</title><content type='html'>Miska Ruggeri, Le vittime di Tito e compagni adesso hanno un nome. Ecco l’anagrafe dei 20mila morti, in «Libero», 29 maggio 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sample Image&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La guerra civile del ’43-’45 (con i suoi tanti assurdi strascichi) fu dura e crudele ovunque, ma soprattutto lungo il confine orientale, a causa dell’occupazione titina. Partigiani sloveni e partigiani italiani di formazioni “garibaldine”, le truppe del IX Corpus sloveno, la cosiddetta “Guardia del Popolo”, formata da circa 400 comunisti italiani, e l’Armata Jugoslava del Movimento di Liberazione Jugoslavo (ANVOJ), di cui arrivarono a far parte anche ex militari del nostro Regio Esercito, si macchiarono di orrendi crimini contro tutti coloro che si opponessero in qualche modo, nei fatti o solo potenzialmente, all’annessione dell’Istria, della Venezia Giulia e del territorio friulano fino al confine sognato sulle sponde del Tagliamento. Così tantissimi furono gli uccisi, i deportati nei campi di rieducazione (Borovnica, Skofja Loka, Lepoglava, Lubiana, Aidussina, Idria, Vipacco, Maribor), gli infoibati, gli scomparsi nel nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quanti esattamente? Finora è stato difficile fornire delle cifre esatte e non contestabili. Troppo poche le fonti certe e le testimonianze inoppugnabili per non produrre un balletto di numeri e polemiche strumentali, con i “negazionisti” che riducevano gli infoibati a poche decine e gli scomparsi ad alcune centinaia. Ma adesso, finalmente, grazie al Registro delle vittime del Confine Orientale (A-B-C). Gli Italiani e gli Istroveneti (Centro Studi e Ricerche Storiche “Silentes Loquimur”, pp. 320, euro 25; tel. 0434/554230, info@silentesloquimur.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ) curato dallo storico Marco Pirina, con la collaborazione di studiosi italiani, sloveni, croati e serbi, alcuni punti fermi si possono dare per acquisiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo primo volume (sui quattro previsti) Pirina cataloga in ordine alfabetico, dalla A di Abate Umberto, carabiniere calabrese prelevato il 1° maggio 1945, alla C di Cuzzucrea Giuseppe, marinaio della Capitaneria di Porto di Pola prigioniero a Ogulin, tutte le vittime (in totale sono quasi 20mila), sia civili (compresi gli Autonomisti Fiumani che sognavano la realizzazione, a guerra conclusa, di una “Territorio Libero di Fiume”) che militari, dall’8 settembre 1943 al 1950, riportando per ognuna i dati anagrafici, la professione e le circostanze della morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello sterminato elenco, redatto sulla base di documenti scovati in archivi italiani, serbi, croati, sloveni e inglesi, colpisce soprattutto la presenza di antifascisti, dai partigiani della “Osoppo” a quelli del Corpo Volontari della Libertà, dai militari del Corpo Italiano di Liberazione (schierati con gli Alleati) ai membri locali del CNL. A riprova che per finir male bastava e avanzava non essere troppo entusiasti dell’annessione alla Jugoslavia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Particolarmente agghiacciante, tra i tanti documenti pubblicati, quello del Tribunale militare di Padova riguardante la sorte di 12 carabinieri di Tarvisio. Dopo essere stati catturati nel marzo 1944 presso la centrale elettrica di Bretto Inferiore, in seguito a una legittima operazione bellica, dall’IX Corpus, furono condotti in località Malga Bala, avvelenati con soda caustica, torturati (fratture a braccia e gambe, occhi cavati via, evirazione con fil di ferro legato ai testicoli) e quindi finiti a colpi di piccone. Il tutto in spregio della Convenzione di Ginevra sui diritti dei prigionieri. A questi dodici patrioti, lo scorso 27 marzo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, su proposta del ministro dell’Interno, ha conferito la medaglia d’oro al Merito Civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;centrostudi rsi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-2235446143811360863?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/2235446143811360863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=2235446143811360863' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/2235446143811360863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/2235446143811360863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/le-vittime-di-tito-e-compagni-adesso.html' title='Le vittime di Tito e compagni adesso hanno un nome. Ecco l’anagrafe dei 20mila morti'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-472162364946333428</id><published>2009-06-18T07:53:00.001-07:00</published><updated>2009-06-18T07:53:55.553-07:00</updated><title type='text'>Ieri e Oggi</title><content type='html'>Mussolini dall'Aldilà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;benito mussolini Italiane e Italiani dal 25 Aprile 1945, dal bagno di sangue delle "radiose giornate", a questo 25 Aprile con le immancabili manifestazioni della "liberazione". Ho potuto notare che gli antifascisti sono aumentati e al tacabanda ufficiale, tutti a gridare vengo anch'io e viva il 25 Aprile. Dopo tutti questi anni dal bagno di sangue che viene festeggiato come "liberazione", il mio pensiero va a quanti, come me e insieme a me, furono massacrati allora, o vilmente uccisi nei mesi successivi a quell'Aprile del 1945; va alle migliaia di scomparsi, dalla Dalmazia e dall'Istria all'Emilia, di cui ancor oggi non si conosce nemmeno la tomba. Dei nostri morti non ha memoria nemmeno il Papa, che pure ha ricordato nel giorno di Pasqua, quelli dell'altra parte; dei nostri scomparsi non si cura nessuno, a cominciare dal Capo dello Stato, supremo tutore dei "desaparecidos" altrui, purchè di sinistra. Io sono l'uomo che ha perso la guerra, è vero: ma prima della sconfitta vi avevo dato vent'anni di progresso e di ordine e costruito un'Italia che ancora oggi resiste. Avevo contro di me quasi l'intero mondo, più i traditori all'interno: non potevo farcela. Comunque, per quella sconfitta dopo vent'anni di vittorie ho pagato e, quando mi appesero per i piedi dopo avermi fucilato, dalle mie tasche non cadde un quattrino. Gli uomini che oggi celebrano come una vittoria il bagno di sangue sono invece quelli che hanno perso la pace. Avevano mezzo mondo dalla loro parte, compresa la maggiore potenza economica e militare della terra: eppure sono riusciti a sfasciare questa Italia che voi, dopo la guerra, avevate ricostruito. E rimangono impuniti e conservano i quattrini (quelli loro): perchè questi politici d'oggi, diversamente da me, si sono fatti ricchi. Dissero di me che ero un provinciale di mentalità ristretta, perchè amavo il mio paese e di bandiera ne baciavo una sola,&lt;br /&gt;il tricolore. Mi chiamarono "Uomo della Provvidenza" e ancora oggi affannano a farsi perdonare per questo. Mi definirono nemico del popolo, dimenticando che fui il solo Capo di Governo di origini proletarie che l'Italia abbia mai avuto.&lt;br /&gt;Italiane e Italiani&lt;br /&gt;io inventai il fascismo e cosi facendo bloccai l'avanzata del bolscevismo in Europa. Tutti foste fascisti con me. Non dovete vergognarvene: io vi ricordo, ossannanti nelle piazze, nelle fabbriche, negli stadi. Insieme, abbiamo vissuto un grande e bellissimo sogno. Questo sogno è morto con me e nessuno dei comizianti d'oggi potrà mai ridarvelo.&lt;br /&gt;Italiane e Italiani&lt;br /&gt;Sono andato dove il destino ha voluto ma, quelli che mi hanno voluto morto sono inseguiti dal mio fantasma, che vuole dir loro la parola del perdono. Ma essi continuano a fuggire per timore della vendetta, così non ci incontreremo mai. Io sarò io anche quando loro non saranno più loro.&lt;br /&gt;Mussolini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lovere Bergamo, dal suo eremo dove si trova quale cittadino onorario dal 21 maggio 1924&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuliano F.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;benito mussolini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;01/09/1957 ore 21 Cimitero di San Cassiano - Predappio (FO) Tumulazione della Salma di Benito Mussolini.&lt;br /&gt;Famigliari (da sinistra)&lt;br /&gt;On.Vanni Teodorani, Sig.ra Rosetta Teodorani, Edda Ciano, Marzio Ciano, Donna Rachele, Dindina Ciano, Romana Moschi, Romano Mussolini, Fabrizio Ciano&lt;br /&gt;Ultima Guardia&lt;br /&gt;On.Mirko Tremaglia, Romano Zatelli, Alberto Resmini, Giancarlo Zonghi, Giorgio Pisanò &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://giulianofiorani.com/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-472162364946333428?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/472162364946333428/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=472162364946333428' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/472162364946333428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/472162364946333428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/ieri-e-oggi.html' title='Ieri e Oggi'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-8569068212674895898</id><published>2009-06-18T07:50:00.000-07:00</published><updated>2009-06-18T07:51:41.116-07:00</updated><title type='text'>Ancora sulla "liberazione" di Roma 6 giugno 1944</title><content type='html'>Riceviamo e pubblichiamo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si, Roma venne liberata dagli sherman americani, dopo 4 anni dalla dichiarazione di guerra; era la sera del 4 giugno 1944.&lt;br /&gt;I carri armati alleati arrivarono tranquillamente nella citta completamente deserta, dove la mancata insurrezione aveva permesso ai tedeschi di lasciare indisturbati la Capitale, e con i capi della resistenza (CLN) rifugiati in LATERANO (VATICANO).&lt;br /&gt;Non si erano accorti di nulla: Sarà il Generale MARK W.CLARK che, avvertito, alcune ore dopo il suo arrivo, manda una macchina a prelevarli, per condurli in Campidoglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo le strade della città si erano riempite di curiosi e di gente in festa. Racconta un testimone che:"quella sera, in un grande albergo di Roma, si stava allegramente ballando. L'orchestra eseguiva musiche sciroppate che scendevano nel cuore, goccia a goccia. All'improvviso i sassofoni tacquero e gli ottoni ammutolirono. Nessuno si stupi. Accade spesso nel Jazz, che le note restino sospese nell'aria un istante , come le palline policrome di un giocoliere".&lt;br /&gt;Ma quella sera le note restarono sospese nell'aria un bel pezzo. Un graduato dell'esercito americano sali sulla pedana dell'orchestra, battè un colpo di gong e cominciò a parlare: "Ladies and Gentleman...". Le dame (per la cronaca signore dell'Alta Aristocrazia Romana) gli si fecero incontro, forse ansiose di udire echeggiare l'annuncio di un nuovo e ricco "cottilon". Il graduato invitò, invece, le dame a passare nella sala accanto dove un medico anziano di San Diego (California), le avrebbe sottoposte ad attenta visita medica. "Non siamo venuti in Italia per collezionare Veneral Diseases", concluse con tono dolcissimo. Poi l'orchestra riprese a suonare, e avanti con i balli. La festa continuava, anche se le donne italiane erano considerate dai liberatori delle portatrici di "Spirocheta Pallida (LUE)", e gli uomini, per la loro viltà e servilismo verso i nuovi alleati, chiamati con spregio "italians bastards".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuliano Fiorani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da http://giulianofiorani.com/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-8569068212674895898?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/8569068212674895898/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=8569068212674895898' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/8569068212674895898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/8569068212674895898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/ancora-sulla-liberazione-di-roma-6.html' title='Ancora sulla &quot;liberazione&quot; di Roma 6 giugno 1944'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-1921401624617104238</id><published>2009-06-18T06:27:00.000-07:00</published><updated>2009-06-18T06:28:26.894-07:00</updated><title type='text'>La scuola per i “martiri” di Mussolini</title><content type='html'>Marcello Veneziani,  La scuola per i “martiri” di Mussolini, in «Libero», 30 maggio 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sample Image Sample Image &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sample Image Sample Image&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro di Tomas Carini riapre un capitolo cancellato nella storia e nella demonologia del fascismo: il legame tra cultura e militanza, idee e azione, anzi il misticismo dell’azione che animò il fascismo più fideista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua ricerca è per me un ritorno a temi, autori e passioni della mia giovane età. Tante letture, vari scritti e infine La rivoluzione conservatrice in Italia, che scrissi quando non avevo trent’anni e pubblicai nel 1987. Ritrovo in queste pagine gli autori di quegli anni, la passione per quella cultura della prima metà del Novecento, l’interesse trasgressivo e curioso, senza pregiudizi o bende ideologiche agli occhi, verso la proibita esperienza del fascismo che teologicamente qualcuno vorrebbe definire «il male assoluto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di assoluto si respira molto nelle pagine della Scuola di Mistica fascista e del suo principale animatore Niccolò Giani, che all’assoluto trapiantato nella storia credeva con tutta l’anima e la buona fede di un militante disposto a pagare quella professione di idee sulla propria pelle, come poi coerentemente fece. Fede assoluta, ma il male lo fecero solo a se stessi, alla propria vita che sacrificarono nel nome dell’idea e della purezza di un sogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi appassionai verso i vent’anni alla Scuola di Mistica fascista, pur ritenendo evolianamente incongruo l’accostamento tra una dimensione sacra, legata al trascendente, come è la mistica, e la dimensione storica, ideologica e politica del fascismo. Vi scrissi anche un saggio, quando avevo poco più di vent’anni, che leggeva la scuola di Giani, Pallotta e Arnaldo Mussolini come il tentativo di realizzare «un fascismo ad alta tensione», per una casta di eroi missionari, quasi l’aristocrazia del fascismo, come diceva lo stesso Mussolini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carini ricostruisce con ricchezza di riferimenti il suo percorso culturale prima che politico, spirituale prima che militante. Compresi i suoi deliri, come quello antisemita, esploso dopo il ’38, e l’invasamento per la guerra come ordalia, giudizio di Dio, prova suprema della verità nella storia. «Ogni rivoluzione - aveva detto Mussolini ai capi della Scuola di Mistica fascista - ha tre momenti. Si comincia con la Mistica, si continua con la politica, si finisce nell’amministrazione». Non a caso Mussolini concederà alla Scuola la sede del suo originario Covo di Milano, dove nacque il fascismo, quasi a significare che la Scuola custodiva l’essenza originaria del fascismo, la purezza delle origini, la Mistica prima che diventasse politica e amministrazione... Furono soprattutto i cattolici a insorgere contro la definizione di mistica applicata al fascismo. «Un po’ di modestia, di grazia, e di proprietà - scrisse l’“Avvenire d’Italia”. - La mistica ai santi e i problemi stradali ai galantuomini...». Anche “Civiltà cattolica”, “Vita e Pensiero” e l’“Osservatore Romano” criticarono l’idolatria della mistica applicata alla sfera politica, condannandola come una forma di irrazionalismo. E lo stesso Evola, che pure aveva tenuto alcuni incontri alla Scuola di Mistica fascista, apprezzandone l’opera e lo spirito, aveva perplessità sulla sua denominazione. Arnaldo Mussolini, come molti esponenti della Scuola, era cattolico e credente e cercò di risolvere la questione dicendo che in effetti la mistica si addice al divino, ma a parte le parole «è lo spirito che vale». Non era un tentativo di sottrarre alla fede religiosa i suoi percorsi per versarli nella storia, ma di irrompere nella vita politica e nel materialismo corrente con uno spirito religioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi pensa che la Scuola di Mistica sia stata una specie di covo dei fanatici, dei pasdaran del fascismo, deve però ricredersi. Come raccontò anche Ruggero Zangrandi si svolsero dibattiti spregiudicati nella Scuola, riflessioni critiche tutt’altro che devozionali; e analoghe considerazioni fece lo storico americano Michael Arthur Ledeen. C’era nella Scuola di Mistica il tentativo di sottrarre lo spiritualismo all’idealismo accademico e pedante, riportandolo nella vita e nell’azione, cercando disperatamente di fondare una religione civile che desse fondamento e anima al fascismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E c’era la polemica con Gentile e Croce, e con la filosofia come professione. Ma c’era anche la fronda verso il fascismo pomposo e conformista, da parata e da carriera, svuotato di passione e rivolto a una meccanica ripetizione di rituali e di parole separate dal loro contenuto. C’era poi il sogno di una rivoluzione ulteriore interna al fascismo, che premiasse i più giovani, i meno carrieristi, i più arditi e ardenti nella loro fede politica. Una specie di superfascismo da non intendersi come un fascismo più estremo e più cruento ma più ascetico ed elitario, quasi templare, antiborghese; più radicale nel senso di più legato alle radici rispetto ai caduchi frutti della propaganda di partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I suoi più attivi partecipanti furono ragazzi, ventenni, più vari professori e qualche reduce della marcia e della Grande Guerra. Ma sarebbero anche da rivedere i nomi dei tanti intellettuali e studiosi che si prestarono a tenere lezioni e corsi alla Scuola di Mistica fascista. Ce n’erano pure di insospettabili. Opportunamente, Carini si sofferma sulle figure di Papini ed Evola che, con diverse sensibilità, tentarono comunque una fondazione spirituale della politica, un loro metafascismo spirituale, cristiano-eroico nel primo caso, esoterico-pagano nel secondo. E giustamente accosta la fine di Giani, e di Pallotta, a quella di Berto Ricci, italiano di carattere che seppe coltivare fedeltà ed eresia: forse non Giani, come spiega Carini, ma molti di loro cercarono la morte quasi per inverare nei cieli il loro fascismo impossibile in terra. Furono loro i prototipi sfortunati dell’uomo nuovo che sognava la rivoluzione fascista, in questo accomunata a tutte le grandi rivoluzioni del suo secolo che inseguivano appunto il mondo nuovo e l’ordine nuovo, attraverso la nascita di una nuova umanità. Sogno impossibile e pericoloso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il culto della morte eroica sul campo, se non si riesce a fare la rivoluzione, si ricongiunge all’arditismo delle origini e poi al crepuscolo di Salò; quella passione eroica e lugubre per il tramonto, quell’eroica voluttà del sangue versato per la causa, dannunzianesimo estremo, prosciugato di retorica e lanciato nel sogno antico della mors triumphalis. La Scuola di Mistica fascista non fu il fascismo rivoluzionario e nemmeno il fascismo reazionario, perché non cercò la sua verità a destra o a sinistra. Ma in alto, nel volo d’Icaro di una mistica improvvidamente affidata alla storia, alla politica, al culto del Capo. Ma quel che è di Dio non può essere di Cesare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;centro studi rsi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-1921401624617104238?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/1921401624617104238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=1921401624617104238' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/1921401624617104238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/1921401624617104238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/la-scuola-per-i-martiri-di-mussolini.html' title='La scuola per i “martiri” di Mussolini'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-3768424673070921429</id><published>2009-06-13T15:29:00.000-07:00</published><updated>2009-06-13T15:30:16.132-07:00</updated><title type='text'>Mussolini al primo discorso alla Camera</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/SZijfNlX-5o&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/SZijfNlX-5o&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-3768424673070921429?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/3768424673070921429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=3768424673070921429' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/3768424673070921429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/3768424673070921429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/mussolini-al-primo-discorso-alla-camera.html' title='Mussolini al primo discorso alla Camera'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-7830914998458515209</id><published>2009-06-12T07:00:00.000-07:00</published><updated>2009-06-12T07:02:09.177-07:00</updated><title type='text'>Leon Degrelle [Discorso]</title><content type='html'>&lt;div class="post-content"&gt;   &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;img class="alignleft" style="float: left;" src="http://wpcontent.answers.com/wikipedia/en/thumb/4/4b/Degrelle.jpg/180px-Degrelle.jpg" alt="" height="198" width="180" /&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Tratto da un’intervista nella sua casa di Malaga.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;“Noi (…) eravamo soldati che proiettavano nella lotta le loro idee, e che si preparavano alla costruzione dell’Europa. Ma questa concezione dell’Europa non è arrivata subito (…). È stata la guerra che, spingendo i Tedeschi fuori dal proprio Paese ha fatto capire loro cosa succedeva negli altri Paesi. Ha fatto anche sì che negli altri Paesi vedessero i Tedeschi e potessero rendersi conto di cosa fossero, e che eravamo tutti degli europei, nonostante tutte le lotte e gli odi eravamo tutti la stessa gente (…). C’era il grande motore germanico, la Germania è nel centro dell’Europa, è un Paese che ha il senso dell’organizzazione, del lavoro, della perfezione, vi stava benissimo come elemento trainante. Ma accanto esisteva tutto questo meraviglioso mondo occidentale e la sua civiltà bimillenaria. Che cos’era Berlino con i maiali che camminavano nella sabbia della strada, mentre Parigi era uno dei centri maggiori dell’universo, 1500 anni dopo che Roma era stata la capitale del Mondo? Era evidente che questo progetto germanico da solo non avrebbe mai potuto fare l’Europa, aveva bisogno del grande sostegno occidentale, ed è lì che ho concentrato i miei sforzi, per far risorgere una grande unità occidentale da unire al centro Europa ma anche all’universo mondo slavo (…). Questo è sempre stato il mio progetto (…). L’Europa dal Mare del Nord fino a Vladivostok. Un’Europa che avrebbe dato ai giovani di oggi qualsiasi possibilità, un’Europa di 10000 Km di estensione per le attività di tutta la gioventù, invece di avere, come oggi, 16 milioni di disoccupati nel mercato comune. Tutti questi giovani avrebbero potuto realizzare qualsiasi cosa passasse loro per la testa (…). &lt;/span&gt;&lt;span id="more-4812"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;br /&gt;Chiaramente,&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; noi abbiamo perso la guerra non perché ci mancasse coraggio&lt;/span&gt;; per quattro anni l’epopea dell’Europa sul fronte russo è stata la più grande avventura militare della storia. Anche questo è incredibile, che la gente non dia importanza ad un fatto del genere (…), che per quattro anni ci sia stato un fronte favoloso, di 3000 Km di lunghezza, una lotta che ha messo di fronte decine di milioni di uomini; il caso delle Waffen SS, un esercito di un milione di volontari, non si era mai vista una cosa simile. Di questo non se ne parla, né dell’eroismo inaudito che è stato dimostrato. Si pensi solo al percorso da Stalingrado a Berlino; abbiamo resistito 1000 giorni, 1000 giorni resistendo palmo a palmo, sacrificio dopo sacrificio, centinaia di migliaia di uomini che morivano per impedire che i sovietici avanzassero troppo in fretta. Con Stalin che diceva: “Lo zar è andato a Parigi. Ci andrò anch’io”. Era evidente che se avessimo fatto come i francesi nel 1940, squagliarcela quando la lotta diventava troppo pericolosa, i russi avrebbero conquistato tutta l’Europa in un batter d’occhio, molto prima che gli americani sbarcassero in Normandia, 1000 giorni! E se avessimo resistito soltanto 100 giorni, sarebbero arrivati a Parigi o sarebbero andati a dormire nel letto del maresciallo Petain a Vichy. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Noi abbiamo salvato l’Europa o quanto ne rimane ancora adesso&lt;/span&gt;. Se i francesi non sono come i cecoslovacchi è unicamente perché siamo morti a migliaia per loro. E allora invece di insultarci dalla mattina alla sera ci dovrebbero dire: “Siete stati veramente bravi, grazie!” (…). Si dice sempre: “Ma perché Hitler si è lanciato in questa avventura?”. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Si è lanciato perché, se avesse aspettato un anno o due, Stalin sarebbe arrivato di corsa&lt;/span&gt;. Ora ci sono tutti i documenti che stabiliscono che aveva creato più di 120 nuove divisioni, 60 nuovi campi di aviazione. Che già allora era arrivato ad avere 32000 carri armati contro i 3000 dei tedeschi; è in quel momento che hanno preteso i Balcani e abbiamo capito che era finita. (…) La vittoria degli altri è stata un disastro. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tutto quello che hanno portato è una falsa civiltà, la civiltà americana, purtroppo, la civiltà dei consumi, del piacere, si pensa solo ad andare a divertirsi, gioie passeggere; la vita di famiglia è stata annientata, la vita religiosa distrutta&lt;/span&gt;: tutto questo è molto demoralizzante. Un giovane si chiede: “Ma cosa si può fare? (…) Ma si può ancora sperare?”. Rispondo loro: in tutte le epoche nel mondo ci sono state grandi crisi e a volte quando non è stato fatto uno sforzo tutto è crollato, come ad esempio la caduta dell’Impero Romano; prima c’era stata quella della Grecia, prima quella dell’Egitto. Ma ci sono state anche grandi rinascite, come ad esempio l’Italia che ha vissuto la decomposizione e ora è più importante dell’Inghilterra; la Germania, che 50 anni fa non era altro che rovine, ora è un Paese fiorente. Significa che si può sempre ricreare. Diranno: “Ma non siamo numerosi”, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ma non è un numero a fare la forza dei popoli e dei grandi movimenti rivoluzionari, è la potenza dell’anima, è la gente con una grande volontà, un grande ideale che si vuole vedere trionfare&lt;/span&gt; (…). Ebbene è a questo che bisogna credere, credere che tutte le possibilità sono nell’uomo, che se i giovani le vogliono e lo vogliono, un giorno troveranno l’opportunità e un giorno nascerà l’uomo, perché tutto è una questione di uomini. È il grande uomo a raccogliere le aspirazioni di tutti e a farle vincere. E la sfortuna dell’Europa di oggi è che non c’è nessuno. Ai nostri tempi ce n’erano finché si voleva: c’era Hitler, c’era Mussolini, c’ero io in Belgio, c’era Franco, c’erano i polacchi, c’erano i turchi, tutti avevano un capo, era sorprendente; ora non ci sono più che larve politiche (…). Per 50 anni l’Europa sono stati incapaci di farla, dopo 50 anni sono ancora lì che dissertano di miserabili questioni finanziarie, questioni di salami e maiali, di polli; sono ancora lì. Così si vede che questa soluzione è falsa; la sola vera è quella che abbiamo avuto noi (…). Sul caminetto del mio esilio ho fatto incidere queste parole: “Un po’ di fuoco in un angolino del mondo e tutti i miracoli di grandezza restano possibili.” Tutto è possibile, ragazzo ragazza che mi ascolti, fede nella vita!”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;azionetradizionale.com&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-7830914998458515209?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/7830914998458515209/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=7830914998458515209' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/7830914998458515209'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/7830914998458515209'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/leon-degrelle-discorso.html' title='Leon Degrelle [Discorso]'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-272160031916078642</id><published>2009-06-08T00:01:00.000-07:00</published><updated>2009-06-08T00:02:49.474-07:00</updated><title type='text'>1919, Mussolini battezza i Fasci di combattimento</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; font-variant: small-caps;"&gt;Franco Tettamanti,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"&gt; &lt;em&gt;1919, Mussolini battezza i Fasci di combattimento&lt;/em&gt;, in «Corriere della Sera», 20 maggio 2009, &lt;em&gt;Corriere Lombardia&lt;/em&gt;, p. 8.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Una domenica come tante quella del 23 marzo del 1919. Una pioggerellina fastidiosa e un’animazione inconsueta in piazza San Sepolcro. Un viavai di persone dirette a Palazzo Castagni. Un centinaio, forse più, quelle che prendono posto nel salone messo a disposizione dall’Alleanza industriale e commerciale di Milano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;L’invito all’assemblea era stato ufficializzato dal Popolo d’Italia, giornale diretto da Benito Mussolini, con un articolo che annunciava: «Sarà creato l’antipartito, sorgeranno i Fasci di combattimento». Da tutta Italia erano arrivate non più di quattrocento adesioni. Il 21 marzo era stato siglato l’atto ufficiale di costituzione. Firmato da tre ex socialisti: Mussolini, che era stato esponente dell’ala rivoluzionaria del partito che a Milano era arrivato nel 1912 ed era stato nominato direttore dell’Avanti e da Ferrari e Ferradini. Due sindacalisti: Bianchi e Giampaoli e due arditi della Prima guerra, Vecchi e Meraviglia. Semplici le parole d’ordine: «Rivoluzione e Patria».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Nel salone di Palazzo Castagni l’adunata di ex combattenti, giovani, qualche operaio e qualche imprenditore, intellettuali, curiosi, poliziotti in borghese. I delegati una cinquantina o poco più e Milano non baderà troppo a quella domenica di primavera. Nell’aria e per le strade c’è il malcontento sociale, le difficoltà della smobilitazione, le proteste e gli scioperi, la disoccupazione e l’aumento preoccupante dei prezzi. Milano vive giorni difficili.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Alla fondazione dei Fasci di combattimento il Corriere della Sera dedicherà solo una ventina di righe. La sede del nuovo movimento (sino al 1921) sarà in via Paolo Da Cannobio, in una vecchia casa di ringhiera che sarà ribattezzata «il Covo» e che negli anni del regime sarà meta di quotidiani pellegrinaggi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Passerà meno di un mese da quella giornata e Milano vivrà i primi duri scontri di piazza culminati, il 15 aprile, con l’assalto alla sede del giornale socialista. Subirà giornate di violenza, di squadrismo, di tensione, di ferite difficili da rimarginare. Alla fine del 1919 i Fasci italiani di combattimento conteranno un migliaio di aderenti in Italia. Ma era solo un inizio, in una domenica come tante sotto una pioggia insistente e un viavai inconsueto in piazza San Sepolcro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;centrostudi rsi&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-272160031916078642?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/272160031916078642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=272160031916078642' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/272160031916078642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/272160031916078642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/1919-mussolini-battezza-i-fasci-di.html' title='1919, Mussolini battezza i Fasci di combattimento'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-2945178408755110320</id><published>2009-06-06T10:59:00.001-07:00</published><updated>2009-06-06T10:59:59.627-07:00</updated><title type='text'>«L’omicidio di Gentile? Fu un atto di guerra». Una sentenza riapre il caso.</title><content type='html'>&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; font-variant: small-caps;"&gt;Messina Dino&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"&gt;, &lt;em&gt;«L’omicidio di Gentile? Fu un atto di guerra». Una sentenza riapre il caso. E gli storici tornano a dividersi&lt;/em&gt;, in «Corriere della Sera», 10 maggio 2009, p. 35.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;a href="http://www.centrorsi.it/notizie/images/stories/FotoArticoli/gentile.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.centrorsi.it/notizie/images/stories/FotoArticoli/gentile.jpg" alt="Sample Image" height="137" width="100" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;L’attentato a Giovanni Gentile fu «un atto di guerra» e quindi è diffamatorio definire come «assassino vigliacco» Bruno Fanciullacci, il gappista che sparò al filosofo il 15 aprile 1944. Così la Corte d’appello di Firenze l’altro ieri ha ribaltato la sentenza di primo grado nella quale il senatore del Pdl Achille Totaro e il consigliere comunale Stefano Alessandri erano stati assolti dall’accusa di diffamazione. Ora dovranno risarcire la famiglia con la somma simbolica di un euro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;I fatti, come li ha riferiti un’attenta cronaca del «Corriere fiorentino», risalgono al gennaio 2000, quando Totaro, all’epoca consigliere comunale di Alleanza nazionale, durante un’accesa discussione a Palazzo Vecchio sull’organizzazione di un convegno dedicato al filosofo, si scagliò contro la figura di quel partigiano, leader del commando gappista, che si gettò da una finestra di Villa Triste dopo essere stato catturato e torturato dai fascisti. Fanciullacci venne onorato con una medaglia d’oro alla memoria. Memoria che sua sorella Giuseppina ha voluto difendere con un’azione legale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Questa vicenda giudiziaria, all’apparenza marginale, e la bagarre che si è svolta in tribunale dove l’esponente del Pdl è stato insultato da avversari di Rifondazione comunista, riaprono una ferita nella memoria nazionale e locale. Non a caso il capogruppo dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri ha citato Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa e annunciato un’inchiesta per individuare le responsabilità di chi non è stato in grado di garantire il sereno svolgimento del processo, i difensori di Totaro hanno detto che presenteranno ricorso in Cassazione e l’Anpi ha invece affermato che «la sentenza ha reso giustizia alla figura e alla memoria dell’eroe Bruno Fanciullacci».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Ma soprattutto è tra i biografi di Giovanni Gentile che si discute della definizione di «atto di guerra» per l’assassinio di un filosofo inerme che alle 13,30 del 15 aprile 1944 fu avvicinato da un commando di giovani in bicicletta mentre rientrava in automobile nell’abitazione di via Montaldo dopo aver finito il proprio lavoro nella sede dell’Accademia d’Italia. «Non fu un atto di guerra - puntualizza Sergio Romano, autore di una biografia uscita nel 1984 e ristampata nel 2004 da Rizzoli - ma un atto di guerra civile. Ed è inevitabile che durante le guerre civili tutte le azioni siano di parte. Quando alla prima uscita del libro mi chiesero se i partigiani che avevano ucciso Gentile potessero essere paragonati ai terroristi, dissi che il confronto non era proponibile perché Fanciullacci e i suoi compagni erano combattenti con alti ideali. Definire il partigiano che uccise Gentile un "assassino vigliacco" è sbagliato, tuttavia politicamente è comprensibile».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Contrario a una visione moralistica, ma favorevole a indagare sul quadro generale e i particolari dell’assassinio di Giovanni Gentile è Luciano Canfora, autore di un saggio inchiesta sulla fine del filosofo edito da Sellerio, La sentenza. «Innanzitutto - dice Canfora - il gruppo di fuoco era composto da quattro gappisti affiliati al Pci. L’attentato maturò in ambito comunista e venne condiviso anche da altre componenti del Cln, a parte gli azionisti fiorentini, molti dei quali erano stati allievi di Gentile. Tant’è che Enzo Enriques Agnoletti e Cesare Luporini del PdA il giorno dopo l’attentato andarono a casa di Gentile per presentare le proprie condoglianze alla famiglia. Benedetto, uno dei figli di Gentile, ha ipotizzato anche una pista inglese: l’ordine per uccidere il padre sarebbe venuto da Londra in ottemperanza alla direttiva di Churchill di eliminare il maggior numero possibile di gerarchi».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Perché venne scelto proprio Gentile, che nel discorso del Campidoglio del 24 giugno 1943, aveva invitato alla concordia nazionale, un intellettuale che come sottolineano molti studiosi, non contava più molto nel fascismo? Alessandro Campi, autore di Morte necessaria di un filosofo, edito dalla Asefi di Milano, non condivide tanto questa visione buonista del grande intellettuale fascista: «Gentile morì, e ne era altamente consapevole, proprio per la scelta che aveva fatto e per le idee che sosteneva. È vero che dopo il 1929, anno dei Patti lateranensi, non contava più molto, ma nell’autunno 1943 aderì alla Repubblica di Salò e divenne presidente dell’Accademia d’Italia, sostenendo sempre posizioni moderate. Per capire i motivi per cui Gentile fu scelto come obiettivo io indicherei il discorso del Campidoglio del 24 giugno 1943 in cui Gentile invitava all’unità nazionale, la risposta radiofonica di Palmiro Togliatti che di fatto lo indicava come un obiettivo e l’articolo di Concetto Marchesi rimaneggiato da Girolamo Li Causi in cui si parlava di sentenza di morte per il filosofo dell’attualismo».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Gentile, con la difesa dell’alleanza tra la Rsi e il Terzo Reich, era un chiaro obiettivo dei partigiani, e per le sue posizioni moderate era inviso anche agli estremisti repubblichini, tanto che si parlò di un infiltrato fascista nel commando gappista che lo uccise. Ipotesi poco credibile. Resta l’indignazione dell’opinione pubblica per quella morte. Francesco Perfetti, autore di Assassinio di un filosofo. &lt;em&gt;Anatomia di un omicidio politico &lt;/em&gt;(Le Lettere), ricorda «i dubbi che assalirono Indro Montanelli, quando prigioniero dei nazisti a Gallarate, apprendendo la notizia dell’assassinio di Gentile, si chiese se schierandosi con i partigiani si era messo dalla parte dei sicari. Anche Montanelli avrebbe meritato un processo per quest’opinione espressa tante volte?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;centro studi rsi&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-2945178408755110320?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/2945178408755110320/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=2945178408755110320' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/2945178408755110320'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/2945178408755110320'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/lomicidio-di-gentile-fu-un-atto-di.html' title='«L’omicidio di Gentile? Fu un atto di guerra». Una sentenza riapre il caso.'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-5482835074543830314</id><published>2009-06-06T05:19:00.000-07:00</published><updated>2009-06-06T05:21:21.978-07:00</updated><title type='text'>Roma 4 Giugno 1944…ma quale liberazione!</title><content type='html'>&lt;div style="border-style: none none solid; padding: 0cm 0cm 1pt;"&gt; &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Georgia','serif';"&gt;RICORDARE CHI SI E’  SACRIFICATO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: 'Georgia','serif';"&gt; PER L’ITALIA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="border: medium none ; margin: 0cm 0cm 0pt; padding: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il 4 giugno 1944 i  reparti della RSI difesero la Capitale fino  all’ultimo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt; &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bZp3ibkw3Mc/Sihj_FqpPsI/AAAAAAAAAG0/CwHELzt4tTE/s1600-h/fg42montecassino0mi.jpg" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/4.bp.blogspot.com');" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5343630893379043010" style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px; height: 184px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_bZp3ibkw3Mc/Sihj_FqpPsI/AAAAAAAAAG0/CwHELzt4tTE/s200/fg42montecassino0mi.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel clima assurdo di festa per la “liberazione” di Roma, nessuno si è ricordato degli Italiani in divisa, di coloro che combattevano, in quella primavera del 1944, sotto la bandiera tricolore. Infatti, nella corsa a “battere le mani”ai propri “liberatori”, gli amministratori della Repubblica Italiana si sono tenuti lontani dal ricordare le gesta di quei ragazzi che si schierarono contro i carri alleati per difendere Roma.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Sono noti i sacrifici e le epiche gesta del Gruppo di Combattimento “Barbarigo” della Decima MAS, delle SS italiane, dei Paracadutisti del Reggimento “Folgore”. Oggi, 4 giugno 2009, vogliamo ricordare anche i cecchini fascisti che – insieme ad unità di retroguardia germaniche – accolsero a fucilate i “liberatori” di Roma, costringendoli a combattere ancora per tre giorni.&lt;/p&gt; &lt;p style="border: medium none ; margin: 0cm 0cm 0pt; padding: 0cm;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bZp3ibkw3Mc/SihlL9vGKyI/AAAAAAAAAG8/6WU3Dim4eLQ/s1600-h/cr1944.jpg" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/4.bp.blogspot.com');" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5343632214100159266" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 156px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_bZp3ibkw3Mc/SihlL9vGKyI/AAAAAAAAAG8/6WU3Dim4eLQ/s200/cr1944.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Non solo riuscirono a ritardare di quasi 24 ore l’entrata dei reparti angloamericani nella Città Eterna, ma causarono pesanti perdite tra le unità del Gen. Clark la cui trionfale entrata nell’Urbe fu più amara del previsto.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Questi fatti, da sempre  nascosti da una certa &lt;em&gt;vulgata&lt;/em&gt;, saranno presentati in un prossimo lavoro di Pietro Cappellari, ricercatore della Fondazione RSI – Istituto Storico di Terranuova Barcciolini (AR), dal titolo &lt;em&gt;Lo sbarco di Nettunia e la battaglia per  Roma (22 gennaio – 4 giugno 1944)&lt;/em&gt;, edito da Herald Editore di  Roma.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;Uno studio rivoluzionario e sconvolgente che metterà definitivamente a tacere i “gendarmi della memoria”, smascherando il “mito dei liberatori” e dei loro tirapiedi. Di ieri e di oggi.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;http://fondazionersi-roma.blogspot.com/&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-5482835074543830314?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/5482835074543830314/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=5482835074543830314' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/5482835074543830314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/5482835074543830314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/roma-4-giugno-1944ma-quale-liberazione.html' title='Roma 4 Giugno 1944…ma quale liberazione!'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_bZp3ibkw3Mc/Sihj_FqpPsI/AAAAAAAAAG0/CwHELzt4tTE/s72-c/fg42montecassino0mi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-143366663971239851</id><published>2009-06-04T12:45:00.000-07:00</published><updated>2009-06-04T13:14:51.609-07:00</updated><title type='text'>La battaglia per Vilnius</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.ladestra.info/public/wordpress2/wp-content/uploads/2009/06/vilnus.jpg"&gt;&lt;img class="alignleft size-medium wp-image-4246" title="vilnus" src="http://www.ladestra.info/public/wordpress2/wp-content/uploads/2009/06/vilnus-300x214.jpg" alt="vilnus" height="214" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;Tratto da Controstoria.it ANTECEDENTI.&lt;br /&gt;La dissoluzione dell’Impero russo alla fine della prima guerra mondiale, portò alla nascita ed alla indipendenza di nuove nazioni come la Lituania e la Polonia. Proprio questi due paesi si contesero fin dalla loro costituzione il territorio di Vilnius ed i suoi dintorni. La città era sempre stata la capitale storica della Lituania, fin dai tempi dell’omonimo Granducato(1), ma la Polonia rivendicava da parte sua la presenza massiccia di polacchi nella regione e nella stessa città.&lt;br /&gt;Nel novembre del 1918, dopo il ritiro delle truppe tedesche da Vilnius, i bolscevichi entrarono nella città, ma furono subito dopo cacciati dagli stessi lituani. Nel 1919, in conseguenza dell’inizio della guerra russo-polacca, la maggior parte del territorio lituano fu nuovamente occupata dall’Armata Rossa, che riuscì a sconfiggere le unità di autodifesa polacche e lituane. La successiva controffensiva polacca ricacciò nuovamente i bolscevichi, ma nello stesso tempo portò il lituani ad allearsi proprio con Mosca, per riottenere il territorio di Vilnius. Infatti con il trattato di pace tra la Lituania e la Russia sovietica firmato il 12 luglio 1920 (Pace di Mosca), il territorio di Vilnius tornò ufficialmente alla Lituania.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I polacchi naturalmente si opposero fermamente a questo nuovo arbitrato, tuttavia grazie all’intervento della Società delle Nazioni, il 7 ottobre 1920, venne firmato il trattato di Suvalkai, con il quale il territorio di Vilnius rimase alla Lituania. Malgrado il trattato, i contrasti continuarono: solo due giorni dopo la sua firma, il generale polacco Lucjan Zeligowski, autorizzato dal maresciallo Jozef Pilsudski, organizzò una ribellione nei territori contesi e guidò forze polacche in Lituania, occupando Vilnius. La capitale della Lituania venne spostata temporaneamente a Kaunas.La nuova controffensiva lituana venne bloccata dalla Società delle Nazioni, desiderosa di risolvere la situazione con mezzi diplomatici. Il 20 febbraio 1922 l’assemblea regionale di Vilnius votò per l’annessione alla Polonia. Successivamente anche la conferenza degli Ambasciatori riconobbe i confini esistenti nel 1923, lasciando Vilnius alla Polonia, con grande disappunto dei lituani.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Negli anni successivi la tensione tra i due paesi continuò, con i lituani che non intendevano rinunciare alla loro capitale ed i polacchi che insistevano che la città era abitata prevalentemente da loro connazionali. Intanto in Lituania, dopo una serie di governi conservatori, il 17 dicembre 1926, si verificò un colpo di stato organizzato dai militari, che portò al potere il partito più conservatore, l’Unione Nazionale Lituana. Nel maggio 1927 fu eletto presidente Antanas Smetona, con Augustinas Voldemaras, leader del movimento di estrema destra ‘lupi d’acciaio’, come primo ministro. Voldemaras fu rimosso dal suo incarico nel settembre del ‘29. Il suo movimento fu dichiarato illegale nel 1930, ma continuò la sua attività in segreto. Nel 1934 i suoi membri tentarono un colpo di stato contro Smetona, ma invano: Voldemaras fu arrestato e rilasciato solo nel 1938. I suoi seguaci, collaborarono attivamente negli anni successivi con le forze di occupazione tedesca.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’INCIDENTE DI TRASNINKAI.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’11 marzo 1938 si verificò un incidente di frontiera nei pressi del villaggio di Trasninkai, che vide coinvolte unità della polizia di frontiera lituana e la guardia di frontiera polacca. Un soldato polacco rimase ucciso nell’incidente. La radio ed i giornali polacchi fomentarono i sentimenti anti-lituani nel paese. Il 13 marzo, il governo polacco emise un comunicato ufficiale accusando la Lituania di aperta provocazione. La Lituania, attraverso il suo Presidente Smetona, propose una commissione bilaterale per investigare sull’incidente, ma i polacchi rifiutarono la proposta chiedendo ai lituani di rinunciare definitivamente alle loro richieste su Vilnius. Alla fine, tra i due paesi venne firmato un accordo, dove vennero regolati i rapporti sulle frontiere, sulle linee dei trasporti, le comunicazioni postali, ecc.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nelle elezioni del 1938, il partito nazionalsocialista lituano, ideologicamente vicino a quello tedesco, ottenne la maggioranza. Come primo atto negoziò il ritorno di Memel (Klaipeda) alla Germania. Nel marzo del 1939, Memel ed il suo territorio ritornarono ufficialmente alla Germania. Il 23 agosto 1939, Germania e Unione Sovietica firmarono il patto di non aggressione, con un protocollo segreto che stabiliva le sfere di influenza dei due paesi nel Baltico: la Lettonia, l’Estonia, la Polonia orientale e la Finlandia, rientravano nella sfera d’influenza sovietica, la Lituania e la Polonia occidentale in quella tedesca.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La notizia del patto Ribbentrop-Molotov fu accolta con stupore dai lituani. Il 1° settembre 1939 i tedeschi invasero la Polonia. Due giorni dopo, il Ministro degli esteri tedesco Ribbentrop incontrò il Presidente Smetona. Durante l’incontro Ribbentrop fece un’offerta ai lituani: se si fossero alleati con la Germania nell’attacco contro la Polonia, i lituani avrebbero riottenuto la regione di Vilnius e di Suvalkai.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per assistere l’esercito lituano nella riconquista di questi territori, reparti tedeschi sarebbero stati messi a disposizione dell’Alto Comando lituano. Il Presidente Smetona si mostrò naturalmente interessato, ma chiese tempo per prendere una decisione e per consultare i suoi ministri. Il dibattito durò alcuni giorni e mentre il governo decideva sul da farsi, in tutto il paese furono organizzate manifestazioni inneggianti all’alleanza con la Germania. Tuttavia l’impasse continuò, malgrado la consapevolezza che se i sovietici avessero invaso la Polonia da oriente, le speranze di riottenere Vilnius potevano essere abbandonate.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’INVASIONE LITUANA DELLA POLONIA.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;All’alba del 17 settembre 1939, nei pressi del villaggio di Klėriškės, i soldati lituani agli ordini del tenente Artūras Januševičius erano a guardia della locale stazione di frontiera, situata a circa 500 metri dal villaggio. Verso le tre, iniziarono ad udire rumori di truppe in avvicinamento, per cui la polizia di frontiera venne allertata. Si trattava di soldati polacchi che stavano tentando di attraversare la frontiera con la Lituania per sfuggire ai tedeschi. Il loro gesto fu però visto come una vera e propria invasione, per cui, all’intimazione dell’alt da parte delle guardie lituane ne scaturì uno scontro a fuoco, la cui dinamica ancora oggi rimane un mistero, che fece registrare la morte di alcuni soldati polacchi. In base a quali fonti vengono infatti consultate, si passa dall’uccisione accidentale di alcuni soldati polacchi al massacro deliberato di soldati polacchi da parte dei lituani.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alle otto del 17 settembre la notizia si diffuse in tutto il paese. Furono quindi inscenate manifestazioni nelle principali città lituane per protestare contro la nuova ‘provocazione’ polacca, chiedendo all’esercito di marciare su Vilnius. La notizia giunse anche in Germania e Ribbentrop si affrettò ad inviare un telegramma a Smetona per manifestare la sua solidarietà al popolo lituano. Il Presidente lituano inviò a sua volta un telegramma a Ribbentrop, dichiarando che la Lituania era al fianco della Germania sulla questione polacca. Partì subito dopo un ultimatum al governo polacco attraverso l’ambasciata a Kaunas, in cui si richiedeva il ritorno di tutti i territori polacchi sottratti ai lituani nel 1920, altrimenti sarebbero stati ripresi con la forza con l’aiuto delle forze armate tedesche. Non ricevendo alcuna risposta, Smetona ordinò l’invasione per il giorno dopo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;LE FORZE IN CAMPO.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il 19 settembre, il Comandante in capo delle forze armate lituane, il Generale Stasys Raštikis, impegnò per la riconquista di Vilnius, tre divisioni di fanteria, una brigata di cavalleria ed un gruppo corazzato(2). Il piano di attacco era il seguente: a nord, la 2a Divisione di Fanteria (Generale Stasys Pundzevičius) e la Brigata di Cavalleria (Brigadiere Kazys Tallat-Kelpsa), dovevano muovere da Širvintos e marciare verso Vilnius.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A sud, la 1a Divisione di Fanteria (Generale Vincas Vitkauskas) ed il Gruppo corazzato (Col. Babickas), ai quali si unirono successivamente anche elementi del Gruppo tedesco Brandt (Generalmajor Georg Brandt), dovevano invece marciare su Vilnius da sud. La forza aerea lituana (comprendente caccia Gloster Gladiator MK I, Dewoitine D-501L e Fiat CR.20) e la Luftwaffe (Stukas e Me Bf-109s) fornirono appoggio alle forze terrestri, attaccando le difese polacche ed i reparti nemici. Su richiesta esplicita del governo lituano, la Luftwaffe non bombardò Vilnius. La 3a Divisione di Fanteria (Generale Zenonas Gerulaitis) rimase a guardia del confine meridionale con la Polonia di fronte alla regione di Suvalki.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;LA GUARNIGIONE DI VILNIUS.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La città di Wilno (Vilnius in polacco) prima del settembre del ‘39, era difesa da un discreto numero di reparti polacchi, reparti che furono via via trasferiti in altre zone del fronte maggiormente minacciate, lasciando nella città solo 14.000 tra soldati e volontari della milizia, dei quali solo 6.500 armati. Poco prima che i lituani invadessero il territorio di Vilnius, le forze polacche furono organizzate in circa dieci battaglioni di fanteria, con una quindicina di pezzi di artiglieria leggeri e 5 pezzi antiaerei. Come altre armi pesanti c’erano solo una quarantina di mitragliatrici.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’INIZIO DELL’INVASIONE.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alle 7.40 del 19 settembre, proprio mentre i sovietici si stavano preparando ad attaccare Vilnius, le forze lituane attraversarono al frontiera con la Polonia. I soldati polacchi furono colti di sorpresa e non ci furono scontri di rilievo. Molti furono i prigionieri. Verso le dieci del mattino, l’Alto Comando lituano riportò la perdita di 5 soldati e 31 feriti, principalmente a causa del fuoco dell’artiglieria e dei cecchini polacchi. Alle 11.00, Hitler espresse il suo appoggio al governo lituano, mentre Ribbentrop immediatamente promise di inviare elementi del Gruppe Brandt, l’unità responsabile di coprire il fianco sinistro del Gruppo Armate Nord, ed il I./Pz.Rgt.10, in appoggio alle forze lituane.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Malgrado le pressioni di Hitler e Smetona, Stalin non rispettò i patti, ordinando al generale Kovalyov, comandante del Fronte bielorusso, di conquistare Vilnius. A causa di problemi logistici e soprattutto a causa della sopravvalutazione delle difese polacche, i sovietici giunsero in prossimità della città solo nella giornata del 20. L’avanzata dei lituani fu invece rapida e già nella tarda serata del 19 erano state taglate tutte le linee dei rifornimenti dei polacchi. Dopo aver tentato invano di contrattaccare le forze tedesche e lituane, i polacchi furono costretti a ritirarsi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nello stesso tempo, la marcia dei reparti sovietici continuò ad essere ostacolata dall’azione dei volontari lituani, tramite l’ostruzione di strade e la distruzione dei ponti. In alcuni villaggi i sovietici restarono bloccati per ore. Tutto questo giocò a vantaggio dei lituani. Il 20 settembre, intorno alle 13.00, il comandante della guarnigione polacca di Vilnius, Colonello Okulicz-Kozaryn, venne informato circa l’avvicinarsi delle forze tedesco-lituane da sud e da nord e forze corazzate sovietiche da est. Considerato che una ritirata fosse ormai impossibile, il Colonello ordinò ai suoi uomini di difendere la città fino all’ultimo, inviando i suoi reparti con maggiore esperienza contro i sovietici.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Come era prevedibile, non mancarono incidenti tra sovietici e lituani: uno scontro a fuoco si verificò nel villaggio di Nowosiółki, quando i sovietici attraversarono il fiume per tentare di attaccare la città da nord e contemporaneamente i lituani stavano tentando di tagliare la ritirata ai reparti polacchi. I sovietici aprirono il fuoco contro i lituani senza pensarci due volte, costringendoli a ritirarsi verso Fabjaniszki. La 1a divisione ordinò ai carri ed all’artiglieria anticarro di prendere posizione intorno allo stesso villaggio di Fabjaniszki per fermare i sovietici ed attaccare a sud del villaggio di Snipiszki.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Un altro incidente si verificò a Krapiwnica, quando i reparti di cavalleria lituana in avvicinamento alla città da sud, si scontrarono con i carri sovietici e costretti a ritirarsi dopo aver subito gravi perdite. Solo dopo l’intervento del gruppo corazzato tedesco i sovietici ripiegarono. Mentre si verificavano tutta questa serie di incidenti sul campo di battaglia, le proteste ‘diplomatiche’ di Lituania e Germania continuarono fino a quando Stalin si convinse a rispettare i patti sottoscritti e a riconoscere il dirittto dei lituani a riottenere Vilnius. Questo però non impedì alle forze sovietiche di attaccare per prime Vilnius, venendo però respinte.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Anche il primo attacco delle forze lituane alla città, in quello stesso 20 settembre, venne respinto dai polacchi. Intervenne subito dopo il Gruppo corazzato tedesco, completando l’accerchiamento della città. I sovietici da parte loro, avevano preso il controllo dell’aereoporto e conquistato il cimitero di Rasos.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Al mattino del 21 settembre, dopo un ennessimo attacco le forze tedesche e lituane riuscirono a conquistare gran parte della città: i difensori polacchi tentarono di opporsi con tutti i mezzi a loro disposizione fino all’ultimo. 212 soldati polacchi insieme al loro comandante, il Colonello Okulicz-Kozaryn, si arresero alla fine alle forze lituane. Il 23 settembre, venne firmato l’atto ufficiale di capitolazione di fronte al comandante in capo delle forze lituane, il Generale Stasys Raštikis ed al comandante della 1a divisione lituana, il Generale Vincas Vitkauskas. Il Colonello polacco chiese di poter restare in Lituania, piuttosto che essere trasferito in Russia o in Germania.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il 6 ottobre, il governo ed il Parlamento lituano iniziarono a trasferirsi da Kaunas a Vilnius. Hitler, soddisfatto della partecipazione militare lituana alla campagna polacca, mantenne la sua parola ed autorizzò l’annessione lituana della regione di Vilnius e della regione di Suvalkai. L’annessione di queste due regioni venne confermata dal Parlamento lituano con la risoluzione del 15 ottobre 1939.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Malgrado il successo militare, ottenuto con il decisivo appoggio dei tedeschi, l’esercito lituano si dimostrò completamente inadatto alla guerra moderna e soprattutto ad operazioni militari su vasta scala. Le perdite lituane ufficiali per la riconquista di Vilnius, furono di 81 morti e 348 feriti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;NOTE.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;(1) Il Granducato di Lituania fu uno stato dell’Europa orientale, costituito tra i secoli XII e XVIII, creato dai lituani pagani del Baltico durante la seconda metà del XII secolo. Nel periodo di massima espansione, nel XV secolo, giunse a comprendere gli attuali paesi della Lituania, Bielorussia, Ucraina, Transnistria e parti della Polonia e della Russia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;(2) Il Gruppo corazzato lituano (Šarvuočių rinktinė) comprendeva una unità di comando, tre compagnie carri ed una autoblindo. La prima compagnia carri era equipaggiata con 12 Renault FT-17, la seconda e la terza con 16 Vickers M1933 ciascuna. La compagnia autoblindo era equipaggiata con 6 Landsverk L-181.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-143366663971239851?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/143366663971239851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=143366663971239851' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/143366663971239851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/143366663971239851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/06/la-battaglia-per-vilnius.html' title='La battaglia per Vilnius'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-2558001888882731362</id><published>2009-05-30T14:14:00.000-07:00</published><updated>2009-05-30T14:15:30.380-07:00</updated><title type='text'>La figlia del duce malata d’amore per un partigiano</title><content type='html'>&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; font-variant: small-caps;"&gt;Dino Messina, &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"&gt;La figlia del duce malata d’amore per un partigiano, La passione travolgente tra Edda e il comunista Leonida Buongiorno&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"&gt;, in «Corriere della Sera», 27 marzo 2009, p. 45.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;a href="http://www.centrorsi.it/notizie/images/stories/FotoArticoli/eddaa.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.centrorsi.it/notizie/images/stories/FotoArticoli/eddaa.jpg" alt="Sample Image" height="156" width="100" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;«Conobbi Ellenica una sera. Al termine di una violenta dimostrazione per le vie del paese, in cui avevo potuto calmare gli animi con poche e semplici parole. Mi apparve come una rondine ferita dalle ali infrante». Lei, invece, rimase affascinata da tanta forza e bellezza, in cuor suo lo chiamò subito Baiardo, il focoso cavallo dell’&lt;em&gt;Orlando furioso&lt;/em&gt; e dopo qualche giorno gli scrisse: «Caro amico, se i vostri impegni politici e i vostri svaghi della domenica ve ne danno la possibilità, vorrete essere così cortese di venirmi a fare una visitina?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Non è un romanzo, ma una storia d’amore vera, una passione struggente tra due persone che non ti saresti mai aspettato di vedere insieme: Edda Ciano (Ellenica), figlia del Duce al confino nell’isola di Lipari dal settembre 1945 al giugno dell’anno successivo, e Leonida Bongiorno (nel lessico della corrispondenza amorosa, Baiardo, o Lecret dal nome del generale che combatté per la liberazione di Cuba nel 1898), capo dei comunisti liparoti, figlio dell’antifascista Eduardu, che ricalcando le carte nautiche ottenute da un amico aveva reso possibile nel 1929 la fuga degli antifascisti Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Fausto Nitti. Il padre di Leonida-Baiardo era uno di quegli uomini tutto d’un pezzo, primo trombone nella banda del paese che riponeva lo strumento quando bisognava intonare «Giovinezza». Un socialista da sempre che teneva a un suo orgoglio anticonformista: quando gli americani gli chiesero di fare i nomi dei fascisti locali per vendicarsi, lui declinò l’invito. La soddisfazione se l’era presa da solo, tenendo la schiena dritta. Così il figlio, laureato in economia a Bologna, arruolato come tenente degli alpini, una rarità per un isolano, partigiano in Francia con il nome falso di Paul Zanetti dopo essere fuggito dalla prigionia dei nazisti. Un uomo intelligente ed energico che non aveva esitato a prendersi cura della «rondine dalle ali infrante», anche se era la figlia del Duce.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;A raccontarci questa storia, dopo una tenace ricerca dei documenti - le lettere di Edda, il memoriale e i commenti di Leonida - è Marcello Sorgi, ex direttore della Stampa, nel libro Edda Ciano e il comunista. L’inconfessabile passione della figlia del Duce (in uscita da Rizzoli il 1° aprile, pagine 150, 18). Sorgi aveva anticipato la notizia sulle pagine culturali del quotidiano torinese il 1° ottobre dell’anno scorso. Il racconto si basava sulla lettura delle trascrizioni delle lettere, a volte in francese o in inglese, che, come in un romanzo di Alexandre Dumas, erano sepolte in un vecchio armadio nella casa di Edoardo, il figlio di Leonida, assieme a ciocche di capelli, biglietti, fotografie, annotazioni. Un materiale che Sorgi ha potuto esaminare per primo e ha elaborato in un racconto romantico e avvincente pur rispettando la verità fattuale. L’autore si è avvalso a tal fine della consulenza storica di Giovanni Sabbatucci.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;I primi contatti fra Edda e Leonida sono interessati ma cauti. Lei, dopo essere stata scaricata in una stamberga nel centro dell’isola dal commissario Polito, lo stesso che aveva preso in consegna Benito Mussolini dopo il 25 luglio 1943, chiede al nuovo amico se può andare ad abitare nella casa di famiglia del Timparozzo, ribattezzata da Edda la «Petite Malmaison», secondo il nome che Josephine de Beauharnais aveva dato alla sua dimora dopo essere stata abbandonata da Napoleone. Leonida, con l’approvazione del padre, acconsente, e una notte di primavera, sulla terrazza di quella casa incantevole, avviene l’incontro d’amore. Lui la prende appoggiato al muro accarezzandole le gambe, secondo Edda la parte più bella del suo corpo di trentacinquenne. Il coetaneo Leonida-Baiardo si innamora, Edda-Ellenica sulle prime non si lascia andare: Ellenica partecipa al gioco erotico, scandalizza tutti esibendo sulle spiagge di Lipari e Vulcano un audace due pezzi, ma Edda è guardinga, ancora ferita dalla tragedia famigliare. Quando lui si dichiara, «voi per me potreste essere la donna ideale», quasi lo irride: «È possibile che io lo sia per tutti gli uomini?». Lui la ama e la teme, si sente un Ulisse con la sua Circe e le recita a memoria il passo dell’Odissea in cui la maga indica all’eroe omerico due rotte impossibili per far ritorno a Itaca. Lei gli risponde con i versi di Byron: «When we two parted...», «quando noi ci dividemmo, in silenzio e lacrime, i nostri cuori si spaccarono a metà». La passione cresce e con l’amore la confidenza. Edda, al confino con l’accusa di aver spinto il padre a entrare in guerra, scrive un memoriale, probabilmente aiutata da Leonida, negando ogni responsabilità pubblica: «Nel partito non ebbi mai nessun incarico... Come moglie del ministro degli Esteri non potevo che seguire le direttive che mi venivano date». Più che per questo memoriale, ma grazie all’amnistia Togliatti, a fine giugno 1946, arriva la comunicazione della libertà anticipata. In una cronaca maliziosa, un corrispondente del Corriere della Sera scrive che «l’elegante signora» pare poco interessata a lasciare l’isola, anche perché «non ha disdegnato l’assidua compagnia di un aitante giovane del luogo, il sig. Leonida Bongiorno». Edda, in realtà, ha interesse a ritornare a Roma, per riabbracciare i figli. Con sé porterà un ricordo: il suo ritratto nudo eseguito a matita dal bel Leonida. Comincia così la seconda parte della corrispondenza: lei lo vezzeggia, «caro amico e fidanzato», «Baiardo mi manca molto», abbandona i toni ironici degli inizi quando lo chiamava «adorabile allievo di sieur Palmiro». Ma aumentano i silenzi di Leonida, che intanto ha incontrato Angela, la futura moglie, detta la «Chevelue» per via della folta chioma.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Ellenica e Baiardo si rivedono, il primo incontro in un hotel di Messina dove lei si presenta con una carta d’identità falsa. Poi il nuovo distacco. E la sempre più appassionata e dolorosa corrispondenza. Edda si lascia andare a confidenze: «Perché è toccato a me scegliere tra le due persone più care?», alludendo al marito giustiziato e al padre cui non aveva perdonato di non essere intervenuto. Alla fine il grido: «Venite dunque con me. Non abbandonate questa felicità che gli Dei vi offrono». Siamo alla fine. Le risposte di Leonida si faranno sempre più rare, sposerà Angela. «Ellenica» e «Baiardo» si ritroveranno sessantenni nel 1971, ancora a Lipari, davanti a una parete su cui lui aveva fatto incidere i versi omerici con le parole di Circe: «Tu da solo col tuo cuore consigliati: io ti dirò le due rotte». La passione non si era mai spenta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;CENTRO STUDI RSI&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-2558001888882731362?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/2558001888882731362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=2558001888882731362' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/2558001888882731362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/2558001888882731362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/05/la-figlia-del-duce-malata-damore-per-un.html' title='La figlia del duce malata d’amore per un partigiano'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-1611922321150375345</id><published>2009-05-30T03:39:00.000-07:00</published><updated>2009-05-30T03:41:14.613-07:00</updated><title type='text'>Nazisti in Italia, commissione sotto tiro. Critiche al gruppo misto</title><content type='html'>&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; font-variant: small-caps;"&gt;Carioti Antonio&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"&gt;, &lt;em&gt;Nazisti in Italia, commissione sotto tiro. Critiche al gruppo misto. Gustavo Corni: studiosi tedeschi più qualificati dei nostri&lt;/em&gt;, in «Corriere della Sera», 3 aprile 2009, p. 49.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"&gt; &lt;a href="http://www.centrorsi.it/notizie/images/stories/FotoArticoli/badoglio.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.centrorsi.it/notizie/images/stories/FotoArticoli/badoglio.jpg" alt="Sample Image" height="121" width="100" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://www.centrorsi.it/notizie/images/stories/FotoArticoli/kesseling.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.centrorsi.it/notizie/images/stories/FotoArticoli/kesseling.jpg" alt="Sample Image" height="131" width="100" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Piovono critiche sulla commissione di storici istituita dai governi di Roma e Berlino «con il mandato di un approfondimento comune sul passato di guerra italo-tedesco e in particolare sugli internati militari italiani, come contributo alla costruzione di una comune cultura della memoria». L’organismo, che si è insediato il 28 marzo presso il centro culturale di Villa Vigoni a Menaggio, sul lago di Como, comprende cinque membri italiani e cinque tedeschi. Sia i suoi scopi sia la sua composizione hanno suscitato perplessità.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Tutto nasce da un sentenza della Cassazione che, nello scorso ottobre, ha accolto la richiesta di risarcimento rivolta alla Germania da parenti delle vittime della strage nazista di Civitella (Arezzo). A ciò si aggiungono le rivendicazioni degli ex internati militari (Imi), soldati e ufficiali dell’esercito italiano catturati dalla Wehrmacht dopo l’8 settembre 1943, ai quali non fu riconosciuto lo status di prigionieri di guerra: persone sempre escluse dalle varie forme d’indennizzo accordate dal governo tedesco alle vittime del Terzo Reich.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Contro il verdetto della Cassazione le autorità di Berlino rivendicano un principio d’immunità per il quale nessuno Stato può essere chiamato a rispondere per i suoi atti sovrani da tribunali stranieri. In caso contrario, notano i tedeschi, ogni governo del mondo potrebbe essere subissato da richieste di risarcimento avanzate da chi ha subito atrocità ad opera delle sue truppe in tempo di guerra. Quindi la Germania ha presentato un ricorso alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja, chiedendo l’appoggio dell’Italia. E al vertice bilaterale di Trieste, il 18 novembre, i due ministri degli Esteri, Franco Frattini e Frank-Walter Steinmeier, hanno emesso una dichiarazione da cui risulta che «l’Italia rispetta la decisione tedesca» di fare ricorso all’Aja. Al tempo stesso, hanno deciso di istituire la commissione con i compiti di cui si è detto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Una soluzione che non convince Enzo Collotti, uno dei massimi esperti italiani di storia tedesca: «Che scopo ha questo organismo? Le questioni giuridiche, com’è ovvio, esulano dalle sue competenze. E l’esplorazione dei temi storici spetta agli studi e ai convegni, non è materia per una commissione ufficiale. Temo che ne verrà fuori una visione più equilibrista che equilibrata: nella sostanza è un modo elegante per schivare un problema spinoso. Inoltre la debolezza della rappresentanza italiana, rispetto a quella tedesca, mi sembra un sintomo di scarsa convinzione».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Qui emerge un altro genere di dubbi. Si osserva che i membri tedeschi della commissione (Wolfgang Schieder, Lutz Klinkhammer, Gabriele Hammermann, Thomas Schlemmer, Hans Woller) sono nomi noti nella comunità scientifica, autori di opere importanti sui rapporti tra Italia e Germania in guerra. Non tutti i rappresentanti italiani, sostiene lo studioso del Terzo Reich Gustavo Corni, vantano titoli analoghi: «Quando un collega tedesco mi ha mostrato l’elenco, sono rimasto perplesso. Ne conoscevo solo tre: gli storici Paolo Pezzino e Carlo Gentile, che si sono occupati di stragi naziste, e il professor Aldo Venturelli, un valido studioso di letteratura tedesca, non di storia, ex direttore di Villa Vigoni. Gli altri due mi erano ignoti. Poi ho appreso che Mariano Gabriele, copresidente della commissione insieme a Schieder (figura accademica di grande rilievo in Germania), è uno specialista di storia navale, autore di saggi sulla marina militare italiana. Mentre Valeria Silvestri è una giovane studiosa di Diritto internazionale, che ha dedicato la sua tesi di laurea al tema degli internati militari. Salta agli occhi lo squilibrio rispetto ai membri tedeschi. Questa iniziativa era una buona occasione per dissipare le incomprensioni tra i due Paesi, ma l’Italia l’ha sprecata, dimostrando ancora una volta di non saper fare politica estera».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Il copresidente della commissione, Mariano Gabriele, nega l’addebito: «Tutti abbiamo studiato i rapporti italo-tedeschi e i nostri profili, pubblicati nel sito web di Villa Vigoni, lo dimostrano. Inoltre non abbiamo il compito di produrre ricostruzioni specialistiche dei fatti, gia ampiamente esplorati. Dobbiamo invece ragionare sui diversi punti di vista delle due nazioni, per superare i pregiudizi reciproci e costruire una memoria condivisa».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Nello stesso senso va la replica raccolta dal &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt; presso la Farnesina. Si ricorda che Venturelli ha una lunga esperienza di mediazione culturale tra Italia e Germania, mentre Valeria Silvestri ha prodotto una tesi molto apprezzata su un argomento poco trattato dalla nostra storiografia accademica. Si aggiunge poi che i membri italiani sono stati designati dal ministro anche sulla base delle indicazioni fornite dalle associazioni degli ex internati, che era giusto coinvolgere in un caso del genere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;La circostanza è confermata da Enzo Orlanducci, segretario dell’Associazione reduci dalla prigionia (Anrp), che però avanza forti riserve su tutta l’operazione: «Ci è stata chiesta una rosa di nomi e ne abbiamo elencati alcuni, tra cui Valeria Silvestri. Riteniamo utile il lavoro della commissione, ma disapproviamo il modo in cui Frattini è parso avallare la posizione tedesca sugli indennizzi. Non vorremmo che la ricerca della memoria comune servisse da cortina fumogena per coprire l’ingiustizia subita dagli internati militari italiani».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;centrostudi r.s.i.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-1611922321150375345?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/1611922321150375345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=1611922321150375345' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/1611922321150375345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/1611922321150375345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/05/nazisti-in-italia-commissione-sotto.html' title='Nazisti in Italia, commissione sotto tiro. Critiche al gruppo misto'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-4056085679971791863</id><published>2009-05-28T13:55:00.000-07:00</published><updated>2009-05-28T13:57:52.557-07:00</updated><title type='text'>Il nuovo volto del Duce a Salò. Non fu solo ostaggio ma complice di Hitler</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:85%;" &gt;&lt;span style="font-variant: small-caps;font-family:Verdana;" &gt;Simonetta Fiori, &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;Il nuovo volto del Duce a Salò. Non fu solo ostaggio ma complice di Hitler, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;in &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;La Repubblica&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;»&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;, 25 aprile 2009, p. 43.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:85%;" &gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;Nella memorialistica ma anche nella storiografia più seria ha attecchito per anni la leggenda del gesto sacrificale di Mussolini nel dare vita alla Repubblica di Salò, il 23 settembre del 1943. Lo si ritrae smarrito e fisicamente depresso, mentre al cospetto di un Führer inferocito cede al crudele ricatto tedesco - "o accetti di formare un governo fascista o sarà spietata la nostra vendetta". Tesi resa più enfatica e celebrativa nelle testimonianze littorie, ma in parte accolta da storici rigorosi e non certo indulgenti nei confronti della Repubblica di Salò come Pierre Milzae Renzo De Felice. Se alle fonti di parte italiana si affiancano le testimonianze tedesche, finora inedite o poco conosciute, la figura di Mussolini acquista forza e risolutezza nel costruire un regime dal volto ferrigno e vendicativo, da cui pensava velleitariamente di trarre molti vantaggi. Non più ostaggio di Hitler o spaesato condottiero di Salò: gli archivi di Berlino, Coblenza, Friburgo e Monaco disegnano un politico combattivo, collaborativo fin dal primo istante, consapevole di essere soltanto uno strumento al servizio della grande macchina tedesca, ma non per questo più cauto nell’azione. Non dunque "scudo" per il suo paese - approfondisce una nuova e interessante ricerca di Monica Fioravanzo - ma al contrario mero paravento istituzionale della volontà nazista ( Mussolini e Hitler, La Repubblica sociale sotto il Terzo Reich, Donzelli, pagg. 216, euro 16, in libreria il 30 aprile). La "saggina" di Donzelli affronta un nodo irrisolto d’un paese che ancora fatica a fare i conti con l’esperienza della Rsi. Nonostante i libri fondamentali di Enzo Collotti e Frederick William Deakin, nonostante la preziosa bibliografia di Giorgio Bocca e nell’ultimo ventennio di Luigi Ganapini, Lutz Klinkhammer, Michele Sarfatti e molti altri, la memoria di Salò è come avvolta in una nebbia che ne confonde i tratti essenziali, celebrata dai suoi eredi nostalgici - è accaduto ieri a Roma con i manifesti inneggianti alle sue formazioni - e anche inopinatamente rivalutata nel discorso pubblico grazie a importanti cariche , quali il ministro della Difesa Ignazio La Russa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:'Times New Roman';font-size:85%;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;"Regime languente e ferito", lo definisce una recente proposta di legge promossa da parlamentari del Partito della Libertà, che chiede l’istituzione di un’onorificenza sia peri partigiani che per i combattenti di Mussolini, con motivazioni a ricalco della propaganda di Salò. Proposta di legge che raccoglie i favori anche del sindaco Gianni Alemanno e dalla sua parte politica nel consiglio comunale romano. Che cosa abbia rappresentato quel "regime languente e ferito" nella storia italiana viene ricordato ora dal saggio della Fioravanzo, che indaga il nodo fondamentale delle origini della Rsi, rovesciando la tesi del presunto sacrificio di Mussolini. Alla dolente testimonianza raccolta da Carlo Silvestri del duce "implorante e umiliato" al cospetto del Führer - principale fonte di cui si nutre la "tesi sacrificale", documento dimostrato nella sua sostanziale infondatezza - la studiosa contrappone alcune carte tedesche, finora sconosciute nella versione integrale, che raccontano nel dettaglio quel primo incontro a Rastenburg, il 14 settembre del 1943, tra il capo del Terzo Reich e il duce italiano appena liberato dal Gran Sasso. Il telegramma scritto dallo staff personale di Heinrich Himmler e la Relazione sul trasferimento del duce al quartier generale del Führer accreditano un Mussolini lucido e fattivo, che si mette subito al lavoro, "in una condizione fisica e spirituale eccellente", come annota Goebbels nel suo diario. La ricostruzione suggerita da Fioravanzo ritrae un politico determinato, che caparbiamente sceglie di "tornare al combattimento", persuaso dell’invincibilità della Germania. Una scelta velleitaria e irresponsabile che avrà il solo effetto di fortificare l’occupazione di Hitler in Italia. Fin dagli esordi, quella che dal primo dicembre 1943 avrebbe assunto ufficialmente il nome di "Repubblica Sociale Italiana" mostrò una sovranità limitata e un potere del tutto fittizio. "L’alleato occupato", è la felice sintesi suggerita da Lutz Klinkhammer. I documenti tedeschi raccolti in Mussolinie Hitler mostrano il lucido disegno del Füher di usare il suo vassallo al fine di sfruttarne le risorse, amministrative e industriali. Tra i documenti meno noti, figura una missiva riservata spedita dal ministro Albert Speer a Hitler nel settembre del 1944, dalla quale si ricava che tra le poche "aree produttive" per il Reich restano in Italia "la zona a Sud delle Alpi" e "le terre ad Est di Trieste". Di questa "rapina" Mussolini e il suo entourage sono perfettamente consapevoli. Ma sarebbe sbagliato - insiste il saggio - ricavarne l’immagine di un duce vittima inerme di una Führung nazista prepotente e prevaricatrice. «Il gioco era chiaro fin dall’inizio, e Mussolini accettò di svolgere una parte in una pièce di cui conosceva bene i ruoli». Fino alla fine fedele al camerata tedesco. Vassalli irrequieti e talvolta riottosi, dinanzi all’ingerenza tedesca i gerarchi di Salò non rinunciano a un sommesso borbottio. In tutti i campi, tranne che in uno: la persecuzione degli ebrei. Significativo - sottolinea Fioravanzo - il silenzio di Mussolini e del suo governo sugli arresti e la deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio. Anzi, dalla metà di novembre, nel 1943, superata una prima fase di assestamento, il governo di Salò partecipa attivamente alla Soluzione Finale, approntando misure legislative che accolgono l’apprezzamento tedesco e mobilitando le proprie forze di polizia in una campagna di deportazione scientificamente studiata insieme all’alleato nazista. «La politica antisemita della Rsi», sostiene Fioravanzo, «fu di fatto l’unica che vide sorgere una fattiva collaborazione tra tedeschi e fascisti, scevra da motivi seri di tensione». In altre parole, nella caccia agli ebrei si dispiegò l’unico potere incontrastato di Mussolini. Altro che "scudo" a protezione dell’Italia. E altro che "regime ferito e languente", che parte del Parlamento Italiano vorrebbe oggi celebrare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-4056085679971791863?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/4056085679971791863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=4056085679971791863' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/4056085679971791863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/4056085679971791863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/05/simonetta-fiori-il-nuovo-volto-del-duce.html' title='Il nuovo volto del Duce a Salò. Non fu solo ostaggio ma complice di Hitler'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-835037508414541595</id><published>2009-02-23T12:28:00.000-08:00</published><updated>2009-02-23T12:29:59.705-08:00</updated><title type='text'>Mussolini non aveva piani di fuga. Da un dossier dei servizi Usa nuova luce sulla fine del Duce</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;img id="image28736" style="height: 162px;" alt="mussolini_tomba_predappio2-200x150.jpg" src="http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/mussolini_tomba_predappio2-200x150.jpg" align="left" height="162" width="217" /&gt;Roma, 23 feb. - (Adnkronos) - Benito Mussolini, il 27 aprile 1945, quando fu fermato dai partigiani a Dongo, non stava portando avanti nessun piano di fuga prestabilito. ‘’Il Duce stava improvvisando'’. A smentire un possibile progetto di espatrio in Svizzera oppure in Spagna, come anche l’estremo tentativo di dar vita al ‘’ridotto della Valtellina'’, è un rapporto dei servizi segreti americani rimasto nascosto per 64 anni. Si tratta del dossier del colonnello Valerian Lada Mocarski, ufficiale dell’Oss (antesignano della Cia), ritrovato recentemente tra le carte del grande storico del fascismo Renzo De Felice (1929-1996), depositate presso l’Archivio Centrale dello Stato a Roma.&lt;br /&gt;Una sintesi del documento top-secret apparirà sul prossimo fascicolo della rivista ‘’Nuova Storia Contemporanea'’ (Le Lettere editrice), diretta dal professor Francesco Perfetti, accompagnato da un saggio di Micaela Sapio, dottore di ricerca dell’Università del Molise, che ha rinvenuto la testimonianza storica.&lt;br /&gt;Al termine della sua ricerca sugli ultimi giorni di vita di Mussolini (redatta nel tardo autunno del 1945), il colonnello dell’Oss Mocarski arrivò alla conclusione che ‘’nessuna prova circa le intenzioni e i piani di Mussolini è stata raggiunta durante l’indagine e forse non esisteva alcun piano definito'’, ritenendo, anzi, ovvio che ‘’i movimenti del Duce fossero il risultato di improvvisazioni non appena le condizioni di fatto cambiavano'’.&lt;br /&gt;Dalle 500 pagine del rapporto dell’Oss emerge l’estrema incertezza degli americani circa la sorte di Mussolini nel caso in cui fosse stato catturato dai partigiani. Nel maggio 1945, pochi giorni dopo l’uccisione del dittatore fascista, risultava già agli agenti segreti che erano ben poche le persone realmente a conoscenza dei fatti e che avevano preso parte o assistito alla vicenda finale del duce. Il colonnello Mocarski, vice presidente della G. Henry Schroder Banking Corporation a New York, a partire dal 1941 fu inviato come agente segreto in Italia, Medio Oriente e Francia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Al momento della cattura di Mussolini Mocarski si trovava in Svizzera. Nel giorno di piazzale Loreto (29 aprile 1945) si trasferì nel Nord Italia, dove cominciò un lavoro di investigazione durato sei mesi: intervistò l’arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster, che aveva promosso l’incontro del 25 aprile tra Mussolini e i rappresentanti della Resistenza, il generale Raffaele Cadorna, comandante del Corpo volontari della libertà, il leader azionista Leo Valiani, il partigiano “Pedro”, a capo del gruppo che fermò la colonna in cui si nascondeva il capo del fascismo travestito da tedesco, il prefetto di Como e tanti altri testimoni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gli unici che Mocarski non riuscì a intervistare furono i quattro partigiani direttamente coinvolti nell’esecuzione il pomeriggio del 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra: Giuseppe Frangi, detto “Lino”, coinvolto pochi giorni dopo in un fatale ‘’accidente'’; Luigi Canali, detto “Neri”, scomparso misteriosamente; gli altri due, Walter Audisio (”Valerio”) e Aldo Lampredi (”Guido”) si rifiutarono di collaborare. Nel rapporto all’Oss, Lada Mocarski evidenzia infatti che l’esecuzione di Mussolini era stata commessa e testimoniata da tre o massimo quattro persone.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Una di questa si imbatè’ in un fatale ‘’accidente'’ (si trattava del partigiano ‘’Lino'’); un’altra scomparve in strane circostanze, e costui era probabilmente il ben noto ‘’Neri'’; gli altri due infine si resero irreperibili e il diligente agente americano non poté intervistarli (erano il ‘’Pietro'’ e il ben noto colonnello ‘’Valerio'’).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Si osserva nel rapporto consegnato all’Oss che ‘’ad eccezione dei dieci minuti che trascorsero dal momento in cui Valerio prelevò Mussolini e la Petacci dalla casa in Bonzanigo di Mezzegra a quello in cui essi furono uccisi sulla strada fuori dal paesino, tutto il racconto può essere considerato affidabile. Per il breve periodo di tempo in esame, la dichiarazione resa da Valerio, in persona, e pubblicata sul quotidiano del Partito Comunista “L’Unità” 24 ore dopo l’esecuzione, può essere nell’insieme considerata corretta, in quanto ha ricevuto diretto o indiretto riscontro da altre testimonianze'’. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-835037508414541595?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/835037508414541595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=835037508414541595' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/835037508414541595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/835037508414541595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/02/mussolini-non-aveva-piani-di-fuga-da-un.html' title='Mussolini non aveva piani di fuga. Da un dossier dei servizi Usa nuova luce sulla fine del Duce'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-2096428395716341092</id><published>2009-02-13T03:54:00.000-08:00</published><updated>2009-02-13T03:56:42.137-08:00</updated><title type='text'>IL SUICIDIO DI MUSSOLINI</title><content type='html'>Questa è una storia che nessuno vuole raccontare, ma che riguarda ciascuno di noi. E' una storia che tocca tre generazioni: quella dei ventenni che fa finta di saperla, quella dei quarantenni che fa finta di ricordarla e quella dei sessantenni che fa finta di averla dimenticata. Ciò che ho voluto raccontare è una ragionevole provocazione della storia. A chi ama il mistero della verità, a chi ha il coraggio di aprire gli armadi in cui sono nascosti gli scheletri del passato e a chi accetta il giallo delle congetture, è dedicato questo articolo che ha il sapore di un impegno, quello di indagare Mussolini.&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;Bonzanigo, Comune di Mezzegra, circondario del lago di Como.&lt;/b&gt; 28 aprile del 1945, tra le 4 e le 6 del mattino. Piove e fa freddo. Tutto è silenzioso intorno a un grande fabbricato intonacato di bianco. In lontananza il canto di un assiuolo e qualche latrato di cane alla catena. Claretta Petacci, reclusa con Benito Mussolini nel cascinale dei coniugi Giacomo e Lia De Maria, si assenta per fare delle abluzioni nel "bagno" rustico che sta nell'ampio cortile dell'abitazione rurale. Ha un problema periodico tutto femminile che la costringe più &lt;table width="189" align="left" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;table width="" align="left" cellpadding="1" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="bckgrnd_pics"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1481.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.storiain.net/artic/sui1481.jpg" alt="Clicca sulla immagine per ingrandire" width="180" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;volte ad assentarsi sotto sorveglianza (testimonianza di Lia De Maria). Dopo aver lavato e strizzato le mutandine, perché sporche di sangue mestruale, le ripone in una tasca della pelliccia e rientra in camera. La sorpresa è sconvolgente: trova il Duce agonizzante, ha la bava alla bocca, rantola ed è in preda a crisi convulsive. La donna, terrorizzata, si mette ad urlare. A tutto pensa meno che a mettere ad asciugare l'indumento intimo. Lo lascia dove si trova, nella tasca della pelliccia che ha indosso.&lt;br /&gt;I due partigiani di guardia (Giuseppe Frangi, Lino, e Guglielmo Cantoni, Sandrino) entrano di corsa nella stanza. Non ci sono dubbi: Mussolini ha cercato di suicidarsi avvelenandosi. Pensare al cianuro è scontato, quasi un obbligo. Bisogna ovviare, non può finire così, sarebbe uno smacco per tutto il movimento partigiano e per i comunisti in particolar modo. Il Duce è una preda ventennale troppo ambita. Non può sfuggire dalle loro mani per un "fortuito" imprevisto. "&lt;i&gt;Bisogna ucciderlo come un cane tignoso&lt;/i&gt;", aveva detto il socialista Sandro Pertini pochi giorni prima. Gli fa da eco il &lt;i&gt;leader&lt;/i&gt; comunista Palmiro Togliatti parlando da Radio Bari: "&lt;i&gt;Lo si deve sopprimere subito dopo l'accertamento d'identità&lt;/i&gt;". Luigi Longo (numero due del PCI) era in perfetta sintonia: "&lt;i&gt;Va fatto fuori immediatamente senza frasi storiche, senza teatralità&lt;/i&gt;". Queste raccomandazioni il Frangi non se l'è fatte ripetere due volte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lino, un bruto che fin da giovane era conosciuto per il suo carattere riottoso&lt;/b&gt; (lo chiamavano Dillinger, il famoso gangster americano), non esita un istante. Facendosi aiutare da Sandrino, trascina fuori della stanza Mussolini prendendolo per l'allacciatura dei mutandoni e, dall'alto in basso e da sinistra a destra, fa partire una scarica di mitra (un parabellum calibro 9). Nessuno potrà dire che il Duce non è morto ammazzato. Tutti diranno che ad ucciderlo sono stati i partigiani con il fazzoletto rosso al collo senza il concorso di altri o di altro. Il telefono dell'albergo "Milano" di Azzano (situato a circa duecento-trecento metri da casa De Maria) viene utilizzato dai guardiani comunisti del Duce (Lino e Sandrino) per avvisare i loro capi a Dongo. Da Dongo la notizia rimbalza prima a Milano (CNLAI) e poi a Como (federazione del PCI). L'ordine è quello di sopprimere subito la Petacci, testimone di un evento che deve essere occultato. Da Como Luigi Canali (il capitano Neri che in nottata, insieme ad altri, aveva portato i due celebri amanti a Bonzanigo e che era presente nella sede comasca del PCI) ripercorre a ritroso la strada fatta prima e raggiunge casa De Maria. Ci sono testimonianze che lo affermano. Il Neri ordina a Lino, un suo fidato sottoposto, di uccidere Claretta. Scelga lui il momento migliore anche se è meglio non far passare troppo tempo. Lino obbedisce e uccide Claretta sparandogli alla schiena (così è sicuramente morta la Petacci. Uno squarcio sulla superficie posteriore della sua pelliccia lo dimostra). Il dramma si compie. Testimoni nessuno (chi c'era non ha, comunque, mai parlato). Ai giornalisti che lo intervistano Sandrino fornirà, nel tempo, diverse versioni contrastanti. Al missino Giorgio Pisanò, per esempio, ha detto che lui, davanti al cancello di villa Belmonte a Giulino di Mezzegra (luogo della fucilazione "ufficiale"), ha visto il colonnello Valerio sparare su due cadaveri morti da un pezzo. Nell'immediato dopoguerra il Neri, implicato anche nell'&lt;i&gt;affaire&lt;/i&gt; del famoso oro di Dongo, scomparirà per sempre. E' meglio mettere a tacere chiunque sia stato coinvolto nella morte del Duce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ci sono una serie di elementi che corroborano questa ricostruzione dei fatti.&lt;/b&gt; Li vado ad elencare seguendo un ordine logico:&lt;br /&gt;1) Lino, dopo il 28 aprile, ha compiuto una serie di delitti che hanno dell'incredibile. Ha detto Michele Moretti (commissario politico della 52° Brigata Garibaldi, quella che ha fermato la colonna Mussolini diretta in Valtellina e che, il 27 aprile alle tre del pomeriggio, ha operato l'arresto del Duce a Dongo): "&lt;i&gt;Lino non era più in se. Perché un conto è giustiziare dei criminali di guerra, un conto è seviziarli come si era messo a fare lui &lt;/i&gt;(si riferisce ai fascisti reclusi, dopo il 28 aprile, nella caserma dei Carabinieri di Dongo). Per Raffaello Uboldi (un giornalista-scrittore): "&lt;i&gt;Lino era un duro che non fa prigionieri, li sgozza e li butta nel lago&lt;/i&gt;". Ha scritto Mario Baudino: "&lt;i&gt;Un partigiano di nome Lino presenziava agli interrogatori cui venivano sottoposte le detenute, senza dire una parola, ma ogni notte prelevava qualcuno, lo portava fuori e lo ammazzava&lt;/i&gt;". Così si è espresso Florido Borzicchi: "&lt;i&gt;Lino, ricorda uno dei fascisti della colonna Mussolini, il lucchese Mario degli Innocenti, mi apparve all'improvviso nella caserma dei Carabinieri dove mi avevano &lt;/i&gt;&lt;table width="189" align="right" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;table width="" align="left" cellpadding="1" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="bckgrnd_pics"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1482.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.storiain.net/artic/sui1482.jpg" alt="Clicca sulla immagine per ingrandire" width="180" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="didascalie" valign="middle" bgcolor="#ffcc00"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1482.jpg" target="_blank"&gt;Casa De Maria&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;i&gt;rinchiuso con la figlia naturale del Duce, Elena Curti. Era notte fonda, alla luce di una candela lesse alcuni nomi, gli appellati lo seguirono piangendo e gridando. Tra di essi c'era anche il federale di Dongo, Buttera. Tutti furono trascinati via ed ammazzati. Anche il Buttera fu trovato in fondo al lago. I venti e più fascisti furono assassinati con un colpo alla nuca e squartati perché il loro corpi non salissero a galla. Lino morì il 5 maggio (1945) a guerra ormai finita. Fu rinvenuto cadavere sul greto del fiume Albano che sfocia nel centro di Dongo. Le circostanze della morte non furono mai chiarite e il suo caso fu archiviato in fretta. Si disse fosse stato dilaniato dal fortuito scoppio del fucile che portava a tracolla, ma c'è chi mormora che fu ucciso dai suoi compagni per averla fatta grossa. Di certo, a Dongo, e dintorni, quando si pronuncia il nome dell'ex guardiano del Duce a Bonzanigo, nessuno parla volentieri. Basta però accennare al Diavolo rosso, così lo avevano soprannominato, perché tutti facciano un gesto di raccapriccio&lt;/i&gt;".&lt;br /&gt;2) A Pietro Carradori, l'attendente di Mussolini prigioniero anche lui a Dongo, Lino si è rivolto affermando: "&lt;i&gt;Con questo mitra ho ucciso il boia e la sua amante. Cinque colpi a lui e tre a lei&lt;/i&gt;". Continua il Carradori commentando: "&lt;i&gt;Il Diavolo rosso aveva il mitra stretto in mano e brandito verso l'alto, sul volto più che un sorriso un ghigno. Lo osservai con curiosità mista a sgomento e fin da quel primo momento non ebbi dubbi&lt;/i&gt;:&lt;i&gt; da come aveva pronunciato quelle parole, dal lampo sinistro che aveva nello sguardo, mi resi conto che non mentiva. Forse con lui anche altri avevano sparato, forse non si era nemmeno reso conto da chi e per quali ragioni gli era stato ordinato, o consentito, di sparare. Sta di fatto che l'esecutore materiale del duplice delitto era sicuramente lui, il Diavolo rosso&lt;/i&gt;". Da notare un fatto: il  Carradori non sapeva che il Duce, prima di essere fucilato, aveva tentato di suicidarsi.&lt;br /&gt;3) Sentiamo ancora cosa ci dice il Borzicchi: "&lt;i&gt;C'è quasi da pensare che a stringere quel mitra che sigillò il ventennio fascista furono altri che Valerio&lt;/i&gt; (W. Audisio, ndr)&lt;i&gt; e Moretti&lt;/i&gt; (il partigiano Pietro, ndr)&lt;i&gt;, forse uno dei due guardiani del Duce a Bonzanigo, Giuseppe Frangi, detto Lino di Villa Guardia di Como. Se andò effettivamente così, l'alterazione dei fatti compiuta sarebbe comprensibile. Lino come vendicatore di soprusi recenti, angelo sterminatore della ventennale tragedia non reggeva la parte. Di lì a poco, infatti, si macchierà di tali delitti che avrebbero gettato una luce sinistra sulla nuova alba che si levava. Se fu Lino a sparare su Benito e Claretta, si spiega dunque il mistero che ancora circonda quell'episodio di vita italiana. L'esecutore del Duce, negli anni della guerra civile, non doveva essere un impresentabile&lt;/i&gt;". Nonostante fosse un malvagio, Lino, morto a 34 anni, è stato seppellito davanti a tutta la nomenklatura del PCI. A Giuseppe Frangi, patriota, è stata intestata una strada a Villa Guardia, il suo paese natio. Luigi Conti, il sindaco comunista di Dongo eletto dopo la liberazione, ricorda che "&lt;i&gt;la bara del Frangi fu portata in Municipio ed esposta alla folla nella Sala d'Oro. Nessun altro ebbe un trattamento così&lt;/i&gt;". Durante l'orazione funebre tenuta davanti alla salma del Frangi, il &lt;i&gt;gross&lt;/i&gt; &lt;i&gt;bonnet&lt;/i&gt; comunista Oreste Gementi (Riccardo) ha detto: "&lt;i&gt;.sei stato ucciso da mani fratricide&lt;/i&gt;" (comunicazione personale del professor Turconi di Como). Un documento ufficiale attesta: "&lt;i&gt;Il sottoscritto ARRIGONI MARTINO, già Intendente della formazione Gramsci della 52° Brigata Garibaldi dichiara che&lt;/i&gt;:&lt;i&gt; «.mentre eravamo in appostamento nei pressi della località Vigna di Dongo, al Frangi (che aveva il mitra fra le braccia) gli partì inavvertitamente un colpo che lo ferì mortalmente in faccia. Erano le una e trenta del 5 maggio 1945»&lt;/i&gt;". Un fatto è sintomatico: proprio a Lino verrà data in dono la pelliccia della Petacci subito dopo la sua esecuzione. Dopo aver trovato, in una delle tasche, le mutandine di Claretta, Lino le ha fatte ovviamente sparire. Ecco perché la giovane donna è giunta a piazzale Loreto con il ventre nudo. Un altro "&lt;i&gt;mistero&lt;/i&gt;" storico troverebbe così la sua logica spiegazione. Nelle tasche del Frangi morto sono stati trovati fogli che il Duce teneva in quelle della sua divisa. Dopo aver ucciso Mussolini, Lino ha fatto incetta dei suoi documenti per dimostrare che il tirannicida era stato lui.&lt;br /&gt;4) Elena Curti, una figlia naturale di Mussolini anche lei catturata ed imprigionata a Dongo, mi ha detto: "&lt;i&gt;Mentre ero ancora prigioniera a Dongo (28 aprile-10-12 maggio del 1945) un partigiano mi si è rivolto dicendo che Mussolini, la mattina del 28 aprile, si era suicidato e che è stato trovato disteso sul letto mentre rantolava agonizzante. Lo hanno trascinato di peso fuori dalla stanza per ammazzarlo. Io ero fortemente dubbiosa sul fatto che il Duce avesse tentato il suicidio perché ero sicura che non aveva armi con se. D'altra parte in quei giorni tutti dicevano che era stato fucilato il 28 aprile alle quattro del pomeriggio davanti al &lt;table width="189" align="left" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;table width="" align="left" cellpadding="1" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="bckgrnd_pics"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1483.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.storiain.net/artic/sui1483.jpg" alt="Clicca sulla immagine per ingrandire" width="180" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="didascalie" valign="middle" bgcolor="#ffcc00"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1483.jpg" target="_blank"&gt;La croce sul luogo&lt;br /&gt;della fucilzazione &lt;em&gt;ufficiale&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;cancello di villa Belmonte a Giulino di Mezzegra. Per questo motivo non ho mai rivelato a nessuno ciò che allora avevo appreso. Ero convinta che mi avessero raccontato solo delle fandonie. Alla luce di quanto ho saputo da Lei quello che ho riferito testé assume un nuovo significato. Dieci anni fa, in occasione di un documentario girato dagli inglesi tra Gargnano e Dongo, un ex partigiano (Osvaldo Gobbetti) mi ha riferito, dopo averlo saputo da un compagno che aveva assistito di persona ai fatti di Bonzanigo, che la Petacci era stata uccisa mentre tentava di allontanarsi. Lo stesso patriota comunista che aveva parlato con il Gobbetti ha specificato che era rimasto scioccato per la crudeltà della scena. La Petacci è stata, infatti, proditoriamente colpita alla schiena. Continuo a ricercare in me stessa la verità perché non voglio, parlando a sproposito, raccontare storie come fanno molti&lt;/i&gt;".&lt;br /&gt;5) Guglielmo Cantoni (Sandrino, il secondo guardiano di Bonzanigo) ha scritto un memoriale che non è mai stato ritrovato. In esso veniva fatto il nome dell'uccisore del Duce. Sicuramente non era uno dei killer per antonomasia di volta in volta chiamati in causa, ossia Walter Audisio (colonnello Valerio), Aldo Lampredi (Guido) o Michele Moretti (Pietro).&lt;br /&gt;6) A piazzale Loreto i mutandoni del Duce erano scompaginati nella loro allacciatura anteriore. Ciò non era dovuto ad atti vandalici di folla perché l'anomalia è comparsa e si è resa evidente solo dopo che a Mussolini era stata sfilata la camicia per trazione dal basso (il capo fascista era stato impiccato per i piedi al traliccio di un distributore di benzina). Il dottor Aldo Alessiani (medico legale presso Tribunale Penale di Roma), già nel 1995, ha asserito che lo scompaginamento dei mutandoni era un segno che poteva essere riferito o ad una antecedente colluttazione o ad un trascinamento avvenuto in casa De Maria in quel di Bonzanigo.&lt;br /&gt;7) Il giaccone (di foggia borghese e con le maniche raglan, facile da far indossare ad un cadavere in rigidità catalettica), i pantaloni e la camicia nera di Mussolini esposto al ludibrio di piazzale Loreto erano imperforati. Il Duce, guarda caso, non aveva la giacca le cui maniche a tubo hanno, probabilmente, reso difficoltosa la vestizione di un cadavere in preda al &lt;i&gt;rigor mortis&lt;/i&gt;. Per contro, i suoi mutandoni di flanella al polpaccio e la sua maglietta della salute (bianca) era perforati ed insanguinati. Quando è stato ucciso il Duce era quindi in &lt;i&gt;déshabilleé&lt;/i&gt;. Il che significa che si trovava ancora in casa De Maria. Studi su fotografie della maglietta analizzate al computer, tramite tecniche di arricchimento delle immagini, hanno dimostrato sul tessuto residui di polvere da sparo incombusta (professor Giovanni Pierucci, Medicina Legale, Università di Pavia). Ciò dimostra che i colpi sparati sul Duce (agonizzante per aver ingerito il cianuro?) sono stati esplosi da una distanza non superiore a 50 centimetri. Nove sono state le ferite vitali riscontrate sul corpo di Mussolini. Molti fori sulla cute avevano una forma ovalare. Il che significa che i proiettili hanno raggiunto la vittima obliquamente (esecutore in piedi, esecutato disteso a terra).&lt;br /&gt;8) Sul selciato del piazzale milanese, lo stivale destro del Duce era vistosamente danneggiato. La cerniera lampo posteriore era rotta da cima fondo. Con uno stivale in quelle condizioni, Mussolini non poteva di certo camminare. Davanti al cancello di villa Belmonte (Giulino di Mezzegra) lo hanno portato di peso (falsa o doppia fucilazione). Chi, nella mattinata del 28 aprile, ha cercato di far calzare lo stivale ad un piede retratto per la rigidità cadaverica ha sforzato la chiusura rompendola e rendendo la calzatura inservibile.&lt;br /&gt;9) Un signore di Como, Luca Martinelli, non so se sia uno pseudonimo o meno (non sono, infatti, riuscito a rintracciarlo), ha scritto ad Effedieffe (un sito telematico) perché voleva commentare un articolo di Maurizio Barozzi. Il comasco ha asserito di aver saputo da una pronipote dei De Maria che i loro figli, quando sono ritornati a casa dopo aver trascorso la notte del 28 aprile in montagna per far posto a Mussolini ed alla Petacci, hanno trovato Lia De Maria ed altre donne che pulivano il pavimento dell'ingresso di casa perché era sporco di sangue. Una notizia analoga è riportata sul libro di F. Bartolini intitolato: &lt;i&gt;Lario nascosto&lt;/i&gt; (Editoriale, 2006). Il parroco di Bonzanigo ha affermato che la camera in cui Mussolini e Claretta hanno trascorso la loro ultima notte è stata mostrata alla curiosità dei fotografi solo 4 o 5 giorni dopo i luttuosi fatti di Bonzanigo. Si dovevano cancellare tracce non conformi alla vulgata ufficiale? (quella di Walter Audisio alias colonnello Valerio e compagni). Una testimone oculare, Dorina Mazzola, ha detto a Giorgio Pisanò di aver assistito personalmente all'assassinio della Petacci. Claretta è stata uccisa verso le 12 del 28 aprile sullo spiazzo erboso antistante casa sua. I comunisti, nei giorni a seguire, hanno fatto recapitare in casa della Mazzola una bomba a mano disinnescata. Un chiaro monito minaccioso: taci o se no ti facciamo fuori.&lt;br /&gt;10) Un sensitivo di Genova, il signor Athos Agostini, stimato commerciante ormai in &lt;table width="189" align="right" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;table width="" align="left" cellpadding="1" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="bckgrnd_pics"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1484.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.storiain.net/artic/sui1484.jpg" alt="Clicca sulla immagine per ingrandire" width="180" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="didascalie" valign="middle" bgcolor="#ffcc00"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1484.jpg" target="_blank"&gt;Walter Audisio, alias comandante Valerio&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;pensione (77 anni), mi ha riferito che nel 1975 a Varenna (ramo di Lecco del lago di Como) gli è apparso, in una visione extrasensoriale, il Duce etereo che gli ha raccontato i fatti come li ho esposti più sopra. Mussolini si era fatto impiantare a Rastemburg (20 luglio del 1944) una capsula di cianuro nel cavo di un dente protesico. Era stato lo stesso Adolf Hitler che, scampato da poche ore ad un attentato (quello portato a termine dal colonnello Klaus von Stauffenberg), lo aveva convinto a ricorre a quell'espediente da utilizzarsi nel disgraziato momento in cui fosse caduto vivo nelle mani di un nemico. Al Duce, inoltre, i partigiani avevano sottratto i carteggi (tra cui quello cosiddetto Churchill-Mussolini) con cui pensava di difendersi in un futuro processo istruitogli dagli alleati. Il che lo aveva ulteriormente depresso. Il signor Agostini, dimostrando di essere una persona seria, ha depositato quanto sapeva presso un notaio di fiducia. Io stesso ho appurato che l'impianto di un contenitore di vetro, rivestito di gomma ed avente le dimensioni di un piccolo pisello, può essere comodamente indovato nel cavo di un dente finto. La sua mobilizzazione, al momento opportuno, può avvenire facendo ricorso ad un semplice movimento della lingua (consultare il libro &lt;i&gt;Spy book&lt;/i&gt; di N. Polmar e T. B. Allen, Random House Reference, 2004). Non appena catturato Saddam Hussein, i medici americani gli hanno accuratamente ispezionato il cavo orale per escludere che conservasse una capsula di cianuro in una protesi dentale cava. Durante l'autopsia del Duce il dottor Pier Luigi Cova Villoresi ha annotato: "&lt;i&gt;in bocca a Mussolini mancano parecchi denti e tutti quelli superiori di destra&lt;/i&gt;". Il che potrebbe (anche) significare che Mussolini in vita era portatore di una o più protesi dentarie.&lt;br /&gt;11) Una famosa medium torinese, soprannominata la Contessa, già nel 1958 (molto prima che comparisse per la prima volta sulla stampa la versione della doppia fucilazione, la farsa inscenata dai partigiani comunisti davanti al cancello di villa Belmonte a Giulino di Mezzegra) ha detto che lo spirito di Mussolini aveva descritto la sua morte in termini molto simili a quelli riferiti dal signor Athos Agostini di Genova. Della Contessa hanno parlato in molti. Persino il famoso giornale parigino &lt;i&gt;France Soir&lt;/i&gt; ha riportato, enfatizzandole, le sue "&lt;i&gt;scoperte&lt;/i&gt;" (vedi R. Baschera. &lt;i&gt;I grandi di ieri ci parlano del domani&lt;/i&gt;. MEB, 1995).&lt;br /&gt;12) Nel 1999 o nel 2000 o nel 2001 il signor Agostini mi ha detto di aver visto un documento RAI (rete tre, mese autunnale, seconda serata) in cui un imprecisato medico americano ha dichiarato di aver trovato tracce di cianuro nel frammento biotico del cervello del Duce da lui analizzato. Il signor Agostini ha incaricato il suo legale, avvocato Riccardo Dellepiane, di richiedere alla RAI una duplicazione su cassetta di quella trasmissione televisiva. La RAI ha risposto che non poteva duplicarla perché l'Ente di Stato non era autorizzato a soddisfare le richieste che provenivano da un utente privato. La lettera di risposta (in cui erano precisati gli estremi del programma televisivo) il signor Agostini l'ha persa e a distanza di anni non ne ricordava più il contenuto nei suoi dettagli. La lettera scritta dall'avvocato R. Dellepiane, altrettanto dettagliata, non è stata protocollata da RAI-Teche di Roma ed attualmente si trova, tra altri migliaia di documenti, nel deposito cartaceo RAI di Pomezia (600 metri quadri pieni di scartoffie!). Due persone, una di Viareggio e una di Treviso, mi hanno confermato di aver visto anche loro quel documento RAI. Nessuno dei due, però, si ricordava il titolo. Un anno fa il dottor Enzo Cicchino, un regista della RAI che ha mandato in onda numerosi programmi storici sul fascismo, mi ha confidato: "&lt;i&gt;Anni fa in RAI un mio collaboratore mi ha interpellato dicendomi: «Enzo, è vero che Mussolini ha tentato di suicidarsi con il cianuro? L'hanno detto l'altra sera in televisione». «Non dire fesserie» gli ho risposto. Sopra pensiero non ho dato peso a quelle parole. Se l'avessi fatto forse adesso potrei aiutarti&lt;/i&gt;".&lt;br /&gt;13) Un frammento prelevato dal cervello del Duce durante l'autopsia (30 aprile del 1945) è stato inviato in America conservato il formalina. Negli USA il reperto biotico è stato esaminato dal professor Winfred Overholser (Ospedale Sant'Elisabetta di Washington DC). Un secondo campione autoptico è stato analizzato al Walter Reed Institute of Pathology, sempre di Washington DC, dal dottor Webb Haymaker. Entrambi gli Istituti, da me contatti, hanno negato che la ricerca di ioni cianogeni sia stata effettuata nei loro laboratori. Molti professori universitari di Medicina Legale mi hanno avvertito che le mie ricerche americane erano inutili in quanto la biopsia cerebrale del Duce era stata inviata negli USA all'interno di un contenitore contente formolo. Questo liquido conservante avrebbe impedito la messa in evidenza del cianuro in quanto si sarebbe formato un composto (la cianidrina) che impediva di dimostrare la presenza del tossico letifero.&lt;br /&gt;14) Il professor Roberto Gagliano Candela, ordinario di Tossicologia Forense all'Università di Bari, ha premiato le mie ostinate ricerche, confutando le tesi di altri suoi colleghi. Mi ha infatti &lt;table width="189" align="left" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;table width="" align="left" cellpadding="1" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="bckgrnd_pics"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1485.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.storiain.net/artic/sui1485.jpg" alt="Clicca sulla immagine per ingrandire" width="180" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="didascalie" valign="middle" bgcolor="#ffcc00"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1485.jpg" target="_blank"&gt;Claretta Petacci&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;testualmente scritto: "&lt;i&gt;Tutti questi test&lt;/i&gt; (venivano elencati i test ed i relativi riferimenti bibliografici) &lt;i&gt;prevedono di fa reagire con acidi, a caldo, gli organi o il contenuto gastrico sospettati di contenere cianuro. Si ottiene uno sviluppo di acido cianidrico volatile che va a reagire con una striscia di carta imbevuta di solfato ferroso. L'aggiunta di acido cloridrico produce un intenso colore blu (blu di Prussia o ferrocianuro di potassio). Il test è molto sensibile (rivela anche quantità 100 volte più piccole del milligrammo) e si può adoperare anche su tessuti fissati in formalina. Ovviamente il campione in analisi deve essere sufficiente. Non basta un vetrino, ma si deve avere a disposizione almeno mezzo grammo di tessuto&lt;/i&gt;". Il campione prelevato dal cervello del Duce pesava 10 grammi. Alcuni dicono che, in realtà, ne pesava addirittura 50. A buon intenditor poche parole. Non si capisce, inoltre, il motivo per il quale gli americani abbiano voluto un pezzettino di cervello del Duce. Il professor Pier Gildo Bianchi, un famosissimo neuropatologo di Milano, aveva già studiato i vetrini allestiti da tessuto cerebrale di Mussolini ed aveva subito notificato la sua diagnosi in USA: tessuto perfettamente normale. Inoltre aveva consegnato in America tutto un set di vetrini non colorati che potevano essere utilizzati per confermare la relazione da lui sottoscritta. Cosa volevano scoprire di nuovo i medici statunitensi, utilizzando non un vetrino, ma bensì un frammento cerebrale a tutto spessore di Mussolini? (il cianuro si accumula di preferenza nella sostanza grigia, quella più profonda che il professor Bianchi non ha esaminato. Lui ha solo studiato la parte esterna, ossia la corteccia encefalica (sostanza bianca) che notoriamente è la porzione cerebrale più evoluta). L'alibi americano era quello d'indagare se il &lt;i&gt;leader&lt;/i&gt; fascista era affetto o meno da neurosifilide. Una scemenza. Tutti sapevano che Mussolini in precedenza aveva fatto numerosi accertamenti sierologici, uno perfino in Inghilterra. Esito: reazione di Wasserman negativa (assenza di Lue). Il Duce a Gargnano giocava a tennis. Una tabe dorsale (sifilide cronica terziaria) non gliel'avrebbe di certo consentito. Durante l'autopsia del capo fascista, inoltre, nessuna lesione vascolare (aortica) ha dimostrato un pregresso interessamento patogeno (cronico) di tipo luetico.&lt;br /&gt;15) Studi recenti eseguiti da patologhi statunitensi e pubblicati su riviste scientifiche internazionali hanno inequivocabilmente dimostrato che "&lt;i&gt;la diagnosi autoptica dell'avvelenamento acuto da acido cianidrico è difficile se non impossibile&lt;/i&gt;" a meno che non siano accessoriamente presenti alcuni sintomi: flogosi acutissima delle mucose del tratto gastroenterico, sangue color rosa-rosso e non color vino, chiazze cutanee rossastre ed odore di mandorle amare all'apertura della cavità gastrica o della teca cranica. Se il cianuro si sprigiona da una capsula infranta tra i denti, il tossico viene assorbito per via perlinguale. Non fa a tempo a raggiungere l'esofago e lo stomaco e a determinarne le lesioni flogistiche. Colui che ha eseguito l'autopsia del Duce (il dottor Caio Mario Cattabeni, Medicina Legale, Università di Milano) non ha potuto fare una diagnosi circostanziata perché non esistevano i presupposti medico-legali, e cioè i sintomi autoptici, per pensare ad un tentato suicidio mussoliniano mediato dai cianuri. Causa ufficiale del decesso: ferite multiple da arma da fuoco (inferte &lt;i&gt;in limine mortis&lt;/i&gt; in un individuo agonizzante per aver tentato di suicidarsi con il cianuro?).&lt;br /&gt;16) All'autopsia di Mussolini un dato autoptico è stato, forse, frainteso: le leptomeningi mussoliniane erano ectasiche e congestionate. Il reperto è stato interpretato essere la conseguenza dell'impiccagione per i piedi. Una congestione dei vasi della pia madre encefalica può far parte integrante del quadro che in alcuni casi si osserva durante l'autopsia in soggetti deceduti per intossicazione acuta da acido cianidrico.&lt;br /&gt;17) Una velina di un referto istobioptico del 1945 trovata al Walter Reed Institute, &lt;table width="189" align="right" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;table width="" align="left" cellpadding="1" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="bckgrnd_pics"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1486.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.storiain.net/artic/sui1486.jpg" alt="Clicca sulla immagine per ingrandire" width="180" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="didascalie" valign="middle" bgcolor="#ffcc00"&gt;&lt;a href="http://www.storiain.net/artic/mostra_immagine.asp?image=big/sui1486.jpg" target="_blank"&gt;Milano, 29 aprile 1945:&lt;br /&gt;piazzale Loreto&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;contrassegnata da una sigla (le iniziali del nome e del cognome?, ricordo impreciso) e contenuta in una busta contrassegnata dal termine "Oltremare", si riferiva a un esame di un civile (non era né un militare USA in carriera, né un veterano) morto per fucilazione. La diagnosi era avvelenamento acuto da tossici e il frammento autoptico esaminato era il cervello. Perché si sono cercati tossici cerebrali in un soggetto morto per ferita da arma da fuoco? (comunicazione personale del dottor R. Ambrosio, Washington DC). Perché quella velina portava la dicitura "Non archiviare"? Va comunque precisato che in quegli anni il Walter Reed Institute eseguiva esami autoptici e istologici anche per la Polizia distrettuale della Colombia (provenienza del materiale biologico da un civile).&lt;br /&gt;18) La morte indotta dall'intossicazione acuta da acido cianidrico avviene, in genere, entro 3-5 minuti. Non sono rari, tuttavia, i casi di una sopravvivenza di ore. Michele Sindona, ad esempio, è rimasto in vita, in uno stato comatoso, per ben 92 ore dopo aver ingerito una tazzina di caffè avvelenata con il cianuro. Non meraviglia quindi il fatto che Mussolini non sia morto istantaneamente in casa De Maria (Bonzanigo) dopo aver frantumato tra i denti una capsula contenente il tossico letale.&lt;br /&gt;19) La poliangolazione e la polidirezionalità balistica riscontrata all'autopsia sul corpo del Duce trova una sua logica spiegazione nel fatto che l'esecutando, quando è stato attinto dai proiettili sparati dal mitra partigiano dall'alto in basso e da sinistra a destra, era in preda a movimenti afinalistici e a violente scosse convulsive indotte dall'ingestione dei sali di cianuro.&lt;br /&gt;20) Le fotografie scattate all'obitorio milanese di via Ponzio, il 29 aprile di pomeriggio-sera, dimostrano che nei cadaveri là depositati (Mussolini e la Petacci) era presente un rilasciamento muscolare (fase successiva a quella del &lt;i&gt;rigor&lt;/i&gt;) che aveva interessato il collo, il tronco e gli arti superiori. Le immagini sono compatibili, cronotanatologicamente, con un decesso avvenuto il 28 aprile di mattina presto, molto prima delle 16,20, ora della cosiddetta fucilazione "ufficiale" (cancello di villa Belmonte a Giulino di Mezzegra).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Se riuscirò a dare un nome e cognome al medico americano&lt;/b&gt; che in televisione (RAI-tre) ha detto che Mussolini ha tentato di avvelenarsi con il cianuro in quanto il suo cervello ne conteneva tracce evidenziabili, l'ipotesi da me formulata assumerà tutto un altro spessore. Facendo i debiti scongiuri credo che mi sto avvicinando sempre più ad afferrare la notizia catodica, grazie alla collaborazione di qualche lettore del mio libro (&lt;i&gt;La morte di Mussolini. Una storia da riscrivere&lt;/i&gt;. PDC Editori, 2008) e alla sua prodigiosa "&lt;i&gt;network memory&lt;/i&gt;". Un'ultima considerazione: nell'aprile del 1994, alla vigilia della morte, il Duce aveva consegnato a Goffredo Coppola (Rettore dell'Università di Bologna, sarà fucilato anche lui a Dongo) un suo articolo affinché fosse pubblicato su &lt;i&gt;Civiltà Fascista&lt;/i&gt;. In quell'articolo Mussolini faceva un elogio sperticato del suicidio (vedi M. Trinali. &lt;i&gt;Un colpo di pistola in casa De Maria&lt;/i&gt;. Semerano, 1966). Di una sola cosa sono certo: "&lt;i&gt;L'onesta sottomissione alla verità&lt;/i&gt;", di cui parla lo storico francese Marc Bloch, ha sempre fatto difetto ai comunisti italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.storiain.net/artic/artic1.asp&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-2096428395716341092?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/2096428395716341092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=2096428395716341092' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/2096428395716341092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/2096428395716341092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/02/il-suicidio-di-mussolini.html' title='IL SUICIDIO DI MUSSOLINI'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-8642193788016866296</id><published>2009-01-31T09:02:00.000-08:00</published><updated>2009-01-31T09:05:43.113-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='facebook--gruppo DIFFONDIAMO LA VERITA&apos; SULLE STRAGI COMPIUTE DAI PARTIGIANI'/><title type='text'>LA LOTTA PARTIGIANA TRA MENZOGNA STORICA E REALTA'</title><content type='html'>“Il voltafaccia italiano dell’Otto Settembre&lt;br /&gt;fu il più grande tradimento della storia”.&lt;br /&gt;Da “Le Memorie del Maresciallo Montgomery”&lt;br /&gt;(Comandante della VIII Armata Britannica)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una buona parte della storia di questi ultimi cinquant’anni, è stata accompagnata e contraddistinta dal silenzio di chi, pur sapendo, ha preferito tacere. Non si tratta di riscrivere la storia, ma solo di dare luce a fatti e avvenimenti importantissimi che non troveremo mai sui libri di testo. Si tratta di un silenzio che, a causa di una politica ipocrita e subdola, ha generato e sfruttato l’ignoranza delle masse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre vengono premiate le stragi partigiane, al contempo si cerca ancora di mistificare e condannare le azioni di guerra della Repubblica Sociale Italiana, perchè il Regime Comunista (ancora presente in Italia), ha sempre temuto ed infangato il tentativo di sopravvivenza di una memoria storica obiettiva, che avrebbe tradito gli stessi falsi ideali del Comunismo internazionale. I partigiani comunisti d’Italia, sono quelli che vengono onorati e premiati con pensioni statali per il massacro di migliaia di connazionali nelle Foibe, per l’assassinio di Mussolini, della Setacci, dei quindici gerarchi fascisti, per il macabro scenario di Piazzale Loreto e quant’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storia, cultura e verità, costituiscono un trinomio temuto ancora oggi da quei governi e governanti social-comunisti, che si sono alternati in più di cinquant’anni di ladrocini e malgoverno; oggi, verso la Nazione e verso noi stessi, ci dobbiamo imporre l’obbligo morale di una rilettura storica obiettiva e distaccata, lontana da qualsiasi logica di partito. Trasformare pertanto una invasione e un tradimento in una liberazione, è puro virtuosismo verbale che non può coprire una verità ed una viltà storica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I cosiddetti Partigiani Liberatori non liberarono un bel niente. Quasi sempre entravano in paesi e città per liberarle, dopo che il nemico se ne era già andato da qualche giorno o da poche ore. I partigiani, non si sono mai distinti in scontri a fuoco con reparti regolari del cosiddetto nemico, in quanto la loro specialità era l’agguato a colonne, a pattuglie isolate, a piccoli gruppi di persone o singoli individui, dopo i quali ripiegavano sui monti per far perdere le proprie tracce. Tutto ciò, era teso a provocare deliberatamente le rappresaglie tra i civili. Il piano era quello di accrescere l’odio tra la popolazione, al fine di far precipitare il paese nel baratro della Guerra Civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli stessi Alleati non nutrivano simpatia per i partigiani, in quanto per la loro tipologia di combattenti venivano considerati bande armate prive di disciplina e di qualsiasi regola militare, perciò inaffidabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo maggio 1944, truppe comuniste titine entrano in Trieste e Gorizia, prelevando, deportando, infoibando circa dodicimila italiani, grazie anche all’aiuto di parte della resistenza italiana, i partigiani comunisti si resero responsabili di collaborazione nei prelevamenti di Italiani. Non vi furono distinzioni di alcun genere, furono arrestati fascisti e non, cattolici ed ebrei, donne vecchi e bambini, carabinieri, poliziotti e finanzieri. Le Foibe, cavità del Carso dall’imboccatura stretta e dal fondo via via più largo, furono la tomba di centinaia di Italiani, vennero impiegate per seppellire vivi i patrioti italiani che già a seguito dell’occupazione serbo-comunista di Spalato, avevano vissuto giornate nefaste contrassegnate da sevizie. Oggi le Foibe di Basovizza e Monrupino sono Monumenti Nazionali; oggi vengono contrassegnate da cartelli, mentre fino a qualche anno fa erano occultate alla memoria storica pubblica. A Basovizza diverse centinaia di Italiani vennero fatti precipitare in un abisso profondo duecentoquaranta metri. Per giorni la gente sentì urla strazianti provenire dalle viscere della terra. Erano le grida dei superstiti, resi folli dalla disperazione perchè trattenuti dagli spuntoni delle rocce. Nella Foiba di Vines, cinquantuno Italiani, dopo essere stati torturati, vennero fatti precipitare con una pietra legata alle mani e quindi fatti oggetto di lanci di bombe a mano all’interno delle cavità. Le Foibe ingoiarono indistintamente chiunque avesse sentimenti italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È assurdo come in nessun libro di testo venga trattato un fatto così tremendamente importante. Forse è più semplice puntare il dito sugli orrori degli altri, o forse non vi è il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Che pensieri potrà nutrire un “comunista” davanti alle grotte carsiche? La terra ha ingoiato tante vittime innocenti, perchè dei barbari assassini hanno voluto occultare le proprie nefandezze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è possibile che molti, troppi, si vietino di riconoscere la verità per non rinnegare i propri ideali. Preferiscono la rimozione forzata e la mimetizzazione della realtà. Sono state trovate giustificazioni, ricorrendo insulsamente a qualche comparazione storica con altri regimi e con altri crimini, infondo cosa sono le foibe di fronte al genocidio degli Ebrei?! Ma la comparazione non serve, bisognerebbe coltivare la memoria per non dimenticare e fare della storia un monito, per questo è bene ricordare i massacri di innocenti, compiuti dai partigiani anche dopo la fine della guerra. I particolare i massacri operati dai partigiani legati allo storico P.C.I. che non lottarono certo per ideali di libertà, il loro scopo era quello di creare anche in Italia una situazione adatta per piantare il seme dello Stalinismo (non comunismo!), già rigogliosamente cresciuto in Unione Sovietica. infatti, dopo aver applaudito gli Alleati, i partigiani erano già pronti a svendere il paese ai Russi, ed i tentativi della fine degli anni quaranta del compagno Palmiro Togliatti con la questione della Zona Libera di Trieste, ne sono una prova tangibile. Il massimo gerarca del comunismo italiano non era altro che una vile canaglia e un traditore, fu in contatto con l’O.V.R.A. (Servizio Segreto Fascista), tramite il funzionario di partito Eros Vecchi, che fu suo agente personale nella polizia fascista dal febbraio 1929 all’agosto 1930. Togliatti si rese responsabile anche di altri innumerevoli crimini, tra i quali l’ordine di soppressione del suo complice Eros Vecchi, allorquando la sua criminosa attività venne pubblicamente denunciata dai membri dell’Ufficio Politico Alfonso Legnetti e Paolo Ravazzoli. Ordinò anche l’assassinio dell’ex segretario del P.C.I. Pietro Tresso, che aveva documentato e ribadito le accuse del Vecchi asserendo che uomini come Togliatti non erano altro che dei miserabili che disonorano il comunismo. Togliatti anche allora non poté che contrapporre il proprio silenzio alla denuncia sporta da Tresso e si vendicò facendolo sopprimere. Ma Togliatti non fu l’unico traditore e spia. Ricordiamo anche alcuni altri galantuomini comunisti che, sull’esempio di Togliatti, hanno occupato un posto in Parlamento come i Senatori Secchia e Pellegrini e l’Onorevole Moscatelli, spie professionali dell’O.V.R.A.; l’Onorevole Rosini e i Senatori Fortunati e De Luca, rei di istigazione a delinquere; da non tralasciare poi il Senatore Ristori reo di appropriazione indebita aggravata e continuata ai danni dello Stato. Anche queste sono le nefandezze che ancora oggi vengono coperte dai comunisti, che nonostante le divisioni interne, sono tutti depositari dell’eredità morale di Togliatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco D'Antonio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-8642193788016866296?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/8642193788016866296/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=8642193788016866296' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/8642193788016866296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/8642193788016866296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/01/la-lotta-partigiana-tra-menzogna.html' title='LA LOTTA PARTIGIANA TRA MENZOGNA STORICA E REALTA&apos;'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-8727043986596717716</id><published>2009-01-26T05:07:00.000-08:00</published><updated>2009-01-26T05:13:44.380-08:00</updated><title type='text'>IL FASCISMO E LA MAFIA</title><content type='html'>&lt;table style="width: 677px; height: 6095px; color: rgb(0, 0, 0);" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td bg="" width="618" height="1190"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:10;"  &gt;    &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Un altro "grande successo" del regime, messo dalla propaganda nel     conto attivo insieme alla "battaglia del grano", alle trasvolate e     alla bonifica dell'Agro Pontino, fu la lotta contro la mafia.     Protagonista di questa impresa (che si sviluppò fra il 1925 e il     1929) fu Cesare Mori, il cosiddetto "Prefetto di Ferro". Mori nel     '21 era prefetto di Bologna e fu il solo prefetto d'Italia a opporsi     alle orde dilaganti dei fascisti. Quando Mussolini salì al potere     trovandosi tra l'altro ad affrontare il problema del banditismo e     della mafia siciliana, gli venne fatto il nome di Mori. Mussolini     disse: "Voglio che sia altrettanto duro coi mafiosi così come lo è     stato coi miei squadristi bolognesi". Così Mori partì per la Sicilia     come uno sceriffo mediterraneo dell'epoca moderna. Arruolerà uomini,     guardie giurate e truppe regolari per le sue battaglie campali, ma     non si sottrarrà anche a epici inseguimenti e duelli a cavallo.     Nessuno come lui arrivò ad umiliare tanto la mafia. Se non riuscì     fino in fondo nel suo intento, ciò dipese dal potere politico, che     fermò la sua azione quando stava per travolgere le più alte e vitali     strutture della "onorata società". La vera mafia - la cosiddetta     "alta mafia" - non è dunque debellata, ma il regime si vanta     ugualmente di averla distrutta e tale tesi sarà unanimemente     accettata anche dagli storici. In effetti il fascismo, dopo la     grande retata di "pesci piccoli" realizzata da Cesare Mori, viene a     patti con l'"alta mafia", nel 1929 richiama a Roma il "Prefetto di     Ferro" (verrà nominato senatore) e, in un certo senso, "restituisce"     la Sicilia ai capi mafiosi ormai fascistizzati. Infatti, i condoni e     le amnistie, subito concesse dal governo dopo il richiamo di Mori,     hanno favorito molti pezzi da novanta che, appena tornati in     libertà, si sono subito schierati fra i sostenitori del regime anche     se, dopo il 1943, gabelleranno i pochi anni di carcere o di confino     come prova del loro antifascismo. I più avvantaggiati dal nuovo     corso politico sono tuttavia gli esponenti dell'"alta mafia" che,     ormai al sicuro da ogni sorpresa, aderiscono in blocco al fascismo,     e i grandi proprietari terrieri che, grazie alle leggi liberticide     del regime, non hanno più bisogno delle "coppole storte" per tenere     a freno i braccianti o i fittavoli più irrequieti. Anche questi     gruppi sociali hanno fatto pressione sul governo affinchè liberasse     l'isola dall'incubo di Mori. Col ritorno della normalità, possono     nuovamente dedicarsi ai loro affari e ai loro traffici senza più     correre il rischio di essere colpiti dagli imprevedibili fulmini     dell'intransigente prefetto. Si distingue, per l'eccezionale     attivismo, una principessa amica e amante del quadrumviro Michele     Bianchi alla quale, a torto o a ragione, viene riconosciuto il     merito di avere abbattuto Mori (a casa sua, la sera in cui giunse da     Roma la notizia del licenziamento del prefetto, fu organizzata una     festa). La nobildonna può liberamente realizzare tutte le sue     avventurose iniziative immobiliari. Le sue suppliche a Mussolini,     sempre scritte su cartoncini rosa profumati, ottengono buona     accoglienza sia che si tratti di vendere "a prezzo adeguato" degli     immobili allo Stato o alle organizzazioni del partito, sia che si     tratti di cedere a "mille lire il metro quadrato" suoli di proprietà     della sua famiglia.&lt;br /&gt;  Cesare Mori che si è stabilito a Roma, frequenta abitualmente il     Senato. Non si è ancora rassegnato alla sconfitta e continua a     occuparsi dei problemi dell'isola (praticamente non si occupa     d'altro). Presenta piani e progetti di legge, o interviene, in     qualità di esperto quando l'argomento Sicilia affiora nelle     discussioni di Palazzo Madama. Il 30 marzo del 1930, parlando     dell'atavica fame di terra dei contadini siciliani, definisce     inconcepibile il fatto "che la proprietà terriera della Sicilia sia     accentrata per un terzo della superficie catastale dell'isola nelle     mani di ottocento famiglie e che, di queste, meno di duecento ne     possiedano un sesto. La Sicilia - aggiunge - non ha soltanto bisogno     di interventi di polizia, ma anche di interventi finanziari, di     scuole e di bonifiche. Perchè oggi in gran parte dell'isola la vita     è selvaggia, non dirò africana, perchè nelle nostre colonie c'è più     civiltà. E se si vuole liquidare la mafia, che è ancora viva (se non     proprio vegeta) e pronta a rialzare la testa, occorre bonificare,     bonificare l'isola materialmente e spiritualmente.... - .&lt;br /&gt;  La mania dell'ex prefetto di sollevare il problema della mafia ad     ogni occasione, dà fastidio ai fascisti. Un giorno Leandro Arpinati,     diventato sottosegretario agli Interni, pochi giorni dopo il     siluramento di Mori a Palermo, lo zittisce sgarbatamente invitandolo     a non parlare più di una vergogna che il fascismo ha cancellato. "E'     nostro diritto e nostro dovere dimenticare", ammonisce irosamente il     sottosegretario bolognese.&lt;br /&gt;  Di quei giorni l'ufficio stampa del ministero dell'Interno provvede     anche a distribuire una velina ai giornali invitandoli, nel caso     pubblicassero articoli sulla Sicilia, a tenere presente che "la     mafia non ha rappresentato, neppure nel suo momento di massimo     rigoglio, altro che un aspetto trascurabile e marginale nel grande     quadro della vita siciliana fatta di lavoro onesto e di pace".&lt;br /&gt;  E' in atto, da parte del regime, un chiaro tentativo di minimizzare     la questione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family:Bookman Old Style;"&gt;ANALISI&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;      &lt;/span&gt;         &lt;span style="font-size:100%;"&gt;         &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;    Abbiamo trovato l’ennesimo articolo denigratorio sul Fascismo, si     tratta delle demenzialitá cotte e stracotte, le solite castronerie     che ormai da lunghissimo tempo sono diventate il tipico elemento di     riconoscimento dell’ antifascismo.&lt;br /&gt;  Nell’articolo, l’anonimo autore fa di tutto (devo dire con scarsi     risultati) per screditare quanto di buono e di efficace fece il     Regime Fascista contro la mafia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;    Quando i comunisti non hanno argomenti, cioè sempre, l’unica cosa     che riescono a fare… maldestramente, è cercare di fare apparire     sotto una luce falsata e distorta le tante ottime cose che il     Fascismo seppe fare per la nostra nazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;    Adesso, nel presentare  l’articolo (come dicevamo, anonimo)     cominceremo a spezzettarlo e a commentarlo.&lt;br /&gt;  Per separarlo dai nostri interventi lo scriveremo in corsivo rosso     (tanto per rimanere in tema), di seguito intercaleremo le nostre     considerazioni, scritte in nero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;Ecco il primo     spezzone&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;i&gt;    &lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);font-family:Century Gothic;" &gt;    &lt;&lt;un&gt;&gt; &lt;/un&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;                                                     &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;      ***&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;A     parte il fatto che il successo ottenuto dal Fascismo contro la mafia     ed altre organizzazioni malavitose, fu ed è ancora insuperato,     (anche perché da quel momento in poi, tutti i governi antifascisti     che succedettero al Regime, si sono ben guardati  dall’operare     efficacemente contro il crimine organizzato, visto che con la mafia     hanno fatto sempre buoni affari) resta da capire come mai il     prefetto Mori, che come si legge nell’ anonimo articolo &lt;/span&gt;&lt;b&gt;    &lt;span style="font-family:Bookman Old Style;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;    &lt;&lt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family:Bookman Old Style;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;fu     l’unico prefetto d’Italia ad opporsi alle orde dilaganti dei     fascisti&gt;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;    &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;abbia     poi acconsentito ad occuparsi del problema “Banditismo &amp;amp; “Mafia”,     agli ordini di Mussolini! &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Il nostro     autore, nel suo articolo tende a presentarci un  “Mori” antifascista     o che comunque, non vedesse di buon occhio il Fascismo, ma allora     perché non si dimise?&lt;br /&gt;  Forse non si è dimesso perché il prefetto Mori considerava le azioni     squadriste dei fascisti (nate per reazione)  egualmente violente a     quelle dello squadrismo ROSSO cioè socialista; quindi le azioni     squadriste, Rosse &amp;amp; Nere erano entrambe considerate dal prefetto,     problemi di ordine pubblico da risolvere con interventi di Pubblica     Sicurezza.   &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;E perché mai     gli altri Prefetti d’Italia, non avrebbero dovuto occuparsi dei      suddetti disordini metropolitani? Solo a Bologna accadevano questi     disordini? gli altri prefetti  erano tutti menefreghisti al punto di     essere inadempienti, non ottemperando al loro dovere di assicurare     l’ordine pubblico?!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Certo che     tutto questo è veramente strano..…ma andiamo avanti col prossimo     spezzone!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;                                                                                     &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;i&gt;    &lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);font-family:Century Gothic;" &gt;    &lt;&lt;quando&gt;&gt;&lt;/quando&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;b&gt;Il nostro     maldestro anonimo autore, ci da inconsapevolmente una testimonianza     di come Mussolini  non fu mai tiranno; di quanto il Duce fosse     rispettoso della legge lo si capisce chiaramente dal fatto che il     Capo del Fascismo (lo dice l’articolo) non ebbe nulla da ridire nei     confronti del Prefetto Mori, infatti, non solo Mussolini non si     sognó nemmeno lontanamente di  &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;    licenziare Mori&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;,    &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;o di     farne oggetto di personali vendette, (dal momento che era stato cosí     attivo contro lo squadrismo), ma addirittura lo sceglie per le sue     evidenti qualitá e si augura che lo stesso Mori risulti inflessibile     contro i mafiosi quanto lo fu contro gli squadristi (appare ovvio     che lo fu egualmente contro i due squadrismi, quello Rosso e quello     Nero) .&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Vale la pena     di osservare che oggi in Italia, nell’ odierna e  famigerata     democrazia stalinista, qualsiasi politico o politicuccio, in seno     alla gestione della sua piccola o grande sfera di influenza,     eliminerebbe &lt;u&gt;immediatamente e democraticamente&lt;/u&gt;, qualsiasi      personaggio che fosse risultato “scomodo” o “malvisto”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Il classico     …”togliersi il sassolino dalla scarpa”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;    &lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt;                                                          &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;  * * *&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;i&gt;    &lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);font-family:Verdana;" &gt;    &lt;&lt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;" &gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;    &lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);font-family:Century Gothic;" &gt;    Se non riuscì fino in fondo nel suo intento, ciò dipese dal potere     politico, che fermò la sua azione quando stava per travolgere le più     alte e vitali strutture della "onorata società". La vera mafia - la     cosiddetta "alta mafia" - non è dunque debellata, ma il regime si     vanta ugualmente di averla distrutta e tale tesi sarà unanimemente     accettata anche dagli storici. In effetti il fascismo, dopo la     grande retata di "pesci piccoli" realizzata da Cesare Mori, viene a     patti con l'"alta mafia", nel 1929 richiama a Roma il "Prefetto di     Ferro" (verrà nominato senatore) e, in un certo senso, "restituisce"     la Sicilia ai capi mafiosi ormai fascistizzati. Infatti, i condoni e     le amnistie, subito concesse dal governo dopo il richiamo di Mori,     hanno favorito molti pezzi da novanta che, appena tornati in     libertà, si sono subito schierati fra i sostenitori del regime anche     se, dopo il 1943, gabelleranno i pochi anni di carcere o di confino     come prova del loro antifascismo. I più avvantaggiati dal nuovo     corso politico sono tuttavia gli esponenti della "alta mafia" che,     ormai al sicuro da ogni sorpresa, aderiscono in blocco al fascismo,     e i grandi proprietari terrieri che, grazie alle leggi liberticide     del regime, non hanno più bisogno delle "coppole storte" per tenere     a freno i braccianti o i fittavoli più irrequieti&gt;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;É     assolutamente falso affermare  che il Fascismo abbattè soltanto la     piccola mafia,  qui è palese il carattere infamante dell’articolo di     questo “anonimo buontempone”  che vorrebbe fare intendere che ci fu     connivenza tra Fascismo e Mafia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/span&gt;         &lt;p class="MsoNormal" align="center"&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;font-size:100%;"  &gt;    NIENTE È PIÚ LONTANO DALLA REALTÁ E DALLA VERITÁ STORICA.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;span style="font-size:100%;"&gt;         &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Tra le altre     cose, se quanto afferma l’ autore nel suo articolo fosse vero, gli     Americani nel 1942 non avrebbero potuto ricostituire le cosche     mafiose siciliane, per potere effettuare lo sbarco in Sicilia in     condizioni di “sicurezza”, ma sarebbe stato il Fascismo ad usare     quella mafia ...in funzione “&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Antialleata&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;”.    &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;E poi, il     nostro maldestro autore ci vorrebbe far intendere che disconosce il     peso e il potere  politico e soprattutto culturale che la Monarchia     rappresentava nella Italia dell’ epoca. Il Regime Fascista  ebbe il     suo bel da fare nel contrastare il potere e la mentalitá  monarchica     che, lo ricordiamo sempre, erano ben radicati nel territorio, al     contrario dell’ ideologia Fascista. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Se non vi fu     annientamento pieno della mafia , non fu certo per problemi di     connivenza tra Fascismo e organizzazioni malavitose, bisogna tenere     sempre ben presente che la vera protettrice della mafia era la     Monarchia, infatti era proprio l’aristocrazia che, con il suo agire     classicamente assolutistico, se ne serviva per  gestire, potere,     trame e affari.  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;                                                             &lt;/span&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;     &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;* * *&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Analizziamo     la frase &lt;i&gt;…&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;&lt;&lt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);font-family:Century Gothic;" &gt;     Infatti, i condoni e le amnistie, subito concesse dal governo dopo     il richiamo di Mori, hanno favorito molti pezzi da novanta che,     appena tornati in libertà, si sono subito schierati fra i     sostenitori del regime anche se, dopo il 1943 , gabelleranno i pochi     anni di carcere o di confino come prova del loro antifascismo.&gt;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;    &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Con questa     frase, che si riferisce ai mafiosi messi al confino dal Fascismo, ci     è involontariamente data un’ altra testimonianza delle asinerie     scritte nell’ articolo; infatti, prima si afferma che il Regime     Fascista tolse di mezzo solo i piccoli mafiosi, i cosiddetti &lt;/span&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;    pesci piccoli&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;,     ma ecco che appena ritornati in libertá (?), quegli stessi mafiosi     da “mezza tacca”, sono improvvisamente indicati come &lt;/span&gt;&lt;u&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;pezzi da 90&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;E poi     ancora,…( come dice lo spezzone di qui sopra)  dopo il 1943, i     mafiosi tornati in libertá (?) con chi  si accordarono per ricevere     le onoreficenze e le cariche politiche pretese, dal momento che     millantavano credenziali di antifascisti e “perseguitati politici”     del Fascismo? Si accordarono proprio con i governi antifascisti nati     dall’accozzaglia Monarchico-partigiana che falsamente si ammantava     di democrazia e libertá&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;.    &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;     &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Verosimilmente     tra le fila del Regime Fascista si insinuarono diversi individui     che, forti dei loro appoggi intendevano cavalcare il “cavallo     vincente”  ma ben dissimulati e protetti e comunque sempre molto     attenti a come si muovevano; facendo un paragone, era esattamente al     contrario di come avviene oggi nell’odierna democrazia stalinista     italiana, dove mafiosi e politici vanno a braccetto spensieratamente     e alla luce del sole, certissimi della loro impunitá.   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;    Ritornando ai “vecchi tempi”, possiamo dire che il Fascismo venne a     trovarsi di fronte ad una situazione che necessitava di anni per     potere essere affrontata con i dovuti risultati, proprio perché si     doveva affrontare il potere preesistente al Fascismo stesso;      sarebbe stata solo questione di tempo, piú il Fascismo, come     cultura e come sistema sociale sarebbe entrato a far parte della     quotidianitá della gente e piú la mafia  si sarebbe trovata senza il     suo  unico e sostanziale e punto di forza,  le condizioni di povertá     e ignoranza in cui la Monarchia aveva lasciato la  popolazione (come     viene affermato dallo stesso Mori).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;    Il Prefetto di Ferro&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;     non fu richiamato da Palermo per motivi riconducibili a strani     accordi politico-mafiosi , ma perché il suo intervento, che si era     sviluppato in una poderosa e prolungata azione di polizia, era     finito.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Adesso     toccava allo Stato, attraverso la sua azione sociale, far     rimarginare definitivamente la ferita che la mafia  rappresentava     nella societá siciliana; ció che serviva era solo il tempo e la    Sicilia e tutto il &lt;/span&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Sud-Italia&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt; sarebbero stati messi sul giusto cammino verso     il progresso che lo  &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;STATO     FASCISTA&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;      voleva per tutta  la Nazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;Gli     antifascisti, non potendo far altro che arrampicarsi sugli specchi,     finiscono per fare sempre tragici ruzzoloni, tuttavia  mai paghi,      continuano con caparbia malignitá ad architettare i soliti     espedienti, bassi e meschini ai quali, nonostante dovrei esserci     abituato, mi suscitano sempre grande sconcerto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;    Da veri e consumati  farisei&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;,     gli antifascisti accusano il Fascismo di non essere stato “Perfetto”     cioè di non essere riuscito in tempi rapidi  a capovolgere alcune     situazioni, nella fattispecie, di non aver eliminato completamente     ogni forma di criminalitá , condizione impossibile per qualsiasi     governo e in ogni tempo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;    &lt;span style=";font-family:Bookman Old Style;" &gt;Il     governo perfetto non è mai esistito&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;,    &lt;/span&gt;                         &lt;span style=";font-family:Bookman Old Style;" &gt;non     esiste e non esisterá&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=";font-family:Bookman Old Style;" &gt;    &lt;i&gt;mai&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;ma al     contrario di tutti gli altri governi che si sono avvicendati nel     nostro Paese, lo STATO FASCISTA fu l’unico che ebbe veramente a     cuore le sorti dell’Italia, per questo si adoperó al massimo per     risollevare le sorti di una terra meravigliosa come la nostra,     facendo di tutto per migliorare le condizioni di vita delle sue     genti, per infondere in esse il senso dell’ italianitá , il senso     del patriottismo e dello dello Stato;  sentimenti di cui il pensiero     filosofico del Fascismo è ricchissimo e che sono le uniche armi     veramente efficaci contro qualsiasi tipo di criminalitá .&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Sentimenti     che sono invece del tutto sconosciuti dall’ideologia antifascista.&lt;br /&gt;  La drammatica condizione sociale in cui oggi versa il nostro Paese è     la piú grande e inconfutabile testimonianza della veritá  su quanto     affermo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;    Vorrei inoltre ricordare, al nostro maldestro buontempone che,     Mussolini, per  “ripulire” le alte sfere del potere in cui il     Fascismo si incuneò, avrebbe dovuto eliminare in modo rapido, quanto     cruento, una enorme quantitá di persone, attuando una specie di     “pulizia” di tipo ideologico. (con quali risultati?)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;In     pratica avrebbe dovuto ricalcare la stessa criminale condotta che     Stalin attuó durante tutto il suo potere. Il capo del Cremlino     ordinó  un’ epurazione dietro l’altra , tra purghe e strategia del     terrore assassinó tutti i suoi piú strettissimi collaboratori, tutta     la vecchia guardia bolscevica e tutti coloro che lo supportarono     prima e dopo la sua ascesa al potere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Il tiranno     comunista continuó in questa criminale condotta, per tutto il tempo     che rimase al potere, cioé fino al 1953, anno della sua morte; si     pensi che pochi mesi prima stava preparando l’ennesimo     processo-farsa , che avrebbe condotto davanti al plotone di     esecuzione i suoi piú stretti collaboratori, (colpevoli di nulla!)     tra i quali  figurava anche Nikita Kruciov.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;    Ciononostante, con la sua criminale condotta, il comunismo     stalinista  non giunse a nulla , infatti moltissimo tempo dopo, con     il disgregamento dell’Unione Sovietica, venne fuori un numero     incalcolabile di piccole e grandi mafie ed altre organizzazioni     malavitose i cui capi erano proprio tra le fila del potere     comunista. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;     &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Per     tutto il periodo del suo potere ,il Regime Comunista Sovietico si     limitó soltanto a “&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;reprimere     ed eliminare”&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;,     ma non si curó mai di migliorare la vita del popolo sovietico, cioè     di &lt;/span&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;risanare quella societá; come poteva     dunque il drammatico epilogo dell’Unione Sovietica, essere diverso     da quello che è stato !? &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;Il     Fascismo invece, è stato l’unico Regime al mondo a  saper dare vita     alla piú grande e alla piú autentica  Rivoluzione non cruenta di     tutti i tempi che peró, in quanto tale aveva bisogno di molto tempo     per completarsi; rivoluzione che si interruppe a causa dell’infame     sconfitta di una guerra da altri voluta studiata e attuata.   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;                                                                                               &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;    &lt;span style=";font-family:Century Gothic;" &gt;&lt;&lt;anche&gt;&gt;&lt;/anche&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Visto lo     specifico argomento del pezzetto sopra riportato, seguire il nostro     anonimo buontempone sugli specchi, mi sembra veramente ridicolo, (     che significa ..&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;&lt;&lt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);font-family:Century Gothic;" &gt;a     torto o a ragione&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);font-family:Bookman Old Style;" &gt;?&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;    &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;&gt;&gt;&lt;/span&gt;) per cui ci     affrettiamo a commentare il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;prossimo     spezzone:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;                                                                                       &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;    &lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);font-family:Century Gothic;" &gt;    &lt;&lt;cesare&gt;&gt;&lt;/cesare&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;In     questa parte dell’articolo, l’autore  tende a mostrare un ambiente     politico in cui il Regime sarebbe apertamente ostile alla tenace     volontá di Mori nel voler continuare nella sua opera di contrasto     alla mafia.&lt;br /&gt;  Perché Mussolini avrebbe affidato al Prefetto Mori il compito di     colpire la mafia  e poi, a lavoro quasi terminato lo avrebbe     ostacolato?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;In     realtá la risposta é proprio fra le stesse righe di questo anonimo     articolo. Infatti in esso leggiamo chiaramente che lo stesso Mori si     rende conto che la Sicilia necessita non solo di interventi di     Polizia, ma anche di una attivitá sociale e di una piú forte     presenza dello Stato, perché essa venga finalmente riportata alla     legalitá.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;L`operazione     di politica sociale voluta dal Fascismo, nell’effettuare il famoso     (e sconosciuto) &lt;/span&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;    Attacco e Polverizzazione del Latifondo&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;,     non fu forse, uno delle molteplici azioni del Governo Fascista su     ció che Mori auspicava?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;Tale     manovra tolse moltissimi feudi a tanti Signorotti che, manco a     dirlo, erano legatissimi all’aristocrazia monarchica e     verosimilmente con tanto di tessera di iscrizione al PNF.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Lo Stato     Fascista costruí le case per darle ai contadini, rendendoli     proprietari dei suddetti appezzamenti; certo, non fu fatto tutto e     subito, il Fascismo non rese tutti i contadini siciliani o del     sud-Italia dei piccoli proprietari, come non tolse tutti i feudi ai     loro aristocratici proprietari,…ma posso supporre che ció accadde     per dare poi, in futuro, un appiglio ai comunisti per poter     rivolgere le loro meschine accuse contro il Regime Fascista. &lt;/span&gt;    &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;                                                                               &lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;i&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;La     mania dell'ex prefetto di sollevare il problema della mafia ad ogni     occasione, dà fastidio ai fascisti.  Un giorno Leandro Arpinati,     diventato sottosegretario agli Interni, pochi giorni dopo il     siluramento di Mori a Palermo, lo zittisce sgarbatamente invitandolo     a non parlare più di una vergogna che il fascismo ha cancellato. "E'     nostro diritto e nostro dovere dimenticare", ammonisce irosamente il     sottosegretario bolognese. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;span style="font-size:100%;"&gt;         &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Per quale     strano motivo la mania dell’ex prefetto Mori doveva suscitare     fastidio ai fascisti? Io credo che sarebbe meglio dire che egli dava     fastidio a quei fascisti di convenienza, in realtá incalliti     mascalzoni dell’aristocrazia monarchica, ai quali interessava     mantenere lo status di potere preesistente al Fascismo stesso, ci     riferiamo proprio a quegli individui del mondo  aristocratico     antifascista e comunista-partigiano che fece corpo unico, e     mettendosi agli ordini degli Americani, consentì a questi ultimi di     abbattere il Fascismo, per poi costituire …sempre tutti assieme (    &lt;/span&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;antifascisti, monarchici e mafiosi&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;b&gt;)     i governi falsamente definiti democratici, quegli stessi governi che     ancora oggi continuano ad infettare l’Italia; un’Italia in cui, come     dicevamo, dal 1945 ad oggi, mafiosi e politici, assieme hanno sempre     fatto buoni affari. Infatti questa variopinta accozzaglia è arrivata     al punto che oggi  “opera” cosí strettamente che si stenta a capire     dove finisce la mafia e dove inizia la politica …e viceversa.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p align="center"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;    &lt;i&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt;&lt;&lt;di&gt;&gt;&lt;/di&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 0);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;    L’autore in chiusura termina con un trionfo del ridicolo, infatti l’     articolo finisce con il tentativo di far intendere che con questo     tipo di propaganda il Fascismo tentó di minimizzare la questione     mafia per proteggere i cosiddetti Colletti Bianchi dell’onorata     societá.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;Il     significato di divulgare attraverso la stampa, articoli che     sminuivano la forza della mafia, era un mezzo per far capire al     cittadino che essa, come ogni altra forma di delinquenza, era     …“nulla” , in confronto alla forza e alla volontá dello Stato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;    &lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Questo tipo     di propaganda , unita alle altre attivitá sociali dello Stato era     diretta  a far comprendere che la mafia  era qualcosa contro la     quale si poteva e si doveva combattere,  senza paura. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;    Leggendo l’articolo e le mie analisi, quali conclusioni trarreste     Voi?!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-weight: 700;font-family:Bookman Old Style;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;       &lt;/span&gt;         &lt;span style="font-size:100%;"&gt;         &lt;/span&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;    &lt;span style="font-weight: 700;font-family:Century Gothic;" &gt;    Ballerino Vincenzo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: 700;font-family:Century Gothic;" &gt;IL DUCE.NET&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;    &lt;/tr&gt;   &lt;tr&gt;    &lt;td colspan="3" valign="top" width="1048" bgcolor="#cccccc"&gt;    &lt;!-- MSCellType="NavBody" --&gt; &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-8727043986596717716?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/8727043986596717716/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=8727043986596717716' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/8727043986596717716'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/8727043986596717716'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2009/01/il-fascismo-e-la-mafia.html' title='IL FASCISMO E LA MAFIA'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-154856400401616216</id><published>2008-09-25T14:24:00.000-07:00</published><updated>2008-09-25T14:28:14.981-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='centro studi rsi'/><title type='text'>Cesira e Benito. Storia segreta della governante di Mussolini</title><content type='html'>&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt; &lt;a href="http://www.centrorsi.it/notizie/images/stories/cesira.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://www.centrorsi.it/notizie/images/stories/cesira.jpg" alt="Sample Image" width="78" height="137" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Del nostro dittatore di casa sappiamo oramai quasi tutto. Dal piano pubblico a quello privato, la vita di Mussolini è stata passata ai “raggi x” da fior fiore di storici, a cominciare da Renzo De Felice.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Rimangono fuori ancora pochi dettagli della vita del duce, uno di questi, finora, era la figura controversa della sua governante, Cesira Carocci. Getta luce su di lei lo storico e giornalista Gianni Scipione Rossi nel gustoso e documentato volume &lt;em&gt;Cesira e Benito. Storia segreta della governante di Mussolini&lt;/em&gt; (Rubbettino 2007, pp. 158). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Pettegoli, paparazzi, giornalisti e storici, specie negli anni immediatamente successivi la fine del fascismo, si sono divertiti a dirne di tutti i colori sull’unica cameriera personale che Mussolini abbia mai avuto, colei che per dodici anni, dal ’23 al ’34, ha spolverato e rassettato il dietro le quinte del dittatore. Tanto per fare qualche esempio: Pierre Milza, autore di un’informata biografia del duce, l’ha dipinta come un “cerbero in gonnella”; Denis Mack Smith, un &lt;em&gt;big&lt;/em&gt; della storia, riteneva fosse solo una “preziosa informatrice per la Sarfatti”, una delle prime e più famose amanti del duce nonché &lt;em&gt;sponsor&lt;/em&gt; ufficiale della Cesira; Ugo Guspini, spione di professione, ne ha parlato come di “un’anziana governante (all’epoca aveva trentanove anni, &lt;em&gt;ndr&lt;/em&gt;) meglio conosciuta come “la ruffiana” ”; Ercole Boratto, lo &lt;em&gt;chauffeur&lt;/em&gt; di Mussolini, vedeva invece Cesira come la “padrona di casa” del Presidente del Consiglio; Duilio Susmel, biografo “ufficiale” di Benito, l’ha trattata in modo più indulgente definendola “donna abile e tuttofare”. Tante piccole tessere di un mosaico che Gianni Scipione Rossi ha abilmente messo assieme, tirando i cassetti della storia e spulciando i depositi della memoria: corrispondenze inedite, archivi, carte private, testimonianze orali. Emerge il profilo della Carocci e il ruolo che ha avuto nella vita di Mussolini ma, aspetto più gustoso, vien fuori in controluce un duce privato, con le sue idiosincrasie, stranezze caratteriali, capricci ma anche capace di inaspettati slanci d’affetto e tenerezze. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Cesira Carocci, nata a Gubbio nel 1884 da una famiglia modesta, si impiega sul principio degli anni Venti, in un grande albergo milanese, come cameriera. Entra subito nelle grazie di Margherita Sarfatti che la raccomanda al duce, fresco di nomina a Presidente del Consiglio e trasferitosi, per uno scherzo della storia, in un appartamento in via Rasella a Roma, proprio dove di lì a vent’anni sarà consumato l’attentato dei Gapdieranno al battaglione tedesco Bozen, che farà scattare la tragica rappresaglia e l’eccidio delle Fosse Ardeatine.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Il colloquio di assunzione della cameriera è freddo e sbrigativo: “è fascista?”, domanda Mussolini. “Se non lo fossi non sarei mai venuta qui”, risponde Cesira. Prenderà servizio il giorno successivo, con uno stipendio di tutto rispetto. Cesirà fa di tutto per assistere in modo impeccabile e invisibile un padrone esigente, abituato a vivere da solo, frugale e brusco. Inizia mettendo mano allo scarno guardaroba del duce: un paio di abiti scuri e lisi, qualche camicia bianca e due cravatte. Nel giro di poco il “Presidente”, come lo chiamava l’eugubina, non dovrà più preoccuparsi del &lt;em&gt;look&lt;/em&gt;: “Cesira – disse Benito – vuole fare di me un milord”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Ma fin qui la Carocci non è diversa da una brava ma semplice governante. La svolta arriva per caso nel 1924. Ed è legata al delitto Matteotti. Mussolini è in preda ad una forte depressione. L’ulcera di cui soffre, e che lo lega al suo mito Napoleone, non gli dà pace. Per la prima volta il duce ha veramente bisogno di Cesira, che da cameriera si trasforma in infermiera, vegliando giorno e notte sull’illustre ammalato. È in questo frangente che tra i due scoppia l’idillio. Cesira diventa in breve tempo una figura onnipresente nella vita del dittatore, custode gelosa dei segreti della casa e della salute del suo padrone. Mussolini se la tirerà dietro ovunque e le permetterà ogni cosa, perfino di interrompere un’importante riunione del Consiglio dei Ministri per farsi somministrare la medicina quotidiana; o di seguirlo a Tripoli, nel ’26, imbarcata sulla corrazzata “Cavour”, un privilegio che allora era concesso solo alla regina.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;È con il duce anche quand’egli farà visita a D’Annunzio, al Vittoriale di Gardone Riviera. È in quest’occasione che il vate rifila a Cesira il soprannome che si porterà dietro tutta la vita: “ “Suor Salutevole”, la dolce creatura che tiene lontano il Male”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;La figura e il ruolo della Carocci, agli occhi dell’opinione pubblica, si copre ben presto di mistero: confidente, segretaria, consigliera, addirittura amante segreta. Che fosse diventata influente lo dimostrano le molte raccomandazioni, puntualmente soddisfatte, che la governante riceve dai suoi conterranei di Gubbio, e non solo. Negli anni del suo servizio infatti, la cittadina umbra godrà dei generosi favori del Governo, quanto a commesse e opere pubbliche.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Ormai la Carocci è a pieno titolo una di famiglia. “Cesira – così le si rivolge Mussolini – stai diventando indispensabile. È un brutto segno perché un uomo dovrebbe dipendere solo e soltanto da se stesso”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Nel frattempo il “Presidente”, come lo chiamerà sempre l’eugubina, si trasferisce Villa Torlonia. È l’occasione per chiamare a sé la famiglia. Rachele, la moglie, finalmente può raggiungerlo a Roma. E sarà l’inizio della parabola discendente di “Suor Salutevole”. Rachele infatti non vede in lei altro che un’invadente, ambigua e gelosa persona che tenta di sostituirla nella guida delle faccende domestiche, nonché ovviamente – e forse a ragione - una spia della Sarfatti. Così Rachele sbotta con il marito: “Quella donna non mi piace […]. Tu comanderai sull’Italia, ma qui è casa mia: comando io”. Il dittatore è costretto a piegare la testa. Il licenziamento di Cesira è inevitabile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Ma non si dimenticherà mai di lei. Nel ’34 il duce incarica il “Popolo d’Italia” di somministrare all’eugubina un vitalizio di 700 lire, quando ancora nel ‘39 Gilberto Mazzi canterà “se potessi avere 1000 lire al mese”. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Mussolini si interesserà ancora della sua ex governante fin dentro la Repubblica sociale italiana. Tramite l’eugubino e sottosegretario agli Esteri, Serafino Mazzolini (su cui Gianni Scipione Rossi ha svolto importanti studi), Mussolini trova il modo di sostenere economicamente “Suor Salutevole”, ma anche i bisognosi di Gubbio, di cui la cameriera si fa portavoce.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Cesira Carocci passerà indenne la bufera politica del dopoguerra, spesso teatro di feroci vendette di ogni tipo. Segno, questo, forse, di come la governante abbia saputo utilizzare la sua influenza sul duce anche, e soprattutto, per il bene collettivo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-variant: small-caps;font-family:Verdana;font-size:11;"  &gt;Gianni Scipione Rossi&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:11;"  &gt;, &lt;em&gt;Cesira e Benito. Storia segreta della governante di Mussolini&lt;/em&gt;, Rubbettino, Soveria-Mannelli, 2007, pp. 157, 10 €.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-154856400401616216?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/154856400401616216/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=154856400401616216' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/154856400401616216'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/154856400401616216'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2008/09/cesira-e-benito-storia-segreta-della.html' title='Cesira e Benito. Storia segreta della governante di Mussolini'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-5720710670521370056</id><published>2008-09-12T12:25:00.001-07:00</published><updated>2008-09-12T12:25:41.255-07:00</updated><title type='text'>In esclusiva per LaDestra.Info : Mussolini morì in casa De Maria</title><content type='html'>&lt;div class="itembody"&gt; &lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;img src="http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2008/09/mussolini_benito_piazzale_loreto.jpg" width="567" border="0" height="392" /&gt;&lt;/div&gt; &lt;strong&gt;Di Antonio Bertotto :  MUSSOLINI MORI’ IN CASA DE MARIA&lt;/strong&gt; .Ormai non crede più nessuno alla vulgata che Benito Mussolini sia stato ucciso alle 16,20 del 28 Aprile del 1945 davanti al cancello di villa Belmonte a Giulino di Mezzegra (W. Audisio. In nome del popolo italiano. Edizioni Teti, 1975). Che sia stato fucilato dal comunista Walter Audisio, il colonnello Valerio, coadiuvato o meno dai suoi sodali Michele Moretti (Pietro) e Aldo Lampredi (Guido), è una bufala destinata ad essere confinata nell’avello dell’oblio, nonostante ci sia ancora qualcuno che cerca disperatamente di propinarcela per far piacere agli Istituti Storici della Resistenza: M. Viganò (“Un istintivo gesto di riparo”: nuovi documenti sull’esecuzione di Mussolini. (28 aprile 1945). Palomar, n° 2, 2001) e P. L. Baima Bollone (Le ultime ore di Mussolini. Mondadori, 2005).&lt;br /&gt;Il Viganò si avvale di una testimonianza oculare che basta leggerla per constatare quanto sia assurda (M. Barozzi. La morte di Mussolini: i vani tentativi di provare la “storica versione”. Storia del Novecento. In corso di stampa), mentre il Baima Bollone dice, con contorti ragionamenti, che i proiettili che hanno colpito Mussolini completamente vestito non hanno perforato i suoi abiti (A. Bertotto. La morte di Mussolini. Una storia da riscrivere. PDC Editori, 2008). Si tratterebbe di micidiali pallotole imperforanti, un ritrovato della balistica moderna. Anche la partigiana Angela Bianchi ha detto di aver personalmente assistito alla fucilazione del Duce davanti al cancello di villa Belmonte (G. Alfetra. Mussolini l’ultimo atto. Corriere della Sera, 22 Settembre, 1995). In verità, i vari resonti comunisti dell’epoca non hanno mai menzionato la sua presenza sul fatidico luogo del delitto. Molti studiosi e giornalisti sono oggi convinti che il Duce sia morto al mattino del 28 Aprile mentre si trovava in veste di prigioniero a Bonzanigo, ospite coatto dei contadini Giacomo e Lia De Maria. Una serie di indizi che vado ad elencare starebbero a supportare questa ricostruzione dei fatti:&lt;br /&gt;1) Giorgio Pisanò (Gli ultimi cinque secondi di Mussolini. Il Saggiatore, 2004), raccogliendo le testimonianze di Dorina Mazzola, di Savina Cantoni e di un tale di nome Vanotti, ha potuto stabilire che Mussolini, legato al catenaccio della porta della stalla, è stato ucciso tra le 9 e le 10 del mattino in casa De Maria. Il suo cadavere, reso irriconoscibile perchè gli avevano messo in testa un passamontagna, è stato successivamente portato a valle (ad Azzano) da due partigiani che lo sorreggevano per le spalle. Durante il breve tragitto, qualcuno ha ucciso Claretta Petacci (accompagnava sconvolta la salma del suo uomo), sparandole proditoriamente una scarica di mitra che l’ha colpita alla schiena.&lt;br /&gt;2) Parlando della morte del Duce il Pubblico Ministero di Como, Maria Vittoria Isella, ha sorprendentemente affermato: “Da tutto il materiale raccolto si evince con chiarezza e con attendibilità scientifica che in realtà il decesso di Mussolini e della Petacci è da collocarsi nelle prime ore della mattina del 28 aprile 1945 ed il luogo di commissione dei due omicidi deve essere indicato non solo nella casa, ma anche nella stanza dove i due vennero sorpresi in posizione inizialmente supina ed inabbigliamento succinto, come dettagliatamente illustrato, argomentato e motivato dal più che esauriente e convincente studio del dottor Aldo Alessiani” (G. Moroni. Il pm: Mussolini ucciso in camera. La Nazione, 15 Luglio, 2007). &lt;p&gt;3) Interessante è quello che si legge su ciaocomo.it del 2 Ottobre 2007 (“Ecco un’altra conferma. Si l’hanno uccisi in casa De Maria”): “Mussolini e la Petacci sono stati uccisi nel cuore della notte mentre stavano dormendo. Li hanno freddati nel letto e poi portati fuori casa. Lo dice una donna comasca di 78 anni (che ha voluto rimanere anonima) davanti alle telecamere di Etv. La donna che ha fornito questa ricostruzione ha portato a supporto di questa tesi anche una fotografia storica”.&lt;br /&gt;4) L’analisi computerizzata delle fotografie scattate a Mussolini mentre era disteso sul selciato di piazzale Loreto o deposto sul pavimento dell’Obitorio milanese di via Ponzio ha dimostrato che il Duce è stato esecutato mentre era in déshabillé. Successivamente lo hanno rivestito con un giaccone di foggia borghese che è risultato imperforato all’esame fotografico digitalizzato, nonostante il dittatore sia stato attinto in vita da nove colpi d’arma da fuoco esplosi da breve distanza (F. Andriola. La morte di Mussolini: una macabra messa in scena. Storia in Rete, n° 10, Maggio, 2006). Le foto dell’Obitorio, poi, evidenziano chiaramente (fermo restando la validità di un riscontro iconografico) che il rigor mortis in entrambi i cadaveri (Di Mussolini e della Petacci) era in uno stadio di avanzata risoluzione, reperto cronotanatologicamente incompatibile con l’orario della morte tramandatoci dalle fonti “ufficiali” (16,20 del 28 Aprile del 1945) (A. Bertotto. La morte di Mussolini: cronotanatologia di un omicidio. Effedieffe.com. Reperibile per via telematica).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;5) L’attendente di Mussolini, Pietro Carradori, ha detto che Mussolini è stato sicuramente ucciso in casa De Maria da Lino (Giuseppe Frangi, detto anche “diavolo rosso”), uno dei due suoi carcerieri di Bonzanigo (L. Garibaldi. Vita col Duce. Effedieffe, 2001).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;6) L’ex sindaco di Sant’Abbondio e Acquaseria (Como), il mussoliniano commendator Alberto Botta, uno che la sa lunga sulla morte del Duce, ha affermato che il dittatore è stato ucciso al mattino del 28 Aprile dai partigiani comunisti Michele Moretti (Pietro), Giuseppe Frangi (Lino) e Guglielmo Cantoni (Sandrino). Quest’ultimo era il secondo custode di Mussolini recluso nel rustico dei De Maria ubicato a Bonzanigo. (F. Magni. La verità è già scritta, Moretti uccise Benito. Il Giorno, 7 Settembre, 2006).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;7) Ha scritto Silvio Bertoldi: “La versione più attendibile è quella di Franco Bandini secondo cui Mussolini fu ucciso direttamente in casa De Maria e che a sparare sia stato Luigi Longo. Come non esclude lo stesso Valiani. L’unica certezza è che l’esecutore ufficiale, Walter Audisio, non era nemmeno sul posto”. (E. Rosaspina. Mussolini ucciso dagli inglesi? Un coro di no alla tesi di De Felice. Corriere della Sera, 3 Settembre, 1995).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;8) Una sera di Agosto del 1950, alla presenza degli Onorevoli comunisti Giuseppe Ricci, Bruno Gombi e del guardiaspalle del colonnello Valerio, Luigi Bordoni, Walter Audisio (il colonnello Valerio) avrebbe detto ad un suo amico partigiano, Edoardo Conti (segretatario personale del Ricci), di aver ucciso il Duce e la Petacci nella cantina di casa De Maria. Riporto questo dato per dovere di cronaca. So bene che il racconto fatto dal Conti è decisamente improbabile (Mussolini: le ultime ore di vita. Gli americani lo volevano vivo. Una questione aperta. it.wordpress.com/tag/morte-di-mussolini. Reperibile per via telematica).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Commentando un articolo di Maurizio Barozzi intitolato: “Omicidio di Mussolini: troppe versioni diverse” (Effedieffe.com. Reperibile per via telematica), Luca Martinelli di Como ha reso note quali erano le notizie in suo possesso riguardo alla morte del Duce: “Premetto che ho lavorato a Giulino di Mezzegra nei primi anni ’80 ed ho conosciuto praticamente tutti gli abitanti del luogo. Parlando con la cugina dei figli dei contadini De Maria ho saputo che i ragazzi, tornando a casa poco dopo l’alba dalla baita dove erano stati mandati per far posto al Duce ed alla Petacci, hanno trovato la madre ed altre donne intente a lavare il sangue dal pavimento del piano terra e dell’ingresso”. A Gianni Minoli (Mixer “Indagare Mussolini”, Rai-tre, 1993) un figlio dei De Maria (Riccardo) ha detto: “Alle 4 del mattino (28 Aprile del 1945, ndr) mia madre ha fatto alzare me e mio fratello e ci ha mandati a dormire in montagna (baita del Cadenazzi, ndr) perchè lei doveva ospitare due persone che lì per lì non aveva riconosciuto. Non immaginava lontanamente che fossero il Duce e la Petacci”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Recentemente ho ipotizzato che Mussolini, agonizzante perchè aveva tentato di suicidarsi frammentando tra i denti una capsula di cianuro, è stato finito a colpi di mitra sparati dal partigiano Lino, uno dei suoi due carcerieri di Bonzanigo (A. Bertotto. op. cit.). La testimonianza rilasciata dal signor Martinelli di Como è un’ulteriore prova che il Duce è morto al mattino del 28 Aprile del 1945 e non nel pomeriggio dello stesso giorno come ancora sta scritto sui libri di scuola. Le sue affermazioni suggeriscono, inoltre, che l’evento lesivo potrebbe anche essersi verificato nel modo che ho prospettato io: il trascinamento prima di un individuo in stato comatoso che doveva essere fucilato fuori dalla camera in cui era confinato e poi quello di un cadavere sanguinante in déshabillé potrebbe non solo aver imbrattato i pavimenti di casa De Maria, ma anche scompaginato l’allacciatura dei mutandoni di flanella al polpaccio che il Duce indossava al momento della morte (vedi foto). Come ha affermato giustamente il dottor Aldo Alessiani (Il teorema del verbale 7241. www.larchivio.org. Reperibile per via telematica) la divaricatura dell’allacciatura anteriore dei mutandoni non era dovuta ad atti vandalici della folla che si era assiepata a piazzale Loreto. Essa è comparsa solo quando a Mussolini, impiccato per i piedi al traliccio metallico di un distributore di benzina, è stata tolta la camicia nera, guarda caso imperforata come del resto i pantaloni, per violenta trazione dal basso. &lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-5720710670521370056?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/5720710670521370056/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=5720710670521370056' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/5720710670521370056'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/5720710670521370056'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2008/09/in-esclusiva-per-ladestrainfo-mussolini.html' title='In esclusiva per LaDestra.Info : Mussolini morì in casa De Maria'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-1209341289377198768</id><published>2008-08-31T16:55:00.001-07:00</published><updated>2008-08-31T16:57:49.655-07:00</updated><title type='text'>La misteriosa notte di Moltrasio e le manipolazioni resistenziali</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.effedieffe.com/images/stories/duce_prega.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px;" src="http://www.effedieffe.com/images/stories/duce_prega.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Poco tempo fa su History Channel (Sky-TV) è andato in onda l’ultimo documentario di una miniserie dal titolo intrigante: «Uccidete Mussolini».&lt;br /&gt;Ha scritto Fabio Andriola su Storia in Rete del Giugno 2008: «&lt;i&gt;E’ stata una operazione, come tutte quelle messe in onda dalle pay-TV, che si è rivelata come al solito decisamente raffazzonata e dilettantesca sia nei temi essenziali, come pure nella cura dei dettagli che, quando si tratta di Storia, così secondari non sono mai&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Tra le tante omissioni una in particolare ha destato scalpore.&lt;br /&gt;E’ stato, infatti, taciuto il viaggio intrapreso dai partigiani che scortavano Mussolini prigioniero verso Moltrasio, sulla via di una sua probabile consegna agli angloamericani.&lt;br /&gt;Un viaggio che in passato ha suscitato molti interrogativi e comprensibili perplessità.&lt;br /&gt;In quest’articolo si cerca di esaminarlo per chiarirne gli aspetti ancora oscuri e per spiegarne i più reconditi significati.&lt;br /&gt;Come è noto Mussolini è stato arrestato dai partigiani della 52° Brigata d’Assalto Garibaldi «Luigi Clerici» che operava sui monti del circondario di Dongo.&lt;br /&gt;L’arresto, di cui se ne è appropriato indebitamente il partigiano Urbano Lazzaro (Bill, un borioso pseudoistrione), è avvenuto sulla piazza del Municipio del paese lacustre poco dopo le 15,30 del 27 aprile 1945 &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(1)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Scrive Alessandro Zanella &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(2)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;Un’ora più tardi&lt;/i&gt; (16,30, ndr)&lt;i&gt; il brigadiere della Guardia di Finanza Antonio Scappin&lt;/i&gt; (Carlo) &lt;i&gt;telefona, usando la linea della Società Elettrica Comacina, socializzata secondo le direttive della RSI, da Gera Lario al Comando Regionale lombardo della Finanza a Milano. Probabilmente lo fa tramite il tenente colonnello Luigi Villani responsabile della caserma della Guardia di Finanza di Como&lt;/i&gt;» &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(3)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;. Lo Scappin: «&lt;i&gt;comunica con esattezza la cattura di Mussolini e del seguito. Assicura che il Mussolini è prigioniero nel municipio di Dongo e fissa un appuntamento telefonico per le 18,30 con Menaggio-Milano per ricevere disposizioni dal CNLAI&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comandante della Guardia di Finanza di Milano, colonnello Alfredo Malgeri (Divisione Carroccio), trasmette subito le informazioni ricevute da Como al comando generale del CVL &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(4)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Non si può escludere che i comunisti siano venuti a conoscenza della cattura di Mussolini per altre vie, probabilmente dai loro uomini all’interno dello stabilimento Falk di Dongo che potevano comunicare telefonicamente con i colleghi operanti nella fabbrica di Sesto San Giovanni nel milanese &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(5)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Subito dopo l’arresto del duce, il partigiano Michele Moretti (Pietro) si era recato a Como per avvisare i dirigenti comunisti lariani dell’avvenuta cattura dell’ex dittatore.&lt;br /&gt;Tramite una staffetta, Como avvisa il CNLAI di Milano e così la notizia giunge tempestivamente nel capoluogo lombardo ad uso e consumo dei fazzoletti rossi &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(6)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Continua lo Zanella &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(7)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;: «&lt;i&gt;La notizia della cattura del Duce raggiunge tosto via radio, dal lago d’Orta, l’Allied General Headquarters (AGH) a Siena che alle 18 trasmette: Al comando Generale and CNLAI (di Milano) stop Fateci sapere esatta situazione Mussolini stop se siete disposti consegnarcelo vivo invieremo aereo per prelevarlo stop AGH&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;A Siena ha la propria sede l’Office of Secret Sevice comandato dal maggiore americano Max Corvo &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(8)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;E’ la struttura d’Intelligence del XIV Gruppo d’Armate alleate che sta portando a termine l’occupazione dell’Italia.&lt;br /&gt;Nel frattempo, da Lugano, il capitano USA Emilio Daddadario, agli ordini di Allen Dulles e del console ticinese Donald Pryce Jones (zio Scotti), si mette in marcia lento pede per andare a Milano onde concertare le mosse che gli permetteranno di prendere in custodia Mussolini &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(9)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;In realtà farà di tutto (prelevare a Cernobbio il generale Rodolfo Graziani per portarlo a Milano ed accettare la resa tedesca firmata a Como dal generale Hans Leyers) meno che intraprendere iniziative riguardanti la sorte del duce &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(10)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;L’unico atto compiuto dal capitano Daddario è stato quello di firmare, su richiesta del generale Raffaele Cadorna, un lasciapassare per il colonnello Valerio che ne ha agevolato la missione omicida &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(11)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo momento il destino del dittatore è vincolato alle decisioni di 5 personaggi: il generale Cadorna, il colonnello Giovanni Sardagna, il capo di Stato Maggiore della 52° Brigata Garibaldi, Luigi Canali (capitano Neri), il comandante ad interim della stessa, conte Pier Luigi Bellini delle Stelle (Pedro) ed il comissario politico della 52° Brigata Garibaldi, Michele Moretti (Pietro).&lt;br /&gt;Il generale Cadorna era il comandante generale del Corpo Volontari della Libertà (CVL).&lt;br /&gt;Il Sardagna, barone di Hohenstein, ex aiutante di campo del generale Cadorna ed ex comandante della divisione corazzata Ariete che si era battuta nella difesa di Roma dopo l’armistizio, il 27 aprile era stato insediato a Como con funzioni di ufficiale di collegamento fra i Comandi di Zona del CVL di Como e di Lecco.&lt;br /&gt;Di fatto era il comandante partigiano della piazza di Como &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(12)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Il capitano Neri, su cui pesava una condanna a morte emessa dal partito comunista milanese (sospetta delazione ai fascisti) e per il momento accantonata, aveva lasciato Milano (dove si era rifugiato dopo la sua fuga dalle carceri di Como) e, nel tardo pomeriggio del 27 aprile, aveva raggiunto Dongo dove era stato accolto con fraterna amicizia dai vertici della 52° Brigata garibaldina: dal comandante Pedro, dal comissario Pietro e dal vice commisario politico Bill (Urbano Lazzaro) &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(13)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Pedro e Bill erano filomonarchici e badogliani, mentre Pietro era un patriota di temprata fede comunista come il Neri, per altro un compagno poco ortodosso che si sarebbe potuto definire anomalo, se non addirittura un cane sciolto che aveva cercato, messo alla berlina dal partito a cui apparteneva, alleanze e solidarietà presso i Servizi Segreti alleati &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(14)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Prima di arrivare a Dongo e dopo aver abbandonato Milano, il Neri, raggiunto il suo amico partigiano Pietro Terzi (Francesco), si era acquartierato a Lasnigo, un borgo situato a pochi chilometri da Lezzeno dove viveva da sfollata Alice De Fonseca, una fan di Mussolini, in collegamento con gli inglesi, che il Canali guarda caso aveva contattato &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(15)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Il Neri, il 27 mattina o nel primo pomeriggio era stato a Como ed aveva incontrato, fra gli altri, anche il colonnello Sardagna.&lt;br /&gt;Poiché il Canali era in contatto ed aveva buoni rapporti con gli alleati, il Sardagna «&lt;i&gt;già informato della cattura del Duce&lt;/i&gt; (?, ndr), &lt;i&gt;avrebbe intravisto nel Neri l’uomo adatto per levarlo dai pasticci e perciò gli avrebbe dato disposizioni per la consegna di Mussolini agli americani, secondo le direttive di Cadorna&lt;/i&gt;» &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(16)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Como, peraltro, si sapeva che quel giorno il dittatore si era inoltrato verso l’alto lago in compagnia di un reparto autotrasportato della Luftwaffe proveniente da Senago (provincia di Milano) e diretto a Merano, dove stavano confluendo le truppe tedesche dell’alta Italia intenzionate a varcare il confine austriaco per far rientro illese nel territorio metropolitano del Reich.&lt;br /&gt;Numerose persone avevano riconosciuto Mussolini fermo a Menaggio, a Grandola (26 aprile) e al posto di blocco di Musso (27 aprile) effettuato dai partigiani per stoppare la colonna italo-tedesca in ripiegamento verso il Nord &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(17)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Persino sul Corriere della Sera del 26 aprile 1945 c’era scritto che Mussolini era approdato sulle rive del Lario &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(18)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Probabilmente il Sardagna, allertato e messo sul chi vive, preavvisa il Neri, consigliandolo di tenersi pronto per assolvere la missione di consegnare il duce agli angloamericani non appena questi sarebbe stato catturato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La consegna di Mussolini ai «liberatori», prevista dalle clausole d’armistizio del trattato di Cassibile (3 settembre del 1943), viene ribadita dalle dichiarazione dell’ispettore delle Brigate Garibaldi, Fulvio Bellini: «&lt;i&gt;Nell’estate del 1944 una delegazione del CNLAI guidata da Edgardo Sogno, eroe della resistenza e medaglia d’oro, s’impegnò con il Governo Bonomi e con le autorità Alleate: non appena conclusa l’insurrezione del Nord, i dirigenti del CNL Alta Italia si impegnavano ad arrestare Mussolini e a consegnarlo vivo alle autorità Alleate. Questa decisione è contemplata in articoli e documenti che sanzionano l’accordo tra la delegazione partigiana, il Governo di Roma e le autorità Alleate&lt;/i&gt;» &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(19)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Como, il Canali trova il tempo per allestire la base sicura e segreta che dovrà ospitare Mussolini una volta che lo si sarebbe fatto prigioniero.&lt;br /&gt;Secondo alcuni il rifugio era la baita Noè &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(20)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, secondo altri il ricovero era la baita dell’artigiano tessile Felice Noseda o una dépendence di villa Baffa il cui proprietario era un commerciante di vini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(21)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Queste residenze erano situate sulla collina di San Maurizio (1.000 metri) , vicino a Brunate, a picco sopra Como.&lt;br /&gt;Alle 18,30, come stabilito, il CNLAI  contatta telefonicamente il brigadiere della Guardia di Finanza Antonio Scappin, comunicandogli quanto segue: «&lt;i&gt;Custodite bene il prigioniero con ogni riguardo: non gli sia torto un capello. Piuttosto di fargli violenze, in caso di tentativo di fuga, lasciatelo andare&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Il comunicato indica che al momento la ferma volontà di Cadorna è quella di mettere in salvo il duce per consegnarlo ad una missione americana nel rispetto delle direttive provenienti dal comando interalleato di Siena.&lt;br /&gt;Lo Scappin inoltra il messaggio ai capi partigiani di Dongo che stazionano in Municipio.&lt;br /&gt;Pedro, Neri ed il Moretti decidono che la prima mossa da fare è quella di isolare il prigioniero in un luogo che lo protegga dalla violenza della folla e da eventuali scorribande di fascisti sbandati che lo vogliono liberare.&lt;br /&gt;Questa prima importante decisione è presa all’unisono.&lt;br /&gt;In realtà la letteratura riporta, confusamente, che ciascuno dei tre aveva idee e piani che non convergevano in un’unica risoluzione.&lt;br /&gt;Di fatto, poi, gli eventuali attriti, per lo meno i principali, si sono spianati e le uniche mosse concordate (dopo la decisione di portarlo a Germasino) sono state quelle suggerite dal Neri &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(22)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Alle 19,20 del 27 aprile Pedro trasferisce Mussolini e l’avvocato Paolo Porta (ispettore dei Fasci per la Lombardia e federale di Como) nella caserma della Guardia di Finanza di Germasino.&lt;br /&gt;Resterà in questa sede fino al momento in cui avrà inizio la manovra finalizzata per consegnarlo agli alleati &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(23)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Alle 23,30, il Malgeri comunica al CVL di Milano un secondo messaggio che gli ha inviato da Como il finanziere Villani: «&lt;i&gt;Mussolini è al sicuro, custodito sotto sorveglianza nella caserma della Guardia di Finanza di Germasino&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(24)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Verso le 21 del 27 aprile Cadorna telefona al suo ex collaboratore G. Sardagna, invitandolo a studiare un piano che permetta di avvicinare il più possibile a Como il duce prigioniero.&lt;br /&gt;Sardagna coinvolge un suo amico, l’ingegner Remo Cademartori, che possiede a Blevio (dista 4 km da Como, essendo il primo paese che si incontra sulla strada che da Como porta a Bellagio) una villa circondata da un ampio parco e provvista di un cottage e di una darsena in cui può approdare una barca che ha attraversato il lago.&lt;br /&gt;In precedenza a villa Cademartori aveva soggiornato anche Rachele Mussolini e la moglie del figlio Bruno, Gina Mussolini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cademartori, un industriale che aveva buoni rapporti con la resistenza, convoca un partigiano del luogo, Alonzo Caronti, e gli ordina di recarsi in macchina a Moltrasio dove incontrerà una persona che gli consegnerà una barca su cui dovrà traghettare a Blevio «un ufficiale inglese ferito e la sua infermiera» (il duce e la Petacci).&lt;br /&gt;Ottenuto l’appoggio del Cademartori, il Sardagna telefona a Pedro dicendogli di avvisare il Neri che il salvataggio di Mussolini può avere inizio &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(25)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Nel pomeriggio dello stesso giorno, gli americani avevano anche inviato al Sardagna il seguente messaggio autografo: «&lt;i&gt;Mussolini e Graziani devono essere condotti a Brivio&lt;/i&gt; (dista da Como circa 35 km, ndr) &lt;i&gt;a disposizione della Polizia Americana. John G. Mac Donough agente speciale, CIC. Prima Divisione corazzata&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;In serata, il colonnello Sardagna si premura di far conoscere il testo del messaggio al suo superiore di Milano, il generale Cadorna.&lt;br /&gt;Nella mattinata del 28 aprile il Mac Donough si farà vivo per reclamare dal Sardagna quanto in precedenza aveva richiesto.&lt;br /&gt;Il Sardagna lo tranquillizza dicendogli che il colonnello Valerio, giunto a Como verso le nove del mattino, si era impegnato di portare vivo Mussolini a Como entro le tre del pomeriggio &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(26)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;E’ ovvio che l’Audisio non poteva dire al Sardagna qual’erano le sue reali intenzioni (fucilare il duce).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha scritto lo Zanella &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(27)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;Alle 21,30 del 27 aprile il quartier Generale alleato di Siena ha messo a punto un piano operativo per avere il Duce e trasmette al CNLAI di Milano un altro messaggio: ‘A CVL and CNLAI aereo che verrà ritirare Mussolini atterrerà alle ore 18 domani&lt;/i&gt; (28 aprile) &lt;i&gt;aeroporto di Bresso stop Preparate segnali di atterraggio AGH’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Così ci riferisce il Bandini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(28)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;Neri in contatto con i Servizi alleati in Svizzera elaborò un complesso piano che cercò di mandare ad effetto nella notte del 28 aprile. Mussolini avrebbe dovuto raggiungere Moltrasio, imbarcarsi su di un mezzo mandato da Como, fino a Blevio, e di qui raggiungere Brunate. Una pattuglia partigiana, oltrechè l’industriale Remo Cademartori, attesero tutta la notte a Blevio che Mussolini e Claretta sbarcassero&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Il CVL aveva dato disposizioni tassative al Neri e a Pedro di ricongiungere la Petacci con Mussolini.&lt;br /&gt;Tale decisione non era stata quindi dovuta ad un atto di cortese galanteria del comandante Pedro come da sempre il Bellini delle Stelle ci ha voluto far credere &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(29)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Continua il Bandini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(30)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;Più tardi, i prigionieri (il duce e Claretta) sarebbero stati  scortati per un ripido sentiero fino a Capovico e di lì a baita Noè sulla strada di San Maurizio (Brunate, ndr). La villa, poiché di villa si tratta, era stata apprestata fin dal pomeriggio del 27 su ordine del capitano Neri: non meno di cinque persone hanno testimoniato su questa parte della vicenda, senza contare che Pedro stesso, narrando i fatti, ha sempre lealmente ammesso che il suo capo di Stato Maggiore (il Neri, ndr) voleva davvero portare Mussolini a Brunate&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Nel pomeriggio del 28 aprile, da Brunate, passando per Erba, la coppia di reclusi avrebbe poi raggiunto l’aeroporto decentrato di Bresso, situato a 5 chilometri da Milano, dove c’era ad attenderli l’aereo USA inviato da Siena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito alla telefonata del Sardagna (il via all’operazione salvataggio del duce), Pedro, lasciato Dongo, ritorna a Germasino e preleva Mussolini, dopo avergli fasciato la testa con alcune garze.&lt;br /&gt;Sono l’1,35 del 28 aprile &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(31)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Rientra quindi in sede dove ad aspettarlo, sulla piazza del Municipio, c’è un’altra macchina con la Petacci in pellicia di visone.&lt;br /&gt;Alle 2,30 partono due 1100: a bordo ci sono Claretta, Mussolini, Pedro, Neri, Moretti, Gianna (Giuseppina Tuissi), Sandrino (Guglielmo Cantoni) e Lino (Giuseppe Frangi).&lt;br /&gt;Gli autisti sono Dante Mastalli e Edoardo Leoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(32)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il convoglio raggiunge la piazza di Moltrasio (40 chilometri veso sud), fermandosi nel piazzale dell’Hotel Imperiale poco distante dalla darsena di villa Allamel.&lt;br /&gt;Qui Pedro e il Neri avrebbero dovuto trovare, secondo il piano architettato dal Sardagna, la barca sulla quale far salire Mussolini e la Petacci per poi consegnarli a chi li stava aspettando a villa Cademartori di Blevio, una signorile residenza situata sulla riva opposta del lago &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(33)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Nei giorni successivi al 28 aprile, il sindaco di Dongo, Giuseppe Rubini, chiese a Pedro il motivo per il quale aveva rimosso il duce dal paese in cui lo stesso era stato catturato.&lt;br /&gt;Onestamente Pedro gli rispose che il suo comportamento rispecchiava una serie di direttive&lt;br /&gt;(la missione a Moltrasio) che provenivano da Milano &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(34)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Alle 23,30 del 28 aprile Alonzo Caronti sale in macchina a Blevio e si avvia verso Moltrasio.&lt;br /&gt;Lo accompagnano tre partigiani (un ufficiale ed un finanziere renitenti alla leva e un poliziotto della RSI doppiogiochista): Molina, Cetti e un tale Morelli &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(35)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Ci riferisce il Giannantoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(36)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;Giunto a destinazione, il Caronti ha consegnato a Mosè Riva, un partigiano comunista del distaccamento ‘Caronti’ che lo aveva atteso con una certa impazienza, il messaggio ricevuto dal Cademartori ed ha ottenuto da Marco Bonzi, ‘Martin Bistocc’, un pescatore del luogo, una barca dal fondo piatto che era l’ideale per portare a termine l’operazione&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Dopo un po’ di tempo si è di nuovo fatto vivo Mosè Riva a cui Roberto Maccorati, Athos, un partigiano del distaccamento locale specializzato nel far espatriare gli ebrei in Svizzera, aveva detto di informare il Caronti che la missione per recuperare Mussolini era annullata.&lt;br /&gt;Continua il Giannantoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(37)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; «&lt;i&gt;Al bar Sport di Moltrasio, il punto di riferimento ufficiale del piano Cadorna-Sardagna-Cademartori, sede di un telefono pubblico (era ancora aperto a quell’ora? ndr), era giunta una chiamata da Como del colonnello Sardagna: ‘Parla Pulce, aveva scandito la voce chiara del Sardagna, se Pedro raggiunge Moltrasio ditegli che Mussolini non è più necessario a Milano’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Caronti, dopo aver cercato invano il «Martin Bistocc» per ridargli la barca, l’ha riposta nella darsena della villa dei conti Allamel e ha dato ordine ai suoi compagni di risalire in macchina per far ritorno a Blevio.&lt;br /&gt;Proprio in quel momento erano sopraggiunte dalla soprastante via Regina due macchine (1100) che si erano fermate nel piazzale dell’imbarcadero.&lt;br /&gt;Sono scesi Neri e Pedro che si sono avviati con Mosè Riva verso il bar Sport, dove Athos gli ha comunicato il contrordine telefonico impartitogli dal Sardagna &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(38)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Sono circa le 3,30 del mattino del 28 aprile 1945 &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(39)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Un partigiano del Caronti (Molina) ha affermato che sulle due macchine c’erano circa otto persone. Cinque o sei vestiti da partigiani, una gli era parsa essere una donna ed un’altra aveva sicuramente la testa fasciata &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(40)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Neri però non si arrende e insiste per portare a termine il suo piano.&lt;br /&gt;Secondo il Giannantoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(41)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; vorrebbe raggiungere San Maurizio di Brunate dopo aver attraversato in macchina la città di Como, scegliendo un percorso secondario.&lt;br /&gt;Vedremo in seguito che questo punto si inserisce in una ricostruzione dei fatti che io non condivido.&lt;br /&gt;Pietro, temendo di incappare in alcune trappole (vedi dopo), invita il Neri a studiare il modo di trovare un altro rifugio sicuro per Mussolini e Claretta.&lt;br /&gt;Il Neri, accoglie l’invito di Pietro e porta i prigionieri in casa dei contadini De Maria a Bonzanigo. Le due macchine provenienti da Dongo invertono la marcia e si dirigono quindi verso Azzano &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(42)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Stando così le cose una domanda sorge spontanea: sapeva Pietro, un comunista convinto, che il trasferimento del duce a Brunate era il preludio di una sua consegna agli alleati?&lt;br /&gt;Sicuramente no.&lt;br /&gt;Riteneva che la base allestita dal Neri fosse un luogo conosciuto solo dai comunisti e che sarebbe stata utilizzata esclusivamente per obbedire agli ordini del partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Neri, considerato dal Pietro un comunista, oltre che un amico, aveva fatto sapere le sue intenzioni solo a Pedro che, per la sua dichiarata sudditanza agli ordini provenienti dal CVL di Cadorna, non avrebbe mai ostacolato quello che era nelle intenzioni del suo superiore milanese.&lt;br /&gt;Come sappiamo, per eseguire il suo piano, il Sardagna utilizza proprio Pedro per far scattare tutta l’operazione messa in piedi dal Neri.&lt;br /&gt;Va, inoltre, ridimensionata la leggenda secondo la quale la comitiva proveniente da Dongo si era arrestata a Moltrasio per il timore che gli americani, arrivati notte tempo a Como (questi arriveranno in città solo dopo le 10 del 28 aprile), avrebbero potuto impossessarsi di Mussolini fino ad allora custodito dai partigiani del Lario &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;43)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Se ciò fosse stato vero non si capisce perchè il Neri avesse avuto paura di farsi scappare di mano Mussolini (requisito dagli americani senza tanti complimenti) quando aveva già deciso di portarlo a Brunate proprio per consegnarlo ad una missione alleata.&lt;br /&gt;Una consegna «anticipata» non sarebbe certo stata una tragedia.&lt;br /&gt;Questa paura, caso mai, poteva impensierire solo il comunista Moretti il quale, nei suoi memoriali (per altro confermati da Pedro), ha sempre tirato in ballo la paventata perdita del prigioniero per l’intervento dei sopraggiunti militari alleati (eco di spari e razzi nella notte del cielo comasco per festeggiare l’arrivo delle truppe yankee).&lt;br /&gt;Ecco il motivo per cui non avrebbe accettato di procedere in macchina verso Como che, secondo lui, era già stata liberata dagli Sherman statunitensi &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(44)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;E’ opportuno precisare subito una cosa: Urbano Lazzaro &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(45)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; e Franco Bandini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(46)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; hanno detto che Pietro e Pedro avevano fatto le loro obiezioni in un contesto che prevede il fallimento dell’operazione Blevio non perchè la stessa era stata disdetta dal Sardagna, ma perchè la manovra era impossibilitata a continuare per un altro motivo: i partigiani non avevano trovato la barca che da Moltrasio avrebbe dovuto traghettare Mussolini e la Petacci sulla sponda opposta del lago.&lt;br /&gt;Oggi noi sappiamo che la barca c’era e comprendiamo anche la ragione per cui i partigiani di Dongo hanno detto che la missione era fallita per cause indipendenti dalla loro volontà.&lt;br /&gt;La prima giustificazione che viene in mente era appunto il mancato reperimento della barca.&lt;br /&gt;Ciò poteva legittimare, per la Storia, la condotta rinunciataria che il terzetto di patrioti aveva adottato.&lt;br /&gt;Non essendoci la barca, si poneva il dilemma se proseguire o meno verso Como in macchina, un viaggio che poteva risultare rischioso per la presenza delle truppe alleate che avevano raggiunto a spron battuto le rive Lario (forse).&lt;br /&gt;In altre parole, il non trovare la barca non significava automaticamente che l’operazione era stata stoppata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poteva essere stato un incidente di percorso, limitante ma non insormontabile, che non esentava&lt;br /&gt;i partigiani dal tentare di raggiungere comunque Brunate per altre vie (in macchina attaverso strade secondarie che cortocircuitavano la città di Como liberata).&lt;br /&gt;Sicuramente invalidante era, invece, la telefonata notturna fatta dal Sardagna al bar Sport di Moltrasio.&lt;br /&gt;Una telefonata che doveva rimanere segreta perchè, se conosciuta, avrebbe rivelato il cambio repentino di orientamenti del CVL di Milano (abbandonare Mussolini al suo destino).&lt;br /&gt;Pedro e Pietro, nel dopoguerra, hanno sempre sostenuto che il loro intendimento era quello di custodire i prigionieri in un luogo blindato proprio per evitare che gli angloamericani potessero appropriarsene con un colpo di mano &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(47)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Da questo punto di vista Pietro non mentiva.&lt;br /&gt;Il mendace era piuttosto Pedro.&lt;br /&gt;A lui infatti si era rivolto il Sardagna quando aveva deciso di dar corso all’operazione Blevio-villa Cademartori.&lt;br /&gt;Pedro ha avuto buon gioco, dicendo sui generis che lui obbediva agli ordini del Canali il quale voleva portare Mussolini a Brunate, un luogo protetto destinato ad isolare il duce e la Petacci fino a che non sarebbero pervenuti ordini superiori dal comando centrale del CVL &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(48)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino a quando è campato il Bellini delle Stelle (Pedro) non ha mai ammesso una sua collusione con il Sardagna.&lt;br /&gt;Solo al sindaco di Dongo G. Rubini avrebbe detto che il trasferimento dei reclusi vicino a Como rispondeva ad esigenze che rispecchiavano la volontà dei suoi superiori milanesi.&lt;br /&gt;Questo lo dice il Rubini.&lt;br /&gt;Il reticente Pedro, in prima persona, non lo ha mai confermato.&lt;br /&gt;Poiché il Canali è morto ai primi di maggio del 1945 &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(49)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, Pedro ha avuto carta bianca.&lt;br /&gt;Non ha mai trovato nessuno che lo potesse smentire.&lt;br /&gt;D’altra parte, nelle vicende che hanno condotto alla morte del duce, tutto il comportamento del comandante della 52° Brigata Garibaldi è sempre stato più che sfuggente &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(50)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il Bandini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(51)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; ha detto che Moltrasio è schermata da punta Geno.&lt;br /&gt;E’ imposssibile che i razzi sparati a Como si fossero spinti così in alto tanto da essere visti persino dai partigiani in sosta a Moltrasio.&lt;br /&gt;Il Neri, non trovando il Moretti consenziente, decide di accettarne i suggerimenti e fa invertire al piccolo convoglio di due macchine la direzione di marcia.&lt;br /&gt;Poiché l’alibi degli americani è quanto meno dubbio, resta impregiudicato il vero motivo per cui Pietro si sia ostinato ad ostacolare il proseguimento del viaggio verso Brunate, «aggirando la città murata sino a raggiungere San Maurizio lungo la montagna, passando dalla Badirada sopra il San Martino» come proposto dal Neri &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(52)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Questo è un nodo che ancora deve essere sciolto quando si affrontano i fatti che hanno caratterizzato l’intricata vicenda delle notte di Moltrasio.&lt;br /&gt;La necessità di far credere che la decisione di ripiegare su Bonzanigo fosse stata estemporanea implica il bisogno di trovare una motivo che la giustifichi.&lt;br /&gt;Ecco perchè il Moretti (e Pedro) hanno tirato in ballo (mentendo?) l’arrivo notturno a Como degli alleati e i relativi festeggiamenti con tanto di fuochi artificiali.&lt;br /&gt;Se il Neri ha avallato le decisioni di Pietro, le ancora sconosciute obiezioni di quest’ultimo (quelle vere) devono essere state indubbiamente importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà anche Alonzo Caronti ha detto che a Moltrasio «&lt;i&gt;si notavano grandi bagliori che, ad intermittenza regolare, illuminavano il cielo facendo intravvedere le sagome del paesaggio. Erano fuochi d’artifico e razzi multicolori, non c’era dubbio&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Aggiunge il Caronti: «&lt;i&gt;Si seppe subito che erano gli alleati che entravano in città. La gente che gremiva il piazzale dell’imbarcadero se ne andò allora quasi tutta verso Como&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(53)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Se ammettiamo questa possibilità che accredita le affermazioni del Moretti, le sue giustificazioni appaiono sostanziate e non c’è quindi il bisogno di ricercarne altre.&lt;br /&gt;Il Neri, non potendo confessare al comunista Pietro il suo piano finalizzato per consegnare Mussolini agli alleati (raggiungere a qualunque costo la base di Brunate anche se il Sardagna, telefonando a Moltrasio, aveva bloccato tutta l’operazione finalizzata per salvare Mussolini), è obbligato ad accettare ob torto collo la «saggia» decisione del Moretti (Pietro), cioè quella  di invertire la rotta del convoglio per far ritorno sui propri passi onde trovare un altro luogo sicuro per custodire il duce prigioniero.&lt;br /&gt;Altrimenti, attraversando Como, si sarebbe corso il rischio di far cadere il duce in mano degli agloamericani, facendo una figura, come ha detto Pietro, anche peggiore di quella che avevano fatto coloro che tenevano l’ex dittatore prigioniero sul Gran Sasso &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(54)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;E’ noto, infatti, che Mussolini, in Abruzzo, era stato liberato dai paracadutisti tedeschi senza colpo ferire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se così stanno le cose, sorge un altro interrogativo.&lt;br /&gt;Dopo aver saputo dalla telefonata del Sardagna che il duce non era più richiesto a Milano (il vero motivo per cui la missione era stata interrotta), perchè il Neri si sarebbe ostinato a voler trasferire Mussolini nella sua base di Brunate?&lt;br /&gt;Oltre al Sardagna, con quali altre persone il Neri era in contatto?&lt;br /&gt;Soprattutto: aveva avuto rapporti e preso accordi con gente che non era vincolata dalle decisioni prese dal comando generale del CVL di Milano?&lt;br /&gt;Siccome gli inglesi, con cui si dice che il Canali fosse in combutta, avevano svolto un ruolo dominante nel fare cambiare idea al generale Cadorna (disdire l’appuntamento di Moltrasio, vedi dopo) è difficile pensare che fossero agenti britannici quelli che aspettavano il duce sulla collina di Brunate.&lt;br /&gt;Se l’operazione Blevio era stata sospesa, teoricamente sul colle di Como non doveva esserci più nessuno in vigile attesa.&lt;br /&gt;La dichiarata volontà del Neri di proseguire a tutti i costi, fa sospettare che a Brunate c’era gente che non era sottoposta agli ordini provenienti dal CVL di Milano.&lt;br /&gt;Ecco dove il buio della notte di Moltrasio diventa ancora più fitto ed ecco il momento in cui il Canali assume le sembianze di un’enigmatica sfinge.&lt;br /&gt;Di questa sfinge, però, un aspetto noi la conosciamo.&lt;br /&gt;Il Neri, prima di essere arrestato a Villa di Lezzeno (gennaio del 1945) dai militi della Brigata Nera «Cesare Rodini» di Como, era in procinto di recarsi in Svizzera per contattare emissari degli alleati che dovevano fornire mezzi (armi e soldi) ai patrioti dell’alto Lario (&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;55)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Pertanto un legame che univa il Canali con gli angloamericani faceva sicuramente parte della complessa rete di relazioni che il partigiano comasco aveva intessuto durante tutto il periodo della sua antecedente lotta clandestina.&lt;br /&gt;Il Giannantoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(56)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; baipassa ogni ostacolo e scioglie ogni dubbio, interpretando le cose in maniera diversa e, a mio giudizio, palesemente errata.&lt;br /&gt;La geometria della verità non è sempre euclidea.&lt;br /&gt;Il Giannantoni ha, infatti, affermato che solo Pedro era al corrente delle decisioni prese dal CVL di Milano (consegnare il Duce agli angloamericani).&lt;br /&gt;Per lo storico di Varese, il comunista Neri voleva portare Mussolini a Brunate perchè a Brunate c’era una base del PCI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quest’evenienza il contrasto Neri-Moretti (due partigiani rossi) non sussiste.&lt;br /&gt;Se una controversia esisteva questa coinvolgeva l’endiade Pedro-Neri.&lt;br /&gt;Il Canali e Pedro, ognuno tacendo all’altro i propri intendimenti, avrebbero deciso di traghettare Mussolini sulla sponda opposta del lago.&lt;br /&gt;Solo a Blevio il Canali si sarebbe accorto che la destinazione del duce non era la base comunista di Brunate scelta da lui, ma bensì la ospitale villa Cademartori campionata dal Sardagna in ottemperanza agli ordini che provenivano dal generale Cadorna disponibile ad accogliere le richieste degli angloamericani.&lt;br /&gt;Scrive, infatti, il Giannantoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(57)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;Pedro aveva mantenuto il suo riserbo, guardandosi bene dallo svelare sia a Neri che al comissario politico Pietro il piano concordato con il colonnello Sardagna. Non ne aveva il minimo interesse e non poteva rischiare che una reazione, a quel punto certamente negativa dei suoi compagni di viaggio, potesse riflettersi su un’azione il cui successo era legato all’avverarsi di una serie di condizioni. Pedro aveva accolto le intenzioni del Neri senza alcun commento. Infatti per raggiungere la collina di San Maurizio (Brunate, ndr) si sarebbe dovuti passare da Moltrasio per poi traghettare il lago sino a Blevio&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altre parole Pedro accetta le decisioni del Neri perchè per i tre quarti del viaggio notturno condividevano una strada comune.&lt;br /&gt;A Blevio si sarebbe visto chi dei due, tra Pedro e il Neri, aveva la forza maggiore per imporre all’altro le proprie decisioni (Brunate o villa Cademartori).&lt;br /&gt;Anche se il Giannantoni non lo dice, tutto questo ragionamento implica che Mussolini non sarebbe stato affidato alla esclusiva custodia del Caronti, ma sarebbe stato scortato in barca anche dal Neri e da Pedro.&lt;br /&gt;Solo sulla riva opposta del lago si sarebbe deciso quale sarebbe stato il terminale di quella missione notturna che ciascuno dei due voleva concludere in un modo diverso.&lt;br /&gt;Le considerazioni del Giannantoni sono difficili da condividere.&lt;br /&gt;Non si può pensare che un viaggio di quell’importanza fosse stato intrapreso da persone che affidavano al caso l’effettivo svolgimento di piani non sintonizzabili tra loro.&lt;br /&gt;E’ chiaro che questo modo di vedere le cose fa dire al Giannantoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(58)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; che anche il Neri, scaduta l’opzione che prevedeva il traghettamento in barca, condivideva la paura di Pietro, ossia quella di dover cedere Mussolini agli alleati se avesse tentato di forzare in macchina la via che, attraverso Como liberata (?), lo doveva condurre a Brunate dove era situata la base comunista da lui individuata.&lt;br /&gt;Ciò nonostante il Canali sarebbe stato disponibile a correre dei rischi pur di raggiungere il suo obiettivo.&lt;br /&gt;Ecco perchè avrebbe insistito con Pietro per procedere verso la collina lariana di San Maurizio, percorrendo strade poco transitate.&lt;br /&gt;Il Giannantoni ragiona in questo modo per motivi ideologici.&lt;br /&gt;Essendo di sinistra, per lui il comunista Canali è intoccabile.&lt;br /&gt;Non avrebbe mai ammesso che il Neri si era prodigato per consegnare Mussolini vivo agli alleati. Ha scaricato ogni responsabilità solo su Pedro che, essendo monarchico, non avrebbe mai ostacolato il piano Cadorna-Sardagna-Cademartori.&lt;br /&gt;Ecco come certi storici della resistenza manipolano i fatti a loro uso e consumo e distorcono la verità per pregiudizi faziosi.&lt;br /&gt;Abbandoniamo l’ipotesi Giannantoni (insostenibile) e ritorniamo al nostro primitivo ragionamento.&lt;br /&gt;Come abbiamo anticipato se un divario esisteva, questo era quello che separava le intenzioni di Pietro da quelle del Neri, il vero regista dell’operazione Cadorna-Sardagna-Cademartori.&lt;br /&gt;Il ripiego su Bolzanigo sarebbe, pertanto, da considerare come il risultato di uno scontro sotterraneo tra interessi occulti fra loro collidenti: consegnare il duce agli angloamericani, come voleva il Neri, o, viceversa, recapitarlo nelle mani del PCI come pensava di fare Pietro anche se non sapeva dove portare Mussolini visto che la base di Brunate, da lui ritenuta erroneamente un nascondiglio comunista, era difficile da raggiungere a causa degli americani sopraggiunti a Como.&lt;br /&gt;Risulta evidente che Pietro ed il Neri (e non Pedro ed il Neri) erano partiti da Dongo con propositi diversi.&lt;br /&gt;Pietro si fidava del Canali perchè questi, come lui, era un comunista.&lt;br /&gt;Non poteva immaginare che il Neri perseguisse interessi diversi da quelli del PCI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Neri, viceversa, aveva certe mire che il compagno Pietro non avrebbe sicuramente approvato. Da qui la necessità di tenerlo all’oscuro su quelle che erano le sue reali intenzioni (consegnare Mussolini agli alleati).&lt;br /&gt;La mancata autorizzazione a proseguire (il contrordine del Sardagna) ha fatto emergere un contrasto che altrimenti sarebbe passato inosservato.&lt;br /&gt;Secondo il Lazzaro &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(59)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; ed il Bandini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(60)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, Pedro e Pietro hanno sempre voluto nascondere questo aspetto del problema, dicendo che l’operazione Blevio si era impantanata in quanto la barca traghettatrice non si era presentata all’appuntamento (la scusa più logica).&lt;br /&gt;Solo negli anni Novanta si è saputo in dettaglio quali erano state tutte le mosse previste dal piano Cadorna-Sardagna-Cademartori.&lt;br /&gt;Si è così capito che ad ostacolare lo svolgimento della missione non è stato il mancato arrivo della barca, ma bensì il veto notturno imposto dal colonnello Sardagna.&lt;br /&gt; Il supposto arrivo degli alleati a Como diventa a questo punto un epifenomeno.&lt;br /&gt;Un intralcio che si sovrapponeva a quello (falso) del mancato arrivo dell’imbarcazione destinata a trasportare i prigionieri sulla riva opposta del lago (traversata Moltrasio-Blevio).&lt;br /&gt;E’ chiaro che i due impedimenti, il primo probabile, il secondo sicuramente fasullo, hanno concorso in simbiosi a giustificare, per gli occhi della gente, la decisione di fare marcia indietro, indirizzando la prua verso Bonzanigo dove c’era la compiacente ospitalità dei coniugi Giacomo e Lia De Maria.&lt;br /&gt;Se ragioniamo in questi termini potremmo anche spiegarci il motivo per il quale il Neri ha insistito così tanto con Pietro per raggiungere Brunate dopo aver attraversato, scantonando, Como resa pericolosa dalle sopraggiunte truppe alleate (sempre che sia vero).&lt;br /&gt;Per lui il suo piano poteva ancora essere realizzato, utilizzando la macchina e non la barca anche se ciò poteva esporlo ad alcuni sgraditi imprevisti (sottrazione del prigioniero da parte degli alleati).&lt;br /&gt;In altre parole il Canali avrebbe fatto questa proposta solo nel quadro della versione Lazzaro-Bandini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(61) &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;che prevede il fallimento dell’operazione Moltrasio a causa del mancato ritrovamento della barca nella darsena di villa Allamel.&lt;br /&gt;In realtà il Canali, conosciute le decisioni del Sardagna (telefonata al bar Sport di Moltrasio) si sarebbe arreso all’evidenza ed avrebbe accettato, seppur riluttante, quelle che erano le decisioni di Pietro (fare marcia indietro e studiare il modo di trovare un nuovo ricovero protetto per ospitare il duce e Claretta).&lt;br /&gt;Risulta chiaro che l’interpretazione dei fatti della notte del 28 aprile 1945 è condizionata da una sostanziale ambiguità: l’assenza della barca da una parte (alibi di comodo) e dall’altra la telefonata del Sardagna (motivo reale) che annulla tutto il movimento studiato per salvare Mussolini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La richiesta fatta dal Neri di proseguire verso il colle comasco di San Maurizio si sarebbe verificata solo nella ricostruzione alibistica degli avvenimenti (quella del Lazzaro e del Bandini).&lt;br /&gt;Il Giannantoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(62)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; fa dire al Canali che il desiderio di andare avanti lui lo ha avuto anche dopo aver saputo le notizie contenute nella telefonata notturna del Sardagna.&lt;br /&gt;Il che mi ha obbligato ad affermare un paradosso: a Brunate c’era gente estranea al CVL di Milano che stava aspettando i prigionieri.&lt;br /&gt;Un ragionamento logico, ma decisamente azzardato.&lt;br /&gt;L’idea del Giannantoni non è, invece, paradossale perchè, secondo lui, la base di Brunate era un recapito comunista e non il punto di ritrovo approntato dal Neri per consegnare gli ostaggi in suo possesso agli angloamericani nel rispetto delle volontà espresse dal Cadorna e dal Sardagna.&lt;br /&gt;Le supposizioni del Lazzaro-Bandini e quelle del Giannantoni hanno contribuito ad ingarbugliare tutta la faccenda.&lt;br /&gt;Come già detto, sappiamo quali erano gli orientamenti del Giannantoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(63)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: il Neri, a differenza di Pedro, aveva come unico obiettivo quello di portare Mussolini e la Petacci direttamente tra le braccia dei fazzoletti rossi.&lt;br /&gt;Il divario che mi separa dal Giannantoni è proprio il ruolo che ciascuno di noi due attribuisce al Neri: io penso che il capitano partigiano volesse salvare il duce, lo storico di Varese ritiene, invece, che il Neri volesse consegnare Mussolini ai comunisti (con l’ovvio esito finale: la fucilazione).&lt;br /&gt;In virtù di tale fatto il Canali poteva anche infischiarsene delle direttive provenienti dal CVL di Milano (telefonata del Sardagna).&lt;br /&gt;Per lui non era irragionevole proseguire a tutti i costi verso Brunate, dove c’era la sua base comunista, pur correndo il rischio di cadere tra le grinfie degli angloamericani.&lt;br /&gt;Lo stop impartito dal Sardagna avrebbe depotenziato solo le decisioni di Pedro, l’unico che voleva portare Mussolini a villa Cademartori, premessa per una sua consegna agli alleati.&lt;br /&gt;Non essendo vincolato dalle decisioni del Sardagna, il Neri poteva ancora sperare di raggiungere, magari di straforo, la collina di San Maurizio, usando non una barca, ma bensì la macchina anche se ciò esponeva il prigioniero al rischio di essere sottratto dalle avanguardie delle truppe USA.&lt;br /&gt;Secondo il Giannantoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(64)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, se il Neri non ha deciso di proseguire via terra è perchè ha condiviso le paure di Pietro, ossia l’arrivo notturno degli Sherman statunitensi nella città di Como.&lt;br /&gt;Ha preferito non rischiare, sapendo di avere delle opzioni alternative (casa De Maria a Bonzanigo).&lt;br /&gt;Poiché il capo di Stato Maggiore della 52° Brigata Garibaldi non era Giano bifronte o io o il Giannantoni, nel cui racconto echeggiano squilli di epiche fanfare, abbiamo torto.&lt;br /&gt;Lascio al lettore decidere chi dei due sia nel giusto o meno. Secondo me il Neri era il referente periferico del piano Cadorna-Sardagna-Cademartori, secondo il Giannantoni il Canali ne era all’oscuro ed aveva un’unica mira: portare Mussolini nella base comunista di Brunate.&lt;br /&gt;Il ragionevole (?) timore di Pietro (arrivo degli alleati) o altre sue sconosciute obiezioni lo hanno indotto a desistere dal portare a compimento il suo piano. A mio giudizio, il Giannantoni sbaglia quando prevede che Pedro e Neri non avevano un obiettivo comune, ma, in realtà, due soluzioni diverse.&lt;br /&gt;Ciascuno dei due era fermamente intenzionato a tenerle ben nascoste all’altro (Brunate o villa Cademartori).&lt;br /&gt;Se così stanno le cose costoro sarebbero partiti da Dongo alla ventura, pensando di risolvere i loro differenti problemi in corso d’opera.&lt;br /&gt;Una evenienza altamente improbabile perchè significava affidare all’imponderabile l’esito finale di un’operazione che non era stata minimamente pianificata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scartando l’ipotesi Giannantoni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(65)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, possiamo fare ulteriori illazioni.&lt;br /&gt;Se le cose fossero andate diversamente (traghettamento dei prigionieri) chi ne avrebbe fatto le spese sarebbe stato il solo Moretti (illuso e gabbato).&lt;br /&gt;In realtà il Caronti ha detto che avrebbe appurato chi era colui che doveva traghettare.&lt;br /&gt;Se fosse stato Mussolini, lui non lo avrebbe di certo portato a villa Cademartori, ma lo avrebbe ricoverato in una base del PCI situata sui monti di Blevio o di Torno.&lt;br /&gt;Ha detto il Caronti: «&lt;i&gt;Del Cademartori ci si fidava e non ci si fidava&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;E faceva bene perchè l’industriale caseario teneva il piede in più scarpe.&lt;br /&gt;Sovvenzionava i partigiani e nel contempo prendeva il thè con il generale tedesco H. Leyers &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(66)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Se l’imbarcazione fosse partita dalla darsena di villa Allamel con destinazione Blevio, l’unico vincitore sarebbe stato, a questo punto, il Moretti che avrebbe trovato nel Caronti un complice inaspettato.&lt;br /&gt;Prima di partire per Moltrasio, a quest’ultimo erano sorti dei dubbi perchè il Cademartori gli aveva impartito gli ordini in presenza di due individui (Salvatore Guastoni e Giovanni Dessy) che il Caronti non conosceva.&lt;br /&gt;Fin da subito aveva giustamente sospettato che fossero agenti segreti in contatto con gli angloamericani &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(67)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Essendo un comunista, il Caronti non poteva farsi coinvolgere in un complotto ordito dalle file monarchiche (Cadorna e Sardagna) della resistenza.&lt;br /&gt;Dopo aver saputo che il piano di Cadorna finalizzato per consegnare il duce agli alleati era fallito (telefonata del Sardagna che disdiceva l’appuntamento di Moltrasio), anche il Neri, come il Cadorna (vedi dopo), volta la faccia e si converte (accogliendo ob torto collo le perorazioni di Pietro che ostacola il suo proposito di proseguire il viaggio verso Brunate, utilizzando la macchina e non la barca) all’idea di assecondare le direttive imposte dal PCI.&lt;br /&gt;Se c’erano a Brunate persone che agivano indipendententemente dal CVL di Milano (un’ipotesi azzardata) sarebbero rimaste a bocca asciutta.&lt;br /&gt;Lasciata Bonzanigo, il Neri andrà, infatti, a Como, insieme al Moretti, per dire ai compagni lariani dove aveva messo Mussolini (casa dei contadini De Maria).&lt;br /&gt;Il che significa sancire la sua definitiva condanna a morte.&lt;br /&gt;A Como, il Canali ha detto a sua madre: «&lt;i&gt;Ho fatto il mio dovere di comunista. Ho detto ai compagni di Como dov’è custodito Mussolini&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(68)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Perso per perso, o non potendo fare altro (Pietro era fermamente contrario sul fatto di proseguire in macchina a tutti i costi), era meglio ribaltare i piani e tenere un comportamento ortodosso in linea con i dettami della sua fede politica.&lt;br /&gt;Il che poteva inoltre riabilitarlo di fronte al partito, visto che su di lui pendeva una condanna a morte emessa da un tribunale presieduto dai vertici del sodalizio comunista milanese.&lt;br /&gt;Tutto ciò ha influito sulle decisioni del Neri, obbligandolo ad abbandonare Moltrasio e a far ritorno verso l’alto lago (Bonzanigo) dove avrebbe trovato ospitalità in casa di persone (i coniugi De Maria) che erano solidali con la resistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il desiderio di riscattarsi agli occhi dei compagni e la sudditanza del Neri nei confronti degli alleati fanno del personaggio un enigma indecifrabile.&lt;br /&gt;Se ho capito bene, il Neri aveva come obiettivo prioritario quello di consegnare il duce agli alleati. Il contrordine del Sardagna ed il diniego di Pietro che paventava ingerenze angloamericane qualora si fosse deciso comunque di proseguire in macchina verso Como liberata (?), lo hanno spinto ad abbandonare la soluzione Brunate, dove ad aspettarlo potevano anche esserci uomini che agivano non in sintonia con il CVL di Milano (probabilità invero remota).&lt;br /&gt;Ha, quindi, abbracciato quelli che avrebbero dovuto essere i suoi obiettivi fin dal primo momento, ossia assecondare gli interessi di coloro che erano comunisti come lui.&lt;br /&gt;Non è stata una scelta, ma bensì una conseguenza inevitabile.&lt;br /&gt;La condanna a morte che gravava sulla sua testa (senza dubbio immotivata), può aver inciso sulle decisioni iniziali prese dal Neri: privilegiare i disegni del Sardagna e non quello che era il tornaconto personale del PCI.&lt;br /&gt;Non si tratta di una ripicca.&lt;br /&gt;Potrebbe essere stata la ricerca di alleanze vicarianti che da tempo coltivava.&lt;br /&gt;Una strategia giustificata da una sentenza di morte che pendeva su di lui, ma che era del tutto ingiustificata.&lt;br /&gt;Ne emerge una figura in bilico tra la volontà di uccidere il duce e quella di salvarlo dalle grinfie degli irriducibili persecutori comunisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché il Neri non era un sanguinario (a differenza dei compagni del vertice comunista), il comportamento da lui adottato è facilmente comprensibile.&lt;br /&gt;Sapeva, infatti, che gli alleati avrebbero processato il duce (una condanna sarebbe stata inevitabile), ma sapeva anche che lo avrebbero fatto nel rispetto della ferrea legalità (?).&lt;br /&gt;L’idea di fare un regolare processo a Mussolini era per lui implicita e conseguenziale.&lt;br /&gt;E’ ovvio che le sue preferenze si erano rivolte verso quelle strutture e quegli uomini che sulla carta gli garantivano l’esito della missione da lui auspicato (un processo).&lt;br /&gt;La sfiducia nei confronti del partito (lo aveva incolpato ingiustamente), sarebbe stata la molla che avrebbe fatto fare al Neri delle scelte sicuramente in aperto contrasto con le direttive adottate dai comunisti.&lt;br /&gt;Il suo non è stato un tradimento, ma è stata l’applicazione logica, la messa in pratica di un sistema e di una propedeutica di vita.&lt;br /&gt;Vedremo fra poco che questa mancanza di rigorosa ortodossia e lo scantonamento da una linea di condotta verticistica gli costerà molto cara.&lt;br /&gt;A questo punto mi viene in mente un’altra domanda: Pietro avrà detto ai dirigenti della Federazione Comunista di Como che il Neri, prima di ripiegare su Bonzanigo, voleva ad ogni costo portare il duce a Brunate?&lt;br /&gt;I comunisti lariani di certo sapevano qual’erano le basi del PCI dislocate sul territorio comasco.&lt;br /&gt;Se la collina di San Maurizio non rientrava tra i loro recapiti (poteva essere una postazione gestita dalle missioni degli alleati o dai partigiani bianchi), per il Canali le cose si sarebbero messe davvero male.&lt;br /&gt;Pietro, dunque, potrebbe aver portato acqua al mulino di coloro che, sbagliando, vedevano nel Neri un subdolo traditore.&lt;br /&gt;Sta di fatto che il Canali, ai primi di maggio del 1945, è stato ammazzato proprio dai comunisti &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(69)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; (vedi dopo).&lt;br /&gt;Avendo alle spalle una condanna di morte, il Canali ha avuto un bel coraggio quando si è schierato a fianco di coloro che volevano salvare Mussolini. Se l’opinione che avevano di lui i comunisti era poco edificante, un comportamento garantista pro Mussolini non faceva altro che peggiorare la sua situazione nei giudizi del PCI. Sicuramente il Canali, persona per bene, era un legalitario ed avrebbe acconsentito ad uccidere il dittatore solo dopo un processo che rispettasse i crismi delle norme giuridiche vigenti in materia in tempo di guerra. Non per niente il 28 aprile di mattina si era recato dal Sindaco di Como, Armando Marnini, per pregarlo di presiedere un tribunale che avrebbe dovuto giudicare i prigionieri fascisti, Duce incluso &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(70)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché Mussolini non poteva essere giudicato da un tribunale degli alleati, il Canali aveva riposto le sue speranze in un collegio giudicante italiano.&lt;br /&gt;Anche se la sentenza era scontata (i giudici sarebbero stati dei comunisti), bisognava rispettare il crisma della legalità.&lt;br /&gt;Se il duce doveva morire, il che sarebbe accaduto in seguito ad una condanna a morte emessa da un tribunale e non al termine di un’esecuzione spietata, sommaria e a sangue freddo come era stata quella che ha posto fine alla vita dello zar Nicola II e della sua famiglia, compreso lo Zarevic bambino (Ekaterinenburg, Siberia, cantina della casa Ypatieff).&lt;br /&gt;Questi atteggiamenti del Neri (non in sintonia con le intenzioni omicide del summit comunista) e altre (sagge) risoluzioni da lui prese riguardo al famoso oro di Dongo hanno sicuramente contribuito a farlo ammazzare.&lt;br /&gt;Il Canali è stato, infatti, ucciso da sicari del PCI subito dopo i luttuosi fatti di Bonzanigo e/o di Giulino di Mezzegra &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(71)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Un tragico elenco di morti che si apre appunto con il nome del partigiano Luigi Canali (capitano Neri), capo di stato maggiore della 52° Brigata Garibaldi «Luigi Clerici», per proseguire poi con quello della sua amante Giuseppina Tuissi, la staffetta «Gianna», di Giuseppe Frangi (Lino), di Lina Chiappo, di Michele Bianchi e di sua figlia Anna, dell’avvocato Achille Cetti e della moglie Noemi, di Alfredo Veronelli e del colonnello Di Domenico &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(72)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Volendo soffermarci sul comunista Michele Moretti (Pietro) per conoscerlo meglio, c’è più di un motivo per dubitare su quello che lui ha detto e scritto in svariate occasioni.&lt;br /&gt;Le sue dichiarazioni sui fatti di Moltrasio devono perciò essere accuratamente vagliate.&lt;br /&gt;Egli ha sempre affermato che ad uccidere il duce era stato il colonnello Valerio &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(73)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Prima di morire ha asserito di aver consegnato il suo diario dei ricordi niente meno che a Renzo De Felice.&lt;br /&gt;In quelle righe c’era scritto che la morte di Mussolini era stata provocata dall’intervento armato del Lampredi &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(74)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Renzo De Felice ha dato il diario del Moretti a Paolo Mieli, il futuro direttore de Il Corriere della Sera.&lt;br /&gt;Da allora dell’incartamento morettiano non se n’è saputo più niente &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(75)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il De Felice, per altro, ha smentito di aver avuto in mano i diari del Moretti, ma non ha negato il fatto che ad uccidere il duce potesse essere stato il Lampredi &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(76)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Restando in tema di fandonie, Pietro, in vecchiaia, si è successivamente inventato la famosa preagonica invocazione mussoliniana: «Viva l’Italia» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(77)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; che nessuno dei suoi agiografi ha mai riportato &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(78)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Lui stesso, intervistato in un programma televisivo di Rai-tre (1995) &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(79)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; non ha ritenuto opportuno riferire la storica frase pronunciata dal duce subito prima della morte.&lt;br /&gt;In pratica ha confermato quanto aveva già detto nel 1987 ad una TV della Svizzera italiana: &lt;i&gt;«Mussolini non è morto da eroe. Non si è comportato come avrebbe dovuto fare colui che era il capo del fascismo&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(80)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Per non parlare poi della bufala secondo la quale il famoso mitra MAS francese calibro 7,65 lungo che Pietro aveva avuto in dotazione era gelosamente custodito nel solaio di casa sua &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(81)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Dubitare di quanto ha via via affermato il Moretti non è affatto fuori luogo.&lt;br /&gt;Circa le dirette responsabilità del Lampredi nell’omicidio del duce, la notizia l’ha successivamente confermata il segretario personale di Palmiro Togliatti, Massimo Caprara &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(82)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Anche Leo Valiani ha detto che ad uccidere il duce è stato il Lampredi.&lt;br /&gt;L’avrebbe saputo da Luigi Longo in persona (83).&lt;br /&gt;Dello stesso avviso era pure il famoso gappista milanese Giovanni Pesce (Visone) &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(84)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Da parte sua Guido (A. Lampredi) ha sostenuto, mettendolo per iscritto, che l’esecutore di Mussolini non è stato lui, ma bensì il colonnello Valerio &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(85)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essendo un comunista coi fiocchi, il Lampredi non poteva allontanarsi dalla versione ufficiale sponsorizzata dal PCI.&lt;br /&gt;Unica variante: Mussolini prima di morire avrebbe detto «Mirate al cuore».&lt;br /&gt;Invocazione simile a quella (mirate al petto) riportata dall’autista del trio partigiano, il civile Giovan Battista Geninazza reclutato a Dongo per fare da chaffeur ai killer comunisti diretti a Bonzanigo (86).&lt;br /&gt;Quest’ultimo, intervistato dallo storico Gianfranco Bianchi che lo invitava a raccontare i fatti di Giulino di Mezzegra, ha detto: «&lt;i&gt;Parlare? Fossi matto!&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(87)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Sulla piazza di Dongo al Geninazza che si accingeva a partire per Bonzanigo con il trio dei giustizieri comunisti, il Neri si è così rivolto: &lt;i&gt;«Vedrai cose di cui non dovrai assolutamente parlare! Ne va della tua testa&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(88)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;E il giovanotto si è guardato bene dal farlo.&lt;br /&gt;Senza contare poi le voci che prevedono come esecutore il Moretti stesso &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(89)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, cosa che Pietro, in una occasione, ha lasciato sottointendere &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(90)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; e che il partigiano Renato Morandi ha sempre sottoscritto &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(91)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il fatto che ciascuno dei tre giustizieri comunisti di Giulino di Mezzegra sia stato, di volta in volta, chiamato in causa come l’esecutore del duce suggerisce che, molto probabilmente, nessuno di loro lo sia stato veramente.&lt;br /&gt;Di certo non lo è stato quello più gettonato di tutti, Walter Audisio, il colonnello Valerio &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(92)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Ciò nonostante il presidente della provincia di Milano ha deciso, paradossalmente, di adottare il libro in sedicesimo dell’Audisio («In nome del popolo italiano») nelle scuole della provincia lombarda &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(93)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Dopo questa breve parentesi ritorniamo a bomba e caliamoci di nuovo nell’ambigua atmosfera notturna di Moltrasio.&lt;br /&gt;A. Zanella &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(94)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; riferisce gli stessi fatti descritti nelle righe precedenti in un modo leggermente diverso: «&lt;i&gt;Da Milano arriva il contrordine telefonico del colonnello ‘Pieri’, Vittorio Palombo, aiutante maggiore di Cadorna, a un albergatore di Moltrasio, legato ai partigiani, tale Sperindio Vanini, detto ‘Sperinett’ o ‘Pulce’, titolare del bar-albergo Posta in piazza San Rocco 5, a Moltrasio, e recapito d’arrivo in zona delle due auto con a bordo il duce e la Petacci. Volutamente si saltano gli intermediari Sardagna e Cademartori che aspetteranno invano tutta la notte la consegna dei prigionieri. Ignoreranno a lungo i motivi del loro spiazzamento&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Sempre secondo lo Zanella &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(95)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, Antonio Molina ha detto che a Moltrasio ha visto giungere solo una macchina proveniente da Dongo.&lt;br /&gt;Si sarebbe diretta verso il tabaccaio in piazza e ne sarebbero scesi due o tre uomini, tra cui il Moretti, che avrebbero incontrato il Mosè davanti al chiosco del tabacchino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conosciuto il contrordine proveniente da Milano sarebbero risaliti in macchina per dirigersi a ritroso verso Azzano.&lt;br /&gt;Ivi giunti la comitiva avrebbe raggiunto la casa dei contadini De Maria (Bonzanigo di Giulino di Mezzegra), risalendo attraverso una mulattiera impervia per i gradoni del suo tratto terminale.&lt;br /&gt;E’ stato detto che l’arrivo alla definitiva destinazione è avvenuto poco dopo le 3 del 28 aprile &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(96)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Probabilmente, però, la salita dal bivio di Azzano verso Bonzanigo è stata più tardiva (circa le 4).&lt;br /&gt;Lo Zanella &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(97) &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;riporta anche la testimonianza della figlia dell’ingegner Cademartori.&lt;br /&gt;Secondo lei il Caronti non doveva andare in macchina a Moltrasio, ma raggiungere la sponda opposta del lago in barca, partendo direttemente da villa Cademartori di Blevio.&lt;br /&gt;Come mai l’operazione recupero di Mussolini era fallita?&lt;br /&gt;Il Comitato Insurrezionale, formato da Luigi Longo, Sandro Pertini, Leo Valiani ed Emilio Sereni, il nocciolo duro del vasto fronte resistenziale, era subito venuto a conoscenza del tenore dei radiomessaggi provenienti da Siena (consegnare il duce agli angloamericani).&lt;br /&gt;Per impedirlo era necessario inviare qualcuno a Dongo per fucilare seduta state il dittatore in cattività.&lt;br /&gt;Afferma, infatti, lo Zanella &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(98)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;A questa decisione, nonostante il suo piano e le sue obiezioni di natura giuridica e politica, Cadorna non sa opporsi. Ne prende atto ed annulla semplicemente gli ordini impartiti al Sardagna&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Secondo F. Bandini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(99)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; a far cambiare idea al comandante del CVL ci avrebbero pensato gli inglesi appena paracadutati a Milano, quelli della missione del colonnello Vincent.&lt;br /&gt;E’ per altro noto il ruolo che ha svolto l’Intelligence anglosassone nell’affrettare le decisioni funeste dei comunisti milanesi &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(100)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;In questo contesto rimbomba l’affermazione di Leo Valiani: «&lt;i&gt;Gli inglesi hanno suonato la musica ed i comunisti sono andati a tempo&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Per non parlare di una telefonata intercontinentale intercettata dai tedeschi in cui Churchill e Roosevelt nel 1943 si dicevano favorevoli ad una manovra finalizzata per sopprimere il duce&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt; (101)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Churchill nel 1943, aveva predisposto una missione aerea (Bomber Command Harris) per bombardare palazzo Venezia e villa Torlonia onde uccidere il suo inquilino, il leader fascista Benito Mussolini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(102)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Al «pigro» capitano E. Daddario che chiedeva notizie dove si trovava Mussolini, all’alba del 28 aprile, il generale Cadorna, mentendo, ha detto: «&lt;i&gt;Al momento del Duce non abbiamo alcuna informazione&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Senza contare un secondo fatto.&lt;br /&gt;Riguarda un’altra frase del generale, ormai intenzionato ad assecondare il piano omicida del Comitato Insurrezionale: «&lt;i&gt;Ma sì! Fatelo fuori!&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Dopo la guerra il Cadorna ha giustificato il suo comportamento, dicendo: «&lt;i&gt;L’ordine di sopprimere Mussolini, ordine di carattere politico, esorbitava evidentemente dalle mie attribuzioni che erano di carattere puramente militare&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(103)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;In una occasione è stato addirittura patetico: «&lt;i&gt;La mia funzione di comandante generale del Corpo Volontari della Libertà è stata del tutto nominale perchè io, in effetti, non ho mai comandato niente&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(104)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Nella morte del duce, le responsabilità di Cadorna sono pari a quelle di Longo, Sereni, Valiani, Pertini, Parri e Mattei.&lt;br /&gt;Un delitto e non un’esecuzione in quanto la missione organizzata dal CNLAI per eliminare Mussolini è da considerarsi illegittima tanto giuridicamente che moralmente.&lt;br /&gt;Un puro e semplice atto arbitrario.&lt;br /&gt;Non dimentichiamo che il generale Raffaele Cadorna, nipote del comandante delle truppe che hanno strappato Roma al Papato, figlio del generalissimo Luigi che nella Grande Guerra ha guidato l’esercito italiano fino al 1917, era e rimaneva un monarchico.&lt;br /&gt;Temeva quindi che un Mussolini, processato per crimini di guerra da un tribunale alleato, rivelasse al mondo intero particolari compromettenti per la Reale Casa Savoia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per illustrare il personaggio Cadorna, leggiamo quello che ha scritto A. Valenti sul «Merlo Giallo» del 22 marzo 1949: «&lt;i&gt;Quando gli si presentò &lt;/i&gt;(nei giorni 9/10 settembre 43) &lt;i&gt;l’occasione di dare esecuzione ai suoi patriottici programmi,  fino allora solo cautamente espressi nelle segrete e pallide conventicole,  ponendosi alla testa della sua potente unità corazzata per attaccare i tedeschi, come gli era stato formalmente e reiteratamente ordinato, egli (R. Cadorna, ndr) disobbedì accampando scuse degne di una recluta e frustando così un piano di azione che, se al suo posto ci fosse stato un generale diverso, avrebbe potuto far cambiare le sorti di Roma e probabilmente di tutta l’Italia centrale. Quando successivamente gli venne ingiunto di costituire, con le armi e gli elementi della sua divisione, delle bande di patrioti in Abruzzo, egli ancora disobbedì preferendo badaluccarsi, prima, in un comodo doppio gioco con i tedeschi e poi, rifugiarsi in località extraterritoriale ove si rese irreperibile per tutto il periodo di occupazione della capitale&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Ricordiamoci, inoltre, che la consegna del capo del fascismo agli alleati era contemplato nelle clausole dei patti armistiziali firmati dai rappresentanti del Regno del Sud dai quali il Cadorna dipendeva (applicazione dell’articolo 29 dell’armistizio di Cassibile).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pare, comunque, che il Cadorna in extremis uno sforzo per contrastare la missione di Audisio l’abbia fatto, inviando sul lago una brigata indipendente di partigiani dell’Oltrepò pavese al comando del conte Luchino Dal Verme (Maino) che aveva il dichiarato compito di cercare di fermare i giustizieri comandati dal colonnello Valerio o almeno d’intralciarne l’azione.&lt;br /&gt;Questa contro mossa è risultata infruttuosa per soppaggiunte difficoltà che ne hanno compromesso l’attuazione &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(105)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;L’atteggiamento decisionista degli oltranzisti del CNLAI si traduce prontamente in un radiomessaggio che il telegrafista Giuseppe Cirillo invia all’AGH di Siena alle prime luci dell’alba (28 aprile): «Spiacenti non poter consegnare Mussolini che,  processato Tribunale Popolare, è stato fucilato stesso posto ove precedentemente fucilati da nazisti quindici patrioti».&lt;br /&gt;Il messaggio consegnato al Cirillo era scritto a matita e privo di firma.&lt;br /&gt;A Siena lo ha ricevuto il futuro dirigente comunista Antonello Trombadori.&lt;br /&gt;Sembra ormai appurato che la decisione di scrivere quell’avviso è stata presa da Luigi Longo in persona (ricordiamoci che a quell’ora Mussolini era ancora vivo, forse) &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(106)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;In un rapporto rinvenuto negli archivi di Mosca dagli storici Elena Aga Rossi e Victor Zaslavsky, Togliatti riferisce a Stalin che Mussolini è stato fucilato su ordine di Longo il quale non voleva che il duce finisse nelle mani degli alleati.&lt;br /&gt;Quest’ultimi, infatti, avrebbero voluto sottoporlo ad un «regolare» processo &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(107)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Avendo prevalso la linea dura su quella «moderata» (i falchi sulle colombe), al mattino del 28 aprile, come è risaputo, viene improntata dal CVL la missione dei sicari capeggiata da Walter Audisio (colonnello Valerio) e da Aldo Lampredi (Guido Conti) &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(108)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Da qui la nascita di una vulgata che i canards dell’Unità hanno diffuso ai quattro venti e che è stata accettata come se fosse oro colato in certi ambienti legati agli Istituti Storici per la Resistenza &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(109)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;. Prima di scegliere l’Audisio il CNLAI aveva fatto il nome di altri capi partigiani dell’Oltrepò pavese (figure meno squallide del colonnello Valerio) che si erano tutti rifiutati, avendo ben capito qual’era l’infausto esito finale della «delicata» missione che gli si voleva affidare &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(110)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per dovere di cronaca è opportuno segnalare quanto scritto da U. Lazzaro (Bill) sul suo già citato libro intitolato: «Dongo. Mezzo secolo di vergogne», un libro che ha aggiunto menzogne a menzogne.&lt;br /&gt;Cito testualmente: &lt;i&gt;«Le due automobili partirono dalla piazza di Dongo alle 2,45 del 28 aprile. Le due macchine, giunte ad Azzano, lasciarono la via Regina per inerpicarsi velocemente per una stradetta campestre e fermarsi poi, a duecento metri circa dalla via Regina, su uno slargo triangolare. Alle 3,30 i due figli di Giacomo e Lia De Maria uscirono nella notte dalla loro casa di Bonzanigo e si avviarono sotto la pioggia torrenziale verso una loro baita sulla montagna per riprendere là il sonno interrotto, poiché la loro camera era stata destinata dai genitori ad accogliere la coppia di prigionieri. Tutti questi fatti avvennero dunque tra le 2,45 e le 3,30. Sia Pedro sia Pietro, nei loro svariati e divergenti resoconti, hanno sempre scritto che le due macchine raggiunsero Moltrasio e fecero poi ritorno ad Azzano. Da Dongo a Moltrasio, vecchia via Regina, c’erano 40 chilometri di strada, interrotta da 18 posti di blocco partigiani, mentre da Moltrasio ad Azzano c’erano altri 15 chilometri di strada, interrotta dagli ultimi 8 posti di blocco dei 18 tra Dongo e Moltrasio e seguiti da quasi un chilometro (in realtà 250 metri, ndr) di mulattiera, in erta salita, che portava a casa De Maria&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Analizzando il racconto di Pedro in ‘Dongo, ultima azione’, risulta che furono spesi almeno 10 minuti ad uno stranissimo posto di blocco prima di Menaggio, ignorato invece nel resoconto di Pietro, altri 5 minuti al posto di blocco di Cadenabbia e, in media, un minuto a ciascuno degli altri 24 posti di blocco restanti; 10 minuti a Moltrasio tro lo scendere, l’ascoltare gli echi degli spari provenienti da Como, il chiedere spiegazioni al personale del bar o presso la casa dalle ‘finestre buie’; 5 minuti per decidere cosa fare, perchè i tre, Pedro, Pietro e il capitano Neri, avevano tre opinioni differenti; altri 20 minuti per percorrere, sotto la pioggia scrosciante, il chilometro di mulattiera fino a casa De Maria; e altri 10 minuti perchè Lino &lt;/i&gt;(Giuseppe Frangi) &lt;i&gt;spiegasse agli zii&lt;/i&gt; [non era loro nipote. Lia De Maria da sposare si chiamava Faggi non Frangi &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(111)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, ndr] &lt;i&gt;cosa si voleva da loro, per far alzare dal letto i figlioli,  farli rivestire e uscire di casa. Ne risulta un totale di 104 minuti, ai quali bisogna aggiungere un minimo di 75 minuti, ossia il tempo necessario a percorrere i 55 chilometri di strada tortuosa e stretta, con numerose salite e discese, con moltissime buche, al buio e sotto il diluvio. Il totale effettivo diventa pertanto 179 minuti, cioè tre ore. I partigiani e i due prigionieri sarebbero dunque dovuti giungerre a casa De maria alle 5,45 del 28 aprile&lt;/i&gt; [lo Zanella &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(112)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; afferma che Pietro, Pedro ed il Neri lasciano casa De Maria alle 5,30 circa. E’ dunque presumibile che siano arrivati a Bonzanigo verso le cinque. La stessa cosa la dice Giorgio Pisanò &lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;(113)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;]».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Partiti da Dongo alle 2,45, io ne fui testimone, Pedro, Pietro, il Capitano Neri, Gianna, Lino e Sandrino, con i due prigionieri, andarono direttamente a casa De Maria. Per evitare di essere sospettati di non aver eseguito il piano concordato con Sardagna, Pedro e Pietro raccontarono di essere giunti a Moltrasio,  facendo sottointendere di non avervi trovato la barca, come invece era stabilito nel piano stesso. Che la meta prefissata a Dongo fosse casa De Maria a Bonzanigo e non villa Cademartori a Blevio, è dimostrato dalla presenza sulle vetture di Lino e Sandrino: infatti, durante il viaggio, non sarebbe stata assolutamente necessaria la presenza di altri due garibaldini, in quanto, su ciascuna macchina, tolti Lino e Sandrino, rimanevano ancora tre persone per ciascun prigioniero, una donna ed un uomo quasi settantenne. I due non sarebbero stati necessari neanche a villa Cademartori, perchè là c’era già in attesa dei prigionieri un discreto gruppo di partigiani scelti per il preciso compito di guardia&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Dopo essersi rifocillati con una tazza di caffè surrogato, Pietro, Pedro e Neri riprendono la via del ritorno. Sono le 5,15 del 28 aprile, scrisse Pedro nella sua versione originale&lt;/i&gt; &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(114)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;. &lt;i&gt;Dopo aver lasciato casa De Maria, Pedro giunse solo soletto a Dongo poco dopo le 8  ed io gli riconsegnai il comando della piazza ed i trentuno prigionieri dell’elenco… che erano rimasti in trenta. Egli non mi rivelò dove fosse stato trasportato Mussolini con Claretta, né io glielo chiesi. Tra le 5,15 e le 8 passate intercorrono però circa tre ore: dov’era andato Pedro in quelle tre ore? E furono tre o più? Egli scrisse che uscì da casa De Maria lasciando Mussolini nella cucina ancora bendato e Claretta Petacci. Sandrino raccontò poi a Ferruccio Lanfranchi, il quale lo riferì nella sua testimonianza alla Corte di Padova nel 1957&lt;/i&gt; (le testimonianze di Sandrino sono sempre da prendere con le molle, ndr), &lt;i&gt;che Mussolini si sbendò alle 4 di notte. Ne consegue che Pedro e compagni erano usciti prima di quell’ora dalla cucina di casa De Maria&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;F. Bandini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(115)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; accredita il discorso fatto dal Lazzaro ed ipotizza (azzardatamente) che il ricovero a casa De Maria faceva parte di un piano che doveva ultimarsi con la consegna della coppia dei reclusi agli inglesi.&lt;br /&gt;Il Bandini è stato l’antesignano ideatore di un fantomatico «appuntamento sul lago», un tema che altri hanno sviluppato sulla scorta di pure e semplici supposizioni &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(116)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Prove nessuna, ipotesi molte, illusioni create nell’entourage dei fascisti tante.&lt;br /&gt;L’Andriola, il portavoce della tesi secondo la quale il duce era alla ricerca di un contatto con emissari inglesi provenienti dalla Svizzera, confonde la disperazione con la speranza, i carteggi scritti da Churchill con l’immaginetta di Santa Rita da Cascia e un anfanare inconcludente con le abili e astute mosse di Sherlock Holmes.&lt;br /&gt;Se davvero il duce fosse stato in attesa di un contatto con esponenti del governo britannico non avrebbe detto con tono disperato: «&lt;i&gt;Mi darò alla montagna con Porta, è mai possibile che non si trovino cinquecento uomini disposti a seguirmi?&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(117)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha affermato Pietro Carradori, l’attendente del duce: «Debbo smentire alcuni storici che hanno ipotizzato di un rendez-vous mancato, a Grandola, tra il Duce ed emissari di Churchill. Non era in programma alcun incontro del genere quella mattina» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(118)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Per l’Andriola, il deus ex machina di questi presupposti contatti a cavallo della frontiera italo-svizzera sarebbe stato Marcello Petacci, un individuo losco che Mussolini non poteva soffrire &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(119)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Basti pensare ad un fatto: il Petacci era stato invischiato fino al collo nello scandalo degli scarponi militari fatti con cartone pressato ed inviati ai nostri alpini sul fronte russo &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(120)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Per non parlare dei suoi oscuri maneggi per tentare di espatriare in Italia ingenti quantitativi di sterline in oro dalla Spagna del generalissimo Franco &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(121)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Essendo il fratello di Claretta, sulle malefatte di Marcello, il duce ha sempre chiuso un occhio, se non tutte e due.&lt;br /&gt;Munito di due passaporti spagnoli con nomi fasulli, Marcello Petacci era entrato in Svizzera il 20 aprile del 1945 da Agra, nel Luinese, con la convivente Zita Ritossa ed i due figli in tenera età (Benvenuto e Ferdinando).&lt;br /&gt;Inviato a Bellinzona per accertamenti, si rifiuta di sottostare alle norme per i richiedenti l’asilo politico ed esige di essere riaccompagnato alla frontiera.&lt;br /&gt;Rientra quindi in Italia dal valico di Pallone sopra Luino con i familiari il 23 aprile, lasciando dietro di sè una scia di illazioni sulla vera identità dei componenti il quartetto di sedicenti spagnoli &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(122)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrive il Viganò, facendoci capire quali erano le vere intenzioni del Petacci sconfinato in Svizzera &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(123)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;La famiglia Castello, composta dal padre, Don Giovanni Castello-Munoz di Giuseppe, nato il 3 ottobre1912, commerciante, della madre Maria Castello-Munoz nata Gonzales y Moreno e dei figli Pietro e Ferdinando comparve sul nostro orizzonte pacifico e neutrale il 20 aprile 1945 e si adagiò con numerosissimo bagaglio a Cassinone di Sessa poco dopo le ore 05.00. Secondo il capo dei Castello il passaggio clandestino dall’Italia in territorio di Sessa sarebbe avvenuto coll’aiuto di alcuni passatori e portatori ai quali è stato pagato il compenso di un milione di lire. I Castello non caddero subito nelle mani delle guardie di confine o della polizia, ma, trasportati alla chetichella a Lugano, godettero di qualche interessata protezione e soltanto il giorno 21 aprile 1945 sull’annottare comparvero alla Casa d’Italia di Bellinzona. Qui il Don Giovanni Castello, che aveva un piccolo pizzo al mento e l’aria discretamente fanfarona, si proclamò cittadino spagnolo, esibendo fior di passaporto rilasciato dal Consolato di Spagna a Milano e dimostrò di essere assillato dalla necessità inderogabile di trasferirsi in Spagna. Però quando ebbe sentore del vento sospettoso ed infido che aleggiava intorno a lui capì che non sarebbe stato trattenuto, sollevò obiezioni sulla meschinità dei pagliericci in grembo ai quali avrebbe dovuto riposare la spagnolesca sua maestà e far adagiare la moglie schizzinosa e i due bambini irrequietissimi, che toccavano tutto, anche i fucili mitragliatori della guardia e chiese, lui che aveva pagato un milione di sia pure lire italiane per venir qui, di poter ritornare in Italia. Non ce lo lasciammo chiedere una seconda volta e tutti i Castello-Munoz-Gonzales y Moreno furono riaccompagnati a Cassinone di Sessa nella notte del 23 aprile 1945 e respinti in Italia&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che in Svizzera il Petacci abbia intrallazato con gli inglesi (Sir J. Clifford Norton) è tutto da dimostrare.&lt;br /&gt;Marcello si è unito alla colonna Mussolini per non abbandonare al suo destino la sorella Claretta.&lt;br /&gt;Fino all’ultimo l’ha scongiurata di trascurare tutto e tutti (Mussolini incluso) e di seguirlo in Svizzera insieme alla propria famiglia &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(124)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt; Anche con il duce, sempre riluttante, il Petacci non faceva altro che proporre un espatrio clandestino in territorio elvetico (&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;125)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Dalla Svizzera alla Spagna il passo sarebbe stato breve.&lt;br /&gt;Anche Claretta poteva espatriare perchè era in possesso di un falso passaporto spagnolo &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(126)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Da un punto di vista familiare Marcello si è comportato da galantuomo premuroso.&lt;br /&gt;Ha cercato di fare quello che deve fare un fratello quando sa che sua sorella è in pericolo.&lt;br /&gt;Di solito gli agenti segreti o coloro che tramano nell’ombra si muovono silenziosi senza farsi notare.&lt;br /&gt;Non vanno in giro con l’amica e con i figli minorenni.&lt;br /&gt;Il Petacci si spacciava per un diplomatico spagnolo.&lt;br /&gt;E pensare che non conosceva neppure una parola di quella che avrebbe dovuta essere la sua lingua madre.&lt;br /&gt;Se era una spia aveva scelto il travestimento sbagliato.&lt;br /&gt;Per non parlare dei suoi passaporti che erano stati contraffatti in modo artigianale.&lt;br /&gt;Alcune date di nascita erano sbagliate ed i timbri erano stati messi in malo modo: a olio e non a secco &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(127)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Definire il Petacci una spia mi sembra un azzardo.&lt;br /&gt;Sarebbe meglio chiamarlo azzeccagarbugli, un termine di manzoniana memoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non fosse stato per Claretta, il Petacci ne avrebbe fatto volentieri a meno di infilarsi in budello com’era allora la lariana occidentale.&lt;br /&gt;Sarebbe rimasto più volentieri a Milano per curare i suoi molteplici interessi economici per salvaguardare i quali intratteneva rapporti stretti sia con i tedeschi che con gli alleati &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(128)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Quando Mussolini è salito sul camion dei tedeschi indossando un loro cappotto, ha dato una delle sue due borse contenti documenti scottanti., tra cui il carteggio Churchill-Mussolini &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(129)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, a Claretta che l’ha messa tra i bagagli custoditi nella macchina di suo fratello Marcello &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(130)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Da quel momento il Petacci, sfruttando il travestimento da finto diplomatico spagnolo, si è sentito autorizzato a dire che aveva un appuntamento importante alla frontiera svizzera con l’inglese Sir J. Clifford Norton &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(131)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Solo in extremis Mussolini, non potendo far altro, si è fidato di suo «cognato» Marcello.&lt;br /&gt;Costui in Svizzera, se fosse stato più scaltro, forse, ci sarebbe arrivato davvero.&lt;br /&gt;E’ stato questo il motivo che ha spinto il duce a tentare di far ricorso ad una persona che, per altro, non stimava.&lt;br /&gt;Perso per perso il Petacci, ultima spes, era meglio di niente.&lt;br /&gt;Durante la repubblica di Salò, il fratello di Claretta qualche tresca con gli alleati l’ha sicuramente fatta: inviava in Svizzera copia delle lettere che Mussolini inviava all’amante &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(132)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Per questo si era meritato il disprezzo dei gerarchi fascisti che a Dongo non hanno voluto mischiare il loro sangue con quello di uno che consideravano un vile traditore &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(133)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;In questo clima da film alla Comissario Poirot si è persino inserito un nipote dell’amante del duce che ha detto: «&lt;i&gt;Claretta Petacci era una spia britannica&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(134)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Come suo padre il Petacci junior (Ferdinando) era un intrallazzatore.&lt;br /&gt;Ha visto nell’editoria un modo per guadagnare.&lt;br /&gt;Ecco i motivi di uno scoop del tutto improponibile.&lt;br /&gt;Sempre a fini di lucro ha tentato con mezzi legali di impossessarsi delle lettere che sua zia scriveva al dittatore; purtroppo per lui gli è andata male &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(135)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;A chi ama il nero, il credere che il duce fosse stato fino all’ultimo minuto l’artefice del suo prometeico destino ha fatto indubbiamente piacere.&lt;br /&gt;In coro gli agiografi fascisti hanno, infatti, invocato «l’appuntamento sul lago» per spiegare il gironzolare senza costrutto di Mussolini sulle sponda occidentale del Lario in cerca di diplomatici britannici che avevano valicato il confine elvetico &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(136)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli antifascisti hanno interpretato questo comportamento inusuale ed amletico come l’espressione di un reiterato tentativo fatto da Mussolini per fuggire in Svizzera &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(137)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;In contrasto con un’opinione diffusa secondo la quale il generale delle SS Karl Wolff avrebbe tradito Mussolini, consegnandolo ai partigiani, c’è anche chi sostiene che il gallonato nazista abbia fatto di tutto per salvare il duce.&lt;br /&gt;Per ordine suo, all’aeroporto di Bolzano un aereo aspettava Mussolini ed i suoi ministri per trasportarli in Spagna.&lt;br /&gt;L’aereo è decollato solo quando si è saputo che Mussolini ed i Gerarchi erano stati uccisi &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(138)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il collegamento con il lasciapassare spagnolo che il dittatore aveva nella tasca posteriore dei pantaloni è implicito e conseguenziale &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(139)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Quel documento, contenuto in una busta intestata «Fascio repubblicano di Dongo», sicuramente apparteneva al clan Petacci.&lt;br /&gt;Volendo denigrarlo, i partigiani potrebbero averlo messo nelle tasche del duce per dimostrare i suoi ignominiosi tentativi di fuga &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(140)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il mussoliniano Ernesto Roli, prove alla mano, mi ha dimostrato che l’aereo di Wolff è una bufala alata &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(141)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Se Mussolini avesse realmente voluto espatriare in Spagna non avrebbe aspettato l’ultimo momento.&lt;br /&gt;Avrebbe seguito i consigli del suo segretario Luigi Gatti che aveva già da tempo pianificato il trasferimento del duce in territorio iberico, coinvolgendo la propria moglie che di nazionalità era spagnola &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(142)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;In realtà Mussolini, avendo come unico obiettivo la Valtellina, cercava solo un posto tranquillo per aspettare le milizie che gli doveva portare Pavolini dopo averle raggruppate a Como &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(143)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Svanita anche quest’ultima speranza, in parte per colpa sua (se da Menaggio fosse rientrato a Como, come suggerito ripetutamente da Pavolini, le cose sarebbero cambiate), si è arreso inerme all’insidie del destino.&lt;br /&gt;Distrutto, prima di salire sul camion dei tedeschi, ha detto: «&lt;i&gt;Me ne vado con loro perchè non mi fido più degli italiani&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(144)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il che testimonia qual’era il suo reale stato d’animo al momento dell’epilogo.&lt;br /&gt;U. Lazzaro (Bill) affermato che ad uccidere Mussolini sarebbero stati Alfredo Mordini (Riccardo) e Michele Moretti (Pietro) guidati dal capo comunista milanese Luigi Longo (Gallo).&lt;br /&gt;La tesi di Bill si basa sulle testimonianza rilasciategli a posteriori dalla Gianna (Giuseppina Tuissi) e dal carceriere del duce Lino (Giuseppe Frangi) &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(145)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Strano che i due non abbiano anche raccontato all’amico ex finanziere ed ora vice comissario politico della 52° Brigata Garibaldi il loro mancato viaggio notturno verso Moltrasio.&lt;br /&gt;L’ipotesi di Bill avrebbe avuto ben altro spessore.&lt;br /&gt;Secondo lui, inoltre, Luigi Longo avrebbe anche presenziato, nel pomeriggio, alla fucilazione dei gerarchi fascisti schierati davanti ad un muretto sul lungo lago di Dongo.&lt;br /&gt;Cosa impossibile perchè Gallo era in quelle ore sicuramente a Milano intento ad accogliere i partigiani che provenivano dalla Valsesia.&lt;br /&gt;Una foto eloquente lo dimostra in maniera incontrovertibile.&lt;br /&gt;Parlando delle congetture suggerite dal Lazzaro mi vengono in mente le parole di John Dryden: «&lt;i&gt;Questa è la sorte di tutti i machiavellici: fare i loro disegni così sottili che si rompono per la loro stessa finezza&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha affermato uno storico serio e preparato, Roberto Festorazzi &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(146)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;Tuttavia, se sono pronto a riconoscere i meriti di Lazzaro, non faccio mistero di non aver condiviso il suo sostegno alla tesi, oggi così in voga, della doppia fucilazione di Mussolini. Anzi, per taluni versi, ‘Bill’ anticipò quella corrente di pensiero che ha voluto tenacemente contrapporsi alla cosiddetta versione ufficiale sulla morte del Duce. Debbo dire che i racconti di ‘Valerio’, e anche quelli di Moretti, non mi hanno mai convinto del tutto. Ma di qui ad affermare, come fece ‘Bill’ negli anni Ottanta, che Mussolini e la Petacci furono ammazzati la mattina del 28 aprile (anziché il pomeriggio) vicino a casa De Maria, dove i due prigionieri avevano trascorso la notte, anziché davanti al cancello di Villa Belmonte, ce ne corre parecchio. Specie se si tiene conto che Lazzaro giunse a sostenere che il colonnello ‘Valerio’ non era Walter Audisio, ma nientemeno che Luigi Longo. Una tesi, quest’ultima, che mi ha sempre lasciato perplesso in quanto ‘Bill’ non fu nemmeno presente sulla scena dell’esecuzione&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Di ‘Bill’, infatti, mi piacevano poco una certa attitudine a cercare le luci della ribalta e le sue concessioni alla facile moda dello ‘scoop’ a tutti i costi. Tra gli attori dei fatti di Dongo, è stato il più prodigo di rivelazioni: prolifico autore di libri, sempre pronto a rilasciare interviste e a firmare articoli sui giornali. I suoi detrattori, probabilmente esagerando, hanno sostenuto che, nell’immediato dopoguerra, visse in hotel confortevoli, prezzolato dai reporter della grande stampa internazionale. Certo non se la passò poi tanto male, né allora, né dopo, anche se i suoi ex compagni di battaglie comunisti non gli hanno mai perdonato di non essersi consegnato alla linea del ‘silenzio’ tombale: e per qualcuno l’aggettivo ‘tombale’ è purtroppo valso in senso letterale&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riferendosi a Mussolini, il temerario partigiano Bill si è così espresso &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(147)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;Mussolini ha tentato, ed è qui il motivo del mio disgusto, di corrompermi. Mentre infatti rovistavo tra le sue carte&lt;/i&gt; (27 aprile 1945, ore 16, municipio di Dongo) &lt;i&gt;trovai sul fondo della borsa 160 sterline in oro ed un milione e settecentomila lire in assegni: guardai quel denaro, lo contai mentre lui era seduto proprio alla mia sinistra, al che lo guardai e gli dissi: ‘E queste?’. Ecco qual’è stata la sua risposta: ‘Queste sono per i veri amici’. Mi vuol comperare, pensai, e da quel momento ogni opinione che poteva essere, diciamo così, ‘buona’, sparì. Neanche per due milioni di sterline oro mi sarei fatto comperare!&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cose inaudite.&lt;br /&gt;Il duce, notoriamente un uomo tutt’altro che venale, non era uno sprovveduto e sapeva benissimo che in quel momento, prigioniero dei partigiani, non c’era niente di più compromettente per lui che un larvato tentativo di corruzione.&lt;br /&gt;Altro che due milioni in lire o sterline: dopo la guerra, il Lazzaro, non sapendo come fare a mettere insieme il pranzo con la cena, si è venduto per ben molto meno.&lt;br /&gt;I dati, nel loro insieme, suggeriscono che Bill è un fanfarone poco credibile.&lt;br /&gt;Solo persone poco informate lo considerano un personaggio meritevole di fiducia &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(148)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Altri la pensavano diversamente.&lt;br /&gt;Al termine della guerra il finanziere Lazzaro è stato insignito con la medaglia di bronzo al Valor Militare ed è stato promosso al grado superiore &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(149)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Ciò non fa meraviglia.&lt;br /&gt;Subito dopo i fatti di Dongo, L’Unità (il giornale dei comunisti) ha scritto che l’Audisio, per i suoi vantati meriti, doveva essere decorato con la medaglia d’oro &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(150)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Anche Caligola ha nominato senatore il suo cavallo Incitatus.&lt;br /&gt;Per non parlare di Carlo II d’Inghilterra che ha dato il brevetto di Cavaliere a una lombata di porco.&lt;br /&gt;Una cosa mi ha fatto inorridire.&lt;br /&gt;Quando Bill ha saputo che il suo compagno d’armi Luigi Canali era stato ammazzato ha detto impietosamente con cinico disprezzo: «&lt;i&gt;Quello lì è andato in Svizzera senza le scarpe&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(151)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Questo dimostra di che pasta fosse fatto il partigiano Lazzaro.&lt;br /&gt;La solidarietà non faceva di certo parte del suo bagaglio umanitario.&lt;br /&gt;Ulteriori dubbi sulla effettiva intenzione di Pedro e Neri di portare Mussolini a villa Cademartori di Blevio li sollevano alcune affermazioni dello Zanella &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(152)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Come sappiamo Gianna faceva parte della piccola carovana di macchine partite da Dongo alla volta di Moltrasio.&lt;br /&gt;Lo spostamento era iniziato alle 2,45 del 28 aprile.&lt;br /&gt;Dice lo Zanella &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(153)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;Un bergamasco, Dario Giacobbe, veterinario di Dongo, ha visto verso mezzanotte la partenza di Gianna su una 1100. Dichiarerà: ‘Seppi che era diretta a Milano per consegnare i valori (sequestrati ai fascisti) al Comando Generale’. Questo almeno gli hanno fatto credere&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo Zanella presume che un incarico di quella importanza non poteva essere affidato ad una donna anche se scortata da alcuni uomini armati.&lt;br /&gt;Per lui è più verosimile un’altra ipotesi: la giovane staffetta partigiana sarebbe andata a casa De Maria per preparare il terreno (far sgombrare la camera dei figli e riassestarla) e per portare alcuni bagagli di Claretta.&lt;br /&gt;In realtà, andare da Dongo a Milano, consegnare i valori che aveva in deposito temporaneo e ritornare indietro sul lago di Como (Dongo) in 2,30 ore è molto improbabile, anche se alla guida c’era il celeberrimo autista partigiano «Carletto scassamacchine» (non è vero, lo dico io per celiare, ma non troppo).&lt;br /&gt;Un figlio dei De Maria, intervistato da Gianni Minoli, ha detto che la madre lo ha svegliato non a mezzanotte, ma alle 4,30 del mattino &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(154)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Speriamo che l’erede De Maria non abbia avuto la stessa propensione a dire bugie che ha sempre contraddistinto la sua genitrice &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(155)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Resta comunque inpregiudicato dove sia andata effettivamente la Gianna se si escludono entrambi i viaggi: quello lungo a Milano e quello più breve a Bonzanigo.&lt;br /&gt;L’andata della Gianna in avanscoperta a casa De Maria presume ovviamente che la destinazione di Bonzanigo era stata già preconizzata dal capitano Neri ancor prima di partire per Moltrasio &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(156)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;In tale evenienza, però, non si riesce a capire perchè i partigiani sarebbero andati prima a Moltrasio per poi tornare indietro ad Azzano, né alcuno è riuscito a dare spiegazioni soddisfacenti per poter giustificare un comportamento così strano.&lt;br /&gt;In quest’ottica è utile riportare quanto ha affermato Dorina Mazzola a G. Pisanò &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(157)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: poco dopo mezzanotte avrebbe visto risalire per via del Riale un gruppo di partigiani tra cui spiccavano due donne (la Mazzola non riferisce però se i partigiani sono ridiscesi o meno).&lt;br /&gt;Avendo lasciato le macchine a valle, il gruppo non può aver lasciato Bonzanigo, percorrendo via del Brentano e la successiva via XXIV Maggio che collega Giulino di Mezzegra alla frazione più a valle di Azzano.&lt;br /&gt;I rumori provocati da quegli uomini e da quelle due donne, tutti sferraglianti d’armi, hanno svegliato la Mazzola a mezzanotte, ma non gli stessi rumori l’hanno ridestata verso le 4 o le 5 del mattino quando sono arrivati Pedro, Neri e company per depositare in casa De Maria il Duce e Claretta.&lt;br /&gt;Essendo soggetto a ritmi circadiani, il sonno del mattino è in genere meno profondo di quello serotino, lo sanno bene coloro che soffrono d’insonnia.&lt;br /&gt;Alternativamente si può ipotizzare che la Mazzola non avesse eccessiva confidenza con l’orologio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul sito internet italpag.altervista.org (B. Brugia, «Congresso Nazionale Futurista») c’è scritto &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(158)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;: «&lt;i&gt;Devo dire un grazie al mio amico e camerata Giorgio Pisanò che con meticolosa, quasi certosina pazienza ha cercato di ricostruire le ultime gloriose giornate della Repubblica Sociale Italiana. Leggendo il suo ultimo libro, ‘Gli ultimi cinque secondi di Mussolini’, lo ringrazio ancora per la sua ricerca, durata tanti anni, per la sua serietà e per quel suo rigore storico. Comunque, in me rimangono grossi dubbi su quel diario di ‘Dorina Mazzola’ che il 28 aprile 1945, appena diciannovenne, di estrazione cattolica, è testimone oculare dell’esecuzione di Benito Mussolini così ignominiosa e brutale. Ho grossi dubbi! Leggendo il diario di quel giorno sento che dietro a tutto c’è un suggeritore furbo e astuto, di quelle furbizie che si apprendono nei seminari e nelle sacrestie delle chiese: forse il suggeritore è proprio un prete&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Che la famiglia di Dorina fosse profondamente religiosa è un fatto accertato.&lt;br /&gt;Il padre «&lt;i&gt;ricopriva una carica nella parrocchia in rappresentanza degli abitanti di Bonzanigo&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Rodolfo Putignani è andato con G. Pisanò ad esaminare i pantaloni e gli stivali del duce conservati nella cripta di famiglia situata nel cimitero di San Cassiano a Predappio.&lt;br /&gt;Il Pisanò ha trovato un foro in corrisponenza del fianco destro che gli faceva molto comodo per avvalorare la sua versione dei fatti basata sulla testimonianza della Mazzola &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(159)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Sempre per utilatirismo personale il Putignani ha detto che i pantaloni erano imperforati &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(160)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Nemmeno tra camerati sono riusciti a mettersi d’accordo.&lt;br /&gt;Il che significa che l’importante non è la verità ma vendere i propri libri con gli annessi DVD.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi risulta che la Mazzola abbia precedentemente rivelato le stesse cose dette al Pisanò anche ad Alessandro Zanella il quale, non avendo creduto ad una sola virgola di quello che lei diceva, si è rifiutato di pubblicarle &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(161)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Ho chiesto ad uno storico della resistenza di provate capacità professionali, Marino Viganò, cosa ne pensasse della testimonianza della Mazzola rilasciata a G. Pisanò e quali argomenti avesse per confutarla.&lt;br /&gt;Mi ha cortesemente risposto con queste parole: «&lt;i&gt;E’ una storia che si commenta da sola. Così direbbero i filosofi&lt;/i&gt;» &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(162)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il che significa: «Timeo Danaos et dona ferentes» (Temo i Greci e coloro che portano doni).&lt;br /&gt;Dopo aver fatto le sue rivelazioni al Pisanò, la loquace supertestimone oculare è stata severamente sgridata da suo fratello che nel 1945 era un partigiano &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(163)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;E’ strano che il vincolo politico ed ideologico abbia avuto il sopravvento su quello del sangue.&lt;br /&gt;Sono del pari a conoscenza di un fatto: il Pisanò ha ricercato con il metal detector le pallotole che dovevano trovarsi infisse nella porta di legno della stalla di casa De Maria.&lt;br /&gt;Mussolini sarebbe stato, infatti, finito a colpi d’arma da fuoco proprio legato al catenaccio di quel limitare.&lt;br /&gt;La ricerca ha dato esito negativo &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(164)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Poiché la proprietaria di casa De Maria, Danielle Nastri, mi ha detto &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(165)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; che la porta della stalla l’aveva buttata via perchè troppo deteriorata, non si capisce il significato delle indagini strumentali fatte fare al Pisanò.&lt;br /&gt;In questa vicenda c’è qualcosa che non torna.&lt;br /&gt;La Mazzola, inoltre, doveva avere orecchie da elefante.&lt;br /&gt;Nonostante la sua casa distasse cento metri in linea d’aria da casa De Maria ha potuto distinguere distintamente il rumore dei colpi di pistola sparati in camera da quelli esplosi all’esterno dell’edificio &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(166)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Non tutti sono disposti a darle una fiducia incondizionata &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(167)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Mazzola dice che Claretta si è aggrappata alle gambe del cadavere di Mussolini (sorretto per le ascelle) con una tale veemenza tanto da sfilargli lo stivale destro.&lt;br /&gt;Il Pisanò &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(168)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; ipotizza che per tentare di rimetterglielo i partigiani ne avrebbero rotto la cierniera lampo posteriore.&lt;br /&gt;Nella cripta di San Cassiano a Predappio lo stivale è effettivamente in queste condizioni.&lt;br /&gt;I motivi del rinvenimento di una calzatura così danneggiata non sono quelli addotti dal Pisanò perchè per trazione dal basso è impossibile sfilare uno stivale aderente e alto fino al ginocchio se questo è correttamente chiuso posteriormente da una cerniera lampo (nemmeno con la forza della disperazione che aveva Claretta).&lt;br /&gt;Qualsiasi calzolaio lo può confermare.&lt;br /&gt;Quasi in contemporanea al Pisanò, la Mazzola ha fatto le sue rivelazioni anche ad un giornalista del settimanale Epoca.&lt;br /&gt;Nella versione riportata su Epoca due particolari importanti, il risveglio notturno di mezzanotte e la storia delle stivale sfilato da Claretta, non sono chiaramente intellegibili &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(169)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il Pisanò può averci ricamato sopra, modificando la prisca verginità della Mazzola.&lt;br /&gt;Alternativamente il giornalista di Epoca non ha riportato nei dettagli tutta la cronistoria fornita dalla supertestimone oculare per contenere l’articolo entro certi limiti editoriali.&lt;br /&gt;Lo storico Giorgio Cavalleri, autore del citato libro «Ombre sul lago», ha detto: «La testimonianza di Dorina Mazzola mi sembra fragile e contraddittoria».&lt;br /&gt;Il perchè, però, non lo ha mai precisato &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(170)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Essendo di sinistra, il Cavalleri non poteva dire altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Pisanò, quando ha prentato il suo libro, ha detto di aver omesso due pagine, quelle in cui ipotizzava che Claretta fosse stata ripetutamente violentata dal capo dei partigiani di Bonzanigo, Martino Caserotti (capitano Roma) &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(171)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Sia il professor Giovanni Pierucci &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(172)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; che il professor Pier Luigi Baima Bollone &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(173)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; hanno escluso che la Petacci avesse subito violenze sessuali prima della morte.&lt;br /&gt;Quella dello stupro è stato sempre un chiodo fisso del Pisanò &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(174)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.&lt;br /&gt;Dopo aver ipotizzato che il killer del duce fosse stato Sandro Pertini, il Pisanò ha corretto il tiro, spostandolo sul leader comunista Luigi Longo.&lt;br /&gt;Si tratta comunque di esecutori blasonati, un’altra mania persecutoria dell’ex parlamentare del Movimento Sociale Italiano che ha sempre suonato l’olifante per chiamare personalmente in causa gli «indiretti» responsabili dell’assassinio del duce.&lt;br /&gt;Ogni situazione che ha coinvolto Mussolini dopo il suo arresto è stata motivo di racconti contrastanti &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(175)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;A parte le poco credibili obiezioni del Lazzaro &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(176) &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;e quella dello Zanella &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;(177)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, ritengo che la ricostruzione del viaggio verso Moltrasio ed i motivi che ne hanno condizionato il fallimento rispecchi una sequenza di fatti realmente accaduta.&lt;br /&gt;Da parte mia ho studiato il problema basandomi sui seguenti principi: «&lt;i&gt;Non credere a nulla che sia irragionevole  e non respingere come irragionevole nulla senza averlo adeguatamente esaminato&lt;/i&gt;» (Buddha).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(45, 100, 138);"&gt;&lt;b&gt;Alberto Bertotto&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr size="2" width="100%"&gt;&lt;br /&gt;1) U. Lazzaro, «Il compagno Bill», SEI, 1989.&lt;br /&gt;2) A. Zanella, «L’ora di Dongo», Rusconi, 1993.&lt;br /&gt;3) G. Bianchi, F. Mezzetti, «Mussolini aprile ‘45: l’epilogo», Editoriale Nuova, 1985.&lt;br /&gt;4) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;5) G. Bianchi, F. Mezzetti, opera citata.&lt;br /&gt;6) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;7) Ibidem&lt;br /&gt;8) www.cassibilenelmondo.it. Reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;9) G. Bianchi, F. Mezzetti, opera citata.&lt;br /&gt;10) E. Cicchino, «Benito Mussolini 28 aprile 1945. Misteri e cronaca di una morte annunciata», www.larchivio.it. Reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;11) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;12) F. Giannantoni, « ‘Gianna’ e ‘Neri’: vita e morte di due partigiani comunisti», Mursia, 1992.&lt;br /&gt;13) Ibidem.&lt;br /&gt;14) L. Garibaldi, «La pista inglese. Chi uccise Mussolini e la Petacci?», Ares, 2002.&lt;br /&gt;15) F. Giannantoni, opera citata; F. Bandini, «La missione del pilota del Duce», Storia Illustrata, numero 333, agosto 1973.&lt;br /&gt;16) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;17) A. Zanella, opera citata; F. Andriola, «Appuntamento sul lago», Sugarco, 1990.&lt;br /&gt;18) R. Mussolini, «Ultimo atto», Rizzoli, 2005.&lt;br /&gt;19) F. Bernini, «Sul selciato di piazzale Loreto», MA. RO. Editrice, 2000.&lt;br /&gt;20) F. Bandini, «Vita e morte segreta di Mussolini», Mondadori, 1978.&lt;br /&gt;21) F. Giannantoni, opera citata.&lt;br /&gt;22) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;23) Ibidem.&lt;br /&gt;24) G. Bianchi, F. Mezzetti, opera citata.&lt;br /&gt;25) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;26) Ibidem.&lt;br /&gt;27) Ibidem.&lt;br /&gt;28) F. Bandini, opera citata.&lt;br /&gt;29) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;30) F. Bandini, opera citata.&lt;br /&gt;31) F. Bandini, «Le ultime 95 ore di Mussolini», Sugar Editore, 1959.&lt;br /&gt;32) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;33) Ibidem; F. Giannantoni, opera citata.&lt;br /&gt;34) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;35) Ibidem.&lt;br /&gt;36) F. Giannantoni, opera citata.&lt;br /&gt;37) Ibidem.&lt;br /&gt;38) Ibidem.&lt;br /&gt;39) F. Bandini, «Fu fucilato due volte», Storia Illustrata, Febbraio, 1983.&lt;br /&gt;40) F. Giannantoni, opera citata.&lt;br /&gt;41) Ibidem.&lt;br /&gt;42) Ibidem.&lt;br /&gt;43) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;44) P.L. Bellini delle Stelle, U. Lazzaro, «Dongo. La fine di Mussolini», Mondadori, 1962, M. Moretti, «Giorni e Vie Nuove», del 27 marzo 1974 e del 3 aprile 1974; G. Perreta, «Dongo 28 aprile. La verità». Actac, Edizioni del 1990 e del 1997; G. Cavalleri. «Ombre sul lago», Piemme, 1995.&lt;br /&gt;45) U. Lazzaro, «Dongo. Mezzo secolo di vergogne», Mondadori, 1997.&lt;br /&gt;46) F. Bandini, «Le ultime 95 ore di Mussolini», Mondadori, 1968.&lt;br /&gt;47) P. L. Bellini delle Stelle; U. Lazzaro, opera citata.&lt;br /&gt;48) Ibidem.&lt;br /&gt;49) F. Giannantoni, opera citata.&lt;br /&gt;50) F. Andriola, opera citata.&lt;br /&gt;51) F. Bandini, opera citata.&lt;br /&gt;52) F. Giannantoni, opera citata.&lt;br /&gt;53) Ibidem.&lt;br /&gt;54) M. Moretti, opera citata.&lt;br /&gt;55) F. Giannantoni, opera citata.&lt;br /&gt;56) Ibidem.&lt;br /&gt;57) Ibidem.&lt;br /&gt;58) Ibidem.&lt;br /&gt;59) U. Lazzaro, opera citata&lt;br /&gt;60) F. Bandini. opera citata.&lt;br /&gt;61) Ibidem.&lt;br /&gt;62) F. Giannantoni, opera citata.&lt;br /&gt;63) Ibidem.&lt;br /&gt;64) Ibidem.&lt;br /&gt;65) Ibidem.&lt;br /&gt;66) Ibidem, A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;67) F. Giannantoni, opera citata.&lt;br /&gt;68) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;69) F. Giannantoni, opera citata.&lt;br /&gt;70) Ibidem.&lt;br /&gt;71) R. Festorazzi. «I veleni di Dongo», Il Minotauro, 2004.&lt;br /&gt;72) Cortese-mente.splinder.com. Reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;73) M. Moretti. opera citata.&lt;br /&gt;74) M. Staglieno, « ‘Muori duce’ e il partigiano Lampredi fece fuoco», Il Giornale, 3 Giugno, 1989.&lt;br /&gt;75) M. Staglieno, comunicazione personale.&lt;br /&gt;76) M. Staglieno, «Caprara conferma: fu proprio Lampredi a fucilare il Duce», Il Giornale,&lt;br /&gt;6 Giugno, 1989.&lt;br /&gt;77) G. Cavalleri, opera citata.&lt;br /&gt;78) G. Perretta, 1997, opera citata.&lt;br /&gt;79) R. Parascandolo, «L’infinita morte di Mussolini», Rai-tre, 1995.&lt;br /&gt;80) M. Petacci, «Chi ama è perduto», Reverdito, 1988.&lt;br /&gt;81) G. Cavalleri, opera citata.&lt;br /&gt;82) M. Caprara, «Quando le botteghe erano oscure», Il Saggiatore, 1997; M. Staglieno, «Arnaldo e Benito, Due Fratelli», Mondadori, 2004.&lt;br /&gt;83) www.ilduce.net. reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;84) falcee.blogs.it. Idem.&lt;br /&gt;85) A. Lampredi, «La fine del duce», L’Unità, 23 Gennaio, 1996.&lt;br /&gt;86) F. Bandini, opera citata.&lt;br /&gt;87) M. Staglieno, «L’Italia del Colle», Boroli, 2006.&lt;br /&gt;88) A. Bertotto, «Mussolini estremo», Gino Rossato Edizioni, 2007.&lt;br /&gt;89) F. Giannantoni, opera citata&lt;br /&gt;90) G. Cavalleri, opera citata.&lt;br /&gt;91) www.varesenotizie.net. reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;92) W. Audisio, «In nome del popolo italiano», Edizioni Teti, 1975.&lt;br /&gt;93) P. de Piccoli Figallo, «La morte di Mussolini», reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;94) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;95) Ibidem.&lt;br /&gt;96) F. Andriola, opera citata.&lt;br /&gt;97) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;98) Ibidem.&lt;br /&gt;99) F. Bandini, opera citata.&lt;br /&gt;100) P. Chessa, R. De Felice, «Rosso e nero», Baldini &amp;amp; Castoldi, 1995.&lt;br /&gt;101) R. Festorazzi, «Churchill a Roosevelt: ‘E se Mussolini morisse in carcere?’ », La Provincia,&lt;br /&gt;15 Giugno 2008.&lt;br /&gt;102) firewolf.megablog.it/item/il-complotto-per-uccidere-mussolini. Reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;103) F. Andriola, opera citata.&lt;br /&gt;104) F. Bernini, opera citata.&lt;br /&gt;105) Ibidem.&lt;br /&gt;106) F. Bandini, opera citata.&lt;br /&gt;107) www.varesenotizie.net. reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;108) W. Audisio, opera citata; A. Lampredi, opera citata.&lt;br /&gt;109) M Viganò, «Un istintivo gesto di riparo»: nuovi documenti sull’esecuzione di Mussolini (28 aprile 1945), Palomar, numero 3, 2001.&lt;br /&gt;110) F. Bernini, opera citata.&lt;br /&gt;111) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;112) Ibidem.&lt;br /&gt;113) G. Pisanò, «Gli ultimi cinque secodi di Mussolini», Il Saggiatore, 2004.&lt;br /&gt;114) P. L. Bellini delle Stelle, U. Lazzaro, opera citata.&lt;br /&gt;115) F. Bandini, «Misteriosi maneggi prima della fine», Il Tempo, 27 Aprile, 1985.&lt;br /&gt;116) F. Andriola, opera citata; F. Andriola, «Carteggio segreto. Mussolini-Churchill», Sugarco,&lt;br /&gt;2007.&lt;br /&gt;117) M. Viganò, «Mussolini, i gerarchi e la ‘fuga’ in Svizzera. 1944-1945», Nuova Storia Contemporanea, numero 3, 2001.&lt;br /&gt;118) L. Garibaldi, «Vita col Duce», Effedieffe, 2001.&lt;br /&gt;119) Ibidem.&lt;br /&gt;120) U. Guspini, «L’orecchio del regime», Mursia 1973.&lt;br /&gt;121) M. Petacci, opera citata.&lt;br /&gt;122) M. Viganò, «Quell’aereo per la Spagna», www.italiasociale.org. reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;123) Ibidem.&lt;br /&gt;124) M. Petacci, opera citata.&lt;br /&gt;125) M. Viganò, opera citata.&lt;br /&gt;126) Ibidem.&lt;br /&gt;127) U. Lazzaro, opera citata.&lt;br /&gt;128) F. Bernini, «Il Podestà di Gargnano», Gianni Iuculano Editore, 2007.&lt;br /&gt;129) F. Andriola, opera citata.&lt;br /&gt;130) M. L. Forenza, P. Tompkins, «Il carteggio Churchill-Mussolini: L’ultima verità», RAI-Tre,&lt;br /&gt;7 Settembre, 2004.&lt;br /&gt;131) U. Lazzaro, opera citata.&lt;br /&gt;132) S. Bertoldi, «Claretta, la spia che venne da Salò», Corriere della Sera, 8 Febbraio, 1996;&lt;br /&gt;F. Andriola, «Una spia chiamata Claretta», Storia in Rete, numero 19, Maggio, 2007.&lt;br /&gt;133) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;134) Il Corriere della Sera, 1 ottobre 1995; M. Suttora, «On the trail of il duce», Newsweek,&lt;br /&gt;19 maggio, 2003.&lt;br /&gt;135) A. Bitti, «Non pubblicate i diari di zia Claretta», Il Corriere della Sera, 7 dicembre, 2003;&lt;br /&gt;A. Del Vanga, «Ma Claretta innamorata non interessa agli storici», Il Messaggero, 5 marzo, 2003;&lt;br /&gt;A. Signorini, «Claretta-Benito, un amore archiviato», www.ilgiornale.it; «Il carteggio Petacci-Mussolini sparito dall’Archivio di Stato. La procura indaga», http://qn.quotidiano.net. reperibili per via telematica.&lt;br /&gt;136) F. Giannini, «Dal 25 luglio a piazzale Loreto», Edizioni Settimo Sigillo, 2004; R. Zizzo, «Duce si diventa», Keybook, 2003; E. Roli, «Le ultime ore del Duce», Rinascita, 19 Febbraio, 2006.&lt;br /&gt;137) S. Bertoldi, «Piazzale Loreto», BUR, 2004.&lt;br /&gt;138) A. Manzella, «Quel giorno Mussolini avrebbe potuto mettersi in salvo», Il Corriere della Sera, 23 Dicembre, 2004.&lt;br /&gt;139) E. Rosaspina, «Benito e Claretta: passaporto per la salvezza», Il Corriere della Sera,&lt;br /&gt;24 settembre 1994.&lt;br /&gt;140) A. Bertotto, «Claretta Petacci», Effedieffe.com. Reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;141) E. Roli, Comunicazione personale.&lt;br /&gt;142) G. Di Sclafani, «Mussolini, il Duce, ma non troppo». nessunaresa.spl inder.com. reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;143) G. Rocco, «Com’era rossa la mia valle». Greco &amp;amp; Greco, 1992; P. Romualdi, «Fascismo repubblicano», Sugarco, 1992; A. Petacco, «Il superfascista. Vita e morte di A. Pavolini».&lt;br /&gt;Mondadori, 1999; V. Costa, «L’ultimo federale», Il Mulino, 1997; V. Podda, «Morire col sole in faccia», Ritter, 2005; M. Vigano, opera citata; E. Curti, «Il chiodo a tre punte», Gianni Iuculano Editore, 2003.&lt;br /&gt;144) E. Curti, opera citata.&lt;br /&gt;145) U. Lazzaro, opera citata.&lt;br /&gt;146) R. Festorazzi, «Bill» ha portato con se nella tomba molti segreti sulla morte di Mussolini.&lt;br /&gt;147) www.storia900altervista.org. Reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;148) P. Maccarini, «Claretta e Ben. La  fine», Edizioni Guardamagna, 2005.&lt;br /&gt;149) «27 aprile 1945. Il ruolo della Guardia di Finanza nella cattura di Mussolini a Dongo», www.gdf.it. reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;150) A. Bertotto, opera citata.&lt;br /&gt;151) E. Curti, opera citata.&lt;br /&gt;152) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;153) Ibidem.&lt;br /&gt;154) Mixer, «Indagare Mussolini», Rai-tre, 1993.&lt;br /&gt;155) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;156) Ibidem; M. di Belmonte, «L’assassinio di Mussolini», fncrsi.altervista.org. reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;157) G. Pisanò, opera citata.&lt;br /&gt;158) Ibidem.&lt;br /&gt;159) Ibidem.&lt;br /&gt;160) R. Putignani, «Caccia ai vinti», Iniziative Editoriali, 2004.&lt;br /&gt;161) W. Conti, Comunicazione personale.&lt;br /&gt;162) M. Viganò, Comunicazione personale.&lt;br /&gt;163) D. Nastr, Comunicazione personale.&lt;br /&gt;164) G. Bordin, Comunicazione personale.&lt;br /&gt;165) D. Nastri, Comunicazione personale.&lt;br /&gt;166) G. Pisanò, op. cit.&lt;br /&gt;167) A. Pace, Benito Mussolini e Claretta Petacci. Greco &amp;amp; Greco, 2008.&lt;br /&gt;168) G. Pisanò, op. cit.&lt;br /&gt;169) M. Lombardo. Mussolini, Ultimo giallo. Epoca, 10 Marzo, 1996.&lt;br /&gt;170) archiviostorico.corriere.it. reperibile per via telematica.&lt;br /&gt;171) archiviostorico.corriere.it, idem&lt;br /&gt;172) G. Pisanò, opera citata.&lt;br /&gt;173) P.L. Baima Pollone, «Le ultime ore di Mussolini», Mondadori, 2005.&lt;br /&gt;174) G. Pisanò, «Storia della guerra civile in Italia», FPE. 1965-1967.&lt;br /&gt;175) M. Centini, «Ottanta ore per vivere o per morire», Macchione editore, 2007.&lt;br /&gt;176) U. Lazzaro, opera citata.&lt;br /&gt;177) A. Zanella, opera citata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="ihtauthor"&gt;Alberto Bertotto      &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/339688123339304706-1209341289377198768?l=firewolfdossier.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/feeds/1209341289377198768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=339688123339304706&amp;postID=1209341289377198768' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/1209341289377198768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/339688123339304706/posts/default/1209341289377198768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://firewolfdossier.blogspot.com/2008/08/la-misteriosa-notte-di-moltrasio-e-le.html' title='La misteriosa notte di Moltrasio e le manipolazioni resistenziali'/><author><name>FIREWOLF2</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://club.giovani.it/.root/media/27988/Image/firewolf_2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-339688123339304706.post-5073307962668442996</id><published>2008-08-30T12:50:00.000-07:00</published><updated>2008-08-30T12:51:46.252-07:00</updated><title type='text'>Gli scottanti contenuti del carteggio Mussolini - Churchill</title><content type='html'>Di un «carteggio» che sarebbe intercorso tra Mussolini e Churchill, della sua grande importanza storica e della sua «scomparsa», se ne è parlato abbastanza spesso a sproposito, anche perchè prove documentali ce ne sono poche vista l’evidente loro requisizione e occultamento che venne fatta a suo tempo da intelligence internazionali.&lt;br /&gt;Non ci dilungheremo pertanto nella rievocazione delle sue vicende e attestazioni indirette, la cui ricostruzione più seria ed attendibile la si può ritrovare nel pregevole libro di Fabio Andriola:  «Mussolini Churchill carteggio segreto», SugarCo 2007, vero testo fondamentale in materia,&lt;br /&gt;al quale rimandiamo.&lt;br /&gt;Quello che qui, invece, vorremo fare è qualcosa di ancora più complesso e difficile, cioè ipotizzare, alla luce di una certa logica storica e di alcuni riscontri oggettivi, i suoi possibili e delicati contenuti.&lt;br /&gt;Nessuno fino ad oggi, tra coloro che hanno poi rilasciato attendibili e particolareggiate testimonianze, ha potuto leggere i contenuti del carteggio Mussolini Churchill, eccezion fatta per qualche breve passaggio, dicesi leggiucchiato o riferito qua e là, e fatta forse eccezione per Luigi Carissimi Priori (dell’ufficio politico alla questura di Como nel dopoguerra), il quale però, molto probabilmente, ha letto le lettere intercorse fino alla vigilia della nostra entrata in guerra e non quelle decisive proprio a ridosso degli ultimissimi giorni a cavallo del 10 giugno 1940.&lt;br /&gt;Cercheremo quindi di ricostruire e di ipotizzare quali potevano essere i contenuti «eccezionali» di questo carteggio, quelli per i quali gli inglesi e Churchill in particolare fecero fuoco e fiamme per venirne in possesso.&lt;br /&gt;Prima di tutto, però, dobbiamo chiarirci su quali potevano essere i veri e propri «documenti bomba» in possesso di Mussolini, perchè è indubbio che i contenuti di questo «carteggio» non potevano essere solo le eccessive offerte inglesi di bottino geografico a scapito della Francia, di cui si è parlato (per esempio il citato Carissimi Priori), affinchè l’Italia restasse neutrale (interesse di Churchill transitorio in quei primi mesi del 1940 e poi superato dagli avvenimenti bellici quando l’intervento italiano divenne obbligatorio).&lt;br /&gt;E neppure, al contrario, poteva esserlo il presunto interesse inglese di far scendere l’Italia in guerra per averla poi come elemento moderatore al tavolo di una ipotetica pace (una pace a cui il premier britannico non ha mai minimamente pensato).&lt;br /&gt;Tutte motivazioni queste fino ad oggi accampate da vari giornalisti storici, sia per giustificare le richieste inglesi affinché restassimo neutrali, o al contrario offerte per entrare comunque in guerra per avere l’Italia al tavolo della pace, mentre i veri motivi per i quali quegli incartamenti dovevano assolutamente esser fatti sparire erano qualcosa di veramente più compromettente per Churchill e di così sconvolgente tanto da poter cambiare la versione storica dei vincitori sulla seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;Alcuni giornalisti e scrittori storici hanno anche ipotizzato che Churchill potesse aver paura che emergessero tutta una serie di supposte trattative segrete con Mussolini, intraprese dal 1944 in avanti, per costituire un fronte comune contro i sovietici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altra sciocchezza questa, come vedremo tra poco, costituendo oltretutto una eventualità per la quale, al massimo, se ne può essere discusso in sede di sondaggi sotterranei, normali tra diplomazie in guerra, laddove per l’Italia poteva essere una carta da giocarsi (ma non condivisa da Hitler) per uscir fuori da una situazione oramai compromessa, ma nulla di effettivamente contrattato e sottoscritto c’è stato in questo senso e quindi Churchill (e per contro Stalin) di questi «contatti», di questi «preliminari» tra gli Alleati e la RSI, in prospettiva antisovietica, se ne sarebbero altamente fregati.&lt;br /&gt;Anche a marzo/aprile del 1945, durante le trattative in Svizzera tra americani e tedeschi (generale Wolff) per la resa delle Forze Armate germaniche in Italia, Stalin ebbe ad esprimere forti rimostranze e sospetti per il fatto che i sovietici ne erano stati esclusi, rivolgendosi direttamente a Roosevelt, ma la cosa fini lì, anche perchè screzi di questo genere, in periodi bellici sono all’ordine del giorno e comunque non potevano certo mettere in crisi gli accordi di Yalta.&lt;br /&gt;Lo stesso Luciano Garibaldi, uno dei giornalisti e ricercatori storici che più ha svolto ricerche su questa possibilità, dovette ammettere nel suo «La pista inglese», Ares, 2002, che per un connubio antisovietico più che di «carteggio» e accordi sottoscritti, per quel periodo (1944 - ‘45) devesi parlare di «contatti».&lt;br /&gt;In ogni caso, a sgombrare il campo da vere e proprio intenzioni di Churchill di ribaltare il fronte, verso la fine della guerra e volgerlo contro i sovietici, sta la semplice, ma definitiva considerazione che il britannico e per lui le lobby che lo sostenevano, era interno agli accordi di Yalta ed il suo anticomunismo era per così dire «idealistico» e di ordine tattico (evitare che i sovietici, preziosi agli Alleati per la spartizione dell’Europa, splafonassero da quanto loro assegnato nella spartizione del vecchio continente).&lt;br /&gt;Nient’altro.&lt;br /&gt;Cerchiamo comunque di raccapezzarci in merito, partendo prima di tutto dalla verifica di dove potevano essere custoditi i documenti veramente scottanti in possesso di Mussolini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt; Dove erano custoditi i documenti veramente scottanti?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera del 25 aprile 1945, durante il trasferimento del governo di Mussolini a Como, una parte importante delle documentazioni al seguito, si perse su di un camioncino in coda alla colonna dei ministri e personale vario in trasferimento verso la città lariana e sembra rimasto in panne (qui, tra l’altro, c’era anche la preziosa documentazione fatta raccogliere dal duce a Nicola Bombacci e al suo segretario Luigi Gatti, sui mandanti dell’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti).&lt;br /&gt;Un altra parte, altrettanto importante, venne requisita il 27 aprile durante il fermo della colonna di Mussolini tra Musso e Dongo.&lt;br /&gt;Quest’ultima era portata in almeno 3 borse: una venne trovata sul camion tedesco con il duce e un’altra era stata custodita da Vito Casalinuovo, colonnello della GNR addetto alla persona del duce.&lt;br /&gt;Un altra ancora sembra che fosse nella macchina dei Petacci.&lt;br /&gt;Queste borse requisite a Dongo non vennero dettagliate nel loro contenuto, salvo generici accenni fatti in sporadiche testimonianze.&lt;br /&gt;Contenuto che poi ebbe in buona parte a sparire nei giorni successivi. Infatti i documenti, passando per il Comando Generale del CVL, furono poi spartiti tra i componenti del CLNAI che provvidero a consegnarli ai diretti interessati: gli Alleati, specialmente quelli di ordine militare o riguardanti nazioni in guerra (anni dopo ne restituirono una certa parte); casa Savoia, personalità varie, strutture istituzionali interessate, ecc.&lt;br /&gt;Ma anche il PCI, non è ben chiaro come e quando, entrò in possesso di una cospicua parte di cui poi fece fare alcune fotocopie.&lt;br /&gt;C’erano anche i famosi 62 fogli di molte lettere scambiate tra Mussolini e Churchill prima dell’entrata in guerra dell’Italia (10 giugno 1940) che L’Unità aveva anche preso a pubblicare, interrompendo però subito questa iniziativa.&lt;br /&gt;Sono le stesse copie che capitarono in mano al Carissimi Priori e che erano anche in possesso del comunista Dante Gorreri della federazione comunista di Como.&lt;br /&gt;Questi 62 fogli non è ancor ben chiaro se furono venduti dal Gorreri, su disposizione del partito, per due milioni e mezzo ad emissari inglesi, come dettagliatamente attestato da varie ricostruzioni storiche, oppure vennero direttamente gestiti l’anno successivo da Palmiro Togliatti che li trattò direttamente e politicamente con Churchill.&lt;br /&gt;Sono anche probabili entrambe le cose visto che le documentazioni a suo tempo razziate erano plurime e furono anche litografate.&lt;br /&gt;Erano comunque tutti documenti di estrema importanza storica, che ovviamente sparirono per sempre.&lt;br /&gt;Ma, oltre a queste tre borse, la parte più piccola, ma ancor più importante del carteggio, quella con la corrispondenza segreta con Churchill (proprio a ridosso della nostra entrata in guerra) era nella giacca di Mussolini, contenuta in una piccola borsa di pelle marrone di circa 25 cm., che quasi sicuramente venne requisita al momento del fermo del duce a Dongo e non ne venne mai fatta parola dal Pier Bellini delle Stelle e/o Urbano Lazzaro, del comando della 52° Brigata Garibaldi, probabili autori del sequestro.&lt;br /&gt;Ma cosa c’era in quei pochi documenti così gelosamente custoditi dal duce?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo che egli confidò ad alcuni collaboratori e soprattutto ad Elena Curti (sua figlia naturale) poche ore prima della sua cattura: «(Mussolini)... mi guardava: ‘Qui ci sono dei documenti di estrema importanza. Qui c’è la verità di come sono andate le cose e chi sono i veri responsabili della guerra. Non solo gli italiani, ma soprattutto gli inglesi e gli americani devono saperlo e tutto il mondo si sorprenderà’ », E. Curti, «Il chiodo a tre punte», Iuculano editore, 2003.&lt;br /&gt;Qualcosa di simile aveva anche detto, nei giorni precedenti, al suo attendente, il brigadiere di PS. Pietro Carradori.&lt;br /&gt;Quindi il loro contenuto è un argomento di estrema importanza, anche perchè su di esso gli storici hanno spesso fatto il gioco delle tre carte.&lt;br /&gt;Per ora basti ricordare il testo di una importantissima registrazione telefonica tra Mussolini e Claretta Petacci fatta il 22 marzo 1945.&lt;br /&gt;Al telefono Mussolini, riferendosi a Pavolini che era ancora ignaro dell’esatta portata della documentazione (ne verrà messo a parte pochi giorni dopo), ebbe a dire a Claretta: «&lt;i&gt;Ma lui non può capire la situazione, non può collaborare. Perciò io devo rispettare il suo punto di vista di parte. Lui non conosce gli avvenimenti accaduti pochi giorni prima della nostra entrata in guerra. Non ne ho parlato con nessuno. E Churchill ancora meno. Bisognerà raccontare una buona volta questa storia. Chi dovrebbe parlarne oggi? In tutto la sanno cinque persone!&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Da questa telefonata, quindi, si evince in linea di massima il grande segreto contenuto in quei pochi documenti risalenti al momento esatto dell’entrata in guerra dell’Italia (non prima), documenti dunque diversi e più scottanti di quelli, pur importanti, passati nelle mani di Gorreri e Carissimi Priori a Como, documenti che attestavano inequivocabilmente la malafede inglese e soprattutto dimostravano al mondo chi erano stati i veri provocatori della carneficina del secondo conflitto mondiale.&lt;br /&gt;Ma questo i giornalisti «di regime» non possono dirlo, perchè quello che devesi sostenere è che la guerra fu provocata solo dalla follia di Hitler a cui un megalomane Mussolini andò dietro sconsideratamente!&lt;br /&gt;Al di la di spezzoni di testimonianze che pur si ritrovano un po’ da per tutto, a nostro avviso, la base di partenza per potere ipotizzare eventuali contenuti di questo carteggio, traendone al contempo la certezza della loro grande importanza storica e pericolosità politico diplomatica per lo statista britannico, è quella delle famose intercettazioni epistolari e telefoniche fatte dai tedeschi di nascosto (ma non del tutto) di Mussolini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La semplice riflessione che Mussolini non poteva non sapere che le sue telefonate venivano registrate o comunque controllate ed il fatto che sapeva benissimo che Claretta Petacci passava le sue lettere ai tedeschi, ma nonostante questo parlasse e scrivesse liberamente in merito a questo carteggio, è la dimostrazione più evidente del fatto che il duce non intendeva fare del carteggio un uso personale, ma esclusivamente finalizzato agli interessi della nazione.&lt;br /&gt;Questa sua condotta (anomala), infatti, faceva il paio con il suo sforzo di riprodurre fotograficamente tutto il carteggio in almeno 3 copie, ovviamente nell’ottica di avvalorarne la presenza, salvaguardarne le prove e di lasciare una evidente testimonianza storica.&lt;br /&gt;Anche tutte le sue fotocopie, invece, sono state razziate e fatte sparire in qualche modo, cosa che probabilmente Mussolini non immaginava che potesse arrivare fino a questo punto, ma se oggi noi, dell’esistenza di quel carteggio, ne abbiamo una indiretta, ma concreta ed oggettiva prova, questo lo dobbiamo alla condotta di Mussolini.&lt;br /&gt;Ma non ne conosciamo i contenuti ed allora per arrivare almeno ad intuirli dobbiamo ricostruire parte della cronologia bellica e mettere in relazione quel poco che conosciamo.&lt;br /&gt;Partiamo con i testi delle intercettazioni, eseguite di nascosto dai tedeschi su Mussolini, ricordando che sono stati pubblicati in varie opere, ma in particolare si ritrovano in R. Lazzero, «Il sacco d’Italia», Mondatori, 1994.&lt;br /&gt;Il ricercatore storico Ricciotti Lazzero sembra sia colui che le recuperò attraverso il generale tedesco Karl Wolff.&lt;br /&gt;Spesso intercaleremo alcune nostre considerazioni e precisazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt; Intercettazioni telefoniche ed epistolari&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Lettera scritta dal duce al maresciallo Graziani il 10 settembre 1944:&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Mussolini: ... ‘Il Führer mi ha comunicato ieri sera nuovamente il suo fermo proposito di difendere l’Italia del Nord con tutti i mezzi…  Mi ha promesso anche, esplicitamente, una più grande libertà di azione, autonomia e autorità (…) Ho chiesto in merito un impegno scritto al Führer. Questo per tutte le eventualità. Visto il comportamento dei Savoia, del traditore Badoglio e soci. Cambiano le parole secondo il fabbisogno. Allo scopo di proteggere noi tutti nel futuro, io sto raccogliendo il più possibile impegni e precisazioni scritte. Da tutti un autografo non escludo nemmeno Hitler! Soltanto il carteggio, oramai voluminoso, in caso di bisogno parlerà e spezzerà una lancia puntata verso di noi. Al solo conoscere della esistenza dei miei incartamenti fa paura a troppi, sia Vittorio Emanuele o Badoglio. Ma anche Churchill e Hitler saranno obbligati ad attenersi a una linea veritiera. Anche questo scopo sarà raggiunto’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Lettera inviata dal duce ad Hitler il 14 novembre 1944:&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Mussolini: ... ‘Come già vi ebbi a dire, persino al momento in cui, nel maggio 1940, gli riferivo sulla lettera di Churchill, [Mussolini parla di Vittorio Emanuele III, probabilmente dietro l’indignazione di un discorso del re a Napoli, di pochi giorni prima, in cui questi, vergognosamente, scaricò solo sul fascismo ogni responsabilità] sulle offerte di trattative di quest’ultimo, fatte di comune accordo con Rosevelt [così nel testo] persino allora dunque si dichiarò d’accordo con me nel declinare ogni offerta anglo-americana. E io gli credetti!&lt;br /&gt;Gli eventi prendono il corso voluto dal destino, ma la storia non potrà essere falsificata. Il giorno del rendiconto verrà, E verrà  il giorno e l’occasione per porre nella vera luce il Savoia!’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Registrazione telefonica tra Mussolini ed Hitler del 22 novembre ‘44:&lt;br /&gt;«[Mussolini ed Hitler parlano della tattica criminale alleata di colpire coi bombardamenti aerei aree civili e monumenti]: H&lt;i&gt;itler: ‘Ma c’è qualcosa da fare: misure di ritorsione! Nel mio scritto sono chiaro, duce’.  Mussolini: ‘Anch’io non trovo altra via d’uscita. Siamo costretti a farlo. Che pazzi questi anglosassoni! Non comprendono che in questo modo si scavano la fossa, soprattutto gli inglesi. Oppure questi credono di poter, con la loro sperata vittoria, bloccare al canale della Manica il bolscevismo? Ciò sarebbe miopia’.  Hitler: ‘Non miopi, ma ciechi sono gli inglesi! Ma non si accorgono del colosso russo? O non ne possono più?’ Mussolini: ‘Churchill ha già previsto questo pericolo da anni. Ma... führer, voi lo sapete’. Hitler: ‘Si lo so, conosco tutte le circostanze. Ma, duce credetemi questa spada taglia da entrambi i lati. E finché è così non dobbiamo trattare. Vi ricordate quanto vi dissi?’ Mussolini: ‘Lo ricordo e mi continuo ad aspettare la vostra comprensione. Non dobbiamo perdere l’occasione di questo momento. Datemi la vostra fiducia!’ Hitler: ‘La mia fiducia l’avete, non c’è dubbio. Se io pero…’&lt;/i&gt;» [qui cadde la comunicazione che non fu più ristabilita].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Lettera inviata da Mussolini a Graziani il 9 gennaio 1945:&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Mussolini: ‘Ho una lettera di Hitler, datata 2 gennaio 1945. Il suo comportamento mi convince poco. La sua pretesa di ritirarci in caso di bisogno al Nord, molto al Nord, è un sintomo chiaro. Il suo consiglio di portare con me tutti gli incartamenti della cui esistenza gli feci cenno e che proposi di sfruttare, parlano chiaro. Sono seriamente preoccupato. Le vicende della guerra non mi illudono più. Io non faccio questione della mia persona, ma quello che mi preoccupa è il pensiero di vedere in un prossimo futuro l’Italia interamente occupata dagli anglo-americani. [Si faccia ora qui attenzione al seguente e successivo passaggio ndr] Al momento ritengo di grande importanza portare in salvo questi incartamenti, in primo luogo lo scambio delle lettere e gli accordi con Churchill. Questi saranno i testimoni della malafede inglese. Questi documenti valgono più di una guerra vinta, perchè spiegheranno al mondo le vere, le sole ragioni del nostro intervento a fianco della Germania. Ho bisogno di vedervi. Vi attendo per  stasera’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Intermezzo: Fatti accertati&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ importante fare qui una osservazione: già queste poche righe del 9 gennaio 1945, con il loro incalzare degli avvenimenti, dimostrano, da sole, tutta una serie di cose insieme: l’esistenza di un carteggio importantissimo; la decisione di Mussolini di procedere ad una fotocopiatura di oltre 200 documenti in almeno tre copie (come disse a Nino D’Aroma poco tempo dopo); le manovre inglesi che contribuirono all’intervento italiano in guerra; la volontà di Mussolini di mettere al sicuro questi documenti e di utilizzarli nell’esclusivo interesse nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Lettera inviata da Mussolini a Hitler in data 28 febbraio 1945:&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Mussolini: ‘Führer! E’ giunto il momento. Con una semplice mossa possiamo indurre gli inglesi a patti. La proposta nostra deve essere quella del luglio 1943. Churchill non è miope. Lui vede e sente il pericolo. Lui sa che il bolscevismo non si ferma al Canale della Manica. Sa che la valanga rossa un domani irromperà in tutta Europa, senza possibilità di arginarla. Credetelo führer, il momento è propizio! Il ponte è gettato, ma è un ponte levatoio, possono ancora abbassarlo! Io conosco le vostre reticenze, ma ritengo estremamente necessario rivedere la nostra linea di condotta. Ci costringe una necessità estrema. Abbiamo delle grandi possibilità, abbiamo delle armi formidabili in mano. Voi le conoscete. Churchill non solo le conosce, ma anche le teme. Datemi il vostro consenso. Mettetemi in condizioni di potere agire!&lt;br /&gt;Ecco i quattro punti nei quali si può riassumere la situazione:&lt;br /&gt;1. Gli eventi precipitano.&lt;br /&gt;2.&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Le prospettive di successo per una presa di contatto e seguenti trattative sono grandi:&lt;br /&gt;a) perché la Conferenza di Yalta ha creato un abisso tra i punti di vista degli USA e dell’URSS;&lt;br /&gt;b) perché Roosevelt è conscio del pericolo russo. Le pretese russe di annessione della Polonia e dei Paesi baltici gli hanno aperto gli occhi.&lt;br /&gt;3. L’Inghilterra è fortemente scossa.&lt;br /&gt;4. Le mie relazioni con Churchill sono ancora oggi tali da potere escludere a priori delle difficoltà. E poichè non ho voluto mai accettare le proposte di Churchill di trattare con lui separatamente, rompiamo ora gli indugi, führer! Evitiamo di perdere l’ultima  occasione’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Intermezzo: L’incomprensione strategica della guerra&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa precedente lettera vi è un riferimento ad un situazione del luglio del 1943, ma non si comprende bene quale possa essere stata la proposta al tempo in essere.&lt;br /&gt;In quel periodo Mussolini premeva presso Hitler per un disimpegno dal fronte russo e quindi l’unica idea che viene in mente è quella di minacciare gli inglesi di chiudere la guerra con i sovietici e utilizzare le parti compromettenti del carteggio per costringerli a venire a patti onde prevenire l’avanzata sovietica in Europa.&lt;br /&gt;Ma non è detto, e il mistero permane.&lt;br /&gt;In ogni caso tutta l’incomprensione dei veri fini e presupposti strategici della seconda guerra mondiale, scatenata dall’occidente contro l’Europa, è testimoniata da questa lettera del 28 febbraio 1945.&lt;br /&gt;E’ noto infatti che gli accordi di Yalta avevano una portata strategica di ampio respiro e furono voluti soprattutto da quelle correnti mondialiste che tenevano in mano le redini della politica statunitense.&lt;br /&gt;Notizie di stampa, in merito ad eventuali dissidi che si verificarono in quella conferenza erano solo una facciata dietro la quale gli americani, rispetto ai sovietici, giocavano a fare i finti ingenui e gli inglesi i meno disponibili.&lt;br /&gt;Figuriamoci se Roosevelt aveva timori di un presunto pericolo russo, quando proprio l’occupazione sovietica, sia pure concordata nei suoi limiti, gli era indispensabile.&lt;br /&gt;Gli accordi di Yalta, con la loro spartizione dell’Europa in due sfere di influenza erano indispensabili per la futura occupazione del continente.&lt;br /&gt;Eventuali dissidi erano solo di ordine tattico ovvero inerenti la volontà di mantenere il pur desiderato espansionismo sovietico nei limiti di quanto gli era stato assegnato.&lt;br /&gt;A parziale giustificazione possiamo dire che, al tempo, non era facile determinare queste strategie scaturite dall’operato di determinate forze occulte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Lettera inviata da Mussolini a Graziani il 7 marzo 1945:&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Mussolini: ‘Caro maresciallo, i vostri timori sono esagerati. Lasciamo fuori discussione la cricca dei Savoia. Vada come vada, Churchill sa che io ho le cartucce pronte. Solo per questo accetterebbe, indugia. O finge? No! Certamente si mangia le unghie per le sue lettere dell’ottobre 1940, ora che si trova nelle grinfie dell’Orso Russo. E se io agissi? La sua posizione diverrebbe insostenibile, sarebbe la fine, potrebbe avere come conseguenza il suo siluramento! Fine per noi augurabile? No... Per noi è un ponte, è un appiglio in caso di estrema necessità. Minacciare noi? Almeno ancora no. Sebbene il fattore tempo sia suo alleato. Parlare di tutto questo ad Hitler? Guai! Lui agirebbe subito, forse pregiudicando definitivamente tutto, con il suo temperamento, il suo caratteraccio. Si perderebbe con atti inconsulti! Vi ripeto, maresciallo, queste nostre ultime armi morali devono essere custodite gelosamente. Dovessimo soccombere materialmente, moralmente saremo imbattuti, saremo invulnerabili&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Intermezzo: i veri timori di Mussolini&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa lettera dell’ottobre 1940, citata da Mussolini, è estremamente significativa, perché mostra che la sola preoccupazione di Mussolini non è quella che Hitler possa conoscere eventuali tradimenti, ma solo quella che, agendo di impulso, faccia fallire le carte che il duce ritiene di avere in mano.&lt;br /&gt;Interessante è anche l’accenno alle lettere di Churchill dell’ottobre 1940 che sono probabilmente in relazione alla campagna di Grecia.&lt;br /&gt;Ora su quella guerra non è mai stata fatta una completa chiarezza anche se abbiamo alcune certezze.&lt;br /&gt;Sappiamo di sicuro che vi brigò moltissimo la massoneria con l’intento di provocarla e poi di sabotarla in ogni modo.&lt;br /&gt;Inoltre sappiamo che Mussolini era incline a rendere la pariglia ad Hitler per non essere stato preavvertito delle precedenti iniziative belliche tedesche, ma soprattutto voleva mantenere una certa indipendenza nella condotta della guerra, attuando strategie militari strettamente conformi agli interessi italiani, fatto questo certamente meritorio, ma non rendendosi conto che invece - quella guerra - esigeva una strategia comune da parte dell’Asse.&lt;br /&gt;Sappiamo anche che Vittorio Emanuele III era sicuramente allettato a puntellare la sua recente  corona in Albania, pur rischiando eventualmente qualche contrasto con gli inglesi, presso i quali aveva ingenti interessi finanziari personali, e così via.&lt;br /&gt;Insomma, molta carne era al fuoco.&lt;br /&gt;Ma a questo punto, non è peregrino affermare che, anche in questo evento, ci sia stato lo zampino inglese.&lt;br /&gt;E’ molto probabile che gli inglesi abbiano, sottobanco, incoraggiato o dato il consenso all’Italia per intraprendere questa guerra apparentemente anti britannica, che però in realtà avrebbe fatto esplodere i Balcani, facendo saltare tutti gli equilibri politici a danno dei tedeschi, creando oltretutto, all’apparato bellico germanico, seri problemi strategici ed estendendo ancor più il conflitto in atto come era nei desideri di Churchill (consapevole, per  di più, dei gravi problemi militari in cui avrebbero incorso gli italiani).&lt;br /&gt;Anche qui allora si sarebbero potuti sposare due interessi: quello italiano di voler intraprendere quella guerra e quello inglese ad incoraggiarla, magari dietro la scusa di prevenire la politica sovietica nei balcani che proprio in quel periodo si era fatta particolarmente pretenziosa nei confronti della Bulgaria e soprattutto della Romania.&lt;br /&gt;Inoltre sarebbe estremamente interessante conoscere il significato della frase, in riferimento a Churchill: «&lt;i&gt;Minacciare noi? Almeno ancora no, sebbene il fattore tempo sia suo alleato&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Quindi, nel proseguo, il duce esclude di parlarne ad Hitler in quel momento, ma non perché possa venire a conoscenza di eventuali tradimenti, tali da rivoltarsi contro Mussolini stesso, ma unicamente perché paventa che Hitler agirebbe d’impulso e vanificherebbe ogni possibilità di indurre gli inglesi ad un eventuale accordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Lettera inviata da Mussolini a Claretta Petacci il 14 marzo 1945:&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Mussolini: «Claretta mia hai ragione. Si avvicina il giorno in cui Hitler si convincerà della necessità di trattative con l’Inghilterra. Lui conosce le mie possibilità, ma... ha paura, io conosco la ragione di questa sua paura... La maledico questa mia conoscenza, perchè mi dà l’incubo di essere vile, di non sapermi decidere ad agire, sebbene senta l’assoluta necessità, anzi il dovere di agire finalmente. Però, agire d’accordo con Hitler significa rischiare di correre il pericolo di compromettere la nostra situazione e la nostra possibilità di salvare il salvabile. Agire di nostra iniziativa, da soli ? Non è consigliabile. Non voglio mettermi nella traccia dei Savoia e degli altri traditori!  Quale tormento e quale crisi di coscienza! Ma a chi rivolgerci? Mi comprendi?’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Intermezzo: un atroce contrasto interiore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Come abbiamo precedentemente osservato quest’ultima lettera mostra chiaramente l’atroce contrasto in Mussolini, tra l’essere fedele all’alleanza con la Germania ed alle direttive di Hitler (anche al fine di non mettere a repentaglio l’onore e la sicurezza della nazione e quindi il non poter trattare separatamente con gli inglesi) e la possibilità che, invece, lui ritiene potrebbe eventualmente avere l’Italia di salvarsi, almeno in parte, se trattasse unilateralmente buttando a mare i tedeschi. Resta un vero mistero, invece, capire quale sarebbe stata la «paura» del führer.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Registrazione tra Mussolini e Claretta Petacci il 22 marzo 1945&lt;br /&gt;[Mussolini evidentemente parla con Claretta al termine di una riunione in cui ha partecipato anche Pavolini e dove, probabilmente, si è parlato sul da farsi in virtù del precipitare degli eventi, per i quali Pavolini ignora passati avvenimenti storici e quindi l’importanza dello stesso carteggio su Churchill]. «&lt;i&gt;Mussolini: «Sarebbe stato meglio se non fosse venuto affatto. E’ stato di nuovo l’unico ad opporsi’. Claretta: ‘Hai visto, l’avevo detto’. Mussolini: ‘Dal suo punto di vista è comprensibile.&lt;br /&gt;Se egli sapesse tutto allora…’ ‘Claretta: ‘Non è necessario!’ Mussolini: ‘ Ma lui non può capire la situazione, non può collaborare. Perciò io devo rispettare il suo punto di vista di parte. Lui non conosce gli avvenimenti accaduti pochi giorni prima della nostra entrata in guerra. Non ne ho parlato con nessuno. E Churchill ancora meno. Bisognerà raccontare una buona volta questa storia. Chi dovrebbe parlarne oggi? In tutto la conoscono cinque persone!’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Intermezzo: Riferimenti importantissimi&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I riferimenti che si traggono da quest’ultima conversazione di Mussolini con Claretta del 22 marzo sono importantissimi.&lt;br /&gt;Primo, si conferma che  negli ultimissimi giorni, prima dell’entrata in guerra con l’Inghilterra, accadde qualcosa d’intesa con Churchill.&lt;br /&gt;Secondo, se questo qualcosa fosse risaputo - e per Mussolini dovrà prima o poi essere risaputo - cambierebbe tutta la situazione (infatti, per esempio, se ne fosse a conoscenza Pavolini egli agirebbe in modo diverso da come ha fatto nella riunione).&lt;br /&gt;Terzo, che di quanto accadde al momento dell’entrata in guerra dell’Italia, ne sono informate solo 5 persone (probabilmente, si può ipotizzare, ma con molta incertezza: il re, l’ex capo di Stato Maggiore generale Badoglio e qualche intermediario del tempo, come ad esempio Roatta, un familiare del duce, ecc.).&lt;br /&gt;Tutti, oltre a Churchill, interessati a tenere la bocca chiusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Registrazione tra Mussolini e il ministro Zerbino il 25 marzo 1945:&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Zerbino: ‘Ho fatto eseguire i vostri ordini. Sono già pronte tre fotocopie. Il materiale destinato a quell’uomo in Italia è pronto a partire. Purtroppo la carta per foto non è ben flessibile e, se sforzata, rischi di essere danneggiata’. Mussolini: ‘Fate il meglio che potete. Mandate subito il materiale a Milano. Le altre copie fatele portare qui, con gli originali. Per le ultime il luogo di destinazione è già scelto. Le altre due copie devono essere conservate in posti diversi. Io stesso terrò poche carte. Non si sa mai a cosa si può andare incontro, e bisogna in ogni modo impedire che anche una piccola parte possa cadere in mano a gente che abbia grande interesse a distruggerle o a nasconderle. La gente a cui alludo sono i molti italiani che non hanno esitato ad allearsi ai veri nemici dell’Italia, per poter avere buon gioco vent’anni dopo. Figuratevi se questi pensano di fare qualcosa per l’onore delle armi italiane o di muovere un dito per il prestigio nazionale, questi straccioni non hanno fatto altro che tradire nel nostro Paese e all’estero!’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Registrazione telefonica tra Mussolini e Pavolini il 25 marzo 1945:&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Mussolini: ‘Ho parlato appena adesso con Zerbino. Viene subito qui con tutti gli atti. Aspetto anche voi’. Pavolini: ‘Arrivo subito duce. Duce, ma non avete proprio nessuna buona notizia?’ Mussolini: ‘No, proprio nessuna. Il modo di comportarsi dei tedeschi mi piace sempre meno.Ne sono seriamente preoccupato… L’esito della guerra non mi illude più. Non faccio questione della mia persona, ma ciò che mi preoccupa è il  destino dell’intera Italia... Al momento ritengo che il più importante e il più utile sia mettere al sicuro le nostre carte, soprattutto lo scambio di lettere e gli accordi con Churchill. Questi documenti saranno l’esempio ineluttabile della malafede degli inglesi. Questi documenti valgono per l’Italia più di una guerra vinta, perché essi spiegheranno al mondo le vere, ripeto, le vere ragioni del nostro intervento al fianco della Germania. Dunque vi aspetto subito’».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;Come si vede da quest’ultima intercettazione, anche Pavolini che precedentemente sembrava ancora all’oscuro dei veri contenuti del carteggio è quindi stato messo al corrente.&lt;br /&gt;Si deduce anche che Mussolini comincia ad avere sentore che è in atto una defezione dei tedeschi (Wolff infatti sta trattando con gli Alleati e all’insaputa di Hitler, sia attraverso il Vaticano, ma soprattutto direttamente in Svizzera, una resa delle Forze Armate tedesche in Italia).&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;*Registrazione telefonica tra Mussolini e Claretta Petacci 2 aprile ‘45:&lt;i&gt;&lt;br /&gt;«Claretta [evidentemente al corrente di come stanno le cose]: ‘I Savoia, Badoglio e soci stanno facendoci un tranello! Tu per loro sei un fuorilegge, un condannato a morte. Ascolta il mio consiglio: stai in guardia! Hanno tutti l’interesse a farti tacere per sempre! Tu dici: parlano i documenti. Ma loro sanno che i documenti si comperano, si rapinano, si distruggono. Un fatto è sicuro: se tu, se il carteggio, dovesse essere un giorno in loro possesso, le tue ore di vita, nonché quelle del carteggio sarebbero contate’»&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Lettera inviata da Mussolini a Graziani il 3 aprile 1945:&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Mussolini: ... ‘La vostra proposta è assolutamente insensata! Affidare al Savoia i documenti per vincere la pace? Vittorio Emanuele mi ha rinnegato e continuerà a tradire uno dopo l’altro i suoi compari, liquidandoli dopo averli sfruttati... Mai il Savoia potrà servirsi delle nostre carte. Se tentasse ne sarà impedito! Il Savoia vuol portare l’Italia alla disfatta, alla capitolazione incondizionata, solo per seppellire il fascismo’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Intermezzo: La presunta disponibilità di casa Savoia&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche qui dobbiamo fare un altra importante osservazione: dalle parole della Petacci e di una delle precedenti lettere, nonché da questa lettera a Graziani si deduce che probabilmente ambienti di casa Savoia o del governo del Sud avevano preso contatti con Mussolini per proporsi come mediatori.&lt;br /&gt;Si noti anche la preveggenza, logica e spietata, di Claretta che preconizza al duce una brutta fine a lui ed al carteggio.&lt;br /&gt;Con la lettera a Graziani del 3 aprile 1945 (siamo oramai verso la fine della RSI), probabilmente Graziani, da buon militare miope in politica, informato da Mussolini di questi contatti, si dichiara interessato e propenso ad accoglierli, ma il duce giustamente lo mette in guardia dalla vera natura delle intenzioni dei Savoia.&lt;br /&gt;Oltretutto non era un mistero che il governo del Sud non aveva la benché minima autonomia, decisionale e politica, ed era totalmente sotto l’egida dell’occupazione anglo americana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Lettera inviata da Mussolini a Nicola Bombacci il 15 aprile 1945:&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Mussolini: ‘Mio vecchio caro amico...  allo stato attuale poco mi resta! Solo le nostre carte possono essere la nostra salvezza, morale e materiale. Dovessi perire assassinato o morire in combattimento, sfruttare i documenti: è in gioco l’interesse della nazione. Resta in continuo contatto con Buffarini e Casalinuovo. O uno o l’altro sarà la via giusta. Tieni a portata di mano tutto. Anche le terze copie partiranno stanotte da qui! A domani. Ti abbraccio’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;L’equivoco del presunto antibolscevismo di Churchill&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Forti della lettura di queste intercettazioni, dalle quali traspare anche il desiderio di Mussolini, che però rimase inattualizzato per le resistenze di Hitler, di poter giocare, sul tavolo di una eventuale trattativa con gli Alleati, il suo carteggio e far leva sul pericolo dell’espansionismo sovietico, cerchiamo di sgombrare il campo da un altro equivoco che gli storici hanno sempre voluto alimentare, quello che appunto Mussolini possa aver conseguito e sottoscritto un preliminare di trattativa con i soli inglesi per mettere fine alla guerra e venire incontro ai presunti desideri (in realtà mai esistiti) di Churchill di fare un fronte comune contro il bolscevismo.&lt;br /&gt;Una storia questa che, si dice, non doveva venire a conoscenza di Stalin.&lt;br /&gt;Stupidaggini, niente altro che stupidaggini.&lt;br /&gt;Tanto per cominciare, i sovietici erano strategicamente necessari agli Alleati per i disegni futuri inerenti la spartizione ed occupazione dell’Europa.&lt;br /&gt;Questi disegni, che sfociarono poi negli accordi di Yalta, erano presenti già da tempo nelle strategie belliche degli Alleati i quali, anzi, attardarono appositamente alcune loro iniziative belliche in Europa proprio per consentire ai sovietici di arrivare ad occupare per primi le aree di influenza che dovevano poi essergli definitivamente assegnate in futuro.&lt;br /&gt;L’occupazione sovietica dell’Europa era stata quindi voluta e pianificata proprio dagli Alleati, dietro una sottile strategia mondialista di stampo massonico.&lt;br /&gt;Era un mezzo per dividere il mondo in due sfere di influenza e tenerlo in tal modo assoggettato, scompaginando al contempo definitivamente l’Europa che sarebbe stata divisa in due entità, con Stati, governi, popoli e partiti politici, apparentemente opposti (cosiddetto mondo libero e cortina di ferro), ma in realtà dominati dagli USA e dall’URSS perfettamente cooperanti nel mantenimento dello status quo.&lt;br /&gt;Non ci sono dubbi in proposito.&lt;br /&gt;Ogni screzio, ogni resistenza apparente che si ebbe a verificare in quella Conferenza di Yalta era solo di ordine tattico o settoriale, così come solo di ordine tattico, ovvero di contenimento delle aree di influenza e di dominio in tal modo assegnate e delimitate, furono i dissidi del dopoguerra che portarono alla guerra fredda.&lt;br /&gt;Gli americani a Yalta tennero la parte dei finti ingenui che non si rendevano conto del pericolo sovietico, e gli inglesi quella di chi poneva una certa resistenza in virtù dei propri interessi nazionali e di un generico anticomunismo; ma le cose stavano ben altrimenti e Churchill, manovrato da determinati poteri occulti, lo sapeva perfettamente ed era interno a questa strategia, qualunque potesse essere il suo anticomunismo di facciata.&lt;br /&gt;Credere che Churchill sarebbe sceso a patti, perché da antibolscevico e/o per i propri interessi strettamente nazionali (limitazione dell’ingerenza sovietica in Europa), poteva avere una certa logica, ma era irreale nel quadro storico e geopolitico che le forze interessate alla definizione della seconda guerra mondiale avevano programmato.&lt;br /&gt;Churchill, qualunque potesse essere il suo pensiero conservatore ed anticomunista, qualunque potessero essere stati i suoi atti e dichiarazioni tese a difendere gli interessi britannici o ad affermare la sua visione anticomunista, sostanzialmente stava dentro queste strategie «mondialiste», manovrato com’era dalle lobby che, sottotraccia, orchestravano e dirigevano tutta la strategia bellica degli Alleati e da Yalta in avanti imposero gli assetti post bellici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente l’avanzata sovietica in Europa, che si determinò non appena fu rotto il fronte con i tedeschi, era una materia delicata e complessa e quindi è logico che ci furono resistenze, incomprensioni, screzi, persino rischi di scontri tra alleati, ma furono, quando ci furono, solo contrasti di ordine tattico e/o di settore locale (per esempio in Grecia), non furono mai di ordine strategico.&lt;br /&gt;Proprio come furono di ordine tattico i contrasti generati nel dopoguerra con la guerra fredda e determinati dalla necessità di contenere le rispettive zone di influenza così come erano state stabilite a Yalta o gli equilibri nel Mediterraneo.&lt;br /&gt;Il vero substrato di Yalta, la sua strategia geopolitica, anche se era intesa per un periodo transitorio (durò circa 45 anni) sarà la coesistenza pacifica (con le relative intese segrete) USA - URSS, non certo la distruzione del rivale.&lt;br /&gt;Del resto le lobby che, sottotraccia detenevano con mani  ferme tutta la strategia bellica degli Alleati erano lì appunto per fare in modo che queste divergenze non travalicassero i confini di ordine tattico o locale.&lt;br /&gt;Ma a prescindere da tutto questo, la strategia bellica e geopolitica di Churchill era solo apparentemente e formalmente anticomunista, ma non sostanzialmente.&lt;br /&gt;Quando nel 1941 l’Unione Sovietica entrò in guerra i rapporti tra gli inglesi ed i sovietici si strinsero particolarmente in quella che egli stesso definì la «Grande alleanza».&lt;br /&gt;Vennero quindi scaricati in Jugoslavia i partigiani anti titini e filo monarchici di Mihajlovic;&lt;br /&gt;a febbraio ‘45 a Yalta venne concordata, per la fine della guerra, la consegna ai sovietici dei soldati ucraini e degli ex militari russi anticomunisti; dall’altra parte, in Grecia, non furono sostenuti dai sovietici i comunisti in rivolta e in Italia a Togliatti fu imposta la «svolta di Salerno» con la rinuncia alla rivoluzione rossa e l’accettazione della collocazione italiana nel campo occidentale (del resto gradita ai dirigenti comunisti italiani), ecc.&lt;br /&gt;Tutto fu previsto e ratificato negli accordi di Yalta del febbraio ‘45 ed a quegli accordi ci si attenne per oltre 40 anni (caduta del muro).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Supposte trattative Mussolini - Churchill in un ottica antisovietica&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, come abbiamo appena visto, tra le tante ipotesi formulate, circa i possibili contenuti del carteggio si è spesso avanzata anche quella di una eventuale trattativa sottobanco che fosse intercorsa tra i due statisti e che avrebbe avuto per oggetto una trama antisovietica la quale, una volta rivelata, avrebbe potuto mettere in grosse difficoltà, con gli Alleati, il pur noto antibolscevico Churchill.&lt;br /&gt;Il tutto senza uno straccio di prova o di documentazione sostanzialmente attendibile.&lt;br /&gt;In ogni caso, oltre ad alcune fumose testimonianze che però storicamente non attestano molto forse, stando a quel poco che è potuto emergere a livello istituzionale, un certo interesse riveste il discreto intervento governativo (estremamente significativo vista la subordinazione completa di quel governo alle autorità Alleate) che, verso la fine del 1944 a Roma, il presidente del Consiglio del Regno del Sud Ivanoe Bonomi intraprese, affidando sulla parola, all’industriale Gian Riccardo Cella (l’industriale faccendiere che si diede da fare per organizzare la famosa riunione del 25 aprile 1945 all’Arcivescovado), che stava per rientrare al Nord Italia, una strana missione il cui contenuto è in questa testimonianza: «Per il bene dell’Italia la prego (è Bonomi che parla, ndr) di fare il possibile per far sì che Mussolini venga affidato al governo italiano. Ci interessano, oltre a lui vivo, i documenti segreti relativi alla sua corrispondenza personale con Churchill: dovrebbe possedere una o più lettere con le quali il premier britannico lo invitava a premere su Hitler affinché dirottasse verso Est, verso la Russia, e non altrove i suoi progetti di conquista... Faccia tutto il possibile, dunque, per salvare Mussolini, ma soprattutto per ricuperare questi preziosi documenti» ( confronta Arrigo Petacco, «Dear Benito, Caro Winston», Mondadori, Milano, 1985).&lt;br /&gt;Si noti, da questa testimonianza di Riccardo Cella, riferitogli a suo dire dal presidente Bonomi, come si voleva far credere che la compromettente corrispondenza di Churchill fosse costituita essenzialmente in inviti fatti a Mussolini affinché si adoperasse per dirottare contro la Russia&lt;br /&gt;le mire di Hitler.&lt;br /&gt;Alla luce di quanto ora andremo a dimostrare  questa non è altro che una penosa scusa per nascondere i veri motivi per i quali, agli inglesi, con tramite il governo del Sud, interessava il carteggio di Mussolini.&lt;br /&gt;Tuttavia questo leit-motiv di un presunto desiderio dell’anticomunista Churchill, di accordarsi con il duce al fine di trovare il modo di bilanciare l’invadente aumento della presenza sovietica in Europa, ritorna anche sotto altre vesti o motivazioni ed in riferimento a successivi periodi.&lt;br /&gt;Tanto più che, tra il 1944 ed il ‘45, Mussolini trovandosi nella necessità di cercare una via di uscita alla guerra oramai perduta, probabilmente intraprese dei sondaggi presso gli inglesi o viceversa gli inglesi cercarono contatti con lui.&lt;br /&gt;E’ anche possibile che si sia parlato della possibilità di una tregua bellica, dietro la necessità di contenere l’invasione sovietica del sud Europa.&lt;br /&gt;Ma un conto è discutere di queste eventualità ed un conto è il concretizzarle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi contatti e sondaggi, del resto prassi comune di tutte le diplomazie sotterranee e tra nazioni belligeranti, sono attestati da alcune testimonianze e si possono anche dedurre dalle intercettazioni telefoniche ed epistolari eseguite sul duce, in particolare, ma non solo, la lettera di Mussolini ad Hitler del 28 febbraio 1945 la quale ci attesta anche il fatto che questi aspettava e perorava il nullaosta da parte del führer per avventurarsi in vere e proprie intese; ma sappiamo anche che Hitler non ritenne opportuno di portare tali approcci preliminari a conclusione. &lt;br /&gt;Cerchiamo allora di mettere a punto tutte queste illazioni per distinguere il vero, dal possibile e dal falso, e sopratutto per evidenziare il fatto che un reale fattore compromettente per Churchill, che trovasi nel carteggio segreto, è esclusivamente riferito al periodo della nostra entrata in guerra nel giugno del 1940.&lt;br /&gt;Per semplificare ed ipotizzare quindi nella loro vera luce eventuali approcci dal carattere antisovietico tra Churchill e Mussolini dobbiamo dividere gli anni di guerra in tre periodi:&lt;br /&gt;• un primo periodo che parte dal momento in cui Churchill diviene primo ministro (maggio 1940) ed arriva fino all’attacco tedesco alla Russia (giugno 1941);&lt;br /&gt;• un secondo periodo che inizia con la crisi militare tedesca dell’inverno 1941 e termina con la fine politica di Mussolini (luglio 1943);&lt;br /&gt;• un terzo ed ultimo periodo che riguarda il 1944/‘45 durante la RSI.&lt;br /&gt;Abbiamo volutamente escluso il periodo della nostra non belligeranza, 1939 primi mesi del ’40, nel quale, non avendo Churchill investimento governativo, quanto eventualmente possa essere intercorso tra i due statisti ha un valore nullo e non può costituire un fattore di responsabilità o compromissione per i rapporti internazionali.&lt;br /&gt;Durante la non belligeranza dell’Italia, infatti, Mussolini ebbe più volte modo di esprimere ad Hitler il disappunto per gli accordi intercorsi tra tedeschi e sovietici il 23 agosto 1939 che, in effetti, mutavano anche lo scenario strategico italiano e, andando oltre il dovuto, mettevano in crisi la sfera ideologica della lotta del fascismo contro il bolscevismo (come d’altro canto misero in crisi l’antifascismo dei partiti comunisti d’Europa).&lt;br /&gt;E’ probabile che Churchill, pur non ancora primo ministro, conscio di questo e desideroso di una crisi russo-tedesca, abbia consigliato il duce di spingere presso Hitler per farlo desistere dalle intese con i sovietici.&lt;br /&gt;Questo genere di proposte, però, non sarebbero mai state così tanto gravi da metterlo in crisi a guerra conclusa, così come poi non costituirono motivo di recriminazione, per gli Alleati, i patti russo-sovietici Molotov-Ribbentrop dell’agosto 1939.&lt;br /&gt;Prima di analizzare questi periodi storici dobbiamo però premettere che escludiamo la possibilità che Churchill, dopo il compromettente scambio epistolare relativo all’intesa sull’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 possa aver intavolato con Mussolini altre vere e proprie intese arrivando oltretutto a sottoscriverle attraverso rapporti epistolari.&lt;br /&gt;Tutto al più, durante il periodo bellico, ci saranno stati (ma non c’è alcuna prova) tra i due statisti alcuni scambi di suggerimenti, spiegazioni, falsi consigli, mascherati da frasi di convenienza e propaganda, da parte del britannico che forse qualche volta si è spinto troppo oltre, come  sicuramente qualcosa avvenne durante la nostra campagna di Grecia, ma siamo ben lungi dal credere che ci siano state vere e proprie lettere compromettenti, a livello di intese, come quelle del maggio/giugno 1940.&lt;br /&gt;Quindi stiamo parlando di qualcosa che, nel famoso carteggio, non può di certo esserci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Tre particolari periodi bellici relativi alla posizione dei sovietici&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: georgia,palatino;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Periodo maggio 1940 / giugno 1941&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ questo un periodo bellico nel quale, teoricamente, Churchill avrebbe avuto tutto l’interesse a che Hitler commettesse l’impudenza di rivolgersi contro i sovietici e quindi si lasciasse andare con Mussolini, affinché incoraggiasse Hitler in questo senso.&lt;br /&gt;In ogni caso ci sono però due contraddizioni: la prima di queste esclude che tale eventualità, riferita a quel periodo, potesse costituire materia dal contenuto scottante per il britannico e la seconda esclude anche un effettivo interesse o convenienza di Mussolini, dal momento che oramai l’Italia era scesa in guerra, a spingere Hitler contro la Russia.&lt;br /&gt;Per prima cosa, infatti, occorre tenere presente che risaliamo al tempo in cui era ancora in vigore il patto Molotov-Ribbentrop con le sue implicazioni geopolitiche a vantaggio dei sovietici (che tra l’altro sostenevano l’economia bellica tedesca), si erano annessi mezza Polonia, avevano emesso una dichiarazione congiunta con la Germania in cui, di fatto, si addossavano le colpe della guerra (ed un suo eventuale proseguimento) agli anglo-francesi stessi, ed oltretutto a fine 1939 avevano attaccato anche la Finlandia.&lt;br /&gt;In questo contesto non ci sembra che un eventuale brigare di Churchill dai caratteri antisovietici, potesse essergli poi rinfacciata più di tanto.&lt;br /&gt;Anzi.&lt;br /&gt;Secondo poi, per quanto riguarda l’Italia, una volta che questa era entrata in guerra, l’interesse di Mussolini era diametralmente opposto a quello di voler attaccare la Russia.&lt;br /&gt;A questo proposito è bene sapere della preoccupazione che colse Mussolini quando venne a conoscere dell’attacco tedesco alla Russia (in un loro incontro ai primi di giugno ‘41, il duce era stato informato da Hitler, ma solo in termini generici, della imminenza di una guerra con i sovietici, al che Mussolini, facendo buon viso a cattivo gioco, promise una sua partecipazione).&lt;br /&gt;Ecco, infatti, una conversazione telefonica registrata , alle 15,30 del 22 giugno 1941, con Clara Petacci: Claretta gli chiede: «&lt;i&gt;Come stai, sei allegro?&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Mussolini: «&lt;i&gt;Altro che allegro, non hai sentito la radio?&lt;/i&gt;» (si riferisce alla notizia dell’attacco tedesco alla Russia).&lt;br /&gt;Claretta: «&lt;i&gt;Altro che... non sei contento?&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Mussolini: «&lt;i&gt;E come lo potrei essere… Comincia la parabola discendente perchè i tedeschi sono dei cocciuti che ripetono sempre gli stessi errori. Si allontanano enormemente dalle basi di rifornimento, aprono altri fronti con conseguente divisione delle forze, vincono molte battaglie e finiranno col perdere la guerra&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto questo occorre anche aggiungere il fatto, seppur meno pertinente, che Churchill, nel suo primo anno di guerra, se veramente avesse voluto dirottare i tedeschi contro i sovietici, non avrebbe certamente avuto bisogno dell’aiuto di Mussolini.&lt;br /&gt;E’ noto infatti che, a prescindere da altre motivazioni, anche per forzare dagli inglesi un futuro via libera a est (che non ebbe mai!) Hitler, il primo settembre del ‘39, aveva ugualmente invaso la Polonia, coprendosi con il patto con Stalin nella speranza di evitare la guerra ad Occidente ed aveva poi insistentemente proposto, fino a tutto il 1940, un accomodamento estremamente vantaggioso per gli inglesi (in quel periodo in difficoltà militari).&lt;br /&gt;Accomodamento che però fu reiteratamente rifiutato perchè gli scopi ultimi dell’Inghilterra, di Churchill e delle lobby che lo sostenevano, erano quelli dell’allargamento ad ogni costo del conflitto con la distruzione totale ed irreversibile della Germania!&lt;br /&gt;Sono queste delle verità acquisite che però gli storici si guardano bene dal mettere in mostra perchè altrimenti dovrebbero riconsiderare tutta la storia di comodo, fino ad oggi raccontata, su la Seconda Guerra mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Periodo inverno 1941/luglio 1943&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ questo un lungo periodo bellico in cui, nello scontro russo - tedesco, si alternano fasi di gravissima crisi dell’apparato bellico germanico a fasi di ripresa dell’offensiva tedesca e nel corso del quale l’Inghilterra temeva una richiesta di pace sia da parte di Stalin che di Hitler che, se accolta, avrebbe chiuso quel fronte e spostato centinaia di divisioni tedesche ad ovest (facendo per di più saltare tutta la strategia bellica Alleata per gli assetti post bellici).&lt;br /&gt;E questa eventualità di tregua avrebbe potuto verificarsi anche dopo il rovescio tedesco di Stalingrado (tra dicembre ‘42 e febbraio ‘43), che pur sensibilmente importante, non fu affatto decisivo per le sorti della guerra in Russia ed oltretutto Stalin si trovò alle prese non solo con successivi ed efficaci contrattacchi tedeschi, ma soprattutto con una situazione di dissanguamento di risorse umane che aveva raggiunto dimensioni apocalittiche.&lt;br /&gt;Durante questo periodo però c’è ben poco da proporre al Duce, sia perchè non si è ancora verificata alcuna invasione sovietica dell’Europa e sia perchè è evidente che  l’interesse di Mussolini, ben conscio della gravità di un proseguimento della guerra in Russia, non è quello di volerla proseguire dietro suggerimento (con quale contraccambio poi?) di Churchill, ma risiede esclusivamente e ragionevolmente nel volervi mettere fine, come infatti prenderà a fare dall’inizio primavera del 1943, quando chiese insistentemente al führer di chiudere la partita con i sovietici.&lt;br /&gt;Gli interventi di Mussolini in questo senso sono storicamente documentati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Periodo 1944/1945&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ in quest’ultimo periodo storico che si fanno risalire eventuali proposte o richieste di accordo con gli inglesi considerando che sarebbero state un mezzo per Mussolini di uscire in qualche modo dalla guerra ritenendo, inoltre, il conservatore Churchill altamente preoccupato di una invasione sovietica dell’Europa.&lt;br /&gt;In questo ulteriore contesto di ipotesi risaltano però fatti controversi e soprattutto una evidente contraddizione strategica.&lt;br /&gt;Primo: gli eventuali approcci del duce non possono essere andati al di là dei semplici sondaggi o contatti tra Paesi in stato di guerra, come comunemente accade in ogni conflitto e come è attestato dalle intercettazioni telefoniche.&lt;br /&gt;Alcuni attestano, ma anche qui siamo al semplice livello di testimonianze non comprovate (le più importanti e plausibili delle quali sono forse quelle dell’ex attendente del duce Pietro Carradori,), anche un personale intervento di Mussolini che avrebbe tenuto segreti incontri con emissari inglesi in alcune ville del nord, per esempio a Porto Ceresio presso Varese vicino al confine svizzero, ma anche se ciò fosse, le cose non cambierebbero di molto (quello che lascia perplessi nelle testimonianze rilasciate, relativamente a questi incontri, è il fatto che Mussolini, praticamente senza scorta ed accompagnato da un paio persone (ora si indica Casalinuovo, ora Barrracu, ora Bombacci, ora un alto magistrato, ecc.), si possa essere recato in incognito in ville alquanto isolate.&lt;br /&gt;Come avrebbe potuto escludere che gli Alleati non gli avrebbero teso una trappola e lo avrebbero ucciso sul posto con estrema facilità?&lt;br /&gt;La mancata definizione di queste fantomatiche trattative, oltretutto, priva di ogni documentazione in proposito di qualsiasi efficacia.&lt;br /&gt;Secondo: nella strategia globale della guerra, finalizzata poi a Yalta, non c’era alcuna possibilità di conseguire ribaltamenti antisovietici di questo genere e Churchill lo sapeva bene.&lt;br /&gt;L’Italia, poi, era stata assegnata agli occidentali e, come accadde in Grecia, eventuali dissensi o scontri locali con forze comuniste sarebbero stati soppressi anche con il placet sovietico.&lt;br /&gt;Terzo, e conseguenza del punto secondo, un eventuale e millantato interesse inglese (Churchill) ad un generico contenimento dei sovietici, se pur c’è stato, è stato avanzato sicuramente in malafede e per ben altri motivi.&lt;br /&gt;Per Mussolini giocare la carta del pericolo sovietico, oramai straripante in Europa, poteva essere un mezzo, una speranza (che però oggi ben sappiamo, assolutamente inconsistente ed aleatoria) per cercare una soluzione ad una guerra oramai perduta.&lt;br /&gt;Ed in effetti dalle intercettazioni che sono oggi rimaste agli atti si evince che Mussolini (sbagliando e non immaginando la portata strategica degli accordi di Yalta) contava sul fatto che Churchill, notoriamente anticomunista, potesse essere in qualche modo interessato ad arginare la travolgente invasione sovietica dell’Europa.&lt;br /&gt;Con questi presupposti lo proponeva ad Hitler aggiungendovi il fatto di essere in possesso di una documentazione atta a forzare la mano all’inglese affinché addivenisse ad un accordo.&lt;br /&gt;Speranze aleatorie, come si riscontrò nel dopoguerra con la messa in atto degli accordi di Yalta.&lt;br /&gt;Che in sede di sondaggi con Mussolini, lo statista inglese abbia proposto o acconsentito ad ipotizzare, e ripetiamo solo ad ipotizzare, qualche diversivo tattico, o di contenimento, in un ottica antisovietica, è sempre possibile e forse probabile, soprattutto se questo viene visto come sua manovra politica di natura interna o internazionale o ancora come un espediente per raggirare e frenare Mussolini sulla ben più grave ed importante faccenda del carteggio.&lt;br /&gt;Non è neppure da escludere che Churchill, lasciando credere possibile un accordo del genere in funzione antisovietica, intendesse prevenire ogni possibilità di una tregua tra l’Asse e la Russia sovietica.&lt;br /&gt;Non essendoci però le condizioni strategiche di fattibilità (Yalta), per un intesa di questa portata tra alleati e italo-tedeschi, oltre alla nota contrarietà di Hitler, non si può credere che questi approcci  tra i due statisti o chi per loro, potessero andare al di là (ed infatti non ci andarono!) dei loro limiti teorici e tattici e quindi hanno una scarsa importanza storica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né tanto meno può essere ritenuta un arma di ricatto verso gli inglesi, presente nel carteggio, la pura e semplice discussione, bozza o proposta di un tradimento inglese verso i sovietici (non è pensabile che ci siano state ratificazioni scritte), tra l’altro non concretizzatosi.&lt;br /&gt;Di queste proposte, tutte aleatorie, di prammatica e più che altro politiche, ne girarono tante tra gli Stati nazionali impegnati in guerra e nell’immediato dopoguerra.&lt;br /&gt;In via teorica non escludiamo che Mussolini, nonostante fosse conscio, ed ebbe anche a dirlo, che  la struttura sovietica della società fosse meno distante da quella della RSI, rispetto all’Occidente capitalista, nel tentativo disperato di salvare il salvabile può essersi cullato nell’idea di conseguire un cambiamento del fronte per il quale, le forze armate italo tedesche, si sarebbero poste, assieme a quelle alleate, contro lo straripamento sovietico in Europa.&lt;br /&gt;E non è neppure escluso che gli Alleati gli abbiano dato un certo spago in questa prospettiva.&lt;br /&gt;Ma questi eventuali sondaggi e indiscrezioni, che ovviamente nel dopoguerra un certo destrismo filo occidentale ed atlantico, nella sua miope ottica anticomunista ebbe interesse ad ingigantire, non  costituiscono un elemento sufficiente per affermare che il carteggio di Mussolini possa ritenersi devastante e compromettente per gli inglesi in quanto presentava documenti in questo senso e con quelle date.&lt;br /&gt;Ed eccoci finalmente arrivati ad entrare dentro i possibili contenuti del carteggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Winston Churchill&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Precisiamo che, per la cronologia storica, è interessante notare che Sir Winston Leonard Spencer-Churchill (Woodstock, 30 novembre 1874 - Londra, 24 gennaio 1965), quando dopo il marzo 1939 era al culmine della popolarità (sostenuto dalle lobby che volevano imporre una guerra ad oltranza alla Germania) venne portato da Chamberlain nel governo e fatto entrare nel gabinetto di guerra (War Gabinet), nominandolo Primo Lord dell’Ammiragliato.&lt;br /&gt;In effetti Churchill fino a quel momento era da tempo che non aveva più detenuto incarichi politici di un certo rilievo ed ancor più, negli anni precedenti, egli risultava alquanto screditato presso il suo stesso partito, i conservatori, che pur erano al potere.&lt;br /&gt;Ma fu proprio verso quest’uomo che si focalizzarono e si appuntarono le strategie delle lobby occidentali risolute ad una guerra ad oltranza.&lt;br /&gt;Esse trovarono in lui, evidentemente, quegli elementi idonei a strumentalizzarlo per i propri fini. Anzi, nella delicatezza della politica britannica, con vaste e forti realtà sicuramente avverse ad una nuova guerra contro i tedeschi, proprio le sue doti di cocciutaggine, ostinazione, impulsività e stravaganza, unite al fatto che da tempo aveva indossato la vesta di contestatore della politica di appeasement del governo, costituivano le condizioni favorevoli ad investire su di lui.&lt;br /&gt;Forti pressioni, attuate dietro interessi trasversali, a cui Churchill non era insensibile, avrebbero inoltre consentito di condizionarlo nonostante il suo carattere da cane sciolto.&lt;br /&gt;Dall’aprile del 1940, quindi a guerra in corso, Churchill presiedette il Comitato di Coordinamento militare che comprendeva i capi di Stato Maggiore.&lt;br /&gt;In questa veste fu anche responsabile dell’insuccesso militare dell’intervento inglese abortito in Norvegia, ma nonostante questo infortunio, tanto erano forti le correnti che lo sostenevano e puntavano su di lui, che il suo prestigio venne scosso, ma non intaccato.&lt;br /&gt;Il 10 maggio del 1940, infine, diventò Primo Ministro.&lt;br /&gt;Tutto questo per sottolineare come, anche prima di diventare capo del governo, Churchill era in grado, se non di trattare, almeno di intercedere attraverso una diplomazia sotterranea con l’Italia, fin dallo scoppio della guerra (1-3 settembre 1939) e durante il periodo della nostra non belligeranza.&lt;br /&gt;E’ ovvio però che possono costituire oggetto di trattativa concreta e forte compromissione, con implicazioni di portata internazionale, solo le eventuali proposte e soprattutto gli impegni da lui presi ed effettivamente sottoscritti dal momento in cui divenne premier.&lt;br /&gt;Quindi, nella fattispecie, il problema di quando poterono iniziare eventuali scambi epistolari segreti con il nostro Paese è relativo, essendo evidente che rivestono una certa importanza solo le intese intercorse nel periodo della nostra entrata in guerra, mese di maggio - prima decade di giugno 1940 ed eventuali lettere successive con consigli, suggerimenti, proposte, ma ben difficilmente con intese sottoscritte.&lt;br /&gt;In ogni caso è indubbio che Churchill ebbe in mano le leve di potere dell’impero britannico proprio in uno dei suoi momenti più difficili e delicati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giova solo ricordare:&lt;br /&gt;• a maggio c’era stata Dunkerque con l’abbandono del vecchio continente da parte delle forze inglesi;&lt;br /&gt;con la prima settimana di giugno 1940, mentre la Francia è oramai avviata verso la capitolazione, gli inglesi anche in Norvegia furono costretti a reimbarcarsi a seguito del fallimento delle loro operazioni militari;&lt;br /&gt;l’8 giugno avviene, a largo di Narvik, il non indifferente affondamento della portaerei Glorius;&lt;br /&gt;il 10 giugno entra in guerra l’Italia ponendo, nonostante le discrete intese tra le due nazioni a non intraprendere serie iniziative militari, il Mediterraneo e l’Africa sotto pressione ed in una delicata situazione (come, per altri versi, sotto pressione vanno anche il Medio e l’Estremo Oriente);&lt;br /&gt;• a luglio, infine, si comincia a parlare e temere di  una possibile invasione dell’isola britannica da parte dei tedeschi.&lt;br /&gt;E’ chiaro che, in una situazione drammatica come questa, Churchill non si facesse di certo alcuno scrupolo ad intraprendere ogni più spregiudicata, ignobile e rischiosa operazione che tornasse utile alla salvezza dell’Inghilterra ed agli obiettivi strategici finalizzati al proseguimento della guerra ad ogni costo.&lt;br /&gt;Altamente contraddittorie e variegate furono le voci che si levarono dal mondo della politica inglese in quel tragico maggio del 1940, presentando scollamenti rispetto alla volontà di proseguire la guerra ad oltranza.&lt;br /&gt;Sembra comunque che con la drammatica riunione del gabinetto di guerra, tenuta nel pomeriggio del 28 maggio ‘40, Churchill riuscì definitivamente ad imporre la sua strategia che in quel momento prevedeva di separare i destini inglesi da quelli francesi e di rigettare ogni profferta di pace da parte tedesca.&lt;br /&gt;E’ da quel momento in poi che Churchill ebbe mano libera per giocare le carte più spregiudicate della sua strategia bellica che prevedeva l’allargamento del conflitto con il coinvolgimento dell’Italia.&lt;br /&gt;Come noto la storiografia ufficiale, in mancanza di attestazioni documentarie, tende ad essere scettica su eventuali intese e scambio di lettere segrete tra i due statisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un parte di questa storiografia, sempre politicamente corretta, ma sostanzialmente falsa, ed una vasta schiera di ricercatori e critici storici, visto che orami non può più ignorare l’esistenza stessa e l’importanza di un certo carteggio compromettente tra Mussolini e Churchill, tende per lo più a sostenere, ed implicitamente a minimizzare, che questo carteggio potesse contenere:&lt;br /&gt;&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; delle favolose offerte, più che altro di natura geografica e territoriale, fatte da Churchill all’Italia e tutte a spese della Francia, in un momento di estrema crisi militare per gli inglesi, affinchè Mussolini tenesse il nostro Paese fuori dal conflitto, ed inoltre,&lt;br /&gt;&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; di un desiderio inglese di avere l’Italia in guerra, seppur come nemica, ma considerandola quale elemento moderatore rispetto ai tedeschi, ad un futuro tavolo di una fantomatica ed imminente pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamo, dapprima, queste ipotesi separatamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: georgia,palatino;"&gt;1.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; Contenuti del carteggio secondo gli storici di regime: «Le favolose offerte fatte all’Italia a spese della Francia»&lt;br /&gt;Che sia nel periodo precedente, ma soprattutto verso la fine della primavera del ‘40, trovandosi in gravi difficoltà militari Churchill, come lui stesso ebbe a dire «feci del mio meglio per tenere l’Italia fuori dal conflitto», è da tutti dato per acquisito e rientra nella logica delle cose e del resto le stesse comunicazioni ufficiali tra Italia e Inghilterra lo attestano.&lt;br /&gt;Incoerentemente però, i negatori, specialmente di parte inglese di un carteggio segreto, a latere di questo invito, non ne traggono le dovuto conseguenze, ovvero il fatto che per rendere concreta la richiesta di continuare la nostra non belligeranza, il britannico avrà pur dovuto fare delle laute offerte visto che invece Mussolini, per gli interessi italiani, riteneva più opportuno e necessario, pur correndo dei rischi,  lo scendere in campo.&lt;br /&gt;Meno noto è però il fatto che questa richiesta di proseguire la nostra neutralità e le eventuali ricompense, fu eventualmente transitoria, di facciata e non è poi così storicamente importante, mentre ben altre e diverse richieste, come vedremo più avanti, ebbero ad essere avanzate, di lì a poco, da Churchill.&lt;br /&gt;Ma andiamo per ordine ed analizziamo intanto la possibilità che il carteggio segreto possa contenere esclusivamente l’invito fatto all’Italia a tenersi fuori dalla guerra.&lt;br /&gt;Secondo le interpretazioni più accreditate e sostenute da testimonianze di chi afferma di aver potuto sbirciare in quei documenti (in particolare Carissimi-Priori di Gonzaga), Churchill ad un certo punto avrebbe buttato a mare la Francia, quando ancora non si era arresa ed avrebbe addirittura offerto all’Italia l’intera Dalmazia e l’Istria, il possesso definitivo delle isole del Dodecaneso, la Tunisia, la Corsica, Nizza, e quant’altro pur di evitare questo tanto paventato intervento italiano.&lt;br /&gt;Logico quindi, affermano i sostenitori di questa tesi, che a guerra finita non volesse far conoscere la natura delle proposte di baratto che poi, in definitiva, non si concretizzarono neppure, nonostante le favolose offerte, proprio in virtù del fatto che l’Italia scese, nonostante tutto, in guerra.&lt;br /&gt;E’ difficile dare una risposta definitiva in merito all’esistenza di queste spropositate concessioni, anche se noi riteniamo che effettivamente ci siano state, ma per dirla subito fuori dai denti è evidente che in questo carteggio non potevano esserci principalmente e soltanto delle lettere con le quali Churchill offriva a Mussolini, affinché tenesse l’Italia fuori dal conflitto, favolose offerte di bottino a spese dell’alleato francese militarmente in ginocchio, ed inoltre bisogna risolvere il problema del quando effettivamente furono avanzate.&lt;br /&gt;Cerchiamo di spiegarci.&lt;br /&gt;Tanto per cominciare, non è credibile che Churchill possa aver concretamente avanzato offerte di questa natura e compensi di questo genere quando non era ancora entrato a far parte del Comitato di Coordinamento militare (ovvero prima di aprile 1940).&lt;br /&gt;E’ vero che in quel periodo, per gli inglesi, poteva essere conveniente evitare una entrata in guerra dell’Italia, ma in effetti l’Inghilterra era pur convinta di una relativa resistenza del fronte francese e quindi delle possibilità di controffensiva militare non appena ne fossero maturate le condizioni.&lt;br /&gt;In quella contingenza, tutto al più, si può parlare di generici e propagandistici inviti alla neutralità, da parte del governo di sua maestà britannica, all’Italia, che lasciano però il tempo che trovano.&lt;br /&gt;E questo è anche attestato, in quel periodo, dall’atteggiamento di chiusura della diplomazia inglese nei confronti di quella italiana e dal comportamento aggressivo della marina britannica verso i nostri traffici mercantili: chi persegue effettivamente l’obiettivo essenziale di escludere l’Italia dalla guerra, si muove ed agisce diversamente!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più credibile sarebbe invece sostenere che si sia potuto trattare tra Italia e Inghilterra su queste basi, nei primi giorni in cui Churchill divenne premier (inizi di maggio 1940), quando delineandosi il crollo della Francia la situazione si fece critica per gli inglesi e poteva quindi esserci una effettiva necessità a procrastinare la neutralità italiana.&lt;br /&gt;Resta però il fatto che, sia nel primo caso che nell’altro (più probabile), è estremamente complicato credere alla finalizzazione di vere e proprie trattative con una posta di ricompensa così esagerata, e questo per il semplice motivo che, non vediamo come avrebbe poi potuto l’Italia, restando fuori dal conflitto, impinguarsi in quel modo a spese della Francia.&lt;br /&gt;Non è pensabile infatti che l’Italia, per incassare quelle spropositate promesse, avesse dovuto aspettare e sperare in una vittoria (tra l’altro in quel momento ritenuta improbabile, dell’Inghilterra), né la Germania gli avrebbe consentito, in caso di una sua solitaria vittoria, di annettersi quei territori.&lt;br /&gt;E’ noto che i tedeschi al momento delle trattative di pace con la Francia (che tra l’altro non videro quelle tremende imposizioni e spoliazioni che si temeva), attesero si, in segno di rispetto, che anche l’Italia fosse pronta per sedersi al tavolo dei negoziati, ma agirono risolutamente da freno verso le richieste italiane.&lt;br /&gt;E questo sia per motivi di opportunità politica verso i francesi e sia perchè non ritenevano l’Italia degna di avanzare eccessive pretese dato il limitato apporto alla guerra.&lt;br /&gt;Con la creazione del governo di Vichy e gli obblighi germanici ad esso correlati, i tedeschi rispettarono tutti gli accordi ed i trattati stipulati e non c’era quindi spazio per eventuali ed ulteriori rivendicazioni italiane verso la Francia e questo nonostante l’Italia fosse comunque scesa in guerra: figuriamoci se fosse rimasta fuori dal conflitto!&lt;br /&gt;La faccenda, se la si osserva bene, avrebbe assunto i contorni del ridicolo perchè, in pratica, Mussolini a guerra conclusa avrebbe dovuto «affacciarsi» al tavolo delle trattative di pace con un discorso di questo genere: «Cari camerati germanici, mentre vi facciamo i complimenti per aver concluso vittoriosamente la guerra, noi italiani, che non abbiamo potuto aiutarvi per via di una intesa con i vostri nemici, siamo qui per intascare, senza aver mosso un dito, quanto dagli inglesi ci venne promesso e sottoscritto»!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni ulteriore commento è superfluo.&lt;br /&gt;E’ decisiva, inoltre, la constatazione che se anche il contenuto di queste offerte così poco gentili per la Francia, fatte per tenerci fuori dal conflitto, fosse venuto a conoscenza dell’opinione pubblica e della diplomazia internazionale, Churchill a guerra finita (e vinta!), anche se con una certa vergogna, si sarebbe difeso brillantemente adducendo la ragion di Stato ed il momento di pericolo che correva l’Inghilterra in quel periodo e che lo costringeva a gettare a mare la Francia per evitare l’intervento dell’Italia.&lt;br /&gt;D’altronde poi, questo genere di accusa, avrebbe lasciato il tempo che trova in quanto, di fatto, non si era concretizzata alcuna cessione di territorio francese, né l’Italia si era astenuta dall’intervenire e Churchill stesso avrebbe anche potuto sostenere di aver fatto verso Mussolini niente più che un bluf firmando una cambiale che mai avrebbe onorato!&lt;br /&gt;Non ebbe forse Churchill un atteggiamento cinico e spregiudicato anche ai primi di luglio del 1940, quando affondò la flotta francese a Mers-el-Kebir procurando quasi 1.300 morti e centinaia di feriti tra i suoi ex alleati?&lt;br /&gt;E questo sia per impedire che potesse finire nelle mani tedesche (cosa molto improbabile visti gli accordi con il governo di Vichy e la carenza tedesca di una adeguata flotta intercettatrice), ma soprattutto per mandare un chiaro messaggio (all’interno del suo Paese ed alla Germania) di guerra ad oltranza, in risposta alle offerte di pace di Hitler.&lt;br /&gt;E come si difese Churchill, nelle sue memorie, riportando questo ignobile gesto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«&lt;i&gt;Fu una decisione odiosa&lt;/i&gt;» - egli scrisse - «l&lt;i&gt;a più inumana, la più penosa che mi sia capitato di condividere. Ancora il giorno prima i francesi erano nostri carissimi alleati,… ma la nostra esistenza nazionale e la sopravvivenza della nostra causa erano in gioco&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;Ebbene, rispetto a questi avvenimenti, come è possibile ipotizzare che delle proposte di offerte territoriali, a spese della Francia (forse addirittura consenziente), mai concretizzatisi, potevano costituire per lo statista inglese, causa di estrema preoccupazione?!&lt;br /&gt;Ma oltretutto poi, lo ripetiamo ancora una volta, non si comprende come Mussolini ed il re, nonostante qualsiasi tipo di garanzia fosse stata fornita all’Italia e a meno che non fossero dei perfetti idioti, potevano fidarsi di un impegno del genere e di come potesse essere eventualmente onorato, visto che una vittoria dell’Inghilterra era in quel momento ritenuta improbabile e se pur si fosse verificata mai gli inglesi avrebbero pagato un tale prezzo, mentre nel caso di una pace o di una vittoria tedesca, sarebbe stato impossibile per l’Italia, senza aver combattuto, potersi impinguare a spese della Francia!&lt;br /&gt;In ogni caso, e questa è una ulteriore osservazione decisiva, a cosa poteva servire una documentazione di questo genere a Mussolini, se essa pur attestando favolose offerte all’Italia a spese della Francia aveva, nonostante questo, spinto il duce ad entrare in guerra?&lt;br /&gt;Questo, anzi, pur essendo un relativo screditamento per il britannico, era un aggravante per l’Italia ed un chiaro esempio di inettitudine di Mussolini!&lt;br /&gt;Altro che materiale pregno di possibilità da giocarsi al tavolo della pace!&lt;br /&gt;E’ talmente evidente che se il duce, per difendersi di fronte ad un ipotetico tribunale internazionale, avesse tirato fuori la sola offerta di Churchill di grosse promesse territoriali per star fuori dalla guerra, avrebbe peggiorato la sua situazione, non avrebbe recato alcun vantaggio alla propria nazione e tutto al più avrebbe gettato un certo discredito sul premier inglese, il quale, come abbiamo appena visto, si sarebbe difeso con una certa facilità!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi in quel famigerato carteggio c’era ben altro che delle sia pur onerose offerte di bottino per star fuori dalla guerra!&lt;br /&gt;Ed infine, siamo logici: se per esempio l’attestazione di Carissimi-Priori fosse tutta lì, ovvero che egli lesse e fece tradurre le famose 62 lettere o fogli con la corrispondenza Mussolini/Churchill, ed in esse riscontrò unicamente offerte a spese della Francia, fatte all’Italia per rimanere neutrale (ed oltretutto aggiunse il Carissimi: «&lt;i&gt;la rilevanza della partita a spese della Francia, dimostra che Churchill garantiva personalmente per l’atteggiamento favorevole di Parigi&lt;/i&gt;»), è già esagerato constatare che per riavere questo genere di carteggio, non eccessivamente compromettente, Churchill si sia dannato l’anima, ma è totalmente assurdo che una sua copia fotografica sia stata nascosta, anche dopo i fatidici 50 anni, agli storici!&lt;br /&gt;Non vi era alcuna necessità politica e neppure storica nell’impedire con tanto accanimento che l’opinione pubblica, dopo tanti anni, potesse prendere atto di fatti e circostanze comunque già supposte ed ipotizzate da tanti storici.&lt;br /&gt;Mussolini, non a caso, nei suoi ultimi tempi assegnò una grande importanza ai documenti in suo possesso e, come abbiamo visto dalle intercettazioni fatte dai tedesche, gli uomini del suo entourage che ne erano al corrente e con i quali ne parlava spesso mostravano chiaramente di condividere questa importanza.&lt;br /&gt;Inoltre cercava di fare in modo di metterli al sicuro, li fotocopiava ed esplicitamente, affermava che   quelle carte attestavano le «vere ragioni per le quali l’Italia è entrata in guerra» quindi - si badi bene - non del perché non è entrata in guerra!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: georgia,palatino;"&gt;2.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; Contenuti del carteggio secondo gli «storici di regime»: «L’Italia in guerra per averla al tavolo della pace»&lt;br /&gt;E’ questa un altra interpretazione, a fronte di svariate testimonianze in merito, che ammette la possibilità che Churchill possa avere, all’ultimo momento e perso per perso, invitato l’Italia a scendere in guerra (sia pure come nemica) per poter usufruire di un suo servigio moderatore, nei confronti dei tedeschi, al tavolo di una pace che si pensava imminente.&lt;br /&gt;Alcuni aggiungono a questo invito fatto all’Italia anche le offerte di bottino a spese della Francia, altri no.&lt;br /&gt;In ogni caso, in qualche modo, ci stiamo avvicinando alla verità su quanto effettivamente accadde, anche se ne siamo ancora lontani ed inoltre si nota evidente, l’intento di certi storici, di voler attenuare le responsabilità del britannico che avrebbe agito in funzione di un ipotetico tavolo della pace.&lt;br /&gt;Cominciamo con il dire di non credere assolutamente, nonostante lo possa aver espresso nelle sue lettere a Mussolini, che Churchill potesse essere veramente interessato ad avere la presenza moderatrice dell’Italia ad un futuro tavolo della pace.&lt;br /&gt;Soltanto degli storici in malafede possono fingere di crederlo.&lt;br /&gt;Certamente, in un dato momento bellico, per i motivi che adesso vedremo, Churchill poteva essere effettivamente interessato al coinvolgimento dell’Italia nel conflitto, sia pure come nemica, ma non certo come futuro elemento moderatore ad un inesistente e mai voluto tavolo di pace!&lt;br /&gt;Partiamo intanto dal presupposto, ampiamente accertato, che Churchill non pensava minimante di addivenire a nessun tipo di tregua bellica (che, tra l’altro, avrebbe potuto ottenere in qualsiasi momento da Hitler e ad ottime condizioni!), anzi lui e le forze che lo sottointendevano e che avevano operato per scatenare la guerra contro la Germania, operavano adesso per un allargamento del conflitto in virtù della preparazione dell’intervento americano (ancora lontano) e con il presupposto implicito di annullare qualsiasi tendenza che si  potesse manifestare, a causa della crisi militare, all’interno della nazione e favorevole ad un armistizio o ad una pace.&lt;br /&gt;La ferma strategia di queste lobby, operanti sia a Londra che a Washington, era la prosecuzione irriducibile della guerra fino alla sconfitta totale della Germania, altro che tavolo della pace!&lt;br /&gt;L’occasione tanto attesa e che Hitler gli aveva offerto attaccando comunque la Polonia aveva messo in moto un meccanismo che doveva arrivare al suo sbocco finale: la distruzione totale della Germania, l’eliminazione di ogni forma di fascismo o anche di semplice entità nazionalpopolare e la divisione dell’Europa in sfere d’influenza.&lt;br /&gt;Tutta l’azione di governo di Churchill e tutte le sue manovre militari di quel periodo attestano con evidenza questa volontà (del resto neppure negata dallo stesso primo ministro inglese).&lt;br /&gt;E’ certo anche che, nel caso improbabile di una invasione dell’isola, il governo inglese si sarebbe trasferito nel Commonwealth (probabilmente nel Canada) e da lì avrebbe continuato la guerra ad oltranza con il sostegno degli USA.&lt;br /&gt;La sincerità di questa presunta richiesta di Churchill, ovvero desiderare un Italia nemica, ma moderata al tavolo della pace è, alla luce delle evidenze storiche, completamente campata in aria, e tuttalpiù può essere stata inserita dall’inglese in malafede, per giustificare la sua richiesta.&lt;br /&gt;Oltretutto ad un eventuale tavolo della pace, il ruolo moderatore sarebbe stato proprio quello della Germania, che tutto sommato non aveva soverchie richieste rispetto alle posizioni anglo francesi (essendo le sue mire strategiche e geopolitiche rivolte ad Est) e non quello dell’Italia che invece aveva tutti i suoi interessi in collisione proprio con gli anglo francesi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Tiriamo le conclusioni&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Tirando quindi le conclusioni, in base a quanto su esposto, possiamo intanto stabilire alcuni punti fermi circa il contenuto e l’importanza veramente determinante per gli interessi italiani&lt;br /&gt;(e compromettente per Churchill) di questo carteggio.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia,palatino;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;1.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; Eventuali favolose offerte fatte all’Italia e a spese della Francia unicamente perchè si tenesse fuori dal conflitto, messe nero su bianco in termini concreti (quindi non come generiche promesse), sono limitate ad un momento transitorio; sono inoltre in contraddizione con la loro effettiva esecutività (l’Italia mai avrebbe potuto incassarle) e con la strategia di allargamento della guerra a cui Churchill si attenne con irresoluta fermezza.&lt;br /&gt;In ogni caso trattative di questo tipo, oltretutto non concretizzatesi, non avrebbero costituito un grave elemento compromettente per Churchill e sarebbero state addirittura un elemento negativo per Mussolini che invece era poi sceso in guerra.&lt;br /&gt;Crediamo quindi di non di sbagliare se per un determinato periodo possono assumere una certa credibilità unicamente gli scambi epistolari e gli appelli ufficiali, dal carattere propagandistico, fatti all’Italia per restare fuori della guerra e che lasciano ovviamente il tempo che trovano.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: georgia,palatino;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;2.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; Viceversa queste offerte assumono un carattere completamente diverso (e potrebbero anche essere incassabili dall’Italia) se vengono viste, al momento della nostra entrata in guerra, come ulteriore allettamento all’Italia invitata non a rimanere neutrale, ma a scendere in campo seppur come nemica, concordando anche una «intesa» per non farsi subito male.&lt;br /&gt;E questo in virtù di una occulta e spregiudicata strategia di Churchill finalizzata ad allargare e complicare il conflitto visto che, comunque, era logico che l’Italia sarebbe sicuramente scesa in guerra.&lt;br /&gt;Solo in questo caso (ricompense per aderire all’invito ad entrare in guerra, tra l’altro verificatosi con l’effettivo intervento italiano) le lettere del carteggio sarebbero state dirompenti per gli equilibri internazionali e per una revisione storica.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;3.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; Considerando infine il fantomatico desiderio inglese di avere l’Italia in  guerra, per averla poi, come elemento moderatore, al tavolo di una millantata e imminente pace (pace tra l’altro non prevista, né assolutamente voluta dall’Inghilterra), possono considerarsi solo come una malafede di Churchill, eventualmente avanzata al solo fine di «condire» e giustificare in qualche modo le sue proposte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Il vero contenuto del carteggio: «L’invito fatto all’Italia a scendere in guerra!»&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed eccoci finalmente arrivati a quelli che possono essere i veri contenuti del carteggio.&lt;br /&gt;Mentre le due precedenti eventualità, che alcuni storici di regime sono al massimo disposti ad ammettere, ovvero le offerte di bottino a spese della Francia, fatte affinchè l’Italia non entrasse in guerra e viceversa l’invito di Churchill di farla entrare all’ultimo momento in guerra per averla ad un ipotetico tavolo della pace quale elemento moderatore, non stanno né in cielo né in terra, se poste nei termini come vengono descritte da questi pseudo storici, può assumere invece ben altro significato un invito fatto all’Italia, proprio negli ultimi suoi giorni prebellici e magari aggiungendoci le offerte territoriali a spese della Francia, affinchè entrasse in guerra ed attaccasse la Francia stessa, purché questo invito venga visto in una diversa ottica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;Alcuni spezzoni di testimonianze&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alberto Botta, il fratello di Ercole Botta, comandante del distaccamento Borsi della 52a Brigata Garibaldi, affermò che il fratello gli disse che le borse di Mussolini sequestrate a Dongo riguardavano un carteggio tra Mussolini e Churchill.&lt;br /&gt;In alcune carte ci sarebbe stato un invito di Churchill a Mussolini di attaccare la Francia.&lt;br /&gt;Dino Campini, ex segretario particolare del ministro dell’Educazione Nazionale della RSI Carlo Alberto Biggini (che ebbe da Mussolini parte del carteggio per elaborarne una memoria storica) riferì che una lettera del carteggio poteva interpretarsi come un invito all’Italia a scendere in guerra a lato della Germania prima che iniziassero le trattative di pace per le quali l’Inghilterra avrebbe gradito l’appoggio di Mussolini filo inglese più che filo tedesco.&lt;br /&gt;Lo stesso Campini, in altra occasione, ebbe argutamente ad osservare: «&lt;i&gt;Se i fatti consentono interpretazioni, se è valida la catena delle cause e degli effetti, si deve ammettere che l’Italia cominciò la guerra non per farla, ma soltanto per inserirsi in un gioco politico&lt;/i&gt;» (vedi Dino Campini, «Piazzale Loreto», Il Conciliatore, 1972).&lt;br /&gt;Pino Romualdi, al tempo vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano, ricordò nel 1954 questo aneddoto: «&lt;i&gt;Ero a conoscenza dell’esistenza di un carteggio intercorso tra Mussolini e Churchill fin dall’inizio del 1945 per esserne stato informato da Mussolini stesso... Il vero carteggio invece, quello a cui Mussolini attribuiva il potere di giustificare la condotta della nazione italiana, era di tenore molto diverso. In esso infatti, lo so personalmente, .... sarebbe risultato che l’entrata in guerra dell’Italia avvenne con un larvato consenso inglese...&lt;/i&gt;».   &lt;br /&gt;Donna Rachele, scrisse in «Mussolini privato»,  Rusconi, 1979, la seguente testimonianza: «S&lt;i&gt;o, perchè me lo disse più volte, che il Duce tenne una corrispondenza segreta con Churchill prima e durante la guerra. Ricordo anche che un giorno, verso il 1943, mi assicurò che avrebbe atteso a piè fermo l’arrivo degli Alleati qualora fossero stati vincitori. Mi disse: ‘Ho abbastanza documenti per provare che hanno spinto l’Italia ad entrare in guerra. Anche quando è cominciata ho cercato di salvare la pace. Ho le prove: nero su bianco’&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;In ogni caso, per comprendere bene tutta questa complicata situazione, bisogna considerare attentamente la posizione strategica in cui veniva a trovarsi l’Italia nella tarda primavera del 1940.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-family: georgia,palatino; color: rgb(70, 70, 70);"&gt;L’inevitabilità dell’intervento italiano&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se nel maggio/giugno 1940, come si poteva ipotizzare, gli inglesi avessero accolto le generose offerte di pace dei tedeschi e fossero addivenuti ad un accordo globale e di ampio respiro con la Germania, l’Italia, rimasta estranea al conflitto, sarebbe stata relegata ad un ruolo subordinato in Europa.&lt;br /&gt;Di conseguenza il suo ridimensionamento non gli avrebbe consentito di mantenere e sviluppare l’impero appena consolidato nella lontana e scollegata Africa Orientale.&lt;b
